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Pirandello

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Created on March 11, 2021

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Transcript

index

il teatro

La vita

I romanzi

la visione del mondo

la poetica

l'ultimo pirandello

Le poesie e le novelle

il metateatro

la vita

Per memorizzare gli eventi più importanti della vita di Pirandello, prendi in considerazione la linea del tempo presente a pag. 474-475 del manuale di letteratura

Pirandello e il fascismo

L'adesione di Pirandello al Fascismo ha sempre suscitato aspre reazioni.In realtà è stato dimostrato che, in un primo momento, Pirandello aderì al partito perché nutriva la speranza che Mussolini avrebbe potuto risollevare le sorti dell'Italia, ma soprattutto aveva bisogno di finanziamenti statali per far decollare l'esperienza del Teatro d'Arte. Quando, nel 1929, venne chiamato a far parte dell'Accademia d'Italia , istituzione culturale del regime, prese le distanze dal fascismo in maniera più chiara. Polemizzò con D'Annunzio e giunse a strappare la tessera , nel suo testamento scrisse che non voleva alcun funerale di Stato e impose una sepoltura povera e senza onori, irritando le gerarchie.

La visione del mondo

Luigi Pirandello si forma culturalmente a Roma, nel periodo della fioritura del Positivismo e della letteratura verista: notevole è l'influsso che esercitano su di lui i conterranei Giovanni Verga e Luigi Capuana. Di notevole importanza è, però, anche il soggiorno giovanile a Bonn, in Germania, che lo pone a contatto con la cultura e le letterature europee. Quando Pirandello si avvicina ai trent'anni, mentre nella vita privata è colpito dal dissesto economico e dalla tragedia della malattia mentale della moglie, in Europa il clima ottimistico di fine Ottocento si dissolve in una crisi che, in pochi anni, porta alla Prima guerra mondiale, alla Rivoluzione russa e, in Italia, alla dittatura fascista.

La crisi delle certezze trova piena espressione nei temi principali presenti nelle opere di Pirandello:

  • il problema dell'identità dell'uomo
  • validità delle sue conoscenze, ossia la possibilità di raggiungere la verità
Questi temi si rifanno al pensiero filosofico di Schopenhauer, Nietzsche e Bergson. Alla base della visione del mondo pirandelliana vi è la concezione della vita considerata flusso continuo, un incessante movimento di trasformazione. Per Pirandello la coscienza dell'uomo è costituita da una continua successione di pensieri e di stati d'animo. L'uomo è una realtà che muta in ogni istante e in ogni situazione Il relativismo conoscitivo, tanto caro allo scrittore, si riallaccia ad una concezione dell'esistenza come caos che influenza il suo modo di concepire la verità. Secondo Pirandello, ognuno possiede la sua verità soggettiva e nessuna realtà può essere considerata "vera" in senso soggettivo.

L'identità dell'uomo è solo qualcosa di apparente. Essa è l'affermazione di "una verità" costruita dalle convenzioni sociali, che dominano la società e impongono determinati comportamenti. Secondo Pirandello, anche se ogni persona crede di essere una, è invece centomila, perchè l'identità è in continuo mutamento, spesso per adattarsi al punto di vista altrui, così ognuno è costretto ad indossare infinite maschere. Ciascuno si crea un'illusoria immagine di se stesso e del proprio simile: estrema conseguenza di questo processo, è che quell'individuo in ultima analisi è nessuno. La realtà e la vita sono intese come una finzione teatrale che ognuno crea a proprio modo indossando delle maschere e spesso illudendosi di esprimere la verità. Pirandello, nell'Umorismo, sostiene che ognuno di noi conosce di se stesso solo una parte, molto limitata.

