La vita degli Italiani durante la Seconda Guerra Mondiale
LAVORO SVOLTO DA GIOVANNI GIANNATTASIO III F
I BOMBARDAMENTI
La Seconda Guerra mondiale, scoppiata nel 1939, sconvolse parecchio la vita civile dell’intera popolazione europea, tali avvenimenti cambiarono profondamente la struttura politica e sociale dei vari Stati. Essa fu una guerra non più combattuta con armi convenzionali, su campi di battaglia in cui venivano schierati eserciti che si affrontavano in un corpo a corpo, come era avvenuto nei precedenti conflitti, ma fu una guerra combattuta anche con armi di distruzione di massa, con bombe, con mitragliatori aerei, con gas velenosi...Milioni furono i morti provocati da questo conflitto, in Europa e in altri continenti. Quindi, quando si pensa a questo conflitto , subito nella nostra memoria compaiono immagini di dittatori e di genocidi, immagini di devastazione e di distruzione, di morte e di violenza. In effetti, le pagine dei dei libri di storia ci consegnano foto e documenti dell'epoca che raccontano soprattutto di città distrutte dai bombardamenti e di persone disperate, in fuga, che hanno perso tutto.
I RIFUGI ANTI AEREI
La vita degli Italiani, durante il periodo che va dal 1940 (anno in cui l'Italia di Mussolini scese in guerra) fino all'aprile del 1945 (quando finalmente il nostro Paese venne liberato dagli Alleati), cambiò radicalmente, proprio a causa dei bombardamenti che colpirono da Nord a sud molte delle nostre città. Quando le città diventavano bersaglio della contraerea nemica, la maggior parte delle persone si rifugiava in campagna o in ripari appositamente costruiti, i cosiddetti rifugi antiaerei. Nella città di Napoli - nella cosiddetta "Napoli sotterranea"- oggi è possibile vedere come fossero concepiti questi ripari e ancora ci sono in mostra reperti e testimonianze dei soggiorni forzati che la gente era costretta a fare in questi luoghi durante i bombardamenti che potevano durare tutta la notte o il giorno e colpivano all'improvviso prendendo spesso alla sprovvista la popolazione che doveva correre in fretta ai ripari. Dalle sette di sera fino alle cinque del mattino c'era il coprifuoco, cioè il divieto di circolare per strada. Molte persone morirono all'interno delle loro case demolite dalle bombe e le vittime erano perlopiù bambini e anziani. I sopravvissuti alla guerra narrano spesso di questi avvenimenti descrivendoli come attimi di puro terrore, dove non si vede niente sia a causa del fumo provocato dalle bombe sia dalle polveri provocate dal crollo delle case.
COME ERANO FATTI I RIFUGI ?
Il Decalogo della protezione antiaerea che il governo italiano durante la guerra distribuì a tutta la popolazione, elencava le norme da seguire per sopravvivere ai bombardamenti, ad esempio si consigliava di riempire le soffitte di sabbia, acqua, viveri e altri materiali, di munirsi di grossi fazzoletti o maschere anti-gas, in caso di attacchi aerei a gas e di prendere accordi con i vicini di casa per il reciproco avvertimento in caso di allarme specie notturno. Il suono prolungato delle sirene, inoltre avvertiva la popolazione in qualsiasi momento ed era il segnale che bisognava correre ai ripari. Di solito questi rifugi venivano creati nei sotterranei dei palazzi e venivano indicati all'esterno da una R, che indicava appunto la presenza del rifugio nei sotterranei di quel palazzo alla popolazione. Lo stile delle R variava spesso da città a città, ed in genere erano accompagnate da una freccia. È ancora oggi possibile trovare questi segnali sui muri di molte città italiane. Oltre alle R, che indicavano l'ingresso, è possibile trovare altri tipi di indicazioni sui muri come le uscite di sicurezza, le prese di aerazione, gli idranti, eccetera. La realizzazione di questi segnali era compito dell'Unione nazionale protezione antiaerea, che si occupava anche di gestire l'afflusso nei rifugi e le operazioni di soccorso.
I rifugi realizzati nei sotterranei dei palazzi non erano adatti a proteggere da bombe che centrassero direttamente l'edificio: in molti casi, infatti, poteva capitare che il palazzo sopra di essi crollasse, seppellendo i rifugiati; i rifugi sottostanti ai palazzi erano per lo più adatti a proteggere dai mitragliamenti e dagli spezzonamenti.
