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Decadentismo

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Il Decadentismo:Tra estetismo e simbolismo e le avanguardie del primo Novecento

Studente: Rosaria Ricco

Je suis l'Empire à la fin de la décadence, Qui regarde passer les grands Barbares blancs En composant des acrostiches indolents D'un style d'or où la langueur du soleil danse.

Paul Verlaine

Decadentismo

Il Decadentismo è un movimento letterario che si è sviluppato in Europa tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento. La parola decadentismo deriva da décadent, termine usato in Francia con significato dispregiativo nella seconda metà dell’800, contro i poeti maledetti che con la novità della loro arte e la loro vita irregolare e disordinata apparivano alla gente come dei decadenti, cioè corrotti e dissoluti.

Paul Verlaine e Tristan Corbière, due dei poeti maledetti

Decadentismo

Essi non si offesero per questo appellativo e se ne impadronirono usandolo nel titolo di una rivista “Le Décadent”. L’espressione "poeti maledetti" deriva dal titolo di una poesia di Baudelaire, in cui la madre di un poeta maledice il momento in cui concepì il figlio. L’espressione fu usata dai decadenti come un atto di accusa contro la società, che odia e maledice il poeta, perché non sa comprenderlo, mentre è proprio il poeta che con la sua creatività fa progredire lo spirito umano.

Decadentismo

Il Decadentismo nasce come reazione alla crisi del Positivismo e del pensiero scientifico. La sfiducia nella ragione determina nel campo morale la crisi dei valori tradizionali generando insicurezza, scetticismo e un senso di angoscia esistenziale. L’intellettuale si trova a disagio nella nuova società che essendo tutta tesa alla produzione e al guadagno, schernisce gli ideali di libertà e democrazia in nome dei quali era incominciata e assume così l’atteggiamento del ribelle, del poeta maledetto che rifiuta la società borghese e ne dissacra i valori.

Jove decadent, dipinto di Ramon Casas (1899)

Decadentismo

La poetica del Decadentismo è strettamente connessa con la visione della vita intesa come mistero: la poesia, infatti, è concepita come strumento di conoscenza del mistero che ci avvolge, come illuminazione e rivelazione dell’ignoto, dell’inconscio e dell’assoluto. Ciò comporta una nuova concezione del poeta, egli è “veggente”, cioè l’esploratore del mistero, dell’inconscio e dell’assoluto a cui perviene per improvvise folgorazioni e intuizioni; la sua poesia perciò non è un dialogo ma si riduce ad un monologo. Il Decadentismo preferisce le forme aperte, strofe e versi liberi in quanto la poesia deve essere un’illuminazione. La poesia decadente è poesia di sensazioni.

Decadentismo

Caratteristiche e temi:

  • I poeti decadenti parlano di esperienze surreali, tormenti e sogni, esprimono le emozioni e non i ragionamenti.
  • L'arte è l'unico modo possibile di vivere la vita, la sua bellezza è l'unico modo di sfuggire ad una società borghese che opprime;
  • Il poeta decadente non si sofferma troppo sul significato delle parole ma sulla loro musicalità infatti utilizza frequentemente fugure retoriche di suono (onomatopee, alliterazioni, anafore...)
  • Si parla di quelli che a quell'epoca erano considerati tabù come l'omosessualità e l'uso di droghe, non solo al fine di scandalizzare ma anche a quello di mostrare la vita esuberante, ribelle e sregolata al pubblico

Decadentismo

Le principali correnti

Il Decadentismo è un movimento vastissimo che si divide in altre correnti, ognuna di esse va a trattare dei temi specifici di questo movimento. Estetismo: prevede una venerazione per tutto ciò che è bello. Tutto ciò che riguarda la forma esteriore deve essere bello, esuberante, lussuoso, e questo riguarda ogni aspetto della vita, dal modo di vestirsi, al modo di arredare, ai temi delle opere letterarie che il poeta scrive. In queste opere troviamo amori passionali, una forte esaltazione della natura, racconti tratti da una vita aristocratica e mondana, carica di eccessi e soprattutto di disgusto verso ogni cosa volgare. I maggiori rappresentanti dell’estetismo sono Oscar Wilde e Gabriele D’Annunzio, in Italia.

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Le principali correnti

In Francia i primi poeti simbolisti sono quelli che vengono chiamati “Poeti Maledetti”, la cui poesia è scandalosa e difficile. I versi di questi artisti cercano di spiegare i tormenti dell’anima e dei sensi attraverso l’analogia e cercando un confronto fra le emozioni e la natura. Ma non è solo questo che il poeta simbolista cerca di fare: egli diventa come un veggente capace di scoprire i significati più profondi e intimi della vita. Giovanni Pascoli a differenza degli altri simbolisti non conduce una vita sfrenata, egli era dedito agli studi, provato da una vita di lutti e per questo il suo Simbolismo cerca nella natura un simbolo dell’infanzia perduta: la figura principale della sua poesia è il nido e la sua poetica è definita “del fanciullino”. Pascoli intende con questo il modo in cui il poeta dovrebbe guardare il mondo, come un bambino appunto che per la prima volta si sorprende davanti alle bellezze del mondo naturale

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La Scapigliatura

Quelli che si avvicinano di più ai Maledetti sono gli Scapigliati, e questi possono essere considerati una sorta di “maledetti” italiani. Il movimento della Scapigliatura ha il suo centro soprattutto a Milano o comunque in Lombardia. La loro poesia parla di argomenti crudi e violenti, anche loro vivono al limite della società, fra droga ed eccessi, conoscendo bene i punti più bui dell’esperienza umana. Fra i maggiori rappresentanti della Scapigliatura ricordiamo Arrigo Boito e Carlo Dossi.

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Crepuscolaresimo

Il Crepuscolarismo invece, prendendo dai Poeti Maledetti soprattutto le tematiche di Paul Verlaine, optano per degli argomenti più pacati. Questi poeti cercano un posto nel mondo in cui rifugiarsi e i posti in cui trovare una pace dell’anima sono soprattutto luoghi familiari e domestici. Troveremo, ad esempio, poesie sul focolare domestico e attenzioni maniacali ai piccoli oggetti appartenenti alla quotidianità; insomma cercano di attaccarsi a quei piccoli dettagli concreti dove il mondo non arriva e dove il poeta può essere solo.

Gabriele d'annunzio

Gabriele D'Annunzio

Biografia

Gabriele D’Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863 in una famiglia borghese. Il padre ha grandi progetti per lui, così D’Annunzio studia i classici e pubblica la prima raccolta di versi, Primo Vere, nel 1879, a 16 anni, grazie alla quale entra subito negli ambienti letterari. . Nel 1881 si iscrive alla facoltà di Lettera a Roma (ma non la termina) e diventa cronista della Roma mondana, iniziando a frequentare i salotti aristocratici e letterari della capitale. Mentre a livello professionale alterna l’attività di giornalista a quella di scrittore e poeta, egli vive una vita amorosa rocambolesca: nel 1883 sposa l’aristocratica Maria Hardouin, dopo una fuga d’amore che all’epoca fece molto scandalo; successivamente, a partire dal 1887, vive una storia d’amore con Barbara Leoni, la cui figura emerge nelle sue opere di quegli anni, tra cui Il Piacere, Elegie Romane e Trionfo della Morte.

Gabriele D'Annunzio

La carriera da parlamentare

Nel 1894, a Venezia, incontra la sua vera musa e il suo amore più celebre: Eleonora Duse. È questo il suo periodo più creativo: grazie alla presenza della Duse, D’Annunzio scrive i primi tre libri delle Laudi, il romanzo Il fuoco e testi teatrali. Quando si trasferisce, sempre insieme alla Duse, vicino a Firenze, ha iniziato da poco la carriera parlamentare: nel 1896 scrive il romanzo politico Vergini delle rocce, nel 1897 è eletto deputato con la destra, ma nel 1900 decide di passare all’estrema sinistra, contrario all’approvazione delle leggi Pelloux, considerate dal poeta liberticide (era infatti un provvedimento per restringere alcune libertà fondamentali dei cittadini). Non viene rieletto alle elezioni di quell’anno e anche in amore le cose vanno male: nel 1904 finisce la sua relazione con la Duse e le altre sue storie d’amore sono maledette. Confiscata la casa sui colli fiorentini, D’Annunzio si trasferisce in Francia nel 1910, dove era già conosciuto, e qui si dedica alla traduzione delle sue opere. Sono 5 anni di esilio volontario, in cui frequenta salotti e scrive Martyre de Saint Sébastian che crea molto scandalo.

