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Spieg. Romanticismo in Italia

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Transcript

Milano, 1816

La Biblioteca italiana

Nel 1816 la Lombardia si trova sotto il dominio degli austriaci.Gli intellettuali sono ostili alla Restaurazione e il governatore Bellegarde pensa di sensibilizzare l'opinione pubblica dando avvio a una rivista, la "Biblioteca italiana", finanziata con il contributo del governo asburgico e dedicata alle scienze, alle lettere e alle arti. Il primo numero esce nel 1816.

Governatore Bellagarde

Emblematico è il dibattito scaturito dall'intervento di Madame de Staël Sulla maniera e la utilità delle traduzioni.La scrittrice francese invita gli italiani a essere permeabili nei confronti delle letterature europee romantiche, suscitando lo sdegno dei sostenitori del gusto letterario di orientamento classicista. Oltre a Giacomo Leopardi, che si schiera contro i romantici, partecipano al confronto, intellettuali come Ludovico di Breme, che è in contatto diretto con alcuni esponenti del Romanticismo europeo.

Nel 1816 si trovano a Milano sia il poeta inglese George Gordon Byron, sia lo scrittore francese Stendhal. Il primo rappresenta la figura del letterato anticonformista che disprezza la ricchezza e la morale convenzionale per perseguire la ricerca di sé e l'amore passionale. Il secondo viaggia nella penisola italiana per conoscerne l'arte e la bellezza e, prima di dedicarsi alla letteratura, dà alle stampe nel 1817 una Storia della pittura in Italia. Nella polemica tra classicisti e romantici interviene anche il letterato milanese Giovanni Berchet, che con la Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo elabora una sorta di manifesto del Romanticismo italiano.

George Gordon Byron

Firenze, 1821

Il gabinetto Vieusseux

Già dal primo fascicolo, la rivista "Antologia" introduce elementi di novità nel panorama letterario italiano.A dirigerla è Gian Pietro Vieusseux, banchiere ed editore originario di Ginevra che nel capoluogo toscano gestisce il Gabinetto scientifico-letterario, una specie di biblioteca pubblica in cui dal 1822, è attivo un servizio di prestito. La modernità dell'Antologia risiede nella concezione del progetto: una rassegna costruita sul modello della "Revue encyclopédie", che propone le traduzioni di articoli comparsi sui periodi europei, accanto a contributi originali.

Gian Pietro Vieusseux

A distinguere l'impresa dalle altre è anche la buona retribuzione dei collaboratori, che nelle intenzioni di Vieusseux è necessaria garantire lo sviluppo di una linea editoriale autonoma: permette al diretore, da un lato, di scegliere gli autori e di commissionare loro gli articoli, dall'altro di rifiutare la pubblicazione di scritti pervenuti senza richiesta.I temi sono scelti allo scopo di promuovere il progresso sociale e la formazione di una coscienza nazionale. Con l'intento di eludere la censura del governo filoasburgico del Granducato di Toscana, si usano argomenti non politici (es. istruzione popolare o lo stato dell'agricoltura).

Gli ideali patriottici vengono sostenuti dedicando interventi ai fermenti nazionalisti di altri paesi (in particolare la Grecia la quale conquista l'autonomia dall'impero ottomano nel 1832). Nel 1833 l' "Antologia" viene soppressa sal governo. Vieusseux pensa di trasferire il suo periodico a Torino, dove cerca l'appoggio dell'amico Giuseppe Pomba, editore all'epoca noto per aver introdotto macchinari industriali per la stampa e per aver lanciato una collana di libri economici in formato tascabile intitolata "Biblioteca popolare". Pomba sceglie però una linea di prudenza politica e rifiuta la proposta.

Giuseppe Pomba

Il Romanticismo in Italia

Si può parlare di un romanticismo italiano?

Gli studiosi considerano il Romanticismo europeo come un movimento soprattutto tedesco e inglese, accolto in Francia in un secondo tempo ma rimasto estraneo al gusto letterario dell'Italia. La nuova tendenza artistica e culturale approda tardi in Italia e si afferma con caratteri particolari, spesso opposti rispetto a quelli del Romanticismo settentrionale. In Italia è diffuso da decenni il gusto neoclassico: i letterati sono soprattutto poeti che guardano alla letteratura greca e latina come a un'autorità culturale, e la considerano una specie di diritto di nascita che lega gli italiani a Roma, a Enea e all'antica Grecia.

Enea

Essi rispettano i precetti formali della tradizione e fanno uso di temi e formule della mitologia, anche queando trattano di argomenti contemporanei.Contro questo gusto dominante prendono le distanze i nuovi autori romantici, che considerano antiquato lo stile dei classicisti e si ribellano al principio di imitazione, sostenendo le idee della libertà creativa dell'artista e dell'originalità dell'opera d'arte. Essi tuttavia respingono gli eccessi orridi di alcune opere del Romanticismo nordeuropeo e recuperano lo spirito sociale e progressivo degli illuministi: per i romantici italiani la letteratura non può ridursi allo sfogo individuale e sentimentale dell'io, ma deve avere una funzione pubblica e uno scopo educativo e politivo.

Gli intellettuali romantici sono per lo più i patrioti liberali, che lottano per l'unità d'Italia e l'emancipazione del dominio straniero; il Romanticismo finisce quindi per identificarsi in Italia con il Risorgimento.Tra i generi letterari viene preferito in Italia il dramma teatrale e inizia a diffondersi il romanzo, che acquisisce cittadinanza tra gli scrittori e il pubblico di italiani solo dopo la pubblicazione dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni. Quindi si parla di Romanticismo italiano, che si è affermato però con profonde differenze e con pochi nomi di letterati illustri: dei due maggiori autori italiani sono Alessandro Manzoni che aderisce al Romanticismo e Giacomo Leopardi che rifiuta le stonature delle letterature settentrionali e difende la bellezza della tradizione classica.

Alessandro Manzioni

La polemica tra classicisti e romantici

L'articolo di Madame de Staël

La data d'inizio del Romanticismo italiano è il 1816, anno in cui viene pubblicato sul primo numero dela rivista milanese "Biblioteca Italiana" un articolo della scritrice francese Madame de Staël intitolato Sulla maniera e la utiltà delle traduzioni.

Madame de Staël

Dall'articolo ha origine un infuocato dibattito tra gli scrittori che sostengono il gusto letterario tradizionale (i classicisti) e quelli che lo vogliono rinnovare (i romantici).

Aprirsi alla letteratura europea

Madame de Staël prende spunto dalla traduzione dell'Illiade appena pubblicata dal classicista Vincenzo Monti, che elogia come un'opera di grande valore, per invitare gli italiani ad aprire i propri orizzonti, a non limitarsi cioè a leggere e tradurre egregiamente la letteratura classica, ma a compiere la stessa operazione con la letteratura moderna dei romantici europei.

Vincenzo Monti

Tradurre le opere straniere consente di evitare la ripetizione delle medesime forme e stimola il rinnovamento delle idee.La scrittrice enuncia poi la propria idea su come si debba trasferire un testo in un'altra lingua:

una buona traduzione è quella che non pretende di riprodurre esattamente il testo originale, ma riesce a restituirne la bellezza, l'armonia e la grazia, suscitata nei lettori al tempo stesso conoscenza e piacere.

Perciò, prosegue Madame de Staël, per rinnovare i temi e i modi della letteratura nazionale gli italiani dovrebbero applicarsi a tradurre le opere dei moderni poeti europei e dovrebbero abbandonare le vecchie formule della mitologia, che rendono artificiosa la letteratura quanto i modi complimentosi ripetuti nelle compagnie di amici.

Meglio ancora sarebbe tradurre il teatro, e non soltanto quello contemporaneo: per Madame de Staël come per gli altri romantici europei, è Shakespeare il modello.Lo scopo della letteratura è per lei la formazione delle menti e degli spiriti, e l'arte drammatica è ai suoi occhi la più capace di indirizzare il pubblico ad alti pensieri.

Madame de Staël accusa i letterati italiani di comporre opere ripetitive e prive di anima: limitano i loro studi ai vecchi libri e gli scrittori riproducono le forme degli antichi senza interrogare il proprio cuore. Occore invece, raccomanda Madame de Staël, una gara tra i migliori intelletti d'Europa, perchè gli italiani tornino ad essere originali di opere letterarie, nella firma e nei contenuti, e capaci di muovere i cuori.

William Shakespeare

Le dichiarazioni programmatiche dei romantici italiani

Dalla parte delle idee di Madame de Staël si schiera un gruppo di giovani pensatori italiani che avviano prima sulle pagine della rivista "Biblioteca italiana", poi sul "conciliatore", un dibattito sul tema sollevato dalla scrittrice francese.

Ludovido di Breme

Pietro Borsieri

Nel 1816 escono in successione tre scritti a sostegno delle posizioni di Madame de Staël: Intorno all'ingiustizia di alcuni giudizi letterari italiani di Ludovico di Breme, Avventure letterarie di un giorno di Pietro Borsieri, e Sul "Cacciatore feroce" e sulla "Eleonora" di Goffredo Augusto Bürger. Letterasemiseria di un Grisostomo al suo figliuolo, di Giovanni Berchet.

Giovanni Berchet

avventure letterarie di un giorno

Pietro Borsieri

Lo scritto con cui Pietro Borsieri interviene nel dibattito ha la forma di un dialogo immaginario: un Galantuomo, alter ego dell'atore, incontra durante una sua passeggiata in città alcuni letterati con i quali discorre di questioni di letteratura. Già nella premessa al testo si può leggere una divertente descrizione degli intellettuali pedanti d'Italia, che sono sempre pronti a lamentare la decadenza della lingua italiana di cui si sentono custodi.

Nel terzo capitolo la riflessione si sposta sull'uso letterario del dialetto.Anche su questo si era acceso il conflitto tra i classicisti, fieri oppositori della scrittura dialettare, e i romantici, che invece ne sostenevano l'uso. Borsieri dichiara che la scrittura di opere letterarie in dialetto ha un indubbia utilità per diffondere la cultura nelle classi popolari che non capiscono l'italiano, oltre che per innalzare il livello linguistico dei dialetti medesimi.

La difesa dei dialetti ha per Borsieri un valore antropologico, perché sono lo specchio dei popoli che li parlano e ne riflettono usi e costumi; gli italiani dunque, ricaverebbero con i dialetti una visione generale delle genti d'Italia e una più profonda conoscenza di sé.

Un altro spunto dell'opera di Borsieri è il discorso sui generi letterari.Nel capitolo settimo il protagonista è a pranzo con un gruppo di letterati, con i quali discute a proposito del romanzo.Uno tra i commensali, delle posizioni classiciste, dichiara il suo apprezzamento per le opere storiche, che rappresentano il vero, mentre accusa i romanzi perché tengono una via di mezzo tra il vero e il verosimile, fra la prosa e il verso, e sono un genere anfibio, senza utilità né dialetto. Gli risponde il signor Silvio P. (allusione allo scrittore romantico Silvio Pellico) obiettando che il romanzo è un genere utile alla crescita culturale del popolo, e che gli italiani dovrebbero iniziare a praticarlo per educare le classi più umili e affrettare il progresso dell'umanità.

Silvio Pellico

lettera semiseria di grisostomo al suo figliuolo

Giovanni Berchet

Il più famoso tra i primi scritti dei romantici italiani è la Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo di Giovanni Berchet, che è considerato il manifesto del Romanticismo italiano.È considerato il manifesto del Romanticismo italiano. Grisostomo, il protagonista della Lettera, invita al figlio che si trova in collegio la traduzione di due ballate del poeta romantico tedesco Gottfried August Bürger e lo invita ad accogliere i nuovi orientamenti letterari europei.

Alla fine però, egli afferma di avere scherzato e si proclama classicista, ma con argomenti tanto deboli da rafforzare la propria argomentazione precedente (per questo il titolo "semiseria).Fin dall'inizio Grisostomo presenta l'idea che la poesia debba proporsi di parlare al popolo, riportando l'esempio della letteratura tedesca contemporanea: Bürger, si è proposto l'obiettivo primario di rendere popolare la poesia.

Grisostomo consiglia al figlio di seguire la stessa strada per comporre una poesia viva e interessante.Per dimostrare che la poesia sia popolare, Grisostomo afferma che non tutti gli uomini possiedono la stessa attitudine ad apprezzarla, e distingue tre categorie di persone: coloro che appartengono alle classi più umili e vivono nelle campagne (gli "ottentoti"), le classi elevate, che vivono nel lusso delle città (i "parigini") e coloro che si trovano in una posizione intermedia tra le due estreme (il "popolo"). I primi non hanno alcuna attitudine alla poesia, i secondi sono inclini ad apprezzarla solo se aderente ai precetti della tradizione, mentre i terzi sono aperrti alla poesia nuova.

