"razzismo: Ideologia che si fonda sulla presunta superiorità di una razza sulle altre o su di un'altra"
IL RAZZISMO
NELLO
SPORT
Elaborato prodotto da : Maneschi Claudia e Gamhi Wissal per il prof. Meneguzzo
Liceo G. B. Quadri
1CSC
una breve introduzione
In una società sempre più multiculturale e multireligiosa, il mondo dello sport è chiamato a riflettere affinché la pratica sportiva possa continuare a svolgere un ruolo sociale, educativo, di promozione di un migliore benessere individuale e collettivo dei valori di tolleranza, uguaglianza ed inclusione sociale. Oggi tutti nel mondo praticano uno sport. In ogni sport possiamo trovare persone diverse tra loro per lingua, religione e colore della pelle. Molte volte però si sentono notizie di casi di razzismo tra giocatori e tifosi, In questa presentazione parleremo del Razzismo nello sport e di vari sportivi che hanno segnato la storia facendo fare all'umanità grandi passi in avanti.
linea del tempo
Tommie Smith e John Carlos
Jesse Owens
1965
1968
1936
2020
Don Haskins
Lukaku
JESSE OWENS: "Il nero che incanto' HITLER"
Breve introduzione: Un semplice ragazzo originario dell'Alabama. Nel 1933, ai campionati nazionali studenteschi, cattura l'attenzione di tutto il mondo sportivo con grandi prestazioni nella velocità e nel salto in lungo; ottiene l’ammissione all’università dell’Ohio e comincia a dedicarsi all’atletica. Periodo storico:
Negli USA è il periodo caldo della segregazione razziale 1933. In Europa il protagonista è Hitler pronto a dimostrare grazie alle Olimpiadi la superiorità della razza ariana.
lE OLIMPIADI DEI NAZISTI
Le Olimpiadi di Berlino del 1936 erano importanti, perché il mondo era in guerra e Hitler aveva necessità di mettere in mostra la Germania promuovendo l’immagine del suo governo e dimostrando la sua teoria che gli ariani erano superiori ai negri e agli ebrei. A rovinare i piani di Hitler fu proprio Jesse Owens vincendo 4 medaglie d'oro smentendo così i nazisti e le loro idee sulla superiorità della razza ariana. Un altro gesto che confermò l'odio di Hitler verso le razze che egli considerva inferiori fu il fatto che egli non si degnò neanche di stringere la mano al vincitore Jesse
DON HASKINS: il Martin Luther King bianco del Basket americano
Erano gli anni Sessanta e in America la supremazia dell’uomo bianco su quello nero era la mentalità dominante.
In alcuni Paesi il razzismo era imperante anche nello sport. Il basket in Texas era una cosa da bianchi perché ritenuti più intelligenti, più abili e più intuitivi e tra le squadre universitarie vigeva una regola non scritta: il numero di giocatori di colore in campo era limitato. Al Texas Western College arrivò Donald Haskins che prese in mano una squadra sull’orlo del fallimento e iniziò a comporre la sua formazione ,partì alla ricerca di giovani talenti in giro per l’America. Il roaster presentato da Haskins prevedeva 7 giocatori di colore e 7 giocatori bianchi. La rivoluzione era appena iniziata. Oltrepassate le critiche e le rivolte per una scelta così azzardata per il periodo, Don Haskins fece diventare la squadra la regina del campionato NCAA
Il pugno chiuso di Tommie Smith e John carlos Carlos
Il 16 ottobre 1968, nello stadio Olimpico di Città del Messico, i velocisti afroamericani Tommie Smith e John Carlos arrivarono primo e terzo nella finale dei 200 metri piani alle Olimpiadi. Dopo essere saliti sul podio per la premiazione, Smith e Carlos si abbassarono la testa e alzarono un pugno chiuso, indossando dei guanti neri, per ribadire la battaglia per i diritti civili degli afroamericani in America.
I due scelsero diversi accorgimenti simbolici per partecipare alla premiazione: ci andarono scalzi e con delle calze nere, per rappresentare la povertà degli afroamericani;
Alla loro protesta si unì discretamente anche l’atleta che arrivò secondo, Norman, che indossò una spilla dell’OPHR. Durante la premiazione, sullo stadio scese il silenzio.
