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Raccolta dei lavori

ALICE MARIA COLAJANNI

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Classe: di terza elementare N. alunni: 20 alunni(10 maschi e 10 femmine) QUADRO DI RIFERIMENTO: INDICAZIONI NAZIONALI PER IL CURRICOLO DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA E DEL PRIMO CICLO D’ISTRUZIONE AI SENSI DEL D.M.254 del 16 novembre 2012 TITOLO DELL’ INTERVENTO/TITOLO DELLA LEZIONE: Una fiaba al giorno

Obiettivo/i di apprendimento (Individuano campi del sapere, indispensabili al fine del raggiungimento dei traguardi dello sviluppo delle competenze) . Oralità = Interagire in modo collaborativo in una conversazione, in una discussione, in un dialogo su argomenti di esperienza diretta, formulando domande, dando risposte e fornendo spiegazioni ed esempi. – Cogliere in una discussione le posizioni espresse dai compagni ed esprimere la propria opinione su un argomento in modo chiaro e pertinente. – Raccontare esperienze personali o storie inventate organizzando il racconto in modo chiaro, rispettando l’ordine cronologico e logico e inserendo gli opportuni elementi descrittivi e informativi. – Organizzare un semplice discorso orale su un tema affrontato in classe con un breve intervento. La scrittura = Raccogliere le idee, organizzarle per punti, pianificare la traccia di un racconto o di un’esperienza. Esprimere per iscritto esperienze, emozioni, stati d’animo sotto forma di diario. – Rielaborare testi (ad esempio: parafrasare o riassumere un testo, trasformarlo, completarlo) e redigerne di nuovi, anche utilizzando programmi di videoscrittura.

Traguardi-Competenza Disciplina italiano: (Indicano piste culturali e didattiche […] costituiscono criteri per le competenze attese e sono prescrittivi.) Oralità = L’allievo partecipa a scambi comunicativi (conversazione, discussione di classe o di gruppo) con compagni e insegnati rispettano il turno e formulando messaggi chiari e pertinenti, in un registro il più possibile adeguato alla situazione. -legge e comprende testi di vario tipo, continui e non continui, ne individua il senso globale e le informazioni principali, utilizzando strategie di lettura adeguate agli scopi. - Ascolta e comprende testi orali “diretti” o “trasmessi” dai media cogliendone il senso, le informazioni principali e lo scopo. La scrittura = Scrive testi corretti nell’ortografia, chiari e coerenti, legati all’esperienza e alle diverse occasioni di scrittura che la scuola offre; rielabora testi parafrasandoli, completandoli, trasformandoli. -Riflette sui testi propri e altrui per cogliere regolarità morfosintattiche e caratteristiche del lessico; riconoscere che le diverse scelte linguistiche sono correlate alla varietà di situazioni comunicative. - Padroneggia e applica in situazioni diverse le conoscenze fondamentali relative all’organizzazione logico sintattica della frase semplice, alle parti del discorso o categorie lessicali) e ai principali connettivi.

Conoscenze (Sono il risultato dell’assimilazione di informazioni attraverso l’apprendimento. Le conoscenze sono un insieme di fatti, principi, teorie e pratiche relative ad un settore di lavoro o di studio) Oralità = L’allievo è in grado di elaborare un pensiero sempre più estesa, sviluppando un pensiero critico, ampliando il lessico e le capacità linguistiche e espressive. Scrittura = L’allievo è in grado di scrivere frasi e concetti,diversificando la produzione scritta nelle varie discipline, con attenzione ai vari errori di ortografia

ARTICOLAZIONE E MODALITÀ DI REALIZZAZIONE Tempi di realizzazione: 3/4 ore Momenti salienti dell’unità (Descrizione delle attività proposte) (La descrizione delle attività deve essere fatta esplicitando dettagliatamente che cosa devono fare gli alunni e che cosa deve fare il docente). FASE 1 (INCIPIT/FASE DI LANCIO) (Consiste in attività motivanti in grado di sollecitare l’interesse e la curiosità degli alunni) Scrivere alla lavagna una serie di indovinelli; creati dall’insegnante; che successivamente dovrà dividere i bambini in due squadre. Che dovranno risolvere prima dell’altra gli indovinelli, per capire il nome della fiaba. FASE 2 (PARTE CENTRALE) (SVILUPPO DI ATTIVITÀ) Attività 1 Visione del film d’animazione Disney “ La principessa e il ranocchio”. Attività 2 Creare assieme la ricetta dei dolci del cartone, fare un cartellone scrivendo assieme la ricetta e una foto dei dolci creati. Attività 3 Costruire assieme attraverso dei cartelloni, cartoni, colori delle piccole scenografie(tratta dal cartone). In cui i bambini a gruppi possono, rielaborare il finale o delle scene della fiaba.

Setting organizzativo (spazi, tempi, strategie didattiche, tecniche, strumenti…)FASE 1 (INCIPIT/FASE DI LANCIO) Tempi. Quante ore sono necessarie per svolgere l’attività prevista per questa fase di lavoro? 1 ora Strumenti e Tecnologie. Quali strumenti e tecnologie sono necessari per lo svolgimento dell’attività (lavagna in ardesia, LIM, pc, cartelloni, colori, altro)? Lim Strategie e tecniche di insegnamento. Es. Lezione frontale, circle-time, cooperative learning, gruppi di lavoro, gare/giochi di gruppo, sfide individuali? Gare/giochi di gruppo Spazi .In quale spazio fisico realizzo le attività? È opportuno "modificarlo" in riferimento ad esigenze specifiche? (Aula, palestra laboratori, cortile…)? Aula

FASE 3 (FASE CONCLUSIVA) Preparazione della sala e rappresentazione teatrale; davanti ai genitori e parenti dei bambini. A fine rappresentazione dei teatrali segue un momento di rinfresco, in cui i bambini hanno offerto ai presenti i dolci cucinati

