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ISLAMIC WOMEN IN ART

Alice Zanoli

Created on April 7, 2021

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Transcript

L’immagine e il ruolo della Donna nell‘Arte figurativa

La donna nel mondo islamico

ZANOLI ALICE 5C

La donna nel mondo islamico

Nella cultura Occidentale ancora oggi rimane la credenza che secondo la religione Islamica la donna sia considerata inferiore al marito, ma in realtà questo non è del tutto esatto. Infatti, i Paesi arabo-islamici adottano trattamenti molto diversi tra loro: i diritti delle donne non sono ovunque tutelati o comunque non sono tutelati alla stessa maniera. Resta quindi costante il fatto che ciascun Paese arabo abbia riconosciuto alla donna diversi diritti nei più svariati ambiti della società.All'interno del Corano sono riportati molti versetti dedicati alla donna e alla sua condizione, i suoi diritti e i suoi doveri dal punto di vista religioso e sociale. L’Islam pone la donna e l’uomo su un piano di completa uguaglianza: è Dio stesso a dichiarare che gli sono gradite in pari misura le buone azioni dell’una e dell’altro e che tutte saranno ugualmente ricompensate. Dal punto di vista sociale, però, è innegabile che il Corano sia stato interpretato e adattato alla società in cui ha preso forma, ovvero una società che presentava ideologie ancora molto arretrate dal punto di vista dell’uguaglianza di genere.

La donna nel mondo islamico

Uno dei temi più controverso è quello del velo poiché esso interseca questioni sociali, politiche e filosofiche come ad esempio la condizione della donna, la libertà di culto, la dignità umana, la possibilità di autodeterminarsi ed il rapporto tra vita privata e vita pubblica. In realtà l’Hijab esisteva già prima della nascita di Maometto ed era utilizzato da molte donne di alto rango di diverse culture e religioni, senza tuttavia che a ciò corrispondesse una loro esclusione dalla vita pubblica. In Occidente purtroppo il velo viene visto come sinonimo di oppressione, disuguaglianza e spesso anche ignoranza, quando in realtà per molte donne Islamiche esso è uno strumento di identità e appartenenza, che simboleggia la modestia, la protezione di Dio e la loro fede.

Samira Abbassy

Pittrice originaria dell'Iran

Samira Abbassy è nata nell'Iran sud-occidentale nel 1965. Da bambina si è trasferita con la famiglia in Gran Bretagna, dove ha studiato pittura. Come immigrata in una Gran Bretagna prevalentemente bianca, fin da subito è stata costretta a farsi domande su se stessa e sulle sue origini come: "Chi sono io?" "Da dove vengo?". Questo sentimento di oppressione l'ha portata a volere unire le sue due culture per integrarle e sentirsi gradualmente appartenente ad entrambe. Avendo vissuto personalmente l'esperienza della diaspora, nelle sue opere prova a reinterpretare storie sulla sua patria, che ha vissuto solo da bambina, diventando "ambasciatrice" della terra dalla quale è stata esiliata. Per Samira la tela è "uno specchio di inclusione", un luogo in cui stabilire la propria identità. Tra le fonti di ispirazone principali dell'artista troviamo l'arte pre-rinascimentale e l'arte sacra. Il linguaggio del sacro sembrava essere in grado di descrivere meglio gli aspetti metafisici dell'essere umano. I miti e le storie presentati sono eventi psichici senza tempo, universali piuttosto che "reali".

Samira

Abbassy

analisi iconografica e iconologica dell’opera:

L'artista dipinse questo autoritratto per dimostrare la sua situazione di impotenza di fronte a tutti quegli avvenimenti nei quali le era stato imposto di accettare alcune cose nonostante il suo volere fosse differente. Questo problema viene tradotto esplicitamente nel dipinto: la donna sta ingoiando i suoi stessi capelli che le impediscono di parlare e contestare quello che non ritiene giusto. Così è costretta ad accettare in silenzio il suo destino contro la sua volontà, portando ogni giorno il peso dell'oppressione. Questo peso che Samira si porta dentro accumuna in realtà molte donne, islamiche e non, che sono rappresentate dalle sei teste che la donna tiene legate alla cintura. D'altra parte però, secondo l'autrice a volte "ingoiare" il dolore permette poi alle persone di vedere il problema con più chiarezza e di poterlo analizzare con cura. Infine, le tre coppie di braccia mozzate con le mani giunte in preghiera, ricordano che spesso è anche la religione stessa che fa soffrire la donna facendola sentire inadatta al mondo che la circonda.