I RAZIONAMENTI DEI BENI DI PRIMA NECESSITA'
Un altro problema fu la mancanza di cibo: i beni di prima necessità scarseggiavano e la il pane , il latte o il sapone, iniziarono a costare molto di più per sostenere i costi della guerra. La gente comprava molti animali di piccola taglia come porcellini d'india e galline per ricavarne carne, grasso e pelli da vendere e li tenevano o in casa o nei cortili. Per guadagnare qualcosa si andava dai ceti più abbienti e si barattavano sigarette con patate e farina. Chi viveva in campagna, era un po' più fortunato perché aveva di che vivere. Mentre in città nacque la Borsa Nera, un mercato parallelo e illegale dove quei pochi cibi che c’erano venivano acquistati a caro prezzo perchè con la tessera annonaria ( un documento, nominativo, bimestrale, che permetteva , in date prestabilite, di recarsi da un fornitore autorizzato per prenotare generi alimentari o di altra tipologia) si riceveva poco e niente .Ai forni si facevano lunghe code per aspettare la distribuzione; alcuni si piazzavano davanti ai negozi quando era ancora notte.
I soldati tedeschi inoltre spesso occupavano le case dei contadini e vi si stabilivano, modificando gli interni secondo i loro bisogni: trasformavano le cantine in forni per farsi da mangiare, si sistemavano nelle stanze e facevano ciò che volevano.
E LA SCUOLA ?
Anche nelle scuole la situazione non era migliore: i bambini stavano in aule fredde e spoglie e spesso dovevano scappare fuori dagli edifici a causa dei bombardamenti. Spesso venivano spediti a lavorare nei campi perchè il governo sosteneva che non dovevano diventare indolenti. Durante la Seconda Guerra Mondiale inoltre le scuole svolsero anche un'importante funzione sociale aprendo le proprie porte alla cittadinanza e trasformandosi in rifugi antiaerei, luoghi di ricovero per i sinistrati e ambulatori.
L'IMPORTANTE RUOLO DELLE DONNE...
Un ruolo molto importante lo svolsero anche le donne, sia al fronte sia a casa, dove mandavano avanti la famiglia, procurando il cibo, anche senza uomini. Molte di loro, lavoravano anche duramente nelle fabbriche, con un salario inferiore a quello degli uomini anche quando svolgevano i lavori più pesanti in sostituzione degli uomini richiamati al fronte.
Inoltre, con l’occupazione tedesca, molte di loro (ragazze spesso adolescenti e anche donne mature spesso madri di famiglia) fecero la coraggiosa scelta di partecipare in prima persona, come staffette o addirittura combattenti armate, alla lotta partigiana.
LA VITA DEGLI ITALIANI DURANTE LA II GUERRA MONDIALE
giovannigiannattasio22
Created on April 5, 2021
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La vita degli Italiani durante la Seconda Guerra Mondiale
LAVORO SVOLTO DA GIOVANNI GIANNATTASIO III F
I BOMBARDAMENTI
La Seconda Guerra mondiale, scoppiata nel 1939, sconvolse parecchio la vita civile dell’intera popolazione europea, tali avvenimenti cambiarono profondamente la struttura politica e sociale dei vari Stati. Essa fu una guerra non più combattuta con armi convenzionali, su campi di battaglia in cui venivano schierati eserciti che si affrontavano in un corpo a corpo, come era avvenuto nei precedenti conflitti, ma fu una guerra combattuta anche con armi di distruzione di massa, con bombe, con mitragliatori aerei, con gas velenosi...Milioni furono i morti provocati da questo conflitto, in Europa e in altri continenti. Quindi, quando si pensa a questo conflitto , subito nella nostra memoria compaiono immagini di dittatori e di genocidi, immagini di devastazione e di distruzione, di morte e di violenza. In effetti, le pagine dei dei libri di storia ci consegnano foto e documenti dell'epoca che raccontano soprattutto di città distrutte dai bombardamenti e di persone disperate, in fuga, che hanno perso tutto.
I RIFUGI ANTI AEREI
La vita degli Italiani, durante il periodo che va dal 1940 (anno in cui l'Italia di Mussolini scese in guerra) fino all'aprile del 1945 (quando finalmente il nostro Paese venne liberato dagli Alleati), cambiò radicalmente, proprio a causa dei bombardamenti che colpirono da Nord a sud molte delle nostre città. Quando le città diventavano bersaglio della contraerea nemica, la maggior parte delle persone si rifugiava in campagna o in ripari appositamente costruiti, i cosiddetti rifugi antiaerei. Nella città di Napoli - nella cosiddetta "Napoli sotterranea"- oggi è possibile vedere come fossero concepiti questi ripari e ancora ci sono in mostra reperti e testimonianze dei soggiorni forzati che la gente era costretta a fare in questi luoghi durante i bombardamenti che potevano durare tutta la notte o il giorno e colpivano all'improvviso prendendo spesso alla sprovvista la popolazione che doveva correre in fretta ai ripari. Dalle sette di sera fino alle cinque del mattino c'era il coprifuoco, cioè il divieto di circolare per strada. Molte persone morirono all'interno delle loro case demolite dalle bombe e le vittime erano perlopiù bambini e anziani. I sopravvissuti alla guerra narrano spesso di questi avvenimenti descrivendoli come attimi di puro terrore, dove non si vede niente sia a causa del fumo provocato dalle bombe sia dalle polveri provocate dal crollo delle case.
