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Schopenhauer e Kierkegaard
tirellianna2003
Created on March 15, 2021
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Transcript
Arthur Schopenhauer
"La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare." (Arthur Schopenhauer)
ViTa:
Egli viaggiò molto, da giovane in Francia e in Inghilterra e visse per molti anni in Italia.
Il pensiero
Il pensiero di Arthur Schopenhauer anticipa i motivi della più ampia filosofia della gita originatasi nel primo romanticismo tedesco in polemica con il positivismo e con la corrente dell'idealismo "accademico" trionfante del XIX secolo di Fitche, Schelling e Hegel, i "tre ciarlatani" come li definisce il filosofo tedesco, ai quali contrappone un diverso idealismo a cui dichiarava espressamente come filoso. Il suo pensiero è influenzato da:
- Platone
- Kant
- Romanticismo
- Illuminismo
- Idealismo
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Schopenhauer e l'Oriente
"... in India non potranno mai mettere radici le nostre religioni: La Sapienza originaria dell'uman genere non sarà scoppiantata dagli accidenti successi in Galilea (=dal Cristianesimo). Viceversa torna l'Indiana sapienza a fluire verso l'Europa..."
Il velo di Maya
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Le due componenti della rappresentazione
Il mondo è la rappresentazione; e la rappresentazione ha due metà essenziali, necessarie e inseparabili che sono il soggetto e l'oggetto.
Il Soggetto
L'oggetto
Il soggetto è l'oggetto sono dunque inseparabili, anche per il pensiero: ciascuna delle due metà "non ha senso né esistenza se non per mezzo dell'altra e in ordine all'a
Le forme a priori di spazio e tempo e la categoria di causalità
Spazio e tempo -è questo uno dei grandi insegnamenti di Kant- sono forme a priori della rappresentazione: tutte le nostre percezioni di oggetti sono spazializzate e temporalizzate; e su di esse entra poi in azione l'intelletto che le ordina in un cosmo tramite la categoria della causalità.Alla sola categoria delle causalità Schopenhauer riduce le dodici categorie kantiane. Il mondo, dunque, è una mia rappresentazione, ordinata dalle forme a priori di spazio e tempo e dalla categoria della causalità. Causalità che funziona come:
- Necessità fisica (causalità tra oggetti materiali);
- Necessità logica (la verità delle premesse determina quella della conclusione);
- Necessità matematica (determinazione della concatenazione degli enti aritmetici e geometrici;
- Necessità morale (causalità che regola i rapporti tra le azioni e i loro motivi.
Il pessimismo
"La vita oscilla come un pendolo, tra il dolore e la noia, passando attraverso l'intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere." (Arthur Schopenhauer)
Dolore
PiaCere
Noia
Il pessimismo
Illusione dell'amore
Pessimismo cosmico
La base di ogni volere è bisogno, mancanza, ossia dolore.
L'essere verO è un perenne morire
Dolore e noia
La brama continua della specie
La paura della morte
PriNcipio della sOcievolezza
Schopenhauer e Leopardi
Giacomo Leopardi e Arthur Schopenhauer attraverso il loro pensiero mostrano quale sia la vera natura del mondo e il conseguente disagio dell'umanità; entrambi, infatti, esprimono il vero significato della vita. La loro esistenza è racchiusa in un pessimismo, che li pone fuori dal loro secolo, da cui scaturiranno in seguito i temi del dolore, del piacere, della noia e del suicidio. Il loro intento è quello di mostrare la realtà per quella che è, smascherando il più grande delle illusioni: la felicità.
Schopenhauer e Leopardi
I due autori sono uniti da un pessimismo cosmico, per il quale è destinata a soffrire e ancor più l'uomo, perché capace di consapevolezza.Infatti per Schopenhauer volere significa desiderare, e il desiderare porta a uno stato di tensione, per la mancanza di ciò che vorremmo avere. Il desiderio risulta quindi per definizione, assenza, vuoto e dolore. Tale posizione può essere confrontata con la teoria del piacere Leopardiana.