Mentre ingoia il suo destino

Samira Abbassy

Scheda tecnica

Titolo dell’opera: "Mentre ingoia il suo destino"

• Autore: Samira Abbassy • Collocazione: Esposizione privata • Tipologia dell’opera: Dipinto • Tecnica: Olio su tela • Misure: 24cm x 18cm • Data di esecuzione: 2015 • Periodo artistico: Realismo Magico • Fonti utilizzate: http://www.samiraabbassy.com/ •

Boushra Almutawakel

Fotografa originaria dello Yemen

Le sue fotografie riguardano la percezione internazionale di arabi e musulmani e si concentrano in particolare sulle questioni di genere e sulle rappresentazioni delle donne musulmane / arabe e del loro abbigliamento. Secondo lei: "Le donne che indossano l'hijab o il nigabsono come le donne che si truccano, nel senso che nascondono tutte la loro vera identità", ed è proprio questa frase ad essere il filo conduttore della sua esposizione "The hijab / veil series". Con questa collezione vuole andare contro la rapresentazione paradossale con cui le donne mediorientali sono state ritratte artisticamente e dai media: come esotiche, belle e misteriose; oppure come vittime indifese, ignoranti e oppresse. Avendo vissuto sulla sua pelle la questione dell'hijab, ha sentimenti contrastanti riguardo a questo argomento. La libertà, la forza, il potere, i limiti, il pericolo e la paura legata all'hijab sono solo alcuni degli aspetti centrali delle sue opere.

Boushra

Almutawakel

Scheda tecnica

Titolo dell’opera: "Diritto alla diversità"

• Autore: Boushra Almutawakel • Collocazione: Museo di Munster (Germania) • Tipologia dell’opera: Stampa fotografica • Tecnica: Collage di fotografie ritrattistiche • Misure: 70cm x 100cm • Data di esecuzione: 2002 • Periodo artistico: Fotografia contemporanea • Fonti utilizzate: http://muslima.globalfundforwomen.org/content/hijab-veil-series •

analisi iconografica e iconologica dell’opera:

Quest'opera non è una semplice fotografia, ma un collage fatto di due primi piani che ritraggono una donna che indossa l'hijab, una foto di spalle che mostra il velo nella sua interezza e tre ritagli di stoffe colorate e decorate da disegni sulle tonalità del rosso e del nero. L'opera riflette la bellezza dei tradizionali veli a motivi luminosi dello Yemen, nonché la perdita di colore e l'aumento del nero che è avvenuta nell'ultimo decennio a causa di una tentata omologazione con la moda occidentale. Il velo nei suo colori e abbellimenti è un simbolo di identità per la donna che sceglie di indossarlo ed esso rappresenta valori umani fondamentali come l'autodeterminazione, l'uguaglianza o il diritto alla diversità. In una società sempre più globalizzata dove tutti vogliono essere uguali, si è persa l'importanza delle tradizioni e con essa anche il significato positivo che accompagnava l'hijab. Con questo collage Boushra sfida l'osservatore ad aprire la mente e a percepire il velo e la cultura islamica in maniera più oggettiva senza lasciare spazio ai pregiudizi che sono ormai parte della nostra quotidianità.

Diritto alla diversità

Boushra Almutawakel

Asya Abdrahman

Artista e curatrice originaria della Somalia e dell'Eritrea

Asya Abdrahman è un'artista multidisciplinare che pone al centro del suo lavoro l'intersezione tra identità culturale, diritti umani e ambiente. Fuggita dalla sua patria dell'Africa orientale durante un periodo di guerre regionali per cercare la libertà. Le sue opere promuovono la sopravvivenza culturale ed ecologica, attraverso l'utilizzo di risorse umane, tecnologiche, naturali, trovate e riciclate. Una femminista musulmana di seconda generazione, Asya Abdrahman è nata nello stesso letto di sua nonna e sua madre, al culmine del Terrore Rosso dell'Etiopia. L'eroismo di sua madre ha salvato Asya e le sue sorelle dalle mutilazioni genitali e ha stabilito il suo impegno per tutta la vita per la pace e la giustizia. Nelle più vere radici progressiste delle antiche culture da cui deriva, i suoi figli e la sua famiglia sono parte integrante della sua creatività. Asya definisce il suo lavoro come una metafora verbale e visiva per la riabilitazione e il recupero. Dipinge trasformando la sua sofferenza, la sua rabbia e la sua indignazione in qualcosa di bello e commovente creando qualcosa dal nulla: "Piuttosto che gridare e piangere per l'ingiustizia, mi sforzo di creare una bella giustizia" afferma.