FASE 2 (PARTE CENTRALE) (SVILUPPO DI ATTIVITÀ) Tempi. Quante ore sono necessarie per svolgere l’attività prevista per questa fase di lavoro? 5 ore Strumenti e Tecnologie .Quali strumenti e tecnologie sono necessari per lo svolgimento dell’attività (lavagna in ardesia, LIM, pc, cartelloni, colori, altro)? Ingredienti per il dolce, cartelloni e cartoni e colori, fogli e penne Strategie e tecniche di insegnamento. Es. Lezione frontale, circle-time, cooperative learning, gruppi di lavoro, gare/giochi di gruppo, sfide individuali? Cooperative learning,gruppi di lavoro.Spazi. In quale spazio fisico realizzo le attività? È opportuno "modificarlo" in riferimento ad esigenze specifiche? (Aula, palestra laboratori, cortile…)? Aula laboratori, palco teatrale della scuola o palestra in alternativa.FASE 3 (FASE CONCLUSIVA) Tempi. Quante ore sono necessarie per svolgere l’attività prevista per questa fase di lavoro? 2 ore Strumenti e Tecnologie. Quali strumenti e tecnologie sono necessari per lo svolgimento dell’attività (lavagna in ardesia, LIM, pc, cartelloni, colori, altro)? Scenografie create, bottiglie con varie bevande per il rinfresco, teglie per i dolci Strategie e tecniche di insegnamento. Es. Lezione frontale, circle-time, cooperative learning, gruppi di lavoro, gare/giochi di gruppo, sfide individuali? Gruppi di lavoro.Spazi. In quale spazio fisico realizzo le attività? È opportuno "modificarlo" in riferimento ad esigenze specifiche? (Aula, palestra laboratori, cortile…)? Palestra o teatro della scuola

Classe: sezione bambini di 5 anni N alunni:25 (10 maschi 15 femmine) QUADRO DI RIFERIMENTO: INDICAZIONI NAZIONALI PER IL CURRICOLO DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA E DEL PRIMO CICLO D’ISTRUZIONE AI SENSI DEL D.M.254 del 16 novembre 2012 TITOLO DELL’ INTERVENTO/TITOLO DELLA LEZIONE: Scoprendo la fiaba … La bella e la bestia

Obiettivo/i di apprendimento (Individuano campi del sapere, indispensabili al fine del raggiungimento dei traguardi dello sviluppo delle competenze) Immagini suoni e movimenti = Essere in grado di esprimere le proprie emozioni e attivare nuovi possibili interessi negli allievi I discorsi e le parole = Essere in grado di creare un confronto costruttivo, per la buona riuscita del lavoro di gruppo.

Traguardi-Competenza CAMPO DI ESPERIENZA: (Indicano piste culturali e didattiche […] costituiscono criteri per le competenze attese e sono prescrittivi.) Immagini suoni e movimenti = I bambini esprimono pensieri ed emozioni con immaginazione e creatività: l’arte orienta questa propensione, educando al piacere del bello e al sentire estetico. L’esplorazione dei materiali a disposizione consente di vivere le prime esperienze artistiche, che sono in grado di stimolare la creatività e contagiare altri apprendimenti. I linguaggi a disposizione dei bambini, come la voce, il gesto, la drammatizzazione, i suoni, la musica, la manipolazione dei materiali, le esperienze grafico-pittoriche, i mass-media, vanno scoperti ed educati perché sviluppino nei piccoli il senso del bello.

I discorsi e le parole = La lingua, in tutte le sue funzioni e forme, è uno strumento essenziale per comunicare e conoscere, per rendere via via più complesso e meglio definito, il proprio pensiero, anche grazie al confronto con gli altri e con l’esperienza concreta e l’osservazione. La scuola dell’infanzia ha la responsabilità di promuovere in tutti i bambini la padronanza della lingua italiana, rispettando l’uso della lingua di origine.

Indagine delle Preconoscenze (Se prevedete di verificare cosa sanno gli apprendenti sul tema trattato, come prevedete di farlo?) Preconoscenze = Attività interattiva con tutta la sezione. Per verificare quali sono le preconoscenze e ampliarle.

ARTICOLAZIONE E MODALITÀ DI REALIZZAZIONE Tempi di realizzazione:5/6ore

Setting organizzativo (spazi, tempi, strategie didattiche, tecniche, strumenti…) FASE 1 (INCIPIT/FASE DI LANCIO) Tempi. Quante ore sono necessarie per svolgere l’attività prevista per questa fase di lavoro? 45 minuti/1 ora Strumenti e Tecnologie. Quali strumenti e tecnologie sono necessari per lo svolgimento dell’attività (lavagna in ardesia, LIM,pc, cartelloni, colori, altro)? Fogli, pene, e i vari oggetti della “caccia” Strategie e tecniche di insegnamento. Es. Lezione frontale, circle-time, cooperative learning, gruppi di lavoro, gare/giochi di gruppo, sfide individuali? Giochi/gare di gruppo Spazi. In quale spazio fisico realizzo le attività? È opportuno "modificarlo" in riferimento ad esigenze specifiche? (Aula, palestra laboratori, cortile…)? Aula e cortile

Momenti salienti dell’unità (Descrizione delle attività proposte) (La descrizione delle attività deve essere fatta esplicitando dettagliatamente che cosa devono fare gli alunni e che cosa deve fare il docente) FASE 1 (INCIPIT/FASE DI LANCIO) (Consiste in attività motivanti in grado di sollecitare l’interesse e la curiosità degli alunni) Viene fatto svolgere un percorso, una piccola “caccia al tesoro”. Dove i bambini devono cooperare, per trovare una serie di oggetti, inerenti alla fiaba ( un libro, una tazzina, uno specchio e una rosa). Dove alla fine sarà chiaro di quale fiaba si tratti.

FASE 2 (PARTE CENTRALE) (SVILUPPO DI ATTIVITÀ) Attività 1 Visione del film di animazione della Disney La bella e la bestia Attività 2 Scegliere assieme una delle canzoni della fiaba, che i bambini hanno apprezzato(che si possa cantare in coro) e impararla assieme Attività 3 Creare con il pongo una tazzina,come quella del film o come vogliono e dipingerle con acquarelli o colori ad olio( che saranno forniti dal’insegnante).

FASE 2 (PARTE CENTRALE) (SVILUPPO DI ATTIVITÀ) Tempi. Quante ore sono necessarie per svolgere l’attività prevista per questa fase di lavoro? 3 ore

Strumenti e Tecnologie. Quali strumenti e tecnologie sono necessari per lo svolgimento dell’attività (lavagna in ardesia, LIM, pc, cartelloni, colori, altro)? LIM,colori,pongo Strategie e tecniche di insegnamento. Es. Lezione frontale, circle-time, cooperative learning, gruppi di lavoro, gare/giochi di gruppo, sfide individuali? Gruppi di lavoro

Spazi. In quale spazio fisico realizzo le attività? È opportuno "modificarlo" in riferimento ad esigenze specifiche? (Aula, palestra laboratori, cortile…)? Aula o anche un laboratorio d’arte

FASE 3 (FASE CONCLUSIVA) Alla fine del’attività l’aula sarà decorata con festoni come fosse la” sala da ballo” del film. E nello spirito della condivisione dell’esperienza con le famiglie, i genitori vedranno i figli cantare la canzone scelta. Potranno portare a casa l’oggetto creato col pongo, per ricordare l’esperienza fatta.