Al loro ritorno negli Stati Uniti, Smith e Carlos subirono estese critiche, e ricevettero minacce e intimidazioni. Diventarono però degli eroi per la comunità afroamericana, e nei decenni successivi ricevettero premi e riconoscimenti per la loro protesta.
nel calcio
https://youtu.be/LaV7YJSt28I
Non c'è limite ai casi di razzismo nel calcio, e l'ultimo episodio accaduto a Praga lo ha purtroppo confermato. In occasione della partita di Champions League tra lo Slavia e l'Inter di Antonio Conte, Romelu Lukaku è stato infatti nuovamente bersagliato dai cori razzisti di una parte della tifoseria di casa. Un episodio che macchia la splendida serata nerazzurra e che ora dovrebbe costringere l'Uefa a prendere seri provvedimenti.
passi in avanti: osservatorio contro le discriminazioni
Nasce il 31 luglio 2020, l’Osservatorio nazionale contro le discriminazioni nello sport. Madrina dell’evento, intervenuta in video conferenza,
è stata Beatrice Ion, atleta paralimpica della nazionale di basket femminile, aggredita nei giorni passati con minacce e insulti razzisti.
“Lo sport è uno dei luoghi di comunità dove vengono trasmessi i valori del rispetto e della convivenza – ha detto il direttore Unar, Loukarelis – Vogliamo rompere il muro del silenzio e dare fiducia ai tanti ragazzi e ragazze che subiscono discriminazione per fare in modo che non si sentano soli e che questi gravi fatti non vengano più ignorati.
opinione personale
Non è un colore, una religione, un'origine o una scelta a distinguerci. Certo possiamo dire di essere diversi ma è proprio la diversità a rendere il mondo più interessante. Spesso la diversità è utilizzata per indicare differenze di razza, classe sociale o genere di appartenenza perchè la maggioranza delle volte ciò che non conosciamo ci incute timore. A parer mio, la diversità è un termine positivo, il diverso porta a nuove conoscenze, nuove tradizioni culturali e nuovi modi di pensare e tutto questo porta all'arricchimento di tutti.
-Wissal Gamhi;Claudia Maneschi
nelson mandela affermava:
«Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di suscitare emozioni. Ha il potere di unire le persone come poche altre cose al mondo. Parla ai giovani in un linguaggio che capiscono. Lo sport può creare speranza, dove prima c’era solo disperazione. È più potente di qualunque governo nel rompere le barriere razziali. Lo sport ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione».
razzismo nello sport
fatimakarsi1967
Created on March 23, 2021
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"razzismo: Ideologia che si fonda sulla presunta superiorità di una razza sulle altre o su di un'altra"
IL RAZZISMO
NELLO
SPORT
Elaborato prodotto da : Maneschi Claudia e Gamhi Wissal per il prof. Meneguzzo Liceo G. B. Quadri 1CSC
una breve introduzione
In una società sempre più multiculturale e multireligiosa, il mondo dello sport è chiamato a riflettere affinché la pratica sportiva possa continuare a svolgere un ruolo sociale, educativo, di promozione di un migliore benessere individuale e collettivo dei valori di tolleranza, uguaglianza ed inclusione sociale. Oggi tutti nel mondo praticano uno sport. In ogni sport possiamo trovare persone diverse tra loro per lingua, religione e colore della pelle. Molte volte però si sentono notizie di casi di razzismo tra giocatori e tifosi, In questa presentazione parleremo del Razzismo nello sport e di vari sportivi che hanno segnato la storia facendo fare all'umanità grandi passi in avanti.
linea del tempo
Tommie Smith e John Carlos
Jesse Owens
1965
1968
1936
2020
Don Haskins
Lukaku
JESSE OWENS: "Il nero che incanto' HITLER"
Breve introduzione: Un semplice ragazzo originario dell'Alabama. Nel 1933, ai campionati nazionali studenteschi, cattura l'attenzione di tutto il mondo sportivo con grandi prestazioni nella velocità e nel salto in lungo; ottiene l’ammissione all’università dell’Ohio e comincia a dedicarsi all’atletica. Periodo storico: Negli USA è il periodo caldo della segregazione razziale 1933. In Europa il protagonista è Hitler pronto a dimostrare grazie alle Olimpiadi la superiorità della razza ariana.
