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pittura fiamminga

robert.giu

Created on March 22, 2021

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PITTURA FIAMMINGA E TECNICA DELLA PITTURA AD OLIO

La pittura Fiamminga

La pittura fiamminga è la prima pittura del 1400, che viene chiamata "Scuola di Primitivi Fiamminghi", molto popolare nelle fiandre, cioè tra le regioni del nord europa: Belgio, Olanda e Francia. I pittori che provenivano da questa scuola dipingevano tematiche religiose anche se qualcuno dipingeva anche ritratti e pasesaggi. La pittura utilizzata era quella ad olio, differente dalla pittura ad affresco, perchè era più dettagliata nei particolari, nel naturalismo e nell'esprimere l'amore per la natura.

L'arte, che a quel tempo era condotta dalla Pittura italiana, lasciava lo stile Gotico per proseguire con il Tardo-Gotico, che prospettava l'inizio del Rinascimento, perciò l'arte fiamminga cominciò ad avvicinarsi a quella italiana, influenzandosi reciprocamente.

La Pittura Fiamminga era caratterizzata dall'uso dei colori ad olio, trascurando l'affresco, che era utilizzato ancora in Italia. I colori ad olio, conosciuti nel Basso Medioevo, avevano alcuni difetti: si stendevano male e rischiavano di alterare la cromia desiderata. Così i fiamminghi nel XV secolo, perfezionarono questa tecnica di pittura, rendendola adatta alle sfumature. Visto che i colori ad olio asciugavano molto lentamente era necessario procedere a successive velature, cioè strati di colore traslucidi, trasparenti e sovrapposti, che rendevano il dipinto brillante e lucido, permettendo di definire la diversa consistenza delle superfici fin nei più minimi particolari, anche se per terminarlo occorrevano mesi o addirittura anni. Ed invece di utilizzare un colore coprente, già dalle prime pennellate, si utilizza un colore di consistenza semi-trasparente (velatura) che dà la possibilità di ottenere una maggiore gamma cromatica: così che sovrapponendo più velature si può, gradualmente, giungere al tono preferito.

L'Arte Fiamminga fu soprattutto un’evoluzione dell’arte tardo gotica, con la quale si acuisiva una maggior naturalezza, senza però mettere in crisi un’arte che era ancora espressione di un mondo basato su principi e valori propri del medioevo europeo. I lavori dei pittori fiamminghi si caratterizzava per l'effetto di verosimiglianza che si avvicina alla fotografia. Nella costruzione così precisa dell’immagine, i pittori fiamminghi giungono all'inizio della prospettiva, anche se in realtà non riuscivano completamente ad avere effetti ottici e geometrici. Nei loro quadri, la costruzione dello spazio è quasi sempre precisa.

Svilupparono l'interesse verso la realtà e la rappresentazione naturalistica, arrivarondo a una completa integrazione tra figure e paesaggio, dove la luce è l'elemento che unifica tutta la scena. Nei loro quadri le figure principali e i vari oggetti che venivano raffigurati in secondo piano, venivano raffigurati con incisività e precisione scrupolosa, quasi scientifica. La luce non è selettiva, ma illumina con la stessa forza l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande, utilizzando più fonti luminose, che moltiplicano le ombre e i rilessi, permettendo di definire intensamente le diverse superfici ed i diversi materiali.La visione attenta al dettaglio e agli oggetti, non far altro che sminuire l'uomo agli occhi del pittore fiammingo che non viene più visto come vogliono gli Umanisti.

Il famoso "Ritratto dei coniugi Arnolfini" di Jan van Eyck è un manuale delle caratteristiche della pittura fiamminga. Nel Ritratto, infatti, sono presenti numerosi dettagli che legati alla cerimonia matrimoniale: il cagnolino simbolo di fedeltà, le candele simbolo delle candela nuziale, che a volte compaiono nelle Annunciazioni, la verga appesa a destra, simbolo di verginità. Lo stesso realismo del dipinto, testimonia l'avvenuto matrimonio. La luce fredda e analitica unifica e rende solenne e immobile tutta la scena, mentre gli specchi amplificano gli spazi mostrando i protagonisti anche di spalle, mentre la finestra fa intravedere un paesaggio lontano.

Il dipinto ritrae i coniugi Arnolfini, come testimonianza del loro matrimonio, è una delle più celebri opere del pittore fiammingo Jan van Eyck (1390-1441). Fu realizzato nel 1434 e le sue dimensioni sono 80 x 60 cm

La pittura fiamminga sostenuta da Jan Van Eyck e da Robert Campin, introduce una nuova postura del personaggio che veniva raffigurato: si passa dal ritratto di profilo, alla posa a tre quarti. Questa posizione permetteva una dettagliata analisi fisica e psicologica del modello, passando da un'espressione convenzionale, all’analisi del reale stato d’animo del soggetto, cogliendo maggiori informazioni della fisionomia. Un quadro che meglio rende il ritratto preso di tre quarti è quello dell'"Uomo con il turbante", ritenuto un autoritratto di Van Eyck. Per mettere in evidenza l’individualità del singolo, il pittore concentra l’attenzione sul viso che emerge da un fondo scuro. Lo sguardo penetrante e il volto assorto, rendono partecipe l’osservatore di un’ansia esistenziale, mentre i colori utilizzati sono in forte contrasto fra loro e il turbante rosso esalta l’incarnato chiaro del volto.

L’uomo col turbante E' un dipinto di Jan van Eyck realizzato con tecnica a olio su tavola il 21 ottobre 1433, misura 25,5 x 19 cm. ed è custodito nella National Gallery di Londra.

Tra i pittori fiamminghi più famosi si ricordano Peter Paul Rubens, Jan van Eyck, Pieter Bruegel, Paul Delvaux, Luc Tuymans, Michaël Borremans, Panamarenko e James Ensor