FASE 3 (FASE CONCLUSIVA) Tempi. Quante ore sono necessarie per svolgere l’attività prevista per questa fase di lavoro? 1,30 ora Strumenti e Tecnologie. Quali strumenti e tecnologie sono necessari per lo svolgimento dell’attività (lavagna in ardesia, LIM, pc, cartelloni, colori, altro)? Decorazioni,pendrive

Strategie e tecniche di insegnamento. Es. Lezione frontale, circle-time, cooperative learning, gruppi di lavoro, gare/giochi di gruppo, sfide individuali? Cooperative learning Spazi. In quale spazio fisico realizzo le attività? È opportuno "modificarlo" in riferimento ad esigenze specifiche? (Aula, palestra laboratori, cortile…)? Palestra

Mignolina C’era una volta una donna che desiderava molto avere una bambina, ma non sapeva come ottenerla perché era una donna single; così andò da una informatica che aveva cresto un programmma per creare dei bambini al compute e le disse: «Desidero dal profondo del cuore avere una bambina, mi vuoi dire come posso fare per averla?». «Sì, posso aiutarti» disse l’informatica. «Scarica questa applicazione e potrai creare il tuo bambino al computer, ti arriverà poi un pacco con consegna rapida col bambino » «Grazie molte» replicò la donna, e diede alla strega dodici centesimi; poi andò a casa, e inizio a creare il bambino con l’applicazione. «È proprio bella questa applicazione!» disse la donna, una volta finito andò a letto e il giorno dopo arrivo il pacco col suo bambino. Apri il pacco molto emozionata e c’era una bambina piccolissima, delicata e graziosa; non era più grande di un mignolo e perciò venne chiamata Mia. Come culla aveva una minuscola culla a forma di noce, con un lenzuolo e dei cuscini a dorma di petali , ma di giorno giocava sul tavolo, con una giostrina acquatica con dei fiori di plastica che spruzzavano acqua dai lati. Galleggiava con un minuscolo materasso a forma di tulipano e Mia vi navigava da un lato all’altro del piatto; per remare usava delle matitine. Era così graziosa; sapeva anche cantare, e così bene non si era mai sentito prima. Una notte, mentre dormiva nel suo lettino, entrò Ginav( un rospo femmina) saltando dalla finestra, che aveva un vetro rotto. Il rospo era sporco, grande e bagnato e saltò proprio sul tavolo, dove Mia dormiva. “Sarebbe un’ottima fidanzata per mio figlio” pensò il rospo; prese la cullina a forma di noce in cui Mia dormiva e saltò attraverso il vetro giù nel giardino. Li c’era un torrente e li vicino c’era un palazzo con un ascensore che portava a casa del figlio di Gina. Uh! anche lui era sporco e brutto, assomigliava tutto a sua madre: «Koax, koax, brekke-ke-kex!» fu tutto quel che disse vedendo la graziosa bambina nella culla.

«Non parlare così forte, altrimenti si sveglia!» disse la vecchia «e potrebbe anche andarsene da noi, dato che è leggera come una piuma di cigno! potremmo metterla nel torrente su una grande foglia di ninfea; per lei che è così leggera e piccola, sarà come un’isola! così non potrà andarsene via mentre noi prepariamo la sala sotto il fango dove dovrete andare a abitare!» Quando il rospo arrivo a casa nuoto pe il torrente fino all’albero, sali nell’ascensore e una volta salito depose la culla a forma di noce con Mia. La poverina si svegliò presto quella mattina e quando vide dove si trovava cominciò a piangere amaramente, perché era in una stanza con la porta chiusa a chiave. Il vecchio rospo era nel salone e stava decorando la stanza per la sua nuova fidanzata: tutto doveva essere bello per la nuova fidanzata; poi il padre andarono nella stanza dove si trovava mia. Il vecchio rospo si inchinò profondamente nell’acqua davanti a lei e disse: «Ora vedrai mio figlio, che diventerà tuo fidanzato, e abiterete felicemente nella casa sul l’albero!». «Koax, koax, brekke-ke-kex!» fu tutto quello che il figlio disse. Presero il bel lettino e nuotarono via, e Mia rimase da sola a piangere nella casa, perché non voleva abitare con il brutto rospo e neppure essere il ragazzo del suo brutto figlio. I pesciolini che nuotavano nell’acqua lì vicino avevano visto il rospo e avevano sentito quel che egli aveva detto, quindi si affacciarono per vedere la bambina. Vedendola, la trovarono molto carina e li addolorò molto pensare che dovesse andare a vivere con il brutto rospo. No, non doveva accadere! Riuscirono a creare una scala per farla scappare dalla finestra e la misero sopra una barchetta di legno che galleggio per il torrente. Mia passò molti posti, e gli uccellini che erano nei cespugli, vedendola, cantavano: «Che graziosa fanciulla!». La foglia andava sempre più lontano, così Mia si trovò all’estero. Una farfallina bianca continuò a volare intorno a lei e infine si posò sulla foglia, perché Mia piaceva tanto.

Tutti gli uccellini che avevano cantato soavemente per lei erano ormai volati via, gli alberi e i fiori appassivano, la grande foglia di romice sotto cui aveva abitato si arrotolò e divenne un gambo secco e appassito. Mia soffriva molto il freddo, i suoi vestiti erano stracciati e lei era così minuta e delicata che avrebbe potuto morirne. Cominciò a nevicare, e ogni fiocco di neve che cadeva su di lei era come una intera palata di neve gettata su uno di noi, perché noi siamo più grandi e lei era alta solo un pollice. Provò a avvolgersi in una foglia appassita, ma non riuscì a scaldarsi, tremava ugualmente per il freddo.

