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OLIMPIADI DI BERLINO 1936
Ilary Alberto
Created on March 13, 2021
JESSE OWENS NEL TEMA DEL RAZZISMO
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Transcript
le olimpiadi
di berlino 1936
e jesse owens
indice
PREPARATIVI PER I GIOCHI
le olimpiadi DEI NAZISTI
JESSE OWENS
AMICIZIA FUORI DAL TEMPO
INAUGURAZIONE
EVENTI PRINCIPALI
FATTI PRINCIPALI
L'ORA DELLA VERITà
CLASSIFICA
OWENS: SIMBOLO DI LIBERTà
ESCLUSIONE DAL MONDO TEDESCO
ADOLF HITLER
TEXT/IMAGE Ii
LE OLIMPIADI DEI NAZISTI
LOREM IPSUM DOLOR SIT AMET
Berlino: 1936
I Giochi Olimpici di Berlino del 1936 rappresentavano molto di più di un evento sportivo di importanza mondiale: essi costituivano un’occasione senza precedenti per la propaganda del Nazismo e della sua ideologia, provocando così un intenso dibattito all’estero. Nonostante la natura discriminatoria di molte delle regole dei Giochi del 1936, molti paesi decisero di parteciparvi.
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video I
eventi principali
LOREM IPSUM DOLOR SIT AMET
Per la prima volta nella storia dei Giochi Olimpici dell’era moderna, ci furono appelli a boicottare i Giochi Olimpici sia negli Stati Uniti che in Europa a causa di quelli che più tardi sarebbero stati definiti abusi dei diritti umani. Nonostante il fallimento del movimento per il boicottaggio, esso stabilì un precedente importante, per future campagne di boicotttaggio dei Giochi.
La Germania nazista usò i Giochi Olimpici del 1936 a fini propagandistici. I Nazisti promossero l’immagine di una Germania nuova, forte e unita, celando allo stesso tempo sia la persecuzione degi Ebrei e dei Rom che il crescente militarismo della Germania.
events@project.com
Quando il movimento per il boicottaggio fallì, la Germania ottenne il colpo propagandistico che voleva che i 49 paesi che mandarono le proprie squadre ai Giochi, legittimassero il regime di Hitler sia agli occhi del mondo che della popolazione tedesca.
fatti principali
LOREM IPSUM DOLOR SIT AMET
Adolf Hitler si recava alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici
Berlino, Germania, 1 agosto 1936.
Adolf Hitler attraversa la Porta di Brandeburgo sulla strada per le cerimonie di apertura dei Giochi Olimpici.
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L'ESCLUSIONE DAL MONDO SPORTIVO TEDESCO
Gretel Bergmann, atleta del salto in alto di livello mondiale, fu espulsa dal suo club sportivo nel 1933 e dalla squadra olimpica nel 1936.
atleta ebreo, Daniel Prenn, migliore giocatore di tennis della Germania fu rimosso dalla squadra tedesca che partecipava alla Coppa Davis.
L’Associazione Pugilistica tedesca espulse il campione dilettante Erich Seelig, nell’aprile del 1933, perché Ebreo.
I PREPARATIVI PER I GIOCHI
I Nazisti prepararono meticolosamente i Giochi, che si sarebbero svolti dal primo al sedici agosto. Fu costruito un enorme complesso sportivo e le bandiere olimpiche, insieme a quelle nazionali con la svastica, tappezzarono i monumenti e gli edifici di una Berlino affollata e festante. La maggior parte dei turisti rimase all’oscuro del fatto che il regime nazista avesse temporaneamente rimosso i cartelli anti-Ebrei, o che la polizia avesse effettuato un rastrellamento di tutti i Rom di Berlino, ordinato dal Ministero degli Interni tedesco.
di Berlino 1936
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LOREM IPSUM DOLOR SIT AMET
Il 16 luglio 1936, circa 800 Rom residenti a Berlino e dintorni furono arrestati e internati in un campo speciale, nel quartiere Marzahn alla periferia di Berlino, sorvegliato dalla polizia. I Nazisti, inoltre, ordinarono che i turisti stranieri non fossero soggetti alle conseguenze penali previste dalle leggi tedesche sull’omosessualità.
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INAUGURAZIONE
I Giochi del 1936 videro anche l'introduzione del rito della fiamma olimpica, nel quale una serie di staffette portano la fiamma da Olimpia al luogo che ospita le Olimpiadi. Questo filmato mostra l'inaugurazione di questo nuovo rito, con l'ultima staffetta che arriva nello stadio con la fiaccola olimpica accesa. Centinaia di atleti, con le uniformi nazionali, sfilarono nello stadio, squadra dopo squadra, in ordine alfabetico, per l'inaugurazione. Adolf Hitler presiedette all'apertura dei Giochi.
49
SQUADRE DI ATLETI
LOREM IPSUM DOLOR SIT AMET
Provenienti da tutto il mondo, presero parte alle OLIMPIADI di BERLINO
348
GERMANIA
STATI UNITI, COMPRENDEVANO 18 AFRO-AMERICANI
321
UNIONE SOVIETICA
Le olimpiadi sono sempre un grande evento, non solo perché si svolgono ogni 4 anni e non solo, perché al loro interno si sfidano i più grandi atleti divisi per ogni specialità.
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adolf hitler
Hitler dello sport si interessa poco ma ha un unico grande obiettivo: Dimostrare al mondo la forza e l’efficienza della Germania e la superiorità della razza ariana. Insomma, fare propaganda. Destina importanti fondi nella preparazione dei suoi atleti i quali vengono selezionati in modo che a rappresentare la Germania ci siano solo atleti ariani che dovranno vincere tutte le medaglie più importanti.
