L'INFERNO DANTESCO
Dante Alighieri
8 aprile 1300
’Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e ’l primo amore. Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate’.
LA STRUTTURA DELL'INFERN0
Chiara Nastri
La voragine infernale, è divisa in nove cerchi, nei quali i dannati sono distribuiti secondo la progressione di gravità del peccato. Il primo cerchio o Limbo è riservato ai pargoli innocenti, morti prima di ricevere il battesimo, e agli spiriti dell'antichità precristiana. Tra il secondo e il quinto cerchio sono distribuiti gli incontinenti, coloro che non seppero moderare i desideri terreni. Nel sesto ci sono gli eretici; nel settimo i violenti, distribuiti in tre gironi a seconda della violenza che usarono contro il prossimo, contro se stessi e contro Dio. L'ottavo cerchio, suddiviso in dieci bolge, comprende i fraudolenti. Nel nono cerchio, suddiviso in quattro zone, ci sono i fraudolenti che tradirono i congiunti, la patria, gli amici o i benefattori. Il nono cerchio poggia sul centro della terra, dove è confitto Lucifero per una metà nell'emisfero boreale e per l'altra metà nell'emisfero australe.
IL CANTO XXVI DELL'INFERNO
Davide Russo
Tra i dannati dell'ottava bolgia dell'ottavo cerchio dell'Inferno (consiglieri fraudolenti) vi sono anche Ulisse e Diomede, i due eroi omerici condannati per aver ordito con l'abilità della parola vari inganni, tra cui soprattutto quello del cavallo di Troia narrato nel libro II dell'Eneide. Le anime sono avvolte dalle fiamme sul fondo della bolgia e quella che ospita i due personaggi greci ha due punte, poiché essi devono scontare la pena insieme: Dante esprime il desiderio di parlare con loro e Virgilio invita Ulisse a raccontare le circostanze della propria morte.
IL PERSONAGGIO DI ULISSE
Claudia Donadio
Nel XXVI canto dell'Inferno, quando la fiamma di Ulisse e Diomede si avvicina a Dante, il primo inizia a narrare la sua vera fine. Né il desiderio del figlio, né la pietà verso il padre, né l'amore verso Penelope, erano riusciti a trattenerlo dal diventare esperto del mondo, dei vizi e delle virtù degli uomini. Così Ulisse aveva convinto i suoi compagni a seguirlo nel suo viaggio “folle”, oltre le colonne di Ercole, riuscendoci pronunciando loro la celebre terzina: “Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Il personaggio di Ulisse dunque, è descritto da Dante come un uomo in cui il desiderio di conoscenza è più forte degli affetti familiari, tanto da portarlo alla morte.
COMMENTO DEL CANTO XXVI DELL'INFERNO
Chiara Tenore
Nel canto XXVI dell’Inferno sono punite le anime dei consiglieri fraudolenti. Di fronte a tali peccatori Dante mostra una certa riverenza e anche la pena loro inflitta non appare così atroce. Infatti questi peccatori sono avvolti in lingue di fuoco secondo la “legge del contrappasso”: come quando erano in vita essi avevano dato i loro consigli ingannevoli attraverso la lingua, così hanno assunto nell’Inferno l’aspetto di lingue di fuoco. In una di queste lingue di fuoco a due punte ci sono Ulisse e Diomede. L’eterno bruciare in una fiamma, simbolo di ingegno, indica l’arte dell’inganno, che li tiene nascosti allo sguardo esterno.
Grazie per l'attenzione!
Progetto a cura di: Claudia Donadio, Chiara Nastri, Davide Russo, Chiara Tenore
XXVI canto dell'Inferno
davrusso2007
Created on April 3, 2021
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Audio tutorial
View
Pechakucha Presentation
View
Desktop Workspace
View
Decades Presentation
View
Psychology Presentation
View
Medical Dna Presentation
View
Geometric Project Presentation
Explore all templates
Transcript
L'INFERNO DANTESCO
Dante Alighieri
8 aprile 1300
’Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l'etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore; fecemi la divina podestate, la somma sapïenza e ’l primo amore. Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterno duro. Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate’.
LA STRUTTURA DELL'INFERN0
Chiara Nastri
La voragine infernale, è divisa in nove cerchi, nei quali i dannati sono distribuiti secondo la progressione di gravità del peccato. Il primo cerchio o Limbo è riservato ai pargoli innocenti, morti prima di ricevere il battesimo, e agli spiriti dell'antichità precristiana. Tra il secondo e il quinto cerchio sono distribuiti gli incontinenti, coloro che non seppero moderare i desideri terreni. Nel sesto ci sono gli eretici; nel settimo i violenti, distribuiti in tre gironi a seconda della violenza che usarono contro il prossimo, contro se stessi e contro Dio. L'ottavo cerchio, suddiviso in dieci bolge, comprende i fraudolenti. Nel nono cerchio, suddiviso in quattro zone, ci sono i fraudolenti che tradirono i congiunti, la patria, gli amici o i benefattori. Il nono cerchio poggia sul centro della terra, dove è confitto Lucifero per una metà nell'emisfero boreale e per l'altra metà nell'emisfero australe.
IL CANTO XXVI DELL'INFERNO
Davide Russo
Tra i dannati dell'ottava bolgia dell'ottavo cerchio dell'Inferno (consiglieri fraudolenti) vi sono anche Ulisse e Diomede, i due eroi omerici condannati per aver ordito con l'abilità della parola vari inganni, tra cui soprattutto quello del cavallo di Troia narrato nel libro II dell'Eneide. Le anime sono avvolte dalle fiamme sul fondo della bolgia e quella che ospita i due personaggi greci ha due punte, poiché essi devono scontare la pena insieme: Dante esprime il desiderio di parlare con loro e Virgilio invita Ulisse a raccontare le circostanze della propria morte.
IL PERSONAGGIO DI ULISSE
Claudia Donadio
Nel XXVI canto dell'Inferno, quando la fiamma di Ulisse e Diomede si avvicina a Dante, il primo inizia a narrare la sua vera fine. Né il desiderio del figlio, né la pietà verso il padre, né l'amore verso Penelope, erano riusciti a trattenerlo dal diventare esperto del mondo, dei vizi e delle virtù degli uomini. Così Ulisse aveva convinto i suoi compagni a seguirlo nel suo viaggio “folle”, oltre le colonne di Ercole, riuscendoci pronunciando loro la celebre terzina: “Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Il personaggio di Ulisse dunque, è descritto da Dante come un uomo in cui il desiderio di conoscenza è più forte degli affetti familiari, tanto da portarlo alla morte.
COMMENTO DEL CANTO XXVI DELL'INFERNO
Chiara Tenore
Nel canto XXVI dell’Inferno sono punite le anime dei consiglieri fraudolenti. Di fronte a tali peccatori Dante mostra una certa riverenza e anche la pena loro inflitta non appare così atroce. Infatti questi peccatori sono avvolti in lingue di fuoco secondo la “legge del contrappasso”: come quando erano in vita essi avevano dato i loro consigli ingannevoli attraverso la lingua, così hanno assunto nell’Inferno l’aspetto di lingue di fuoco. In una di queste lingue di fuoco a due punte ci sono Ulisse e Diomede. L’eterno bruciare in una fiamma, simbolo di ingegno, indica l’arte dell’inganno, che li tiene nascosti allo sguardo esterno.
Grazie per l'attenzione!
Progetto a cura di: Claudia Donadio, Chiara Nastri, Davide Russo, Chiara Tenore