COME ERANO FATTI I RIFUGI ?
Il Decalogo della protezione antiaerea che il governo italiano durante la guerra distribuì a tutta la popolazione, elencava le norme da seguire per sopravvivere ai bombardamenti, ad esempio si consigliava di riempire le soffitte di sabbia, acqua, viveri e altri materiali, di munirsi di grossi fazzoletti o maschere anti-gas, in caso di attacchi aerei a gas e di prendere accordi con i vicini di casa per il reciproco avvertimento in caso di allarme specie notturno. Il suono prolungato delle sirene, inoltre avvertiva la popolazione in qualsiasi momento ed era il segnale che bisognava correre ai ripari. Di solito questi rifugi venivano creati nei sotterranei dei palazzi e venivano indicati all'esterno da una R, che indicava appunto la presenza del rifugio nei sotterranei di quel palazzo alla popolazione. Lo stile delle R variava spesso da città a città, ed in genere erano accompagnate da una freccia. È ancora oggi possibile trovare questi segnali sui muri di molte città italiane. Oltre alle R, che indicavano l'ingresso, è possibile trovare altri tipi di indicazioni sui muri come le uscite di sicurezza, le prese di aerazione, gli idranti, eccetera. La realizzazione di questi segnali era compito dell'Unione nazionale protezione antiaerea, che si occupava anche di gestire l'afflusso nei rifugi e le operazioni di soccorso. I rifugi realizzati nei sotterranei dei palazzi non erano adatti a proteggere da bombe che centrassero direttamente l'edificio: in molti casi, infatti, poteva capitare che il palazzo sopra di essi crollasse, seppellendo i rifugiati; i rifugi sottostanti ai palazzi erano per lo più adatti a proteggere dai mitragliamenti e dagli spezzonamenti.
I RAZIONAMENTI DEI BENI DI PRIMA NECESSITA'
Un altro problema fu la mancanza di cibo: i beni di prima necessità scarseggiavano e la il pane , il latte o il sapone, iniziarono a costare molto di più per sostenere i costi della guerra. La gente comprava molti animali di piccola taglia come porcellini d'india e galline per ricavarne carne, grasso e pelli da vendere e li tenevano o in casa o nei cortili. Per guadagnare qualcosa si andava dai ceti più abbienti e si barattavano sigarette con patate e farina. Chi viveva in campagna, era un po' più fortunato perché aveva di che vivere. Mentre in città nacque la Borsa Nera, un mercato parallelo e illegale dove quei pochi cibi che c’erano venivano acquistati a caro prezzo perchè con la tessera annonaria ( un documento, nominativo, bimestrale, che permetteva , in date prestabilite, di recarsi da un fornitore autorizzato per prenotare generi alimentari o di altra tipologia) si riceveva poco e niente .Ai forni si facevano lunghe code per aspettare la distribuzione; alcuni si piazzavano davanti ai negozi quando era ancora notte.
I soldati tedeschi inoltre spesso occupavano le case dei contadini e vi si stabilivano, modificando gli interni secondo i loro bisogni: trasformavano le cantine in forni per farsi da mangiare, si sistemavano nelle stanze e facevano ciò che volevano.
E LA SCUOLA ?
Anche nelle scuole la situazione non era migliore: i bambini stavano in aule fredde e spoglie e spesso dovevano scappare fuori dagli edifici a causa dei bombardamenti. Spesso venivano spediti a lavorare nei campi perchè il governo sosteneva che non dovevano diventare indolenti. Durante la Seconda Guerra Mondiale inoltre le scuole svolsero anche un'importante funzione sociale aprendo le proprie porte alla cittadinanza e trasformandosi in rifugi antiaerei, luoghi di ricovero per i sinistrati e ambulatori.
L'IMPORTANTE RUOLO DELLE DONNE...
Un ruolo molto importante lo svolsero anche le donne, sia al fronte sia a casa, dove mandavano avanti la famiglia, procurando il cibo, anche senza uomini. Molte di loro, lavoravano anche duramente nelle fabbriche, con un salario inferiore a quello degli uomini anche quando svolgevano i lavori più pesanti in sostituzione degli uomini richiamati al fronte. Inoltre, con l’occupazione tedesca, molte di loro (ragazze spesso adolescenti e anche donne mature spesso madri di famiglia) fecero la coraggiosa scelta di partecipare in prima persona, come staffette o addirittura combattenti armate, alla lotta partigiana.