lE OLIMPIADI DEI NAZISTI
Le Olimpiadi di Berlino del 1936 erano importanti, perché il mondo era in guerra e Hitler aveva necessità di mettere in mostra la Germania promuovendo l’immagine del suo governo e dimostrando la sua teoria che gli ariani erano superiori ai negri e agli ebrei. A rovinare i piani di Hitler fu proprio Jesse Owens vincendo 4 medaglie d'oro smentendo così i nazisti e le loro idee sulla superiorità della razza ariana. Un altro gesto che confermò l'odio di Hitler verso le razze che egli considerva inferiori fu il fatto che egli non si degnò neanche di stringere la mano al vincitore Jesse
DON HASKINS: il Martin Luther King bianco del Basket americano
Erano gli anni Sessanta e in America la supremazia dell’uomo bianco su quello nero era la mentalità dominante. In alcuni Paesi il razzismo era imperante anche nello sport. Il basket in Texas era una cosa da bianchi perché ritenuti più intelligenti, più abili e più intuitivi e tra le squadre universitarie vigeva una regola non scritta: il numero di giocatori di colore in campo era limitato. Al Texas Western College arrivò Donald Haskins che prese in mano una squadra sull’orlo del fallimento e iniziò a comporre la sua formazione ,partì alla ricerca di giovani talenti in giro per l’America. Il roaster presentato da Haskins prevedeva 7 giocatori di colore e 7 giocatori bianchi. La rivoluzione era appena iniziata. Oltrepassate le critiche e le rivolte per una scelta così azzardata per il periodo, Don Haskins fece diventare la squadra la regina del campionato NCAA
Il pugno chiuso di Tommie Smith e John carlos Carlos
Il 16 ottobre 1968, nello stadio Olimpico di Città del Messico, i velocisti afroamericani Tommie Smith e John Carlos arrivarono primo e terzo nella finale dei 200 metri piani alle Olimpiadi. Dopo essere saliti sul podio per la premiazione, Smith e Carlos si abbassarono la testa e alzarono un pugno chiuso, indossando dei guanti neri, per ribadire la battaglia per i diritti civili degli afroamericani in America. I due scelsero diversi accorgimenti simbolici per partecipare alla premiazione: ci andarono scalzi e con delle calze nere, per rappresentare la povertà degli afroamericani; Alla loro protesta si unì discretamente anche l’atleta che arrivò secondo, Norman, che indossò una spilla dell’OPHR. Durante la premiazione, sullo stadio scese il silenzio. Al loro ritorno negli Stati Uniti, Smith e Carlos subirono estese critiche, e ricevettero minacce e intimidazioni. Diventarono però degli eroi per la comunità afroamericana, e nei decenni successivi ricevettero premi e riconoscimenti per la loro protesta.
nel calcio
https://youtu.be/LaV7YJSt28I
Non c'è limite ai casi di razzismo nel calcio, e l'ultimo episodio accaduto a Praga lo ha purtroppo confermato. In occasione della partita di Champions League tra lo Slavia e l'Inter di Antonio Conte, Romelu Lukaku è stato infatti nuovamente bersagliato dai cori razzisti di una parte della tifoseria di casa. Un episodio che macchia la splendida serata nerazzurra e che ora dovrebbe costringere l'Uefa a prendere seri provvedimenti.
passi in avanti: osservatorio contro le discriminazioni
Nasce il 31 luglio 2020, l’Osservatorio nazionale contro le discriminazioni nello sport. Madrina dell’evento, intervenuta in video conferenza, è stata Beatrice Ion, atleta paralimpica della nazionale di basket femminile, aggredita nei giorni passati con minacce e insulti razzisti. “Lo sport è uno dei luoghi di comunità dove vengono trasmessi i valori del rispetto e della convivenza – ha detto il direttore Unar, Loukarelis – Vogliamo rompere il muro del silenzio e dare fiducia ai tanti ragazzi e ragazze che subiscono discriminazione per fare in modo che non si sentano soli e che questi gravi fatti non vengano più ignorati.
opinione personale
Non è un colore, una religione, un'origine o una scelta a distinguerci. Certo possiamo dire di essere diversi ma è proprio la diversità a rendere il mondo più interessante. Spesso la diversità è utilizzata per indicare differenze di razza, classe sociale o genere di appartenenza perchè la maggioranza delle volte ciò che non conosciamo ci incute timore. A parer mio, la diversità è un termine positivo, il diverso porta a nuove conoscenze, nuove tradizioni culturali e nuovi modi di pensare e tutto questo porta all'arricchimento di tutti.
-Wissal Gamhi;Claudia Maneschi
nelson mandela affermava:
«Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di suscitare emozioni. Ha il potere di unire le persone come poche altre cose al mondo. Parla ai giovani in un linguaggio che capiscono. Lo sport può creare speranza, dove prima c’era solo disperazione. È più potente di qualunque governo nel rompere le barriere razziali. Lo sport ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione».