Almanacco agricolo della Magnifica Terra et Honorate valli: la segale!
Viaggio alla scoperta della coltivazione della segale
classi prime primaria Bormio a. scol. 2020/21
Almanacco agricolo
Indice
autunno: - preparazione del campo- semina inverno: - panificazioneprimavera: - sarchiaturaestate: - mietitura- trebbiatura - acqua come risorsa- macinazione
Info per la navigazionePercorso di lavoroIntervisteConclusione... appetitosa!
Info per la navigazione
Approfondimento Video Registrazione audio Luoghi e punti di interesse
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Alla ricerca di fonti storiche
Percorso di lavoro
- il racconto di nonni e bisnonni
- in visita al Museo Civico di Bormio
- gli oggetti del passato
- i documenti
- le foto
- le leggende
LA SEGALE
- Cosa ricordi della semina della segale?
- Quali erano le fasi del ciclo della segale?
- Con quali strumenti e attrezzi venivano effettuate le varie fasi?
- Conosci proverbi o modi di dire che riguardano la segale o la semina?
- Ricordi qualche fatto curioso legato alla coltivazione della segale?
Intervista a nonni e bisnonni
- In quali anni si è svolta l’esperienza contadina che mi racconti?
- Hai qualche foto che riguarda la coltivazione dei campi?
LA COLTIVAZIONE
- Dove possedevi i campi? Quanto erano grandi?
- Utilizzavi gli animali per lavorare nei campi?
- Cosa coltivavi nei campi?
- Osservavate la luna se calante o crescente per seminare?
- Quando lavoravi nei campi?
Grazie a nonni e bisnonni!
GRAZIE perchè avete aperto il vostro album dei ricordi e ci avete raccontato con tanta passione come si viveva una volta. GRAZIE per i vostri racconti che ci hanno aiutato a ricostruire una pagina della nostra storia. GRAZIE per le vostre descrizioni che ci hanno permesso di scoprire come è cambiato il nostro territorio. GRAZIE per averci fatto capire quanto è importante curare e amare la terra.
Grazie a zii, nonni e bisnonni!
Grazie a Pietro Anna Tino Piera
Valeria
Caterina
Emilio
Gianni
Giuseppina
Mariangela
Adriano Gino
Renzo Shendet Franco Odilla Silvia
Lucia
Piera
Franca
Tullio
Anna Maria Erica Livio
Pinuccia Gianni
Severino
Irma
Lucia
Daniele
Leda
Franca
Sandra
Piermarino
Fulvio
Gino Franca
Grazie a nonni e bisnonni!
Grazie a
- nonna Ilda e sua figlia Renata che da sempre collaborano con il Museo Civico di Bormio;
- Emanuela Gasperi per averci accolto al Museo Civico di Bormio e per averci aiutato nel nostro percorsi di ricerca.
Grazie a nonni e bisnonni!
Nonni e bisnonni ...non stancatevi di raccontarci la vostra storia!
Almanacco agricolo: preparazione del campo
attrezzi
concimazione
otóbre: témp de posàr
auTUNNO
aratura
all'opera!
noi al museo
Almanacco agricolo: la semina
caratteristiche della segale
semina
attrezzi
auTUNNO
spazio a...
curiosità
all'opera!
Testimonianza di nonna Ilda
Se si effettuavano rotazioni alle colture si concimava in primavera- ogni due anni, prima di seminare le patate,- ogni tre anni, se si alternavano patate - segale - lino. Il concime era portato sul posto durante l'inverno tramite una slitta.
La concimazione
La concimazione avveniva solo se non si effettuavano rotazioni alle colture. Il letame, portato sul campo con la gerla o con la carriola, si spargeva con la forca. Quest'attività avveniva preferibilmente in luna calante.
Testimonianza di nonna Ilda
Attrezzi e strumenti
Ottobre: prepariamo il campo!
Preparazione del campo: aratura
l'aradèl L'aratro veniva utilizzato per i terreni pianeggianti sfruttando la forza di mucche e cavalli ai quali era fissato il giogo. al giof
Preparazione del campo: attrezzi e strumenti
Zappe ... per tutti i gusti!
la zàpa
al kavòz
Questi attrezzi erano usati per vangare, rivoltare, arieggiare la terra e per tracciare i solchi. al badìl
Ottobre, tempo del riposo
Otóbre: témp de posàr
Se tìra su i tartùful, se proscént, se špantìga li gràscia per i pra, se seména la séghel e l furmént, se šcumét sóra quél che l vegnerà. In de la val al se šgatìgna i vént, al se indurménta i sólch sui camp arà. Al ram al pèrt li fóglia: a cént a cént li van inséma cu l altögn che l va. Remo Bracchi Bórm, 2 genéir 1994
Si raccolgono le patate, si ara la terra, si sparge il letame sui prati, si semina la segale e il frumento,
scommettendo su quanto crescerà. I venti si scatenano nelle valli, si addormentano i solchi sui campi arati. I rami perdono le loro foglie e a cento a cento se ne vanno con l’autunno che cammina. Remo Bracchi Bormio, 2 gennaio 1994
Museo Civico di Bormio
Alla ricerca delle tracce del passato ...
... il giardino del palazzo De Simoni è il luogo ideale per la semina della segale!
La semina della segale
Nel Bormiese si preferiva alla "séghel primabràna", seminata a marzo, la "séghel invernìcia" seminata in ottobre in quanto rendeva di più.
Nei campi situati su pendii i solchi erano tracciati in modo obliquo. I semi venivano ricoperti con il rastrello o l'erpice trainato spesso dal contadino che seguiva la direzione dei solchi. Dopo aver seminato, era consuetudine benedire la terra con l'acqua santa o tracciare con la zappa una croce dicendo: <<Semenza in téra, sc'peranza in Dio>>.
La semina avveniva all'inizio della luna crescente per ottenere spighe con più chicchi. Si seminava a spaglio in solchi distanziati circa 15 cm.
Proverbi
La segale
I campi di segale insieme ai numerosi mulini caratterizzavano il paesaggio. Com'era Bormio nel 1830? Nel Contado questo prezioso cereale costituì per molto tempo una risorsa: la farina di segale rappresentava il duro lavoro, le fatiche e la speranza di un anno intero.
La segale proviene dall'Asia e ha un'origine antichissima, è un cereale forte che resiste al freddo e alle altitudini elevate, caratteristica che si adattava bene al clima della Magnifica Terra.
Pagina d' erbario: la segale
Particolari di stelo, semi, cariossidi e pula
Ottobre: seminiamo la segale!
Ottobre: seminiamo la segale!
Semina della segale: attrezzi e strumenti
Lo staio era un recipiente che conteneva circa 8 kg di sementi necessarie per seminare 1 staio (235 metri quadrati) Il contadino teneva le sementi in un sacco o nello staio che veniva portato a tracolla o sotto il braccio durante la semina.
al restél l'èrpikattrezzi per ricoprire i semi con uno strato di terra
al stéir
Affresco sulla facciata della chiesa di S. Vitale
Affresco "Cristo della Domenica"
Dal Museo Civico di Bormio
Dal Museo Civico di Bormio
Dal Museo Civico di Bormio
Dal Museo Civico di Bormio
Cosa abbiamo imparato
Dal Museo Civico di Bormio
Dal Museo Civico di Bormio
Almanacco agricolo: panificazione
Proverbi
quanto è cresciuta la segale?
curiosità
attrezzi
inverno
panificazione
all'opera!
forno
La segale è alta una spanna!
novembre
Lasciamo lo spaventapasseri di guardia alla nostra segale!
Proverbi
Quanto è cresciuta la nostra segale?
novembre
dicembre gennaio febbraio
Poesie studiate dai bisnonni
Il gioco del chiccolino
La pianta era sottile
flessibile e gentile la spiga mise fuor d’un esile color. Il sole la baciava il vento la cullava di chicchi allor si riempì per il pane d’ogni dì.