Il punto fondamentale del discorso di Grisostomo è che la poesia deve essere attuale, parlare ai vivi e non imitare i morti.Egli distingue i poeti moderni in classici e romantici: i primi hanno fatto dell'imitazione degli antichi la loro regola, i secondi invece interpellano la natura e la propria anima, senza allontanarsi da ciò che appartiene alla sensibilità del tempo presente. La poesia italiana potrà arricchirsi, conclude Grisostomo, solo attingendo alle autentiche radici del popolo, come hanno saputo fare i poeti tedeschi, e allora saprà farsi apprezzare in ogni luogo.

gLiintellettuali italiani in difesa del classicismo

In difesa delle posizioni dei classicisti si schiera nel 1816 il letterato Pietro Giordani, il traduttore dell'articolo di Madame de Staël che aveva dato inizio al dibattito.

Pietro Giordani

Egli non si unisce agli attacchi ingiuriosi che avevano caratterizzato le prime risposte dei letterati neoclassici alla scrittrice e adotta un linguaggio sobrio e toni moderati.

"un italiano" risponde all'articolo della Staël

Pietro Giordani

Nell'aprile del 1816 Pietro Giordani pubblica un articolo intitolato "Un italiano" risponde all'articolo della Staël, in cui sostiene l'idea classicista che la bellezza sia un dato oggettivamente esistente, non regolato dal giudizio soggettivo, e che la letteratura italiana sia l'erede diretta della poesia classica, espressione di una bellezza armoniosa ed eterna. Giordani aggiunge che ciò che piace ai popoli nordici non ha le caratteristiche di equilibrio e misura proprie della bellezza classica.

L'articolo di Giordani si conclude con un'esortazione agli italiani affinchè studino i classici italiani, latini e greci; l'imitazione delle aòtre letterature ci allontanerebbe dalla poesia dei nostri antenati e ci consentirebbe di eccellere negli am18biti in cui operano i poeti nordici, perchè la loro indole è diversa dalla nostra.Il risultato di tale imitazione sarebbe la decadenza, e la nostra letteratura assomiglierebbe all'essere stravagante descritto dal poeta latino Orazio nella sua Poetica.

Il Classicismo di Giordani si fonda sull'orgoglio nazionale e sulla convinzione che il riscatto dell'Italia possa partire dalla letteratura, a cui egli attribuisce una funzione patriottica.Si tratta di una difesa dell'appartenenza culturale degli italiani, per i quali le vicende dei Greci e dei Romani e la mitologia sono elemento peculiare dell'educazione ricevuta e della loro storia.

Vincenzo Monti: sermone sulla mitologia

Nel 1825 viene pubblicato il Sermone sulla mitologia di Vincenzo Monti, che si può considerare la voce conclusiva della polemica tra classicisti e romantici apertasi nel 1816. Nel poema composto di 209 endecasibbili sciolti, Monti compie una difesa del Neoclassicismo; il lessico e la sintassi di questi versi sono una testimonianza del linguaggio aulico e del gusto archeologico propri dell'autore. Monti sostiene che senza la mitologia, l'arte poetica si spegnerebbe e i contenuti ispirati al vero, ucciderebbero i poeti.

Vincenzo Monti

Il caso particolare di giacomo leopardi:i due discorsi inediti in difesa della tradizione classica

Il 18 luglio del 1816 interviene nel dibattito il diciottenne Giacomo Leopardi, con la sua Lettera ai Sigg. compilatori della Biblioteca Italiana in risposta a quella di Mad. la baronessa di Staël Holstein ai medesimi, che però non viene pubblicata.Due anni dopo Leopardi affida le sue considerazioni sul Romanticismo al più ampio Discorso di un Italiano intorno alla poesia romantica, ma anche questo saggio resta inedito fino agli inizi del Novecento.

Leopardi si schiera contro i romantici, ma con un'argomentazione originale.Come i romantici tedeschi, egli percepisce la superiorità della letteratura antica e la sua irriproducibilità nel tempo presente, tuttavia respinge l'invito di Madame de Staël a leggere e imitare i poeti nordici, perchè l'immaginario di questi popoli gli appare estraneo al gusto estetico che gli italiani derivano dalla classicità.