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VS
JESSE OWENS
ADOLF HITLER
Jesse Owens: il nero che incantò Hitler
team II
LOREM IPSUM DOLOR SIT AMET
Il 12 settembre 1913 nasceva Jesse Owens, leggendario corridore statunitense che alle Olimpiadi del 1936 nella Berlino nazista conquistò 4 medaglie d’oro davanti a Hitler. Per molti fu un simbolo antinazista, ma la verità, raccontata da lui stesso, era tutta un’altra cosa.
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UN'AMICIZIA FUORI DAL TEMPO
Jesse Owens ha ottenuto l’ingresso all’ultima gara per la medaglia d’oro, grazie, anche, ai consigli del suo primo rivale per il podio Luz Long.
LUZ LONG
I due, in realtà, nel corso della manifestazione iridata sono diventati buoni amici ed è lo stesso Long a congratularsi per l’oro ottenuto da Owens a suo discapito.
L’atleta in questione, è un tedescone slanciato dalla chioma bionda, in pieno stile “ariano è meglio”.
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list
team II
«Si potrebbero fondere tutte le medaglie che ho vinto, ma non si potrebbe mai riprodurre l’ amicizia a 24 carati che nacque sulla pedana di Berlino.»
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hitler VS owens
"Ma la cosa più sorprendente è che un nero abbia sbattuto in faccia la vittoria al primo sostenitore della superiorità della razza"
La leggenda vuole che Hitler al momento del podio, lascia il balcone della tribuna autorità per evitare di vedere la premiazione finale. (Il Führer è una maschera. Lo sguardo fermo non fa presagire niente di buono).
In realtà ciò non accadde...
HITLER VS OWENS
Infatti, come dice lo stesso Owens nella sua autobiografia, al momento di rientrare negli spogliatoi, passando sotto la tribuna riservata ai gerarchi nazisti, il suo sguardo e quello di Hitler si incrociarono per qualche secondo. A rompere l’indugio, fu lo stesso Führer, il quale, alzatosi dalla sua poltrona, agitando la mano per salutare Jesse, riconosceva nei fatti il valore dell’atleta afroamericano.
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film OLYMPIA
ADOLF HITLER
A Hitler piacevano i film della Riefenstahl, pieni di misticismo, eroismo e culto di bellezza. Capì che il cinema poteva essere molto importante per la sua propaganda, e che la suggestione che Riefenstahl sapeva evocare, poteva essere utile per entusiasmare non solo i tedeschi, ma anche chi frequentava i cinema in Francia, Inghilterra e in altri paesi.
LENI RIEFENSTAHL
Leni Riefenstahl era una giovane, bella e ambiziosa attrice e regista che, nel 1933, aveva già ottenuto alcuni successi
film OLYMPIA
Il film piacque a Hitler, ma non del tutto: gli diede fastidio che l'eroe indiscusso di queste Olimpiadi, l'atleta afroamericano Jesse Owens, avesse un ruolo importante anche in questo film. Alla Riefenstahl invece non importava: Jesse Owens era uno sportivo fuoriclasse con un bel corpo atletico, quindi era degno di essere messo nella giusta luce. Ma vedere oggi questo film e sapere cosa sarebbe successo appena tre anni dopo fa venire i brividi...
L'ORA DELLA VERITà
“Vero, Hitler non mi ha stretto la mano ma fino a qui non lo ha fatto neanche il Presidente degli Stati Uniti.”
FRANKLIN DELANO ROOSEVELT
Il Presidente, per impegni legati alla campagna elettorale, non aveva potuto, o voluto, organizzare un incontro con il campione dell’atletica per magnificare le sue gesta alla Casa Bianca, cosa che era già accaduta in passato e regolarmente per gli altri atleti
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L'ORA DELLA VERITà
La verità è che per Jesse la situazione in Germania nei confronti degli ebrei non differiva molto dalla condizione che la sua gente sopportava ogni giorno in suolo a stelle e strisce.
I neri vivevano in baracche, senza alcun diritto o quasi. I campi dove lavoravano più che “posti di lavoro” erano molto simili ai ben più noti e demonizzati “campi di lavoro” nazisti.
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due volte simbolo di libertà
Da una parte il campione che si innalza sopra la riluttanza nazista di fronte al primo rappresentante della folle discriminazione razziale.
Dall’altra l’uomo che combatte affinché la sua verità, seppur scomoda, venga portata alla luce priva del servilismo monotematico della propaganda americana.
Perché in Germania c’era il razzismo. Ma negli Stati Uniti pure.
Berlino, gli ha dedicato una via nel 1984
Dopo le Olimpiadi, Owens continuò a gareggiare e a vincere per poi divenire allenatore. Muore a 66 anni, in povertà, abbandonato, portato via da un tumore ai polmoni a Tucson nel 1980. E’ sepolto a Chicago.
+INFO
Ci sono storie nel mondo dello sport che sono belle da raccontare. Lo sono perché raccontano di gesti epici e di imprese impossibili. Ma lo sono anche perché raccontano qualcosa di bello, lasciano un messaggio. Ecco, questo è uno di quei casi, perché la vicenda di Jesse Owens, alle Olimpiadi di Berlino del 1936 consegnò al mondo un’impresa e un messaggio indelebili nel tempo.
ILARIA ALBERTO
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