Gabriele D'Annunzio

La Seconda Guerra Mondiale e l'impresa di Fiume

Torna in Italia nel 1915 per sostenere l’entrata in guerra del Paese: si trasferisce a Venezia e diventa un soldato. La sua impresa più famosa è l’occupazione di Fiume. In nome della “vittoria mutilata” ignorando i Trattati di Pace del 1919 e il Governo, occupa militarmente la città insieme a reparti volontari dell’esercito, istituendo la Reggenza Italiana del Carnaro, che dura 15 mesi, fino all’intervento dell’esercito italiano regolare mandato dal Governo. Conclusa la sua impresa fiumana nel dicembre 1920, si trasferisce al Vittoriale, bellissima villa a Gardone Riviera, sul lago di Garda. Sono anni di decadimento per D’Annunzio, onorato da Mussolini, ma messo al contempo in disparte. Dal 1926 cura l’Opera omnia, amplia Le faville del maglio e scrive il Libro Segreto. Muore al Vettoriale il 1 marzo 1938.

Celebre frase dantesca usata da D' Annunzio per sancire l' impresa fiumana, divenuta dopo pochi giorni già leggendaria.

Gabriele D'Annunzio

Le opere in prosa: I "Romanzi della rosa"

Il piacere: pubblicato nel 1889, Il Piacere è uno dei più celebri romanzi scritti da Gabriele D’Annunzio. Questo romanzo sconvolse la letteratura dell’Ottocento italiano e inaugurò un nuovo tipo di prosa: quella decadente-esteta di derivazione francese. D’Annunzio rompe tutti gli schemi e propone una nuova letteratura basata sulla sensualità e la decadenza. Il romanzo fa parte di una trilogia che include anche "L’innocente" e "Il trionfo della morte", i cosiddetti Romanzi della rosa. L’opera narra la storia di Andrea Sperelli, un giovane aristocratico, annoiato della vita, amante dell’arte, che vive in una "casa museo". Così come ama l’arte, adora anche le donne.

Gabriele D'Annunzio

Le opere in prosa: i "Romanzi della rosa"

L’Innocente: Tullio Hermil tradisce ripetutamente la moglie Giuliana che, riavutasi da un difficile intervento, finirà per riacquistare le attenzioni di Tullio, specie da quando egli la sospetta d’adulterio; un giorno, lasciata Roma per la dimora di campagna degli Hermil, Tullio e Giuliana iniziano a guardarsi con occhi diversi, mentre, al sano contatto con la terra, si fa strada in Tullio l’urgenza di una rinascita spirituale; una visita alla vicina proprietà di Villalilla riporta marito e moglie ai giorni felici della passione. Giuliana è però incinta di Arboreo; consapevole delle proprie colpe, Tullio sceglie all’apparenza la via della “bontà” e del “perdono”, ma è posseduto dall’odio feroce per il nascituro; in agosto Tullio lascia la “Badiola” per Roma, dove apprende che Arboreo è affetto da una paralisi degenerativa. In ottobre Giuliana dà alla luce un maschio, Raimondo.Nei mesi successivi si fa strada in Hermil una forma di “lucida demenza” che lo condurrà all’assassinio; con la silenziosa complicità di Giuliana,Tullio dà corpo al suo delitto esponendo il bimbo nudo all’aria gelida. Il romanzo si chiude con la morte dell’”innocente”.