q\La piccola era così felice perché il rospo non poteva più raggiungerla e perché tutto era bello intorno a lei: il sole brillava sull’acqua e la rendeva dorata. Allora si tolse la cintura e legò la farfallina alla barchetta: in questo modo la barchetta viaggiava molto più in fretta. Improvvisamente giunse ronzando un maggiolone che la vide e subito la afferrò con la zampa alla vita sottile e la portò in cima a un albero, la barchetta intanto continuava a galleggiare lungo il torrente e la farfalla la seguiva, dato che era legata alla barchetta e non poteva liberarsi. Dio mio, come si spaventò la povera Mia quando il maggiolone la portò volando sull’albero, ma era ancora più addolorata per la bella farfallina bianca che lei stessa aveva legato alla barchetta; così non si sarebbe potuta liberare e sarebbe forse morta di fame. Ma di questo il maggiolone non si curava. Si posò con la fanciulla sulla barchetta dove c’era una margherita e mentre mangia il polline del fiore le disse che era così carina, anche se non assomigliava affatto a un maggiolino. Poi giunsero in visita tutti gli altri maggiolini che abitavano nella casa sul albero; guardarono Mia e le giovani maggioline arricciarono le antenne e dissero: «Ha solo due gambe, che miseria», «Non ha neppure le antenne!», «È così magra in vita, assomiglia a un essere umano! Com’è brutta!». Così dissero tutte le maggioline, e dire che Mia era in realtà così graziosa! E questo lo pensava anche il maggiolone che l’aveva presa, ma quando tutti gli altri dissero che era brutta, alla fine lo credette anche lui. Non la volle più tenere con sé, poteva andare dove voleva. Volarono giù dalla casa e la posarono su una margherita; lei piangeva, perché era così brutta che i maggiolini non la volevano con loro, ma in realtà era la più bella che si potesse immaginare, delicata e luminosa come il più bel petalo di rosa. Per tutta l’estate la povera Mia visse da sola nel bosco. Si fece un letto intrecciando fili d’erba e lo appese sotto una grande foglia di romice che la riparava dalla pioggia; si nutriva col le proviste di un campeggio li vicino; così passò l’estate e l’autunno, ma poi giunse l’inverno, il lungo freddo inverno.

Appena fuori dal bosco dove si trovava c’era un piccolo supermercato, ma purtroppo c’erano poche cose e costavano molto e lei non aveva molti soldi ma solo qualche spicciolo trovato nel campeggio. Nel frattempo era già inverno e incomincio a nevicare; e continuava a tremare di freddo. Infine giunse alla porta della casa della topa di

campagna. Non era altro che un piccolo buco sotto le stoppie di grano. Lì abitava la topa, in un ambiente caldo, con una stanza piena di grano, una bella cucina e una sala da pranzo. La povera Mia si mise davanti alla porta come una mendicante e implorò un pezzo di grano d’orzo, dato che non aveva mangiato nulla da due giorni. «Poverina!» disse la topa, che in fondo era una brava e vecchia topa. «Entra nella mia calda stanzetta e mangia con me.» Dato che Mia le piaceva, le disse: «Puoi restare qui con me per l’inverno, basta che mi faccia un po’ di pulizie e che mi racconti delle storie, perché quelle mi piacciono molto» e Mia fece quello che la vecchia topa desiderava e si trovò molto bene. «Avremo presto visite» disse la topa. «Il mio vicino viene a trovarmi ogni settimana. Sta molto meglio di me, è molto ricco ha una grande villa con piscina se tu riuscissi a conquistarlo, non avresti più problemi; ma purtroppo è completamente cieco. Devi raccontargli tutte le più belle storie che sai.»

Mia di questo non si curava, non voleva affatto fidanzarsi col vicino, che era una talpa. Venne in visita nella sua nera pelliccia di velluto, era molto ricco e molto colto, diceva la topa, e il suo appartamento era venti volte più grande di quello della topa, ma non poteva sopportare né il sole né i bei fiori; ne parlava molto male, perché non li aveva mai visti. Mia dovette cantare e così cantò; la talpa si innamorò di lei a causa della bella voce, ma non disse nulla, perché era un uomo posato.

altri si allontanarono dall’uccello, vi si chinò sopra, allontanò le piume che coprivano il capo e baciò i suoi occhi chiusi. “Forse era proprio lei a cantare così bene questa estate per me!” pensò “quanta gioia mi ha procurato questo caro e grazioso uccello!” La talpa richiuse il foro da cui penetrava la luce e accompagnò le signore a casa. Ma quella notte Mia non riuscì a dormire; allora si alzò, intrecciò con del fieno un grande e bel tappeto e vi avvolse l’uccello; poi vi mise attorno una soffice copertina, affinché avesse un po’ di calore pur trovandosi nella fredda terra. «Addio, bella e piccola rondine!» disse. «Addio e grazie per le tue deliziose canzoni di quest’estate, quando tutti gli alberi erano verdi e il sole ci scaldava così piacevolmente.»

Aveva appena scavato un lungo passaggio nella terra che collegava la sua casa con la loro, e diede alla topa e a Mia il permesso di passeggiarvi quando volevano. Però disse anche di non aver paura dell’uccello morto che si trovava in quel passaggio, era un uccello intero, con le ali e il becco, ed era certamente morto da poco tempo – quando l’inverno era cominciato – e era stato sepolto proprio dove lui aveva fatto il passaggio. La talpa prese un pezzo di legno marcio con la bocca, perché nel buio si illumina, e s’avviò, illuminando alle altre due il lungo e buio passaggio; quando giunsero dove giaceva l’uccello morto, la talpa alzò il largo naso verso il soffitto e spinse la terra, così si formò un grande buco e la luce potè passarvi attraverso. Sul pavimento c’era una rondine morta, con le belle ali strette lungo i fianchi, le zampe e la testa infilate sotto le piume: la poverina era certo morta dal freddo. Mia ne era molto dispiaciuta, perché amava gli uccellini che per tutta l’estate avevano cantato e cinguettato per lei, ma la talpa la spinse con le sue corte zampe e disse: «Ora non canta più! Dev’essere triste essere nato uccello! Dio sia lodato, nessuno del miei figli diventerà tale; un uccello non ha altro che il suo cinguettare, e d’inverno muore di fame!». «È proprio così, come lei dice da quell’uomo assennato che è» aggiunse la topa. «Che cosa ha in cambio dei suoi gorgheggi un uccello, quando viene l’inverno? Deve soffrire la fame e il freddo; ma tant’è, quando si hanno di queste idee grandiose…!» Mia non disse nulla, ma quando gli

Poi posò la sua testolina sul petto della rondine, e si spaventò terribilmente, perché era come se qualcosa battesse lì dentro. Era il cuore della rondine, che non era morta, ma solo in letargo: ora era stata scaldata e era tornata in vita. In autunno tutte le rondini volano via per raggiungere paesi più caldi; e se una si attarda, si raggela tanto che cade come morta e resta immobile finché la neve non la copre tutta. Mia tremava per lo spavento, perché la rondine era grande paragonata a lei che era alta solo un pollice; ma si fece coraggio e le diede una medicina e una coperta, poi andò a prendere una foglia di menta che le serviva da cuscino e gliela mise sotto la testa.

La notte successiva tornò ancora da lei, e la trovò viva, ma così debole che riuscì a malapena a aprire gli occhi per un attimo e a vedere Mia che aveva un legno marcio in mano, perché era l’unica luce che aveva. «Grazie mille, graziosa bambina!» le disse la rondine malata «adesso mi sono scaldata ben bene. Presto riavrò le forze e potrò di nuovo volare fuori al sole.» «Oh!» esclamò la fanciulla «è così freddo fuori, nevica e è tutto gelato! Se resti nel tuo lettuccio ben caldo, ti curerò io.»