Un giorno un chiccolino
giocava a nascondino.Nessuno lo cercò
e lui si addormentò! Dormì sotto la neve un sonno lungo e greve infine si svegliò e pianta diventò.
Quanto valeva la segale?
Terminato il canto iniziava la raccolta delle offerte che un tempo consisteva in
- segale,
- farina di segale,
- uova,
- lino
che poi venivano venduti al maggior offerente. Il parroco come ricompensa del lavoro eseguito dagli stellari doveva pagare loro una abbondante cena.
Il giro della Stella
Una volta la Stella dei Re Magi iniziava il suo viaggio nella Notte Santa. A tre o cinque punte, alta su alto bastone era portata dai Re Magi.
... tutta la famiglia si alzava in piedi e cantava accompagnando le ninne nanne natalizie mentre la stella veniva fatta girare in modo che si vedessero i suoi colori.
Almanacco agricolo: la sarchiatura
quanto è cresciuta la segale?
curiosità
sarchiatura
PRIMAVERA
rogazioni
spazio a...
all'opera!
aprile
Quanto è cresciuta la nostra segale!
maggio
marzo
Quanto è cresciuta la nostra segale!
Alcune piantine di segale sono più alte di noi!
Ci sono anche le spighe!
Ecco le spighe
Quanto è cresciuta la nostra segale!
giugno
Ci sentiamo un po' piccoli!
La sarchiatura: missione erbacce infestanti!
Zappiamo prestando attenzione a non rovinare le spighe con la zappetta!
Camminiamo in punta di piedi per evitare di calpestare la segale.
La sarchiatura: missione compiuta!
Questo è il nostro bottino: grande soddisfazione!
Ora il campo è pulito e la segale può crescere meglio!
Poesie studiate dai bisnonni
Il bimbo e Chiccolino
“Chiccolino, dove stai?”. “Sotto terra, non lo sai?”. “E là sotto non fai nulla?”.“Dormo dentro la mia culla!”.“Dormi sempre? Ma perché?”. “Voglio crescere come te!”. “E se tanto crescerai, Chiccolino, che farai?”. “Una spiga metterò, tanti chicchi ti darò”.
Spazio a... nonna Ilda!
Ora proviamo noi!
Le rogazioni
Durante le processioni lungo le stradine tra i campi, i fedeli chiedevano la grazia di ottenere buoni raccolti: - si benediceva laterra, - si cantavano le litanie dei santi e - si pregava.
A primavera, nei tre giorni precedenti l'Ascensione nelle valli del Bormiese la popolazione partecipava alle rogazioni.
Testimonianza di nonna Ilda
Testimonianza di nonna Ilda
Testimonianza di nonna Ilda
Almanacco agricolo: la mietitura
valore della segale
lugl, témp de colér
attrezzi
estate
il mistero della segale cornuta
noi scrittori!
mietitura
La mietitura
Essiccazione dei covoni Le spighe tagliate con la falce o la falciola venivano disposte sempre dalla medesima parte e, legate per formare un covone, erano lasciate sul campo oppure portate in krapéna (parte alta del fienile) per essiccare.
Per il trasporto dal campo al fienile (taulà) utilizzavano i teloni (blàka) oppure un carro.
Quando avvenivaData tradizionali per la mietitura era il 26 luglio, giorno di Sant'Anna.
Le spighe raggiungevano anche un metro e 70 di altezza e venivano tagliate prima che fossero completamente mature per evitare che cadessero i chicchi.
Il lavoro avveniva all'alba quando le spighe erano ancora umide.
26 luglio S. Anna
Storie fantastiche: tra campi di segale e streghe
All'improvviso l’animale si trasformò in una strega. Il contadino chiese aiuto, ma la strega lo prese per il collo e Giuseppino morì.
Aiuuuto, c'è un gaaattoooo!
La moglie non vide arrivare il marito e lo andò a cercare, ma lo trovò morto nel campo di segale.
Tanto tempo fa a Bormio un contadino, Giuseppino, e sua moglie Maria vivevano in una casa un po’ malandata. Un giorno, al tramonto, il contadino stava ancora falciando con la falce le spighe.
Maria cercò di capire cosa fosse successo.
Trovò una forca per terra e pensò che Giuseppino prima di morire fosse riuscito a uccidere la strega. Ma la strega aveva ucciso il marito e aveva anche seminato in tutto il campo semi di segale cornuta.
Povera Maria!
Sentì ad un tratto un gatto calpestare tutta la segale.
A
Storie fantastiche: tra campi di segale e streghe
Gli animaletti divorarono tutti i chicchi in un baleno. Quando il lupo si allontanò, i contadini uscirono dal mulino dove si erano nascosti. Nel campo non trovarono più le spighe di segale… Giovanni e Anna piansero dicendo: << Non avremo più la farina per fare il pane di segale!>>.
Aiuuuto, c'è un luuupoooo!
Tanto tempo fa a Bormio c'erano un contadino, Giovanni, e sua moglie Anna.Un giorno stavano raccogliendo nella “blàca” le spighe di segale, ma ad un tratto …. arrivò un lupo molto grosso e feroce dagli occhi rossi e con i denti appuntiti.
I contadini impauriti scapparono di corsa per non essere mangiati. Il lupo pestò le spighe che diventarono piene di insetti.
Storie fantastiche: tra campi di segale e streghe
Ad un tratto un’aquila, che in realtà era una strega, rubò la "blàca" piena di spighe di segale. Il contadino e la contadina cacciarono il rapace con delle forche che avevano nel campo. Purtroppo i contadini rimasero a pancia vuota e l'aquila invece con la pancia piena!
Aiuuuto, c'è un'aquilaaaaa!
Tanto tempo fa a Bormio il contadino Piero e sua moglie Pierina avevano sempre molto lavoro nei campi.Un giorno stavano raccogliendo la segale con la falce e il falcetto.
Per tagliare le spighe: falce falciola. Per affilare la lama: portacote cote. Per trasportare i covoni: teloni (blàka) carro.
Attrezzi e strumenti
Dal Museo Civico di Bormio
Dal Museo Civico di Bormio
Almanacco agricolo: la trebbiatura
agóšt, témp de riflèter
attrezzi
trebbiatrice
estate
utilizzo della paglia
trebbiatura
pulitura e vagliatura
Attrezzi e strumenti
La trebbiatura
I contadini si disponevano su due file: mentre da una parte si alzava il correggiato (èskut), dall'altra l'attrezzo cadeva sui covoni. I movimenti rotatori dell'èskut dovevano essere perfettamente sincronizzati con quelli degli altri.
La battitura a mano Verso ferragosto, i covoni essicati erano sbattuti a terra o contro il muro per far uscire i chicchi più maturi. I covoni erano poi stesi sul pavimento del fienile (taulà) o sul prato con l'erba appena falciata.
Pulitura e vagliatura
Proverbi
La pulitura I chicchi di segale dovevano essere poi ripuliti dai sassolini e dalla paglia con l'ausilio di setacci in vimini (drèit). Venivano prima utilizzati quelli con una trama più larga e man mano quelli con trama più fitta.
La vagliatura Questa operazione veniva effettuata con il vaglio (van) all'aperto possibilmente in una giornata di vento in modo che la pula, più leggera dei chicchi, fosse portata via dal vento.
La trebbiatrice
La “machina da báter” fu usato sino agli anni Cinquanta , poi per molti anni è rimasta abbandonata, finchè un gruppo di volontari l'ha restaurata ed ora è ancora in grado di trebbiare un covone di segale.
La “machina da báter” La trebbiatrice fu acquistata durante la Seconda guerra mondiale, quando molti uomini si trovavano a combattere al fronte. In paese erano rimasti anziani, donne e bambini: da soli non potevano affrontare il lavoro pesante della trebbiatura.
AneddotoUna volta, per scherzo, ai fratelli Barbarossa fecero uscire dalla trebbiatrice una balla molto lunga. I tre continuavano a girarci attorno per riuscire a capire come caricarla sul carro, ma era impossibile sollevarla.
La paglia
La paglia veniva utilizzata come strame soprattutto per le mucche che avevano appena partorito e per i vitelli. La paglia serviva anche per riempire i sacconi del letto, i pagliericci (pàjon), cioè i materassi per i letti.
La paglia veniva tritata a mano con una scure oppure con il falcione o tagliapaglia (kascèta de la pàia).
Dal Museo Civico di Bormio
Dal Museo Civico di Bormio
Testimonianza di nonna Ilda
Dal Museo Civico di Bormio
Dal Museo Civico di Bormio
Almanacco agricolo: acqua come risorsa
il percorso dell'agualar
importanza dell'agualar
agualar
estate
noi scrittori!
alle prese con antiche mappe
curiosità
L'agualar
Com’era
1 / 2 metri,
- ponticelli per l'attraversamento
- griglie di legno per bloccare oggetti, rami o animali caduti nel canale
A cosa serviva
- ad annacquare i campi della via Coltura e dell’Alute
- a produrre l’energia per muovere le ruote di mulini, fucine, segherie e gualchiere.
Alla ricerca delle tracce del passato ...
Dove
- l’agualar iniziava a monte del ponte di Combo e si divideva in due canali:
- uno a valle della via Sub Ripa, (via Morcelli) e della via Magna (via Roma), per confluire poi nel Frodolfo,
- l'altro attraversava i campi della via Coltura e dell’Alute.
Il percorso dell'agualar
Alla ricerca delle tracce del passato ...
Lungo l'agualar
L'importanza dell'agualar
Dai documenti risulta che a Bormio nel 1304 ci fossero
Per quale motivo Dossiglio, uno dei cinque reparti di Bormio, ha come simbolo il mulino?
- tre mulini,
- una segheria,
- una fucina e
- una gualchiera o folla dove si lavorava il panno di lana.
Anche nelle valli circostanti vi erano numerosi mulini.
Lungo la via Molini passava l’agualar. L'acqua permetteva il funzionamento di mulini, segherie, fucine e gualchiere.
- si riducevano i tronchi in legname da costruzione
Opifici sul canale dell’agualar
segherie
- L'acqua del Frodolfo veniva incanalata nell’agualar e veniva deviata con delle chiuse in legno o dei canali.
- Il getto dell'acqua permetteva il movimento delle pale modellate a forma di cucchiaio.
- l'acqua giungeva lungo un canale in legno posto sopra la ruota e ricadeva sulle pale.
- si lavorava il panno di lana
gualchiera o folla
mulini
- si forgiavano attrezzi agricoli ed erano provviste di magli
fucine
Osserviamo un'antica mappa di Bormio e ... all'opera!
Nella mappa si può osservare il corso del torrente Frodolfo e dell'agualar.
Osserviamo un'antica mappa di Bormio e ... all'opera!
Almanacco agricolo: la macinazione
Proverbi
mulino Salacrist
mulino di Nacleto
estate
noi scrittori!
spazio a...
mugnaio
Il mulino Salacrist
Alla ricerca delle tracce del passato ...
Pare che il mulino Salacrist risalga al 1196.
Ingranaggi del mulino
Il mulino Salacrist
I chicchi di segale erano versati nella tramoggia. Le macine erano due, quella superiore girava, mentre quella inferiore era ferma. Era possibile diminuire la distanza tra le due macine per cambiare la grossezza della farina.
Resti del canale (skusoir) dove scorreva l'agualar.
I prodotti della macinazione erano- la farina bèla - la farinéta - la kruska.
Il mulino Salacrist
Attraverso un canaletto la farina macinata scendeva dalle macine in un cassone suddiviso in vari scomparti.
All'interno del cassone c'era una struttura esagonale coperta da un tessuto: il buratto, aveva una trama più o meno fitta e serviva per separare la farina dalla crusca.
Questo attrezzo veniva usato per battere l'orzo (duméga) e pulirlo dal suo involucro prendendo poi il nome di mak.
In visita al mulino Salacrist
All' interno del Mulino Salacrist
Nel passato
Il mulino di Nacleto
Alla ricerca delle tracce del passato ...
Nel passato
Il mulino si trovava sulla destra verso il reparto Combo, di fronte c'era una fucina. L'acqua dell’agualar veniva utilizzata per le macine del mulino e per far funzionare i magli.
Oggi
QUANDO SVOLGEVA LA SUA ATTIVITÀ?Lavorava soprattutto in autunno e in primavera, in questi periodi il mulino funzionava giorno e notte.
Il mugnaio
Proverbi
QUALI ATTIVITÀ SVOLGEVA ?Il mugnaio - faceva funzionare i macchinari e li controllava, - pesava i sacchi con la segale e il frumento e - riconsegnava i prodotti della macinazione ai contadini.
PERCHÈ I MUGNAI NON ERANO MOLTO AMATI? La popolazione riteneva che spesso i mugnai - indicassero un peso inferiore della segale o del frumento consegnato - utilizzassero molta acqua condizionando altre attività come la lavatura dei panni o l’abbeveramento degli animali.
Ma all’improvviso da un sacco uscì una faina con la bocca enorme e i denti affilati come sciabole.
La mugnaia urlò: << Mario curi! Porta ce al forkon!>>.
La faina intanto rompeva tutti i sacchi con le sue unghie affilate.
Il mugnaio con il forcone colpì la bestiaccia che si trasformò in una strega dagli occhi rossi fuoco e dall’odore di fogna.
La strega urlò e uscì come un fulmine dal mulino, mentre i due mugnai tremavano ancora.
Storie fantastiche: la strega al mulino
Aiuuuto, c'è una fainaaaaa!
Tanto tempo fa al mulino Salacrist viveva il mugnaio con la sua famiglia.Un giorno di ottobre, Mario stava macinando la segale portata dai contadini con i carri trainati da cavalli e mucche. Il mugnaio si asciugò il sudore ed esclamò: <<Som strak!>>, intanto la moglie Lucia pesava i sacchi di farina da consegnare ai contadini.
Testimonianza di nonna Ilda
Ex voto: testimonianza del passato
Tavolette dipinte per ringraziare la Madonna o il santo invocato che avevano compiuto il miracolo, per grazia ricevuta.
Una donna riesce ad afferrare per un piede un bambino caduto nell’agualar. La Vergine con il
Bambino assiste alla scena e intercede: il piccolo è salvo!
Ex voto
Immaginiamo cosa possa essere successo
La zia Carla si accorse di quanto era successo e gridò: <<Arrivooo, Michele! Aiutooo!>>, poi corse per cercare di salvare il piccolo. Il povero bambino, a causa della corrente, perse addirittura i vestiti. Quando il nipotino si stava avvicinando alla rastrelliera, la zia riuscì a prenderlo per la gamba sinistra e lo portò in salvo. <<Michele per fortuna sei salvo! Che spavento!>>.
Giocare vicino all'agualar è pericoloso!
Tanto tempo fa a Combo c'erano numerosi campi di segale . Un giorno Michele andò ad aiutare i suoi parenti a mietere la segale. Iniziò poi a giocare con un secchiello di latta: raccoglieva l’acqua dell’agualar che mischiava con la sabbia per fare delle costruzioni.
Guardando il cielo, con le mani giunte, aggiunse: <<Oh Madonnina cara, grazie di cuore. Hai salvato il mio nipotino !>>.
Ma il secchiello era troppo pesante, Michele scivolò nel canale e fu trascinato dalla corrente.
Immaginiamo cosa possa essere successo
La zia si accorse dell’accaduto e urlò: <<Aiutoooo! Il mio nipotino! Qualcuno mi aiuti!!>>. La corrente era talmente forte che Giuseppe perse i suoi abiti ed arrivò ai rastelli. Peppina corse lungo l’agualar appena in tempo: prese Giuseppe per il piede e lo portò in salvo. Il piccolo tossì e tutto infreddolito disse con un filo di voce: <<Grazie zia!>>.
Incidente al mulino
Tanto tempo fa a Bormio c’erano molti mulini vicino all’agualar. Un giorno Giuseppe si recò con la zia Peppina al mulino Salacrist per macinare la segale e preparare poi il pane prima di andare in malga.
Peppina guardando il cielo esclamò << Grazie Madonna che ci proteggi sempre! Il mio nipotino è salvo!>> .
Quel giorno il piccolo Giuseppe si stava divertendo a saltare tra i sacchi di farina, quando inciampò e cadde nell’agualar che scorreva proprio lì vicino.
Immaginiamo cosa possa essere successo
<<Che divertimento!>>. Ma ad un tratto Pietro inciampò in un sasso e cadde nell’agualar. L’acqua era molto forte e in poco tempo il bambino perse i vestiti. La mamma alzò gli occhi per vedere cosa stesse facendo Pietro, ma…
lo vide nell’agualar! <<Oh Pietro! …..Madonnina, aiutami tu!>>.
Madonnina, aiutami tu!
Tanto tempo fa, la contadina Marta stava coltivando la segale in un campo a Combo. <<Quante erbacce! Non riuscirò certo a finire il lavoro!>>. La povera Marta con la zappa toglieva le piantine che non lasciavano crescere bene le spighe.
Marta corse verso il figlio e riuscì ad afferrarlo per un piede, poi lo trascinò sul prato. <<Grazie Maria! Mi hai proprio aiutata!>>.
Poco lontano, Pietro, il figlio di tre anni, trascinava il rastrello lungo il campo.
Dal Museo Civico di Bormio
Quanto valeva la segale?
Anche nel passato si pagavano le tasse!
I contadini dovevano consegnare anticamente alla Chiesa e in seguito al Comune, la decima parte del raccolto, in particolare orzo e segale. Le "tasse versate" venivano raccolte nei "taulà de li dégiuma" e consegnate alle famiglie più povere o messe all’asta al miglior offerente.
In occasione di nuove costruzioni pubbliche, come chiese o scuole, la popolazione doveva contribuire consegnando altri sacchi di cereali.
Nel passato Oggi
Quanto valeva la segale?
- acquisto del pane in panetteria tutti i giorni
- lavoro pagato con
somme di denaro
- offerte alla chiesa
somme di denaro
- preparazione del pane di segale 2 volte l'anno
- lavoro pagato con beni preziosi: sale, segale, panno di lana, ferro
- offerte alla chiesa: fieno, segale, uova, lino
Uno stipendio... sostanzioso!
Da alcuni documenti risulta che nel 1391 due soprintendenti, Tibaldo Marioli e Giovanni Foliani, si occuparono della costruzione delle torri di Fraele (sistema difensivo del Contado di Bormio) e furono pagati per il loro lavoro con libbre (1 libbra = mezzo chilo) di
- sale,
- ferro,
- panno e
- segale.
La segale cornuta:
Quando nel passato scoppiò la caccia alle streghe, si racconta che ai mulini venisse macinata la “segale cornuta”, considerata un alimento proibito che trasformava le donne in streghe, mettendole in contatto con il diavolo.
tra scienza e credenze popolari
Talvolta la segale veniva attaccata da un fungo: dalle spighe sporgevano dei cornetti scuri, da cui il nome “segale cornuta”.Se consumata in quantità, poteva provocare allucinazioni.
Si racconta che ....
- La leggenda del Tananài
- La serpe di Sclaneira
- Il mulino stregato
Dal Museo Civico di Bormio
La panificazione
Procedimento - Impastare gli ingredienti nella madia (panéir), - tracciare il segno di croce sulla pasta, - lasciare riposare per alcune ore in un luogo caldo per favorire la lievitazione. - Preparare le diverse forme del pane, in particolare i breciadéi (ciambelle), - appoggiare i panetti sulle assi del pane (asc del pan) con le strisce di tela di lino (fáscia del pan) - lasciare lievitare per un’ora - cuocere nel forno (sulla bocca del forno erano posti dei rametti accesi per rischiarare il forno, li golòsa).
Proverbi
Si preparava preferibilmente con luna piena o crescente. Ricetta Ingredienti sera precedente per il lievito (levá):
- acqua
- farina
- piccola quantità di pasta della precedente panificazione
giorno seguente - farina di segale
- acqua tiepida
- sale
- lievito
Il forno della fam. Pedranzini
madia (panéir) dove si impastava il pane
finestrella da cui passavano le assi con il pane da cuocere
forno con forma a cupola
interno del forno
Il forno
Il forno era illuminato con alcuni rametti accesi (li gólosa). Il forno si trovava in molte case e aveva una forma semicircolare o a cupola. Veniva utilizzato anche per cuocere il pane dei vicini.
Il pane veniva preparato due volte all’anno, in autunno e in primavera.Il forno veniva riscaldato per bene e poi si introducevano i panetti con le pale.
Conservazione del pane
Una volta che il pane era cotto veniva messo in ceste e appeso in un locale asciutto ed arieggiato. Il buco presente nei breciadéi (ciambelle) era utile per infilare il pane in lunghi pali fissati sul soffitto dove farlo seccare al riparo dai topi.
Il pane si conservava per mesi, una volta diventato secco, veniva tagliato con la gràmola del pan e inzuppato nella minestra o nel latte. Questo tagliere aveva un bordo sui tre lati per impedire che le briciole cadessero a terra.
Le forme del pane
Proverbi
Glicerio Longa nel 1912 ha descritto come si preparava il pane nelle case di Bormio, una vera e propria "arte di fare il pane". La forma che si preferiva era la ciambella, al breciadél. La piza, un pane dalla forma allungata che qualcuno lo definiva focaccia.
Piza a forma di ESSE Prézel pane intrecciato Trécia pane porta fortuna Fior pane di pasta dolce
Le forme del pane
Proverbi
Popa e la popina Fior Anedra Purcel Besc’ia Gal
Figacina Kor o Korin Fer de kaval Pasc’tòr kul ciutin
Riproduciamo le forme del pane
Con pasta di sale e didò proviamo anche noi a creare le diverse forme del pane.
Poesie studiate dai bisnonni
Proverbi
La storiellina della mano
Dice il pollice: <<Non c'è più pane!>>. Dice l'indice: <<Come faremo?>>. Dice il medio: <<Lo compreremo>>. Dice l'anulare: <<Ce n'è un pezzettino>>. Dice il mignolo: <<Datelo a me che sono il più piccino>>.
Datelo a me che sono il più piccino!
Non c'è più pane!
Testimonianza di nonna Ilda
Dal taulà de li dégiuma
Lugl, témp de colér
Luglio, tempo della mietitura
Debòt se còl. La séghel l é madùra. A n ruz de bröa la cròdula glià m pè. L é de taglièr gualìf, cu man sigùra, che i gran i vàien mìga štradenè. Li fémena a rocét per li cultùra li ràmen dré li dègiuma al trepè e li lìghen li špìga cu gran cùra, che i ciùf i rèštien mìga šparpagliè. Remo Bracchi Bórm, 2 genéir 1994
Presto si miete. La segale è matura. Quando soffia la breva, il vento che arriva
al lago, i chicchi cadono a terra.
Bisogna falciare con taglio preciso,
perché nessun chicco vada perso.
A gruppetti le donne raccolgono per i campi
fasci di segale formando un covone,
legano le spighe con gran cura in modo che
le spighe non rimangano sparpagliate.
Remo Bracchi Bormio, 2 gennaio 1994
Cosa abbiamo capito
Agóšt, témp de riflèter
Agosto, tempo di riflessione
Agosto. Dai fienili provengono i colpi regolari di chi batte la segale. La pula vola via leggera. Sono i passi dell’estate che si allontana. Sui canali in legno che portavano l’acqua alle ruote del mulino sono distesi in ordine e con cura i covoni di segale. I battitori si dividono in due squadre: quella che colpisce e quella che solleva il correggiato. Remo Bracchi Bormio, 2 gennaio 1994
Agóšt. Al se špantìga in de la séira i cólp gualìf che i bàten, de i taulà.
Li vaśùra li šgòlen ìa lengéira.
L é i pas che i se šlontànen de l ištà.
Sóra al šcusöir l é deštendùda l éira
cu i brèč de pàglia in órden, bén šplanà.
Se fà dóa cóbia de la šquàdra intéira:
quéla che pìca e quéla che la šta.
Remo Bracchi Bórm, 2 genéir 1994
Cosa abbiamo capito
Ieri Oggi
Durante la nostra ricerca storica, abbiamo capito ...
- quanto è cambiato il nostro territorio
- e come si è modificato nel tempo il modo di vivere....
.. ma abbiamo anche capito che...
Chi non mangia in compagnia non può vivere in allegria!
Ieri Oggi
Oggi, come nel passato, ci gustiamo un bel breciadél de séghel, però all'interno ci aggiungiamo ...
I nostri panini di segale con prosciutto, tonno, insalata ...
.... senape, maionese, pomodori, origano, basilico....
I nostri panini di segale ...
... sono una delizia!
I nostri panini di segale ....
... ci mettono allegria!
ALMANACCO AGRICOLO DELLA MAGNIFICA TERRA
lorena.confortola
Created on March 21, 2021
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Transcript
Almanacco agricolo della Magnifica Terra et Honorate valli: la segale!
Viaggio alla scoperta della coltivazione della segale
classi prime primaria Bormio a. scol. 2020/21
Almanacco agricolo
Indice
autunno: - preparazione del campo- semina inverno: - panificazioneprimavera: - sarchiaturaestate: - mietitura- trebbiatura - acqua come risorsa- macinazione
Info per la navigazionePercorso di lavoroIntervisteConclusione... appetitosa!
Info per la navigazione
Approfondimento Video Registrazione audio Luoghi e punti di interesse
Mostra gli elementi interattivi Avanti Indietro Torna all'indice
Alla ricerca di fonti storiche
Percorso di lavoro
LA SEGALE
Intervista a nonni e bisnonni
- In quali anni si è svolta l’esperienza contadina che mi racconti?
- Hai qualche foto che riguarda la coltivazione dei campi?
LA COLTIVAZIONEGrazie a nonni e bisnonni!
GRAZIE perchè avete aperto il vostro album dei ricordi e ci avete raccontato con tanta passione come si viveva una volta. GRAZIE per i vostri racconti che ci hanno aiutato a ricostruire una pagina della nostra storia. GRAZIE per le vostre descrizioni che ci hanno permesso di scoprire come è cambiato il nostro territorio. GRAZIE per averci fatto capire quanto è importante curare e amare la terra.
Grazie a zii, nonni e bisnonni!
Grazie a Pietro Anna Tino Piera Valeria Caterina Emilio Gianni Giuseppina Mariangela Adriano Gino
Renzo Shendet Franco Odilla Silvia Lucia Piera Franca Tullio Anna Maria Erica Livio
Pinuccia Gianni Severino Irma Lucia Daniele Leda Franca Sandra Piermarino Fulvio Gino Franca
Grazie a nonni e bisnonni!
Grazie a
Grazie a nonni e bisnonni!
Nonni e bisnonni ...non stancatevi di raccontarci la vostra storia!
Almanacco agricolo: preparazione del campo
attrezzi
concimazione
otóbre: témp de posàr
auTUNNO
aratura
all'opera!
noi al museo
Almanacco agricolo: la semina
caratteristiche della segale
semina
attrezzi
auTUNNO
spazio a...
curiosità
all'opera!
Testimonianza di nonna Ilda
Se si effettuavano rotazioni alle colture si concimava in primavera- ogni due anni, prima di seminare le patate,- ogni tre anni, se si alternavano patate - segale - lino. Il concime era portato sul posto durante l'inverno tramite una slitta.
La concimazione
La concimazione avveniva solo se non si effettuavano rotazioni alle colture. Il letame, portato sul campo con la gerla o con la carriola, si spargeva con la forca. Quest'attività avveniva preferibilmente in luna calante.
Testimonianza di nonna Ilda
Attrezzi e strumenti
Ottobre: prepariamo il campo!
Preparazione del campo: aratura
l'aradèl L'aratro veniva utilizzato per i terreni pianeggianti sfruttando la forza di mucche e cavalli ai quali era fissato il giogo. al giof
Preparazione del campo: attrezzi e strumenti
Zappe ... per tutti i gusti!
la zàpa
al kavòz
Questi attrezzi erano usati per vangare, rivoltare, arieggiare la terra e per tracciare i solchi. al badìl
Ottobre, tempo del riposo
Otóbre: témp de posàr
Se tìra su i tartùful, se proscént, se špantìga li gràscia per i pra, se seména la séghel e l furmént, se šcumét sóra quél che l vegnerà. In de la val al se šgatìgna i vént, al se indurménta i sólch sui camp arà. Al ram al pèrt li fóglia: a cént a cént li van inséma cu l altögn che l va. Remo Bracchi Bórm, 2 genéir 1994
Si raccolgono le patate, si ara la terra, si sparge il letame sui prati, si semina la segale e il frumento, scommettendo su quanto crescerà. I venti si scatenano nelle valli, si addormentano i solchi sui campi arati. I rami perdono le loro foglie e a cento a cento se ne vanno con l’autunno che cammina. Remo Bracchi Bormio, 2 gennaio 1994
Museo Civico di Bormio
Alla ricerca delle tracce del passato ...
... il giardino del palazzo De Simoni è il luogo ideale per la semina della segale!
La semina della segale
Nel Bormiese si preferiva alla "séghel primabràna", seminata a marzo, la "séghel invernìcia" seminata in ottobre in quanto rendeva di più.
Nei campi situati su pendii i solchi erano tracciati in modo obliquo. I semi venivano ricoperti con il rastrello o l'erpice trainato spesso dal contadino che seguiva la direzione dei solchi. Dopo aver seminato, era consuetudine benedire la terra con l'acqua santa o tracciare con la zappa una croce dicendo: <<Semenza in téra, sc'peranza in Dio>>.
La semina avveniva all'inizio della luna crescente per ottenere spighe con più chicchi. Si seminava a spaglio in solchi distanziati circa 15 cm.
Proverbi
La segale
I campi di segale insieme ai numerosi mulini caratterizzavano il paesaggio. Com'era Bormio nel 1830? Nel Contado questo prezioso cereale costituì per molto tempo una risorsa: la farina di segale rappresentava il duro lavoro, le fatiche e la speranza di un anno intero.
La segale proviene dall'Asia e ha un'origine antichissima, è un cereale forte che resiste al freddo e alle altitudini elevate, caratteristica che si adattava bene al clima della Magnifica Terra.
Pagina d' erbario: la segale
Particolari di stelo, semi, cariossidi e pula
Ottobre: seminiamo la segale!
Ottobre: seminiamo la segale!
Semina della segale: attrezzi e strumenti
Lo staio era un recipiente che conteneva circa 8 kg di sementi necessarie per seminare 1 staio (235 metri quadrati) Il contadino teneva le sementi in un sacco o nello staio che veniva portato a tracolla o sotto il braccio durante la semina.
al restél l'èrpikattrezzi per ricoprire i semi con uno strato di terra
al stéir
Affresco sulla facciata della chiesa di S. Vitale
Affresco "Cristo della Domenica"
Dal Museo Civico di Bormio
Dal Museo Civico di Bormio
Dal Museo Civico di Bormio
Dal Museo Civico di Bormio
Cosa abbiamo imparato
Dal Museo Civico di Bormio
Dal Museo Civico di Bormio
Almanacco agricolo: panificazione
Proverbi
quanto è cresciuta la segale?
curiosità
attrezzi
inverno
panificazione
all'opera!
forno
La segale è alta una spanna!
novembre
Lasciamo lo spaventapasseri di guardia alla nostra segale!
Proverbi
Quanto è cresciuta la nostra segale?
novembre
dicembre gennaio febbraio
Poesie studiate dai bisnonni
Il gioco del chiccolino
La pianta era sottile flessibile e gentile la spiga mise fuor d’un esile color. Il sole la baciava il vento la cullava di chicchi allor si riempì per il pane d’ogni dì.
Un giorno un chiccolino giocava a nascondino.Nessuno lo cercò e lui si addormentò! Dormì sotto la neve un sonno lungo e greve infine si svegliò e pianta diventò.
Quanto valeva la segale?
Terminato il canto iniziava la raccolta delle offerte che un tempo consisteva in
- segale,
- farina di segale,
- uova,
- lino
che poi venivano venduti al maggior offerente. Il parroco come ricompensa del lavoro eseguito dagli stellari doveva pagare loro una abbondante cena.Il giro della Stella
Una volta la Stella dei Re Magi iniziava il suo viaggio nella Notte Santa. A tre o cinque punte, alta su alto bastone era portata dai Re Magi. ... tutta la famiglia si alzava in piedi e cantava accompagnando le ninne nanne natalizie mentre la stella veniva fatta girare in modo che si vedessero i suoi colori.
Almanacco agricolo: la sarchiatura
quanto è cresciuta la segale?
curiosità
sarchiatura
PRIMAVERA
rogazioni
spazio a...
all'opera!
aprile
Quanto è cresciuta la nostra segale!
maggio
marzo
Quanto è cresciuta la nostra segale!
Alcune piantine di segale sono più alte di noi!
Ci sono anche le spighe!
Ecco le spighe
Quanto è cresciuta la nostra segale!
giugno
Ci sentiamo un po' piccoli!
La sarchiatura: missione erbacce infestanti!
Zappiamo prestando attenzione a non rovinare le spighe con la zappetta!
Camminiamo in punta di piedi per evitare di calpestare la segale.
La sarchiatura: missione compiuta!
Questo è il nostro bottino: grande soddisfazione!
Ora il campo è pulito e la segale può crescere meglio!
Poesie studiate dai bisnonni
Il bimbo e Chiccolino
“Chiccolino, dove stai?”. “Sotto terra, non lo sai?”. “E là sotto non fai nulla?”.“Dormo dentro la mia culla!”.“Dormi sempre? Ma perché?”. “Voglio crescere come te!”. “E se tanto crescerai, Chiccolino, che farai?”. “Una spiga metterò, tanti chicchi ti darò”.
Spazio a... nonna Ilda!
Ora proviamo noi!
Le rogazioni
Durante le processioni lungo le stradine tra i campi, i fedeli chiedevano la grazia di ottenere buoni raccolti: - si benediceva laterra, - si cantavano le litanie dei santi e - si pregava.
A primavera, nei tre giorni precedenti l'Ascensione nelle valli del Bormiese la popolazione partecipava alle rogazioni.
Testimonianza di nonna Ilda
Testimonianza di nonna Ilda
Testimonianza di nonna Ilda
Almanacco agricolo: la mietitura
valore della segale
lugl, témp de colér
attrezzi
estate
il mistero della segale cornuta
noi scrittori!
mietitura
La mietitura
Essiccazione dei covoni Le spighe tagliate con la falce o la falciola venivano disposte sempre dalla medesima parte e, legate per formare un covone, erano lasciate sul campo oppure portate in krapéna (parte alta del fienile) per essiccare. Per il trasporto dal campo al fienile (taulà) utilizzavano i teloni (blàka) oppure un carro.
Quando avvenivaData tradizionali per la mietitura era il 26 luglio, giorno di Sant'Anna. Le spighe raggiungevano anche un metro e 70 di altezza e venivano tagliate prima che fossero completamente mature per evitare che cadessero i chicchi. Il lavoro avveniva all'alba quando le spighe erano ancora umide.
26 luglio S. Anna
Storie fantastiche: tra campi di segale e streghe
All'improvviso l’animale si trasformò in una strega. Il contadino chiese aiuto, ma la strega lo prese per il collo e Giuseppino morì.
Aiuuuto, c'è un gaaattoooo!
La moglie non vide arrivare il marito e lo andò a cercare, ma lo trovò morto nel campo di segale.
Tanto tempo fa a Bormio un contadino, Giuseppino, e sua moglie Maria vivevano in una casa un po’ malandata. Un giorno, al tramonto, il contadino stava ancora falciando con la falce le spighe.
Maria cercò di capire cosa fosse successo. Trovò una forca per terra e pensò che Giuseppino prima di morire fosse riuscito a uccidere la strega. Ma la strega aveva ucciso il marito e aveva anche seminato in tutto il campo semi di segale cornuta. Povera Maria!
Sentì ad un tratto un gatto calpestare tutta la segale. A
Storie fantastiche: tra campi di segale e streghe
Gli animaletti divorarono tutti i chicchi in un baleno. Quando il lupo si allontanò, i contadini uscirono dal mulino dove si erano nascosti. Nel campo non trovarono più le spighe di segale… Giovanni e Anna piansero dicendo: << Non avremo più la farina per fare il pane di segale!>>.
Aiuuuto, c'è un luuupoooo!
Tanto tempo fa a Bormio c'erano un contadino, Giovanni, e sua moglie Anna.Un giorno stavano raccogliendo nella “blàca” le spighe di segale, ma ad un tratto …. arrivò un lupo molto grosso e feroce dagli occhi rossi e con i denti appuntiti.
I contadini impauriti scapparono di corsa per non essere mangiati. Il lupo pestò le spighe che diventarono piene di insetti.
Storie fantastiche: tra campi di segale e streghe
Ad un tratto un’aquila, che in realtà era una strega, rubò la "blàca" piena di spighe di segale. Il contadino e la contadina cacciarono il rapace con delle forche che avevano nel campo. Purtroppo i contadini rimasero a pancia vuota e l'aquila invece con la pancia piena!
Aiuuuto, c'è un'aquilaaaaa!
Tanto tempo fa a Bormio il contadino Piero e sua moglie Pierina avevano sempre molto lavoro nei campi.Un giorno stavano raccogliendo la segale con la falce e il falcetto.
Per tagliare le spighe: falce falciola. Per affilare la lama: portacote cote. Per trasportare i covoni: teloni (blàka) carro.
Attrezzi e strumenti
Dal Museo Civico di Bormio
Dal Museo Civico di Bormio
Almanacco agricolo: la trebbiatura
agóšt, témp de riflèter
attrezzi
trebbiatrice
estate
utilizzo della paglia
trebbiatura
pulitura e vagliatura
Attrezzi e strumenti
La trebbiatura
I contadini si disponevano su due file: mentre da una parte si alzava il correggiato (èskut), dall'altra l'attrezzo cadeva sui covoni. I movimenti rotatori dell'èskut dovevano essere perfettamente sincronizzati con quelli degli altri.
La battitura a mano Verso ferragosto, i covoni essicati erano sbattuti a terra o contro il muro per far uscire i chicchi più maturi. I covoni erano poi stesi sul pavimento del fienile (taulà) o sul prato con l'erba appena falciata.
Pulitura e vagliatura
Proverbi
La pulitura I chicchi di segale dovevano essere poi ripuliti dai sassolini e dalla paglia con l'ausilio di setacci in vimini (drèit). Venivano prima utilizzati quelli con una trama più larga e man mano quelli con trama più fitta.
La vagliatura Questa operazione veniva effettuata con il vaglio (van) all'aperto possibilmente in una giornata di vento in modo che la pula, più leggera dei chicchi, fosse portata via dal vento.
La trebbiatrice
La “machina da báter” fu usato sino agli anni Cinquanta , poi per molti anni è rimasta abbandonata, finchè un gruppo di volontari l'ha restaurata ed ora è ancora in grado di trebbiare un covone di segale.
La “machina da báter” La trebbiatrice fu acquistata durante la Seconda guerra mondiale, quando molti uomini si trovavano a combattere al fronte. In paese erano rimasti anziani, donne e bambini: da soli non potevano affrontare il lavoro pesante della trebbiatura.
AneddotoUna volta, per scherzo, ai fratelli Barbarossa fecero uscire dalla trebbiatrice una balla molto lunga. I tre continuavano a girarci attorno per riuscire a capire come caricarla sul carro, ma era impossibile sollevarla.
La paglia
La paglia veniva utilizzata come strame soprattutto per le mucche che avevano appena partorito e per i vitelli. La paglia serviva anche per riempire i sacconi del letto, i pagliericci (pàjon), cioè i materassi per i letti.
La paglia veniva tritata a mano con una scure oppure con il falcione o tagliapaglia (kascèta de la pàia).
Dal Museo Civico di Bormio
Dal Museo Civico di Bormio
Testimonianza di nonna Ilda
Dal Museo Civico di Bormio
Dal Museo Civico di Bormio
Almanacco agricolo: acqua come risorsa
il percorso dell'agualar
importanza dell'agualar
agualar
estate
noi scrittori!
alle prese con antiche mappe
curiosità
L'agualar
Com’era
- due canali larghi
1 / 2 metri,- ponticelli per l'attraversamento
- griglie di legno per bloccare oggetti, rami o animali caduti nel canale
A cosa servivaAlla ricerca delle tracce del passato ...
Dove
Il percorso dell'agualar
Alla ricerca delle tracce del passato ...
Lungo l'agualar
L'importanza dell'agualar
Dai documenti risulta che a Bormio nel 1304 ci fossero
Per quale motivo Dossiglio, uno dei cinque reparti di Bormio, ha come simbolo il mulino?
Anche nelle valli circostanti vi erano numerosi mulini.
Lungo la via Molini passava l’agualar. L'acqua permetteva il funzionamento di mulini, segherie, fucine e gualchiere.
Opifici sul canale dell’agualar
segherie
gualchiera o folla
mulini
fucine
Osserviamo un'antica mappa di Bormio e ... all'opera!
Nella mappa si può osservare il corso del torrente Frodolfo e dell'agualar.
Osserviamo un'antica mappa di Bormio e ... all'opera!
Almanacco agricolo: la macinazione
Proverbi
mulino Salacrist
mulino di Nacleto
estate
noi scrittori!
spazio a...
mugnaio
Il mulino Salacrist
Alla ricerca delle tracce del passato ...
Pare che il mulino Salacrist risalga al 1196.
Ingranaggi del mulino
Il mulino Salacrist
I chicchi di segale erano versati nella tramoggia. Le macine erano due, quella superiore girava, mentre quella inferiore era ferma. Era possibile diminuire la distanza tra le due macine per cambiare la grossezza della farina.
Resti del canale (skusoir) dove scorreva l'agualar.
I prodotti della macinazione erano- la farina bèla - la farinéta - la kruska.
Il mulino Salacrist
Attraverso un canaletto la farina macinata scendeva dalle macine in un cassone suddiviso in vari scomparti.
All'interno del cassone c'era una struttura esagonale coperta da un tessuto: il buratto, aveva una trama più o meno fitta e serviva per separare la farina dalla crusca.
Questo attrezzo veniva usato per battere l'orzo (duméga) e pulirlo dal suo involucro prendendo poi il nome di mak.
In visita al mulino Salacrist
All' interno del Mulino Salacrist
Nel passato
Il mulino di Nacleto
Alla ricerca delle tracce del passato ...
Nel passato
Il mulino si trovava sulla destra verso il reparto Combo, di fronte c'era una fucina. L'acqua dell’agualar veniva utilizzata per le macine del mulino e per far funzionare i magli.
Oggi
QUANDO SVOLGEVA LA SUA ATTIVITÀ?Lavorava soprattutto in autunno e in primavera, in questi periodi il mulino funzionava giorno e notte.
Il mugnaio
Proverbi
QUALI ATTIVITÀ SVOLGEVA ?Il mugnaio - faceva funzionare i macchinari e li controllava, - pesava i sacchi con la segale e il frumento e - riconsegnava i prodotti della macinazione ai contadini.
PERCHÈ I MUGNAI NON ERANO MOLTO AMATI? La popolazione riteneva che spesso i mugnai - indicassero un peso inferiore della segale o del frumento consegnato - utilizzassero molta acqua condizionando altre attività come la lavatura dei panni o l’abbeveramento degli animali.
Ma all’improvviso da un sacco uscì una faina con la bocca enorme e i denti affilati come sciabole. La mugnaia urlò: << Mario curi! Porta ce al forkon!>>. La faina intanto rompeva tutti i sacchi con le sue unghie affilate. Il mugnaio con il forcone colpì la bestiaccia che si trasformò in una strega dagli occhi rossi fuoco e dall’odore di fogna. La strega urlò e uscì come un fulmine dal mulino, mentre i due mugnai tremavano ancora.
Storie fantastiche: la strega al mulino
Aiuuuto, c'è una fainaaaaa!
Tanto tempo fa al mulino Salacrist viveva il mugnaio con la sua famiglia.Un giorno di ottobre, Mario stava macinando la segale portata dai contadini con i carri trainati da cavalli e mucche. Il mugnaio si asciugò il sudore ed esclamò: <<Som strak!>>, intanto la moglie Lucia pesava i sacchi di farina da consegnare ai contadini.
Testimonianza di nonna Ilda
Ex voto: testimonianza del passato
Tavolette dipinte per ringraziare la Madonna o il santo invocato che avevano compiuto il miracolo, per grazia ricevuta.
Una donna riesce ad afferrare per un piede un bambino caduto nell’agualar. La Vergine con il Bambino assiste alla scena e intercede: il piccolo è salvo!
Ex voto
Immaginiamo cosa possa essere successo
La zia Carla si accorse di quanto era successo e gridò: <<Arrivooo, Michele! Aiutooo!>>, poi corse per cercare di salvare il piccolo. Il povero bambino, a causa della corrente, perse addirittura i vestiti. Quando il nipotino si stava avvicinando alla rastrelliera, la zia riuscì a prenderlo per la gamba sinistra e lo portò in salvo. <<Michele per fortuna sei salvo! Che spavento!>>.
Giocare vicino all'agualar è pericoloso!
Tanto tempo fa a Combo c'erano numerosi campi di segale . Un giorno Michele andò ad aiutare i suoi parenti a mietere la segale. Iniziò poi a giocare con un secchiello di latta: raccoglieva l’acqua dell’agualar che mischiava con la sabbia per fare delle costruzioni.
Guardando il cielo, con le mani giunte, aggiunse: <<Oh Madonnina cara, grazie di cuore. Hai salvato il mio nipotino !>>.
Ma il secchiello era troppo pesante, Michele scivolò nel canale e fu trascinato dalla corrente.
Immaginiamo cosa possa essere successo
La zia si accorse dell’accaduto e urlò: <<Aiutoooo! Il mio nipotino! Qualcuno mi aiuti!!>>. La corrente era talmente forte che Giuseppe perse i suoi abiti ed arrivò ai rastelli. Peppina corse lungo l’agualar appena in tempo: prese Giuseppe per il piede e lo portò in salvo. Il piccolo tossì e tutto infreddolito disse con un filo di voce: <<Grazie zia!>>.
Incidente al mulino
Tanto tempo fa a Bormio c’erano molti mulini vicino all’agualar. Un giorno Giuseppe si recò con la zia Peppina al mulino Salacrist per macinare la segale e preparare poi il pane prima di andare in malga.
Peppina guardando il cielo esclamò << Grazie Madonna che ci proteggi sempre! Il mio nipotino è salvo!>> .
Quel giorno il piccolo Giuseppe si stava divertendo a saltare tra i sacchi di farina, quando inciampò e cadde nell’agualar che scorreva proprio lì vicino.
Immaginiamo cosa possa essere successo
<<Che divertimento!>>. Ma ad un tratto Pietro inciampò in un sasso e cadde nell’agualar. L’acqua era molto forte e in poco tempo il bambino perse i vestiti. La mamma alzò gli occhi per vedere cosa stesse facendo Pietro, ma… lo vide nell’agualar! <<Oh Pietro! …..Madonnina, aiutami tu!>>.
Madonnina, aiutami tu!
Tanto tempo fa, la contadina Marta stava coltivando la segale in un campo a Combo. <<Quante erbacce! Non riuscirò certo a finire il lavoro!>>. La povera Marta con la zappa toglieva le piantine che non lasciavano crescere bene le spighe.
Marta corse verso il figlio e riuscì ad afferrarlo per un piede, poi lo trascinò sul prato. <<Grazie Maria! Mi hai proprio aiutata!>>.
Poco lontano, Pietro, il figlio di tre anni, trascinava il rastrello lungo il campo.
Dal Museo Civico di Bormio
Quanto valeva la segale?
Anche nel passato si pagavano le tasse!
I contadini dovevano consegnare anticamente alla Chiesa e in seguito al Comune, la decima parte del raccolto, in particolare orzo e segale. Le "tasse versate" venivano raccolte nei "taulà de li dégiuma" e consegnate alle famiglie più povere o messe all’asta al miglior offerente.
In occasione di nuove costruzioni pubbliche, come chiese o scuole, la popolazione doveva contribuire consegnando altri sacchi di cereali.
Nel passato Oggi
Quanto valeva la segale?
Uno stipendio... sostanzioso!
Da alcuni documenti risulta che nel 1391 due soprintendenti, Tibaldo Marioli e Giovanni Foliani, si occuparono della costruzione delle torri di Fraele (sistema difensivo del Contado di Bormio) e furono pagati per il loro lavoro con libbre (1 libbra = mezzo chilo) di
La segale cornuta:
Quando nel passato scoppiò la caccia alle streghe, si racconta che ai mulini venisse macinata la “segale cornuta”, considerata un alimento proibito che trasformava le donne in streghe, mettendole in contatto con il diavolo.
tra scienza e credenze popolari
Talvolta la segale veniva attaccata da un fungo: dalle spighe sporgevano dei cornetti scuri, da cui il nome “segale cornuta”.Se consumata in quantità, poteva provocare allucinazioni.
Si racconta che ....
Dal Museo Civico di Bormio
La panificazione
Procedimento - Impastare gli ingredienti nella madia (panéir), - tracciare il segno di croce sulla pasta, - lasciare riposare per alcune ore in un luogo caldo per favorire la lievitazione. - Preparare le diverse forme del pane, in particolare i breciadéi (ciambelle), - appoggiare i panetti sulle assi del pane (asc del pan) con le strisce di tela di lino (fáscia del pan) - lasciare lievitare per un’ora - cuocere nel forno (sulla bocca del forno erano posti dei rametti accesi per rischiarare il forno, li golòsa).
Proverbi
Si preparava preferibilmente con luna piena o crescente. Ricetta Ingredienti sera precedente per il lievito (levá): - acqua - farina - piccola quantità di pasta della precedente panificazione giorno seguente - farina di segale - acqua tiepida - sale - lievito
Il forno della fam. Pedranzini
madia (panéir) dove si impastava il pane
finestrella da cui passavano le assi con il pane da cuocere
forno con forma a cupola
interno del forno
Il forno
Il forno era illuminato con alcuni rametti accesi (li gólosa). Il forno si trovava in molte case e aveva una forma semicircolare o a cupola. Veniva utilizzato anche per cuocere il pane dei vicini.
Il pane veniva preparato due volte all’anno, in autunno e in primavera.Il forno veniva riscaldato per bene e poi si introducevano i panetti con le pale.
Conservazione del pane
Una volta che il pane era cotto veniva messo in ceste e appeso in un locale asciutto ed arieggiato. Il buco presente nei breciadéi (ciambelle) era utile per infilare il pane in lunghi pali fissati sul soffitto dove farlo seccare al riparo dai topi.
Il pane si conservava per mesi, una volta diventato secco, veniva tagliato con la gràmola del pan e inzuppato nella minestra o nel latte. Questo tagliere aveva un bordo sui tre lati per impedire che le briciole cadessero a terra.
Le forme del pane
Proverbi
Glicerio Longa nel 1912 ha descritto come si preparava il pane nelle case di Bormio, una vera e propria "arte di fare il pane". La forma che si preferiva era la ciambella, al breciadél. La piza, un pane dalla forma allungata che qualcuno lo definiva focaccia.
Piza a forma di ESSE Prézel pane intrecciato Trécia pane porta fortuna Fior pane di pasta dolce
Le forme del pane
Proverbi
Popa e la popina Fior Anedra Purcel Besc’ia Gal
Figacina Kor o Korin Fer de kaval Pasc’tòr kul ciutin
Riproduciamo le forme del pane
Con pasta di sale e didò proviamo anche noi a creare le diverse forme del pane.
Poesie studiate dai bisnonni
Proverbi
La storiellina della mano
Dice il pollice: <<Non c'è più pane!>>. Dice l'indice: <<Come faremo?>>. Dice il medio: <<Lo compreremo>>. Dice l'anulare: <<Ce n'è un pezzettino>>. Dice il mignolo: <<Datelo a me che sono il più piccino>>.
Datelo a me che sono il più piccino!
Non c'è più pane!
Testimonianza di nonna Ilda
Dal taulà de li dégiuma
Lugl, témp de colér
Luglio, tempo della mietitura
Debòt se còl. La séghel l é madùra. A n ruz de bröa la cròdula glià m pè. L é de taglièr gualìf, cu man sigùra, che i gran i vàien mìga štradenè. Li fémena a rocét per li cultùra li ràmen dré li dègiuma al trepè e li lìghen li špìga cu gran cùra, che i ciùf i rèštien mìga šparpagliè. Remo Bracchi Bórm, 2 genéir 1994
Presto si miete. La segale è matura. Quando soffia la breva, il vento che arriva al lago, i chicchi cadono a terra. Bisogna falciare con taglio preciso, perché nessun chicco vada perso. A gruppetti le donne raccolgono per i campi fasci di segale formando un covone, legano le spighe con gran cura in modo che le spighe non rimangano sparpagliate. Remo Bracchi Bormio, 2 gennaio 1994
Cosa abbiamo capito
Agóšt, témp de riflèter
Agosto, tempo di riflessione
Agosto. Dai fienili provengono i colpi regolari di chi batte la segale. La pula vola via leggera. Sono i passi dell’estate che si allontana. Sui canali in legno che portavano l’acqua alle ruote del mulino sono distesi in ordine e con cura i covoni di segale. I battitori si dividono in due squadre: quella che colpisce e quella che solleva il correggiato. Remo Bracchi Bormio, 2 gennaio 1994
Agóšt. Al se špantìga in de la séira i cólp gualìf che i bàten, de i taulà. Li vaśùra li šgòlen ìa lengéira. L é i pas che i se šlontànen de l ištà. Sóra al šcusöir l é deštendùda l éira cu i brèč de pàglia in órden, bén šplanà. Se fà dóa cóbia de la šquàdra intéira: quéla che pìca e quéla che la šta. Remo Bracchi Bórm, 2 genéir 1994
Cosa abbiamo capito
Ieri Oggi
Durante la nostra ricerca storica, abbiamo capito ...
.. ma abbiamo anche capito che...
Chi non mangia in compagnia non può vivere in allegria!
Ieri Oggi
Oggi, come nel passato, ci gustiamo un bel breciadél de séghel, però all'interno ci aggiungiamo ...
I nostri panini di segale con prosciutto, tonno, insalata ...
.... senape, maionese, pomodori, origano, basilico....
I nostri panini di segale ...
... sono una delizia!
I nostri panini di segale ....
... ci mettono allegria!