Gabriele D'Annunzio

Le opere in prosa: i "Romanzi della rosa"

Trionfo della morte: scritto nel 1894 è il primo dei cosidetti "Romanzi del superuomo".D'Annunzio affronta il tema del fallimento dell’intellettuale e confronta l’avventura intellettuale del protagonista e il fallimento a cui va incontro. Il protagonista è Giorgio Aurispa, un nobile intellettuale di origine abruzzese che vive a Roma. Questo protagonista è dichiaratamente affetto da una malattia dell’anima che cerca di risolvere. Questa malattia consiste nell’essere diviso tra un’attrazione spasmodica nei confronti della vita, e quindi una volontà di conquista e dall’altra parte l’attrazione nei confronti della morte e del disfacimento. L’attrazione nei confronti della morte si esprime attraverso la figura di Ippolita Sanzio, una donna seduttrice, spietata ed ossessiva nei confronti del protagonista, un rapporto che consuma tutte le energie di Giorgio. Simbolicamente l’autore insiste molto sul fatto che la sua presenza non fa altro che distruggere continuamente i suoi propositi. Per cercare di risolvere la malattia di cui è affetto, decide di fare un viaggio nell’Abruzzo delle sue origini. Questo viaggio si rivela una delusione perché non riesce ad inserirsi in quel contesto ancestrale fatto di superstizioni e quindi il romanzo si conclude tragicamente con un omicidio suicidio. Giorgio infatti si getta in un burrone e trascina con sé anche la donna che ama.

Gabriele D'annunzio

Le opere in prosa

Giovanni Episcopo: Insieme a "L'innocente" fa parte della "fase della bontà".Pubblicato a puntate sulla «Nuova Antologia» nel 1891, il romanzo "Giovanni Episcopo" consiste nella confessione di un delitto compiuto dal protagonista, un impiegato piccolo borghese, condannato fatalmente a una condizione di umiliato e offeso. Ispirandosi in parte a Dostoievskij e in parte del romanzo psicologico francese, D’Annunzio costruisce la confessione del protagonista unendo l'indagine di un caso patologico e una scrittura romanzesca attenta alle più minute reazioni psicologiche.

Indice della "Nuova Antologia" risalente al 1 Febbrai 1891o

Gabriele D'Annunzio

Le opere in prosa: i romanzi del Superuomo

Il superomismo emerge nei romanzi "Trionfo della morte", "Le vergini delle rocce", "Il fuoco" e "Forse che sì forse che no" pubblicati tra il 1894 e il 1910.D’Annunzio elabora la sua versione del mito del superuomo, che però appare superficiale, svuota il pensiero nietzschiano e ne riduce la portata e il significato.

Gabriele D'Annunzio

Le opere in prosa: i romanzi del Superuomo

L'ideologia espressa in questi romanzi presenta dei punti fondamentali:

  • il superuomo coltiva il culto della forza, la volontà di affermazione e di dominio, il disprezzo del pericolo, l’amore per il rischio, la violenza, la guerra, l’esuberanza sensuale e il culto della bellezza.
  • Il superuomo ha una concezione aristocratica del mondo che porta al disprezzo della massa, dell’uguaglianza democratica, del regime parlamentare e dei principi di libertà e uguaglianza. La folla diventa l’oggetto da possedere e da conquistare e da plasmare da parte del dominatore.
  • Il superuomo critica e disprezza la volgarità della borghesia nonché la presunta debolezza dell’”Italietta” post-unitaria e giolittiana.

Gabriele D'Annunzio

Le opere in prosa: il periodo "Notturno"

Il "Notturno" è l'opera più importante del periodo definito "Notturno" dall'omonimo scritto.Viene pubblicato nel 1921 ma è scritto nel 1916 in un periodo in cui lo scrittore aveva perso temporaneamente la vista a causa di un incidente aereo perciò si concentra sulla percezione del mondo attraverso gli altri sensi e sulla propria interiorità. D'Annunzio annota sensazioni, ricordi e visioni di getto, esattamente come si presentano. Altre opere facenti parte di questo periodo sono "Le faville del maglio

Gabriele D'Annunzio

Le opere poetiche: Le prime opere

Nelle sue prime opere D'Annunzio si ispira a Carducci e Verga; infatti nel suo "Canto novo" si rifà alle "Odi barbare" di Carducci da cui prende l'aspirazione a una vita sana e virile immersa nella natura. Nasce così il "panismo" che verrà sviluppato successivamente.Tra le prime opere ricordiamo "Primo vere", "Canto novo" e "Intermezzo di rime"

Gabriele D'Annunzio

Le opere poetiche: "Poema paradisiaco"

Poema paradisiaco è una raccolta di poesie di Gabriele D'Annunzio, pubblicata nel 1893, contenente opere a partire dal 1891. Il titolo significa "poema dei giardini" (dal latino paradisus, "giardino"). L'opera è suddivisa in cinque sezioni e costituisce una svolta della produzione letteraria dannunziana, che a partire dal Poema si avvicina sempre più alla poesia decadente e crepuscolare. Il protagonista è un uomo soggetto alla prigione dei sensi, sedotto da figure insidiose e enigmatiche: le larve. Soltanto il suo ritorno nell' orticello di casa, mantenuto con la fatica sarà la sua ancora di salvezza, proprio qui infatti avverrà la sua purificazione. Il protagonista riesce quindi a raggiungere un traguardo di salvezza adottando uno stile di vita in perfetta antitesi rispetto allo stesso D'Annunzio.

Gabriele D'Annunzio

Le opere poetiche: le "Laudi"

Il progetto delle Laudi prevedeva la produzione di sette libri, uno per ogni stella delle Pleiadi. Le prime tre (Maia, Elettra, e Alcyone) vennero pubblicate nel 1903, il quarto libro, Merope, apparirà solo nel 1912 ed esprime l'esaltazione della guerra italo-turca iniziata l'anno precedente; Asterope fu così intitolato e aggiunto agli altri come quinto libro della serie dopo la morte del poeta e comprende canti dedicati alla celebrazione della Grande Guerra e altri postbellici incentrati sull'impresa di Fiume, espressione degli ideali bellicisti e nazionalisti che animavano il suo autore. Gli ultimi libri progettati, Taigete e Celeno non furono nemmeno iniziati.

Gabriele D'Annunzio

Le opere poetiche: le "Laudi"

Maia: pubblicato nel 1903, è la mitizzazione di un suo viaggio in Grecia, spunto per un'esaltazione panica della natura. Il sottotitolo, Laus Vitae si riferisce a una celebrazione dell'energia vitale ed un naturalismo pagano impreziosito dai riferimenti classici e mitologici. Il tema principale è quello del superuomo e artista perfetto, incarnato nel poeta stesso.Elettra: pubblicato nel 1903, è dedicato al mito del superuomo nell'arte e nell'eroismo universale. D'Annunzio diventa il cantore degli eroi immortali: nelle prime due parti celebra principalmente gli eroi della patria, in cui l'Italia viene trasformata nella "supernazione", proprio come il poeta è diventato "superuomo", e dell'arte, simbolo del passato glorioso dell'Italia; nella quarta si trovano il Canto di festa per Calendimaggio e il Canto augurale per la Nazione eletta, che infiammò di entusiasmo i nazionalisti.

Gabriele D'Annunzio

Le opere poetiche: le "Laudi"

Alcyone: pubblicato assieme al secondo e contiene "La pioggia nel pineto". Esso è un unico e vasto poema, che raffigura l'estate trascorsa dal poeta con la compagna Ermione sulla costa della Versilia. In essa il superuomo si fonde totalmente con la natura, divenendone parte.Merope: raccoglie i canti celebrativi della conquista della Libia e della guerra italo-turca in Dodecaneso, pubblicati dapprima sul Corriere della Sera e poi in volume nel 1912. I temi sono patriottici e nazionalisti e D'Annunzio si sofferma molto sul mito di Roma. Nota è La canzone dei Dardanelli, inizialmente censurata per alcuni versi ritenuti offensivi verso l'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria

Gabriele D'Annunzio

Le opere poetiche: le "Laudi"

Asterope: incluso nelle Laudi dopo la morte di D'Annunzio, fu in realtà concepito e pubblicato a se stante nel 1933 col titolo Canti della guerra latina. Racconta l'esperienza del poeta nella prima guerra mondiale e le imprese compiute dagli italiani per il completamento dell'Unità d'Italia contro l'Austria. L'ultima parte è dedicata all'impresa di D'Annunzio come Comandante a Fiume della Reggenza del Carnaro.