Ogni mattina all’alba e ogni sera al tramonto sgusciava fuori casa e quando il vento muoveva le foglie dell’orto, così da poter vedere il cielo blu, pensava a quant’era bello là fuori, e desiderava tanto poter rivedere la cara rondine, ma quella non giunse mai, era certo volata via verso i bei boschi verdi. Venne l’autunno e Mia aveva tutto pronto.

Le portò dell’acqua in un petalo di fiore e la rondine la bevve e raccontò che si era ferita un’ala con un cespuglio spinoso e che per questo non poteva volare veloce come le altre rondini, in viaggio verso i paesi caldi. Alla fine era caduta a terra; di più non ricordava e non sapeva spiegarsi come mai si trovava lì. Per tutto l’inverno restò nella galleria e Mia fu molto buona con lei e le si affezionò; né la talpa né la topa ne vennero a sapere nulla, perché la povera rondine non le interessava. Non appena giunse la primavera e il sole scaldò la terra, la rondine dovette salutare Mia e aprì il buco che la talpa

«Tra quattro settimane ci sarà la grande festa!» le disse la topa. Ma Mia pianse e rispose che non voleva fidanzarsi la noiosa talpa. «Quante storie!» disse la topa «non intestardirti, altrimenti ti do un morso con i miei denti bianchi! È proprio un brav’uomo quello che sta per diventare il tuo ragazzo; neppure la regina ha una pelliccia come la sua. E ha sia la cucina che la cantina piene: dovresti invece ringraziare il Signore.» E venne il giorno delle festa. La talpa era già giunta per prendere Mia, che avrebbe dovuto abitare con lui nella villa ma sempre la da sola senza amici, inoltre la talpa voleva sempre stare ai buoi. La poverina era così triste, avrebbe dovuto dire addio al bel sole; almeno, stando dalla topa aveva il permesso di vederlo dalla porta. «Addio, bel sole!» disse, e allungò le braccine in alto, e così facendo uscì un po’ dalla casa della topa; ormai aveva raccolto le piante e quindi poteva passare nell’orto. «Addio, addio!» gridò e buttò le sue braccine intorno a un fiorellino rosso. «Saluta la rondinella da parte mia, quando la vedi.»

aveva fatto. Il sole penetrava nella galleria e la rondine chiese alla fanciulla se non voleva partire con lei; poteva sedersi sulla sua schiena, e avrebbero volato nel bosco. Ma Mia sapeva che se se ne fosse andata, avrebbe addolorato la vecchia topa. «No, non posso» rispose. «Addio, addio, graziosa fanciulla!» disse la rondine e volò in alto verso il sole. Mia la seguì con lo sguardo e gli occhi le si inumidirono, perché voleva molto bene alla rondine. «Qvit! qvit!» cantava la rondine e volò nel verde bosco. Mia era molto addolorata. Non poteva neppure uscire al sole; perché la buca sfociava nell’orto della vecchia topa, che ci teneva molto. «Quest’estate devi comprare dei vestiti perché sei riuscita a conquistarlo!» le disse la topa, perché ormai il loro vicino, la noiosa talpa nella pelliccia di velluto nero, si era dichiarato nei confronti di Mia. «Devi avere tanti vestiti per le feste, costumi per la piscina, crema solare, gioelli.» Mia doveva guadagnare soldi per farde shopping e fare palestra per essere al meglio. Ogni sera la talpa veniva in visita e diceva sempre che alla fine dell’estate il sole non sarebbe stato così forte: ora aveva bruciato tutta la terra; sì, quando l’estate fosse finita, si sarebbe festeggiata una festa a casa della talpa per presentarla ai suoi amici; ma lei non era affatto contenta, perché non le importava nulla della noiosa talpa.

«Qvit, qvit!» si sentì in quel momento sopra di lei; Mia guardò in alto e vide la rondinella che passava proprio di lì. Non appena la vide, la rondine si rallegrò; Mia le raccontò che non voleva fidanzarsi con la brutta talpa e andare a abitare sotto terra, rinunciando per sempre a vedere il sole. E mentre parlava non tratteneva le lacrime. «Adesso giunge il freddo inverno» le disse la rondinella. «Io volo lontano, verso i paesi caldi; vuoi venire con me? Puoi sederti sulla mia schiena.

Puoi legarti con la cintura e così voliamo via dalla brutta talpa e dalla buia casa, lontano, oltre i monti, fino ai paesi caldi, dove il sole splende ancora più bello e dove è sempre estate e ci sono i fiori. Vola via con me, Mia, tu che hai salvato la mia vita quando giacevo congelata nella buia terra.» «Sì, voglio venire con te!» rispose Mia, e si mise sulla schiena, posò i piedi sulle ali spiegate, fissò la cintura a una delle penne più robuste, e così la rondine si sollevò nell’aria, oltre il bosco e il mare, oltre le montagne sempre innevate; Mia sentiva freddo in quell’aria gelata, allora si infilò sotto le calde piume dell’uccello e tenne fuori solo la testolina per vedere tutte le meraviglie sotto di lei. Così giunsero nei paesi caldi. Il sole splendeva ancora più luminoso che da noi, il cielo era più alto, sugli argini e sulle siepi cresceva l’uva più stupenda, verde e nera. Nei boschi pendevano dagli alberi limoni e arance, c’era profumo di mirto e di menta, e sulle strade di campagna i più graziosi bambini giocavano con grandi e variopinte farfalle. Ma la rondine volò oltre e tutto divenne ancora più bello. Sotto bellissimi alberi verdi, vicino al mare blu, c’era uno splendido castello di marmo bianco, dei tempi passati, e tralci di vite si avvolgevano ai pilastri; in cima c’erano molti nidi di rondine e in uno di questi abitava la rondine che portava Mia. «Questa è la mia casa!» disse la rondine «ma se tu vuoi scegliere una di quelle casine giocattolo di quel negozio laggiù, io ti prenderò una di quelle casine lì e non potrai desiderare di meglio.» «Che meraviglia» esclamò la fanciulla, battendo le manine. C’era un grande pilastro di marmo caduto che s’era spezzato in tre pezzi, dopo che l’uccello presa la casina giocattolo la sistemo vicino i pilastri, e accanto c’erano dei fiori bianchi.