La teoria del pIaCere
Il mondo come volontà
Per Schopenhauer il mondo è il fondamento metafisico , il noumeno del mondo, ed è assolutamente irrazionale: è un cieco e irrefrenabile impeto "che noi vediamo apparire nella natura inorganica e vegetale, come anche nella parte vegetativa della nostra vita." La volontà vuole sempre se stessa: la vita non è che la manifestazione di questa volontà. Se come fenomeno, o apparenza, il mondo è rappresentazione, nella sua sostanza, o noumeno, è volontà: volontà di vita che noi cogliamo nel corpo umano, come anche negli altri corpi. Una volontà di vita che è lotta perenne.
Il mondo come fenomeno è rappresentazione, ma nella sua essenza è volontà cieca e irrefrenabile, perennemente insoddisfatta, laceratesi tra forze contrastanti. Ma quando l'uomo, inabissandosi nel proprio intimo, arriva a capire questo, che la realtà è la volontà è che egli stesso è volontà, allora egli è pronto per la sua redenzione: e questa può darsi "solo col cessare di volere". Ci si può insomma, liberare, ad avviso di Schopenhauer, dal dolore e dalla noia e sottrarsi alla catena infinita dei bisogni attraverso l'arte e l'ascesi.
L'arte
L'ascesi
Kierkegaard
"La maturità consiste nella scoperta che arriva un momento critico dove tutto viene ribaltato, dopo il quale il punto diventa quello di capire sempre di più che c'è qualcosa che non può essere capito" (Kierkegaard)
"La vita può essere capita solo all'indietro ma va vissuta in avanti" (Kierkegaard)
Vita:
- Kierkegaard nacque il 5 maggio 1813 a Copenaghen, Danimarca
- Venne educato dal padre, commerciante nel clima di una religiosità severa,
- Nel 1840 si laureò in tecnologia
- Nel settembre 1840 si fidanzò con Regina Olsen, che lascio circa un anno dopo
- Nel 1841-42 fu a Berlino, dove ascoltò le lezioni di Schelling e ne gum prima entusiasta, poi deluso
- Ritornò a Copenhagen, dove si dedicò ai suoi scritti e morì l'11 novembre 1855
I tre stadi della vita
I tre stadi della vita
STADIO RELIGIOSO
STADIO ESTETICO
STADIO ETICO
Don Giovanni
Don Giovanni è definito da Kierkegaard come: "l'intero stadio", ossia quello che comprende tutti gli stadi.Don Giovanni è l'evoluzione, è il dinamismo della dimensione dapprima onirica e più cercante, è lo stadio "desiderante". Quindi Don Giovanni incarna perfettamente il desiderio, poiché ciò che egli premonisce lo cerca e tenta di attuarlo in ogni modo.
Il Singolo
Il Singolo è la categoria fondamentale del Pensiero di Kierkegaard, per il quale è il Singolo -categoria attraverso cui devono passare (dal punto di vista religioso) il tempo, la storia, l'umanità - l'unica alternativa valida all'Hegelismo. Mentre per Hegel quel che conta non è il singolo, ma l'umanità, per Kierkegaard il Singolo conta più della specie: il Singolo è la contestazione e la confutazione del sistema. Il Singolo diventa così il baluardo della trascendenza, ed è il correlativo della fede: "Con questa V categoria sta o cade la causa del Cristianesimo".