Gabriele D'Annunzio

Le opere poetiche: La pioggia nel pineto

Il tema centrale di questa poesia è quello dell’amore del poeta per Eleonora Duse che ispira non solo questo componimento ma l’intera raccolta Alcyone.Connesse a questa tematica ci sono diverse figure retoriche: Climax: c’è una tensione che sale e che raggiunge l’apice nel nome di Ermione: che ieri/ t'illuse, che oggi m'illude,/o Ermione. Personificazione: Ermione rappresenta non solo una figura reale ma un concetto, e cioè un amore dimenticato e puro a cui tornare. Apostrofe: il personaggio si rivolge direttamente all’amata, chiamandola più volte. Il poeta chiede subito alla sua compagna di far silenzio per contemplare solamente i rumori dell’acqua e della natura che si trasforma intorno, sotto l’incessante picchiettare della pioggia. Al termine della poesia i due protagonisti sono diventati una sola cosa con il bosco: al tema del panismo se ne collega subito un altro: quello della metamorfosi che il poeta tratta ricordando le Metamorfosi di Ovidio.

Gabriele D'Annunzio

Le opere poetiche: La pioggia nel pineto

Le fiugure retoriche riferite al tema del panismo e della metamorfosi sono:Onomatopee: gocciole; crepitio, crosciare il suono delle parole richiama il rumore della pioggia. Allitterazione: es. "tamerici salmastre ed arse" dove torna il suono della –t- e della –s- "d’arborea vita viventi/e il tuo volto ebro" dove i suoni ripetuti sono –r- e –v- Tutto ciò è necessario a “incantare” il lettore, su questa scia continua tutta la poesia. Asindeto: trema, si spegne, risorge, trema, si spegne cioè un elenco di termini che, usando anche l’allitterazione danno un senso di andata e ritorno dentro e fuori la natura. Altri due temi della poesia sono il sensismo e la ricerca della bellezza; il sensismo è la ricerca di tutto ciò che proviene dai cinque sensi: il mondo solo attraverso ciò che i nostri sensi provano vivendo determinati momenti. Per D’Annunzio questo discorso si accompagna alla ricerca della bellezza: il bello è percepito attraverso i sensi e ricercato nel pineto e in tutti i suoi elementi.

Gabriele D'Annunzio

Le opere drammatiche

Per D'Annunzio il teatro è il più potente strumento di diffusione del messaggio superomistico ma egli predilige un teatro ispirato alla tragedia greca con personaggi mossi da passioni e conflitti psicologici. Come nei romanzi, nelle tragedie i suoi protagonisti combattono forze contrarie, spesso impersonate da figure femminili che ne vanificano gli sforzi fino a mettere in ginocchio l'eroe.Tra le opere drammatiche ricordamo "La città morta", "La gloria", "La gioconda", "La nave" e "La figlia di Iorio".

Gabriele D'Annunzio

Le opere drammatiche: La figlia di Iorio

La vicenda è ambientata in Abruzzo. La famiglia di Lazaro sta preparando le nozze del figlio Aligi che pare turbato da strane sensazioni. Mentre la cerimonia nuziale sta procedendo, irrompe nella casa Mila (la figlia di Iorio) per cercarvi rifugio; al fine di evitare le molestie di un gruppo di mietitori ubriachi. Aligi riesce a convincere i mietitori a rinunciare. Mila e Aligi finiscono per convivere assieme; essi sperano di recarsi a Roma per ottenere la dispensa papale e poi sposarsi felici e contenti. Ma Ornella, una sorella di Aligi, addolora Mila con il racconto sullo stato di disperazione in cui è caduta la sua famiglia dopo la partenza di Aligi. Mila decide allora di fuggire, ma viene fermata da Lazaro che cerca di sedurla con la forza; Aligi interviene a difendere la donna e nasce così uno scontro tra padre e figlio che terminerà con la morte del primo. Aligi evita la condanna solo per la confessione di Mila, che si prende ogni colpa, autoproclamandosi strega. La giovane verrà condotta alla catasta per morire sulle fiamme

Giovanni pascoli

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