Giacomo Leopardi

discorso di un italiano intorno alla poesia romantica

Giacomo Leopardi

Il secondo intervento di Leopardi, il Discorso di un Italiano intorno alla poesia romantica, è scritto per confutare le idee romantiche sostenute da Ludovico di Breme in un opuscolo intitolato Osservazioni sul Giaurro di Byron.Leopardi invia il Discorso all'editore Stella di Milano perchè lo pubblichi sulla rivista "Lo Spettatore", ma senza riuscire nel suo intento.

Le idee erano:

  1. I romantici pretendono di volere scrivere una poesia popolare, ma la loro poesia è in realtà difficile e filosofica, quindi lontana dalle possibilità di comprensione del vogo;
  2. La poesia che dà diletto è quella che imita la natura e poiché la natura non muta né muterà, non ha senso mutare i modi poetici;
  3. La capacità degli antichi di guardare alla natura con ingenuità e di attribuire una forma umana agli elementi naturali è la stessa che abbiamo avuto da fanciulli; qui Leopardi descrive la propria infanzia intensa di immaginazioni e dichiara che compito del poeta è tentare di riprodurre le immagini e le emozioni che ha provato nella fanciullezza;
  4. Per amore dell'originalità i poeti romantici scelgono di fare poesia su argomenti orridi e raccapriccianti, che Leopardi respinge con disgusto;
  5. Anche a proposito della mitologia il poeta non deve imitare le favole greche ma direttamente la natura nelle sue manifestazioni, il proprio cuore e la propria immaginazione;
  6. I romantici si dicono sentimentali, ma sono in realtà artificiosi; gli antichi poeti erano autentici e naturali nella sensibilità, mentre i romantici esibiscono consapevolmente i loro sentimenti;
  7. Il sentimentale romantico è inoltre incline all'eccessivo, all'orrido e dunque al brutto;
  8. La conclusione del saggio è un'esortazione ai giovani italiani perchè l'Italia conservi la sublime bellezza della sua letteratura, superiore ad ogni altra;
  9. Le parole finali del Discorso sono la promessa del giovane poeta agli italiani suoi coetanei di impegnarsi con le proprie forze e i propri studi per preservare la grandezza della patria, affinché non venga mai meno la superiorità delle lettere derivata dall'Italia dalla traduzione antica; Leopardi indica dunque una via diversa, quella del riscatto dell'Italia tra le nazioni d'Europa.

La battaglia culturale e patriottica del "conciliatore"

Due anni dopo l'inizio della polemica dell'articolo di Madame de Staël, il gruppo dei romantici "liberali" (cioè i sostenitori della libertà dell'Italia dal dominio straniero) lascia la "Biblioteca italiana". Nel giornale si fa sempre più sentire l'influenza degli austriaci, che avevano voluto fondarlo per attrarre le energie degli intellettuali su questioni di teoria letteraria e distoglierli dalla politica.

Carlo Felice Biscarra, Silvio Pellico e Pietro Maroncelli condotti allo Spielberg

Insofferenti dalla piega presa dalla "Biblioteca italiana" un gruppo di letterati patrioti fonda a Milano "Il Conciliatore", diretto da Silvio Pellico, che esce due volte la settimana su fogli di carta azzurra e resta in vita poco più di un anno, dal 3 settembre 1818 al 2 ottobre 1819, quando viene soppresso dalla polizia austriaca.Guarda con simpatia al gruppo degli intellettuali del "Conciliatore" anche Alessandro Manzoni, che resta però in disparte e non collabora con i propri scritti a un programma che pure condivide. Obiettivo dichiarato del giornale, che si pone in continuità con l'esperienza dell'illulliminista "Il Caffè" di pietro e Alessandro Verri e Cesare Beccaria, è di "conciliare" le posizioni opposte degli intellettuali e di promuovere il bene pubblico, contribuendo a indirizzare la borghesia lombarda verso il progresso economico e civile.

Il "foglio azzurro" si occupa non solo di letteratura ma anche di commercio, agricoltura e industria e assume una connotazione patriottica.Alla base del programma del "conciliatore", c'è l'idea che l'Italia sia una nazione unita da lingua, religione e cultura e che il compito dei patrioti sia quello di risvegliare la conoscienza nazionale del popolo. Sul piano letterario i collaboratori proseguono la battaglia contro i classicisti, puntando sul rinnovamento civile della letteratura. Così nel nostro Paese la parola "Romantico" viene a coincidere con il concetto di "patriota" e il Romanticismo italiano diventa l'espressione ideologica e culturale del Risorgimento.

la disputa tra classicisti e romantici

Si può concludere che sia i classicisti sia i romantici italiani guardano con ammirazione ai poeti classici antichi, ma si accusano reciprocamente di non sapere riprodurre in modo originale quella autenticità primitiva.

Dante Alighieri

le accuse che i due opposti si fanno:

Secondo i classicisti, i romantici:• Per seguire la moda letteraria nordica, antepongono la mitologia germanica e inglese alla più autentica tradizione nazionale; • Rivolgono il proprio interesse al vero e spesso all’impoetico; • Si compiacciano del brutto, dell’orrido, del tenebroso, degli assassini e dei tradimenti, con cui cercano di sorprendere i lettori; • Intessono la poesia di osservazioni filosofiche ed esibiscono artificiosamente il loro sentimentalismo.

Secondo i romantici, i classicisti:• Imitano gli antichi, ripetendo i temi e il linguaggio della mitologia; • Sono indifferenti ai problemi nazionali dell’Italia; • Applicano la sensibilità moderna alle materie antiche rendendo le loro opere false, noiose e ripetitive.

la letteratura e il popolo

Il Romanticismo italiano è povero di testi letterari di alto valore. Molte delle opere pubblicate nei primi decenni dell'Ottocento nel nostro paese hanno caratteristiche edificanti, religiose e patriottiche e oggi non sono più diffuse tra i lettori (es. le tragedie di Silvio Pellico, le ballate di Giovanni Berchet, o i romanzi storici di Massimo d'Azeglio).

Massimod'Azeglio

Una particolare vitalità ha la letteratura dialettale, che realizza presupposti romantici: la valorizzazione delle tradizioni locali, il recupero dei costumi e della lingua autentica del popolo, la volontà di rivolgersi ai lettori della classe media e il gusto letterario.A quel tempo in ogni regione italiana si parlavano dialetti diversi, scrivere in dialetto è dunque una scelta di concretezza e aderenza alla realtà perchè consente di esprimere immediatezza e spontaneità i sentimenti del popolo. I due principali autori di poesia dialettale in quegli anni sono Carlo Porta, che scrive in dialetto milanese, e Giuseppe Gioachino Belli, che compone i suoi sonetti in romanesco.

La poesia dialettale dicarlo porta

Il milanese Carlo Porta è autore di una raccolta di testi poetici in dialetto lombarso, caratterizzati da un tono satirico-umoristico.Porta aveva tradotto in dialetto milanese i primi undici canti dell'Inferno di Dante. Le sue poesie vengono pubblicate per la prima volta nel 1817 all'interno della Collezione delle migliori opere scritte in dialetto milanese a cura di Francesco Cherubini, ma circolano a Milano già negli anni precedenti.

Carlo Porta

MANZONI, LEOPARDIe il Romanticismo

Nel tempo in cui si accende la polemica tra classicisti e romantici sono attivi in Italia due soli grandi letterati: Alessandro Manzoni e Giacomo Leopardi. Sappiamo che il giovane Leopardi abbia partecipato alla disputa contro i romantici difendendo la tradizione letteraria italiana e la sua origine classica; Manzoni resta invece in disparte ma non nasconde nelle sue lettere e negli scritti privati la propria adesione alle nuove idee. Dunque si potrebbe concludere che Leopardi è classicista e Manzoni è romantico.

Alessandro Manzoni è il più celebre autore romantico italiano, ma perchè nelle sue opere si ritrovano soltanto in parte i presupposti teorici e i modi espressivi del Romanticismo europeo gli studiosi si sono spesso chiesti se un Romanticismo italiano sia esistito davvero.

I punti di somiglianza e differenza rispetto ai modelli dei romantici europei sono:

• La formazione illuminista tiene Manzoni lontano dagli eccessi irrazionalistici delle correnti romantiche inglesi e tedesche;Al centro della poetica manzoniana c’è la rivalutazione della storia di un popolo come luogo d’origine della sua identità e percorso da cui partire per il riscatto nazionale; • Manzoni resta distante dalla celebrazione dell’individualità creatrice dal poeta; egli non mette mai in scena la propria individualità lirica, ma indaga l’interiorità dell’altro: l’io è al centro della sua opera, ma non è l’io eccezionale del poeta; • Manzoni colloca il cristianesimo al centro della propria ispirazione; la fede religiosa manzoniana è unita a un profondo razionalismo ed è concepita come un percorso di riscatto accessibile ad ogni uomo;

• Manzoni intende la letteratura come strumento per la formazione dei popoli e per il progresso politico e civile, mentre condivide con i romantici l’idea che un’opera letteraria debba essere popolare (cioè descrivere le vicende di personaggi del popolo ed essere rivolta a lettori che appartengono al popolo);• I generi letterari che Manzoni considera adatti a conseguire lo scopo di parlare al popolo italiano e di condurlo ala consapevolezza della propria identità sono il dramma teatrale e il romanzo; si tratta di due generi letterari apprezzati dai romantici europei, insieme con la lirica, il genere romantico per eccellenza, che resta però estraneo all’orizzonte spirituale di Manzoni; • Manzoni respinge le regole classiciste che vincolano la libertà dell’artista (ad esempio le unità di tempo e di luogo nel teatro), ma antepone alla creatività individuale il rispetto della verità dei fatti (il vero storico), unica garanzia che la letteratura possa essere interessante e utile.

Classicismo dichiarato o romanticismo inconsapevole

Anche Giacomo Leopardi sente il bisogno di situarsi nei confronti del Romanticismo e lo fa con un'ampia argomentazione polemica. Intorno al classicismo dichiarato o al romantiismo inconsapevole di Leopardi si è aperto tra gli studiosi un dibattito; recentemente lo studioso Pier Vincenzo Mengaldo, in un articolo ha sostenuto l'estraneità dell'autore alle caratteristiche estetiche del Romanticismo europeo, mentre per altri è comunque possibile individuare nella personalità del poeta alcuni elementi propri dello spirito romantico.

Pier Vincenzo Mengaldo

Gli aspetti del pensiero e dell'opera di Leopardi che segnano la sua distanza dal romenticismo:

• Leopardi resta estraneo ad alcuni aspetti del gusto romantico inglese e tedesco: l’esotismo, cioè l’attrazione per paesaggi e culture esotici e lontani, soprattutto orientali; l’esaltazione del Medioevo, che Leopardi considera un’età di “barbarie”; l’attrazione per il macabro e per il demoniaco, con l’apparato di scheletri, di morti, di tombe e di fantasmi;• Il razionalismo e il materialismo della formazione di Leopardi e il suo bisogno di analizzare e comprendere il mondo restano incompatibili con lo spiritualismo dei romantici, inclini a trovare ovunque nella natura e nel mondo manifestazioni del divino; • L’assenza di una prospettiva religiosa e il rifiuto dell’antropocentrismo allontanano Leopardi dallo spirito religioso dei romantici e dalla loro idea del genio come individuo privilegiano e semi-divino; • La convinzione che il destino dell’uomo sia segnato da una irriducibile infelicità impedisce a Leopardi di condividere l’idea di progresso umano e sociale connessa con lo spiritualismo romantico.

Elementi opposti

Con questi aspetti "antiromantici" coesistono però nel pensiero e nella sensibilità di Leopardi elementi opposti:

• Come i romantici, Leopardi insiste sul legame della letteratura con la fantasia, sottolineando come la poesia più alta e la capacità di comprendere il mondo siano prima frutto dell’immaginazione che del processo della ragione;• Lo slancio del poeta verso l’infinito, appare affine al bisogno di superare i limiti della realtà proprio dei poeti romantici; • L’attrazione per la notte e il bisogno di dialogare con gli aspetti personificati della natura riproduce l’idea romantica del soggetto che cerca nel contatto con la natura le risposte alle sue domande di senso; • La scelta della lirica è un elemento di convergenza tra Leopardi e i romantici, anche se l’io lirico leopardiano non rappresenta soltanto l’io biografico del poeta, ma anche l’essere umano in generale nel suo rapporto con l’universo.

Chiara Cannalire, IV A