In altre casine piccole abitavano un omino o una donnina come lui, ma lui era presidente di tutti gli altri. «Dio mio, com’è bello» sussurrò Mia alla rondine. Suo figlio si spaventò molto a causa della rondine, che era

proprio gigantesca rispetto a lui così piccolo e delicato, ma quando vide Mia si rallegrò, perché era la fanciulla più bella che avesse mai visto. Prese la sua corona d’oro e gliela mise sul capo, le chiese come si chiamava e se voleva diventare sua sposa, così sarebbe diventata presidente del gruppo dei fiori! Certo era un marito ben diverso dal figlio del rospo e dalla talpa con la pelliccia di velluto nero. Lei disse di sì al bel ragazzo, e subito uscirono da ogni casine tanti omini e tante donnine, così graziosi che era un piacere vederli. Ognuno aveva un dono per Mia, ma il più bello fu un paio di graziose ali di una mosca bianca; vennero fissate alla schiena di Mia, così anche lei poteva andare da una casa all’altra e occuparmi del gruppo. Che gioia! e la rondinella tornò al suo nido e cantò per loro meglio che potè, ma in fondo al cuore era triste, perché voleva molto bene a Mia e non avrebbe voluto separarsi da lei.

«Non ti chiamerai più Mia( perché so che ti nominavano Mignolina) !» le disse uno dei capi del gruppo «è un brutto nome e tu sei invece così bella. Ti chiameremo Maja!» «Addio! Addio!» esclamò la rondinella e volò via di nuovo dai caldi paesi per andare lontano fino in Danimarca; lì aveva un piccolo nido sopra una finestra, dove vive colui che sa raccontare tante storie, e «Qvit, qvit» si mise a cantare per lui. È così che conosciamo tutta la storia. Scheda sulla fiaba Mignolina Discussione per capire la fiaba= con un quiz di domande Creare uno spettacolo assieme sulla fiaba rivisitata= creando assieme anche la scenografia

Che sorpresa fu trovarvi dentro un omino candido e trasparente come fosse stato di vetro; portava sul capo una bella corona d’oro e aveva bellissime ali lucenti sulle spalle; e non era più alto di Mia.

Laboratorio selezione dei libriScheda di un libro Titolo= Piccole Donne Autore= Louisa May Alcott Editore= Roberts Brothers Trama in breve= Narra la storia delle quattro sorelle March Meg, Jo, Beth e Amy che vivono con la madre e la fedele domestica che per la famiglia è molto più di una semplice domestica ed è a loro molto affezionata. Nonostante l’anziana signora sia da molti anni con loro, non sono una famiglia ricca. Le sorelle affronteranno momenti di grande tristezza e di felicità, incontreranno nuovi amici e nuovi amori. Le due maggiori lavoreranno per aiutare la famiglia e lotteranno con determinazione per realizzare i lori sogni, nonostante le difficoltà.

Proprio per queste caratteristiche anche se si tratta di un racconto del 1868, risulta sempre attuale, può sempre dare nuove suggestioni e arrivare nel cuore dei lettori e credo possa avere una valenza pedagogica.

Personaggi principali= Meg, Jo, Beth e Amy Personaggi secondari= Theodore e James Laurence (rispettivamente nipote e nonno), Robert March (il padre delle ragazze), Margaret Curtis March ( la madre delle ragazze), Hannah Mullet (la domestica dei March), Zia March, John Brooke (marito di Meg), John e Margaret Brooke (i figli di Meg e del marito), Friedrich Bhaer (marito di Jo), Sallie Gardiner (amica di Meg). La parte più emozionante o più interessante (perché) = Ci sono molti avvenimenti belli e interessanti nella storia delle quattro sorelle March. I valori della famiglia trasmessi dai genitori ai figli; la crescita e la trasformazione delle quattro ragazze; come vengono esplorati gli usi e i costumi di un’epoca attraverso le loro vite e il loro essere; ad esempio la determinazione di Jo nel voler scriverenonostante la società facesse quasi fatica a prenderla seriamente in quanto donna, lei invece con il suo carattere anticonformista rispetto all’epoca si batte per non confinare le donne ad un ruolo secondario.

Un giro nei classici

Scopriamo i classici della letteratura…

Bambini dato che siete in quinta elementare, facciamo un passo indietro nel tempo, tanti anni fa sono state scritte molte storie avvincenti. Che raccontano di avventure, amori, nuove scoperte ecc… Proviamo a parlare insieme di 2 storie…

Sentiamo il parere di qualche intellettuale…

Neil Gaiman diceva che «Un libro è un sogno che tieni tra le mani …» Hans Christian Andersen pensava che « Una fiaba è oro che luccica negli occhi dei bambini.» Emily Dickinson pensava che « Per viaggiare lontano, non c’è miglior nave di un libro»

Libri selezionati

Il giro del mondo in 80 giorni (Jules Verne) Piccole donne (Louisa May Alcott) Con queste storie impariamo a sviluppare alla creatività, piacere della scoperta, importanza dell’amicizia. Inoltre con queste storie possiamo scoprire nuove e si possono scoprire 2 intramontabili classici della letteratura.

Traguardi e obbiettivi? Cosa si può imparare?

Obbiettivi= Leggere testi letterari narrativi, in lingua italiana contemporanea, e semplici testi poetici per capire il senso, le caratteristiche formali più evidenti, l’intenzione comunicativa dell’autore ed esprimendo un motivato parere personale. Traguardi=Legge testi di vario genere che appartengono alla letteratura per l’infanzia, sia a voce alta sia in lettura silenziosa e autonoma per formulare su di essi un pensiero personale.

Fase 1. Selezione

Si avvierà l’apertura di una piccola biblioteca di classe, anche con l’aiuto delle vostre famiglie. Ogni bambino potrà prendere liberamente dei libri e parlare dei libri letti ai compagni, in modo da creare un interessante confronto e scoprire curiosità . Per quanto riguarda i libri selezionati, lavoreremo nel primo semestre sul libro « Il giro del mondo in ottanta giorni», e nel secondo sul libro « Piccole donne».

Fase 2. La lettura

La lettura verrà svolta in classe, verranno fatti due gruppi per leggere i vari capitoli . Una volta alla settimana si dedicherà alla lettura di un capitolo, dopo la lettura del capitolo ognuno di voi bambini risponderà ad alcune domande. Dovrete dire se il capitolo letto vi è sembrato interessante, se secondo voi i personaggi sono interessati. Se secondo voi hanno fatto la scelta più giusta.

Fase 3. Conclusiva risposta del lettore

Poi discuteremo tutti insieme sui libri letti. Faremo una tabella in cui selezionare il libro che avete è preferito leggere, spiegando il perché, dicendo quale sia il vostro personaggio preferito. Successivamente potremo condividere insieme, se volete potrete raccontare delle esperienze fatte con gli amici, un’ esperienza in cui avete usato la creatività o in cui avete fatto nuove scoperte.