Il pensiero di Kierkegaard
Kierkegaard introduce la differenza tra pensiero oggettivo (metafisica, idealismo, ecc.) e il pensiero soggettivo (individuo che compie scelte). La verità ha a cre fare con il pensiero soggettivo e non con quello oggettivo. Il pensiero oggettivo infatti ignora la soggettività e l'interiorità. Per Kierkegaard, quindi l:universale è astratto, mentre solo l'individuo è concreto e reale. Come diceva Sant'Agostino: la verità è nell'interiorità dell'uomo. Quindi Kierkegaard si contrappone a Hegel per il quale l'oggettività, la totalità è la verità ("il vero è l'intero" diceva Hegel). Inoltre la dialettica hegeliana si fonda sull'illusione di conciliare tutte le contraddizioni (tesi e antitesi si risolvono sempre in una sintesi). Secondo Kierkegaard, invece la vita ci pone sempre di fronte ad alternative inconciliabili. La scelta, infatti, secondo Kierkegaard, è una categoria fondamentale dell'esistenza. Non a caso egli intitola la sua prima opera importante "Enter-Eller". La sua filosofia critica il pensiero oggettivo, metafisicò, idealistico, per sostenere una concezione della filosofia basata sul singolo. Egli contrappone alla metafisica il cristianesimo, ma non il cristianesimo come dottrina, ma il cristianesimo come esperienza soggettiva.
Esistenza come possibilità e fede
Molti temi di Kierkegaard sono in contrasto con l'idéalisme romantico hegeliano: difesa della singolarità dell'individuo come l'università dello spirito ; rivalutazione dell'esistenza concreta come la ragione astratta alternative inconciliabili contro la sintesi; libertà come possibilità contro libertà come necessità. Kierkegaard mette in evidenza ogni possibile carattere negativo entri a costituire l'esistenza um a, sostenendo che ogni possibilità implica la minaccia dell'instabilità del nulla. Il dramma umano è fare delle scelte, essere indecisi avendo un equilibrio instabile tra le opposte alternative, cioè avere l'impossibilità di ridurre la vita a un compito preciso, di scegliere in maniera definitiva tra le diverse alternative e riconoscersi in una possibilità unica. Un'altra caratteristica del suo pensiero è lo sforzo di chiarire le possibilità che si offrono all'uomo, ossia quei momenti fondamentali della vita in cui l'uomo è indotto e costretto a fare delle scelte. Il suo atteggiamento, quindi può essere definito contemplativo. Inoltre, nel pensiero di Kierkegaard è fondamentale il tema della fede, in particolare modo del cristiaesimo, unica religione nella quale il filosofo ancora vede un'ancora di salvezza e un'unica via per sottrarre l'uomo dall'angoscia e dalla disperazione.
L'angoscia
L'angoscia di cui parla Kierkegaard è la conduzione generata dalla vertigine della libera e dalle infinite possibilità negative che incombono sulla vita e sulla personalità dell'uomo. Per questi c suoi caratteri, l'angoscia è diversa dalla paura che si prova al cospetto di una situazione determinata e un pericolo preciso. La disperazione si riferisce, invece, al rapporto dell'uomo con se stesso. L'uomo attraverso di essa può rivolgersi alla ricerca della salvezza. La fede è, così, l'eliminazione della disperazione, è la condizione in cui l'uomo non si illude sulla sua autosufficienza, ma riconosce la sua dipendenza da Dio.
La paura
La disperazione
"La forma più comune di disperazione è non essere chi sei"(Kierkegaard)
La disperazione
La disperazione è la condizione dell'uomo di fronte al suo io. Nella vita è possibile scegliere di essere se stessi oppure no. Nel primo caso, anche volendo non si può essere se stessi, perché l'uomo non si può bastare e vivere senza equilibrio. Nel sencondo caso, se decidiamo di non essere noi stessi, non possiamo stare con gli altri, perché nel momento in cui gli altri mi riconoscono, ecco che divento un io. Quindi non potremo mai essere noi stessi e da questo deriva la disperazione dell'uomo. In ogni caso, poi, occorre morire. Per morire vasta vivere. La vita quindi è una malattia mortale in cui non potremmo mai realizzarci. L'unica medicina è la fede. Essa ci fa riconoscere la nostra disperazione da Dio. I nostri rischi li possiamo quindi mettere sulle sue spalle e tornare sereni.
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Cristo: irruzione dell'Eterno del tempo
Per Kierkegaard la filosofia e il cristianesimo non si lasciano mai conciliare. Per mantenere la Redenzione, bisogna perciò che la filosofia sia Cristiana. Il credente non può fare filosofia come se la rivelazione nom fosse avvenuta.
Cristo