Asya

Abdrahman

Scheda tecnica

• Autore: Asya Abdrahman • Collocazione: Esposizione privata • Tipologia dell’opera: Sequenza di sette dipinti • Tecnica: Olio su carta • Misure: 120cm x 100cm • Data di esecuzione: 2009 • Periodo artistico: Pittura contemporanea • Fonti utilizzate: https://asyaabdrahman.format.com/sevenveils •

Titolo dell’opera:"I sette colori di Gnawa"

THE SEVEN COLORS OF GNAWA

ASYA ABDRAHMAN

azzurro

Bianco

Nero

Blu

Verde

Rosso

Giallo

analisi iconografica e iconologica dell’opera:

La successione di questi sette dipinti che in realtà sono un'opera unica, ruota attorno ai colori e ai suoni della cerimonia Gnawa "Lila", una tradizione originaria del Marocco. La parte più familiare della musica Gnawa è il Blues; che ha viaggiato in America attraverso la schiavitù. Gli altri sei colori della musica furono lasciati indietro nell'Africa occidentale ma preservati attraverso la musica Gnawa. La musica Gnawa è un ricco repertorio di antichi canti e ritmi religiosi spirituali islamici africani che utilizzano tutti e cinque i sensi, inclusi altri due, che sono l'intelletto e l'intuizione. Ognuno di essi è rappresentato da un quadro. La collezione rappresenta la cultura Islamica in tutti i suoi colori. Il velo che generalmente viene visto come oggetto che nasconde, in realtà qui racchiude un significato ed una tradizione più profonda, attraverso l'immagine di una donna che tiene tra le braccia il suo bambino, frutto della sua terra.

Ogni colore simboleggia un valore dell'Islam: BIANCO è la pace e la conoscenza, NERO è il mistero che si cela dietro al velo ma anche la protezione che il velo stesso da, AZZURRO è il cielo che alimenta i sogni e calma, ROSSO è l'amore, inizialmente gioioso e delicato e poi folle, BLU è la profondità, cosa c'è al di là di ciò che vediamo, VERDE è un equilibrio di speranza e libertà, GIALLO è la donna, gioiosa luce fatta di risate scintillanti e intelligenza.

HOMA ARKANI

Pittrice originaria dell'Iran

Secondo Homa la pittura, ed in particolare la Pop Art, è un mezzo per mostrare apertamente ed esprimere i problemi culturali e sociali che l’hanno afflitta per tutta la vita e che sono parte della quotidianità di molte donne Islamiche. Con il tempo ha imparato ad usare gli eventi quotidiani per mostrare le sue convinzioni spirituali, sociali e culturali. La sua fonte di ispirazione principale è la poesia: nelle sue opere prova a ritrarre i versi che la rappresentano attraverso l’arte, affinchè siano più semplici e il pubblico li capisca. Ad esempio alcuni dei versi del teologo musulmano sunnita Rumi, sono chiaramente rappresentati in alcuni quadri dell' artista che riflettono le emozioni del poeta. Attraverso la musica e la poesia le idee scorrono in maniera trasversale e si da libero sfogo alla creatività. La collezione “Share Me” parla dell'attuale crisi d'identità delle giovani donne iraniane che oscillano tra i limiti della realtà quotidiana e della fantasia. All’interno di un'atmosfera grottesca, la loro identità è vista attraverso lo specchio dei media occidentali, ma al contrario del loro aspetto, le loro convinzioni sono piuttosto tradizionali.

Homa

Arkani

Scheda tecnica

Titolo dell’opera: "Buon compleanno"

• Autore: Homa Arkani • Collocazione: Mohsen Gallery (Iran) • Tipologia dell’opera: Dipinto • Tecnica: Olio su tela • Misure: 200cm x 100cm • Data di esecuzione: 2010 • Periodo artistico: Pop Art • Fonti utilizzate: http://www.homa-arkani.com/#/overview/2011 •

analisi iconografica e iconologica dell’opera:

Questo dipinto rappresenta tutte le ragazze adolescenti che vivono nelle città stereotipate nell'Iran di oggi. Esse stanno attraversando una crisi d'identità: oscillano tra le regole e le restrizioni della realtà quotidiana (imposte dalla famiglia, dalla scuola, dalla società, dallo stato e dalla religione) e il mondo rilassato ed esuberante delle fantasie (che vedono attraverso i media occidentali). In particolare in quest'opera è rappresentata una ragazza iraniana che sogna di poter essere come le Barbie: ragazze magre e perfette che vivono una vita altrettanto perfetta. Come vediamo però questo è un sogno impossibile, perchè la loro realtà è ben diversa: hanno una vita fatta di regole e responsabilità che le affliggono fin da molto giovani, come ad esempio accade per le spose-bambine o per le giovani madri. Queste aspiranti donne si ritrovano in un processo di "auto-alterazione" poichè si vedono come "Altri" inferiori dell'Occidente. Sono come delle bambole appunto, che desiderano uno stile di vita moderno fatto di lussi, gioie e libertà. Un simile desiderio, tuttavia, è irrealizabile, poiché, da un lato, non è possibile per loro sottrarsi al loro background tradizionale, e d'altra parte il mondo perfetto che sognano in realtà non esiste neanche in Occidente, ma è solo frutto della distorsione dei media. Per l'artista, l'obiettivo dell'arte moderna iraniana è attuare una guerra di idee affinchè avvenga uno sviluppo nella comunità.

Buon compleanno

Homa Arkani

grazie

Zanoli Alice 5C