Traguardo per la scuola primaria (disciplina italiano) Legge testi di vario genere facenti parte della lettura per l'infanzia, sia a voce alta sia in lettura silenziosa e autonoma e formula su di essi giudizi personali. Obbiettivi 1. Padroneggiare la lettura strumentale di (decifrazione), sia nella modalità al alta voce, curandone l'espressione, sia in quella silenziosa 2. Comprendere testi di tipo diverso, continui e non continui, in vista di scopi pratici, di intrattenimento e di svago. Traguardo per la scuola dell’infanzia Sperimenta rime, filastrocche, drammatizzazioni; inventa nuove parole, cerca somiglianze e analogie tra i suoni e i significati. Obbiettivi 1. Il bambino si esprime con una pronuncia corretta e con ricchezza di vocaboli. 2. Il bambino ascolta e rielabora le storie. 3. Sa individuare i personaggi, gli ambienti e le vicende principali di un racconto.

La bella e la bestia

Cenerentola

Puzzle della fiaba

Traguardi: Riconoscere che le diverse scelte linguistiche sono correlate alla varietà delle situazioni comunicative Obbiettivi: Arricchire il patrimonio lessicale attraverso attività comunicative orali, di lettura e di scritture e attivando le conoscenze delle principali relazioni tra le parole ( somiglianze , differenze, appartenenza a un campo semantico). Comprendere, che le parole hanno diverse accezioni e individuare l’accezione specifica di una parola in un testo.

Dopo aver letto la favola di «Cenerentola» con l’insegnante, mettere in ordine cronologico il testo e le immagini

Così la sera, stanca ed esausta, Cenerentola si rintanava in un angolo della casa, vicino al caminetto acceso e caldo.Proprio dal tempo passato vicino al caminetto, sporcandosi i vestiti con la cenere, le sorellastre presero a chiamarla col nomignolo di Cenerentola. Ma a lei non importava, aveva infatti scoperto che dietro al camino c’era la tana di alcuni piccoli topolini che le tenevano compagnia e la rallegravano nei momenti di sconforto.

Il padre cercava sempre di rincuorarla, ma ahimè anche lui poco dopo morì di malattia. E così Cenerentola si ritrovò sola, ma grazie al sorriso del papà che portava sempre nel cuore rimaneva sempre allegra e sorridente.La matrigna iniziò a trattarla sempre peggio, le faceva fare tutte le faccende domestiche e i lavori più pesanti facendosi servire come se fosse una gran signora. Mentre le sorellastre le facevano ogni tipo di scherzo, visto che erano invidiose della sua naturale bellezza. Un giorno però nel paese accadde un fatto davvero straordinario. Dal castello arrivò un messaggero del Re che proclamò:“Il figlio del re, il Principe erede al trono, ha indetto un gran ballo nelle sale reali a cui sono invitate tutte le ragazze del regno in età da marito!”

Quando la matrigna lo venne a sapere prese le sue due figlie e iniziò a prepararle come principesse per il gran ballo.Cenerentola, che stava correndo a destra e sinistra per obbedire agli ordini delle tre donne, sognava ad occhi aperti di quanto sarebbe stato bello poter partecipare a quel gran ballo.

– Ma cosa volete far provare la scarpetta a quella ragazza, non vedete che è vestita di stracci? – disse la matrigna quando si accorse delle intenzioni delle guardie – non avrebbe mai potuto partecipare al gran ballo conciata a quel modo!– Noi abbiamo l’ordine di far provare la scarpetta a tutte le ragazze del regno, nessuna esclusa!La matrigna dopo quelle parole non ebbe il coraggio di aggiungere nulla.

C’era una volta una ragazza di nome Lucrezia, ma da tutti veniva ormai chiamata Cenerentola…Dovete infatti sapere che Cenerentola era stata una bimba molto sfortunata, crebbe senza la mamma fin da quando era molto piccola. Il caro papà per cercare di darle una figura materna sposò una vedova, anche lei con due figlie, con le quali era sempre dolce e benevola, ma si rivelò poi molto severa e ingiusta con Cenerentola.

Così prese coraggio e disse alla matrigna:– Voglio anche io partecipare al ballo! L’invito è aperto a tutte le ragazze del regno in età da marito…La matrigna e le sue sorellastre, guardandola tutta impolverata e vestita di stracci, si misero a ridere.– Come pensi di presentarti al castello? Vestita di stracci sporchi?! – e se ne andò via facendole capire che non c’era nessuna possibilità che lei partecipasse al ballo.

Le sue lacrime erano così tante che caddero per terra, sopra un piccolo mucchietto di cenere. Ma da quel mucchietto di cenere accadde una cosa inaspettata, piano piano come per magia, una piccola luce iniziò a brillare sempre più forte, finché davanti a Cenerentola non si materializzò una fata!– Su non fare così piccola Cenerentola mia… – disse la fata Madrina.– Chi ha parlato!? – esclamò Cenerentola che aveva ancora gli occhi pieni di lacrime e non riusciva a vederci bene.– Sono io, la tua fata Madrina, e vedrai che adesso sistemeremo un po’ di cose…– La mia fata Madrina… ? – chiese stupita Cenerentola – … e cosa dovremmo sistemare?– Beh, tanto per iniziare, ti piacerebbe partecipare al gran ballo di stasera?– Ma certo! Mi piacerebbe tanto… – rispose Cenerentola che si stava ancora asciugando le lacrime col dorso delle mani – … ma come faccio? Non ho neppure un abito da sera…– Di questo non ti devi preoccupare, piuttosto portami una zucca e raduna qui i tuoi amici topolini.– Una zucca? – chiese sorpresa Cenerentola, ma senza chiederle il perché si precipitò nell’orto a prenderne una bella tonda e gliela portò.

Così arrivò la sera del ballo, Cenerentola vide la matrigna e le sorellastre prepararsi, vestirsi con abiti meravigliosi e indossare splendidi gioielli. Aspettò che uscissero di casa, e una volta che si furono allontanate corse a piangere disperata nell’angolino vicino al camino.I topini suoi amici uscirono dalla tana e cercarono di consolarla strofinando il loro musetto contro le guance bagnate dalle lacrime di Cenerentola.

Così, la fata Madrina di fronte agli occhi stupefatti di Cenerentola, pronunciò una formula magica e trasformò la zucca in una splendida carrozza, e i topolini in magnifici cavalli bianchi che la trainavano.Cenerentola rimase a bocca aperta, e non riusciva a pronunciare nemmeno una parola per la meraviglia. – E ora veniamo a te, mia bella fanciulla – disse la fata che in un colpo di bacchetta magica trasformò l’abito fatto di stracci di Cenerentola in un magnifico vestito da sera color bianco perla, degno di una regina.– Ma… ma… ma è stupendo! – balbettava Cenerentola – come posso ringraziarti fata Madrina!?La fata sorrise e disse:– Piuttosto, ti mancano ancora delle scarpette, degne di questi piedini così piccoli e graziosi – e così ai piedi di Cenerentola comparvero delle magnifiche scarpette di cristallo che le calzavano alla perfezione.

Il giorno dopo la matrigna e le sorellastre erano furenti, avevano saputo che il Principe aveva ordinato alle sue guardie di cercare la splendida fanciulla senza nome. Per essere certi che la fanciulla fosse quella giusta, avrebbero fatto calzare la scarpetta di cristallo per scoprire quella al cui piede avrebbe calzato alla perfezione.Dopo qualche giorno dunque le guardie bussarono anche alla porta della casa di cenerentola.– Vai a nasconderti subito nell’orto – disse la matrigna a Cenerentola – che sennò ci fai fare brutta figura.

Mi scusi sua maestà, ma io ora devo proprio andare… – si congedò frettolosamente dal Principe che non capiva il perché di una fuga così improvvisa, così decise di rincorrerla.Cenerentola correva veloce, ma mentre scendeva la scalinata che portava alla carrozza perse una delle scarpette di cristallo. Fece per voltarsi a riprenderla, ma mancava ancora un solo rintocco di campana e tutta la magia sarebbe svanita, e il Principe avrebbe visto chi era in realtà.Così saltò sulla carrozza e gridò ai cavalli di correre al galoppo verso casa.Al Principe non rimase altro da fare che raccogliere la scarpetta di cristallo, e vedere la carrozza di quella fanciulla senza nome che si allontanava a tutta velocità.

Così Cenerentola si mise a fare lavori nell’orto, mentre intanto cercava di origliare cosa stesse succedendo in casa. Ovviamente a nessuna delle due sorellastre, per quanto provassero e riprovassero, la scarpetta di cristallo andava bene.Così le guardie dopo innumerevoli prove sentenziarono che nessuna delle due era la ragazza del ballo.Ma quando uscirono di casa, ad una delle guardie cadde l’occhio proprio nell’orto dove stava Cenerentola, e vista la ragazza la chiamarono per farle provare la scarpetta.

Non appena dal campanile arrivò il dodicesimo rintocco, la carrozza svanì, i cavalli ritornarono ad essere topolini e Cenerentola tornò ad essere vestita di stracci. Per fortuna erano ormai abbastanza lontani dal castello e nessuno vide nulla, così a Cenerentola toccò fare l’ultimo tratto di strada a piedi, in compagnia dei topolini. A Cenerentola batteva forte il cuore, quella era la scarpetta di cristallo che aveva usato al ballo, e il Principe aveva ordinato di cercare per tutto il regno la ragazza che l’aveva indossata!E questa ragazza era proprio lei!Mentre la guardia si inchinava per infilarle la scarpetta Cenerentola tremava, e per la paura chiuse gli occhi, finché non sentì la scarpetta perfettamente calzata sul piede e la guardia esclamare a gran voce:– E’ lei!!!

Cenerentola, che ancora non credeva a quello che le stava succedendo, non se lo fece ripetere due volte, salì sulla carrozza e partì per il castello.Al castello era tutto un susseguirsi di musiche e danze, e Cenerentola fu ricevuta con gli omaggi che si fanno ad una principessa.Le persone presenti al gran ballo iniziarono a chiedersi da dove mai venisse quella fanciulla così bella ma di cui nessuno sapeva il nome.Il Principe aveva promesso un ballo a tutte le ragazze presenti, ma quando finalmente fu il turno di Cenerentola, non volle più ballare con nessun’altra.Tutte le altre ragazze diventarono verdi d’invidia, comprese la matrigna e le sorellastre di Cenerentola.Così il Principe e Cenerentola continuarono a ballare per tutta la serata, tanto che lei si scordò del del tempo che passava…Ma ci pensò il campanile a ricordarle che ormai era giunta la mezzanotte, e la campana iniziò a fare i primi rintocchi.Cenerentola fu presa dal panico.

Cenerentola riaprì gli occhi, la scarpetta era lì sul suo piccolo piedino.– Non è possibile! – esclamò la matrigna.– Non è possibile! – ribatterono le due sorellastre.Le guardie invece chiamarono una carrozza ed invitarono Cenerentola a salirci sopra.– Sua maestà il Principe la sta aspettando a corte – dissero le guardie facendola salire, e la carrozza partì verso il castello sotto sguardo esterrefatto della matrigna e delle sorellastre.

E così una volta giunta a corte il Principe riconobbe in Cenerentola la bellissima ragazza con cui aveva ballato un’intera sera.Così le propose di sposarla, Cenerentola felice come non mai accettò, e di lì a poco si sarebbero celebrate le più belle nozze del regno.E vissero tutti felici e contenti.

Ora Cenerentola sembrava veramente una principessa.– E ora vai, corri al ballo ma ricorda solo una cosa, la più importante: questa magia durerà solo fino a mezzanotte, entro il dodicesimo rintocco del campanile tutto ciò che ho fatto sparirà! La carrozza tornerà zucca, i cavalli topolini e il tuo vestito sarà di nuovo di stracci!

I tre porcellini

Puzzle della fiaba

Traguardi: Riflettere sui testi propi e altrui per cogliere regolarità morfosintattiche e caratteristiche del lessico Obbiettivi: Comprendere in brevi testi il significato di parole non note basandosi sia sul contesto sia sulla coscienza intuitiva delle famiglie di parole. Effettuare semplici ricerche su parole ed espressioni presenti nei testi, per ampliare il lessico

Dopo la lettura della fiaba; fatta in classe con l'insegnante. Metti in ordine cronologico le frasi e le immagini, della fiaba "I tre porcellini"

Un giorno 3 fratellini decisero di costruire una casa. Ma erano in disaccordo su come costruirla, e i fratellini minori risero dell’idea del maggiore. Così decisero di separarsi e di costruire ognuno la propria casa.

Il lupo non riuscendo a convincere i porcellini provo a soffiare per distruggere la casa, ma non ci riuscì perché la casa di mattoni era resistente. Cosi provo ad entrare dal camino, ma i fratelli lo capirono e misero sotto una pentola di acqua bollente ed il lupo scappo dolorante

Heidi

Puzzle della fiaba

Traguardi: Rielabora testi parafrasandoli ,completandoli , trasformandoli.

Obbiettivi: Usare in modo appropriato le parole man mano apprese, ampliare il patrimonio lessicale esperienze scolastiche ed extrascolastiche e attività di interazione orale e di lettura

Dopo aver letto la storia di «Heidi» con l’insegnante; metti in ordine cronologico le immagini