Secondo le interpretazioni dei critici, all'origine di questa visione del mondo c'è anche la convivenza con una moglie psichicamente instabile. Lo scrittore afferma che, non solo chi è diagnosticato folle, ma ogni essere umano si crea una sorte di "allucinazione personale" che considera realtà. Sono le convenzioni sociali che generano una realtà oggettva e apparentemente immutabile. A tale concezione della vita si accompagna un'idea della morte sospesa fra negazione e affermazioni di possibile forme di sopravvivenza oltre la vita. Negli ultimi anni della sua vita, il bisogno di dare una risposta alla domanda sul destino umano oltre la morte lo spinge verso l'ansiosa ricerca di una fede che trova espressione nella sua produzione letteraria.

La poetica

L'Umorismo

L'Umorismo è il titolo del saggio che, nel 1908, lo scrittore dedica all'argomento.Pirandello, innanzitutto, sostiene che l'umorismo non è una forma di comicità. Nel saggio viene analizzata la letteratura comica e umoristica della tradizione: Cecco Angiolieri, Aretino, Luigi Pulci, Carlo Porta, Alessandro Manzoni per quanto riguarda l'Italia, Aristofane nell'antichità, Cervantes, Dickens ecc... Pirandello differenzia l'umorismo dalla sarcastica parodia (comicità). Secondo l'autore, l'umorismo nasce tutte quelle volte in cui si passa dall'avvertimento del contrario al sentimento del contrario, cioè l'umorismo emerge tutte quelle volte in cui l'intelligenza e la sensibilità ci fanno cogliere il risvolto triste e crudele che, in un primo tempo, era stata considerata (avvertita) come apparentemente comica. Per cui non è sbagliato dire che il fine dell'umorismo non è quello di far sorridere, ma di suscitare quella compassione per tanti sventurati e infelici comportamenti umani, che, a prima vista, era considerati semplicemente comici. Questa visione dà vita a personaggi che hanno caratteristiche nuove e che risultano ormai lontani dai tipi del Decadentismo.

La poetica

L'Umorismo

L'Umorismo, secondo Pirandello, va oltre i generi del comico e del tragico: li supera poichè smaschera gli inganni che si celano dietro le apparenze, le convenzioni, le impressioni superficiali.L'uomo ha dentro di sè diverse anime in lotta tra di loro: l'anima istintiva, l'anima morale, l'anima affettiva, l'anima sociale, ognuna delle quali predomina, ora in un modo ora in un altro, a seconda dei casi e dei momenti. La poetica dell'umorismo, applicata ai generi del romanzo, della novella e della commedia, mira a rappresentare in forme prevalentemente ironiche il dramma esistenziale dell'uomo contemporaneo. Pirandello vuole evindenziare la contraddizione esistente tra vita e forma, persona e personaggio: la vita è dinamica, è l'insieme delle pulsioni che garantisce l'esistenza umana; la forma, invece, ingabbia le pulsioni vitali in ruoli. Allo stesso modo, la persona, l'essere umano con i propri desideri, è costretta a vivere adattandosi alla forma, e si trasforma in un personaggio costretto ad indossare maschere e ad assumere ruoli.

La poetica

L'Umorismo

Secondo Pirandello, il personaggio ha due strade:

  • può ingannare se stesso e fingere di essere felice anche con se stesso.
  • scegliere di accettare consapevolemente la scissione tra vita e forma, in questo caso raggiungerà la consapevolezza che l'identità, e di conseguenza l'esistenza, è solo apparenza. Continuerà a d essere una maschera nuda perchè dolorosamente consapevole che la realtà è indefinibile.
Queste concezioni hanno delle ripercussioni anche dal punto di vista stilistico e linguistico. Il relativismo induce Piarndello a preferire le strutture "aperte" e le conclusioni ambigue. Il punto di vista narrativo cambia continuamente. La poetica di pirandello è antiretorica, rifiuta l'estetismo e prende le distanze, tranne che in alcuni testi (Ciaula scopre la luna) dal simbolismo decadente. Il linguaggio utilizzato è assolutamente quotidiano, infatti il compito della parola è quello di descrivere l'assurdità dell'esistenza.

le novelle

Studiare pag. 488-489 e i seguenti testi antologici:

  • Ciaula scopre la Luna pag. 490
  • Il treno ha fischiato pag. 497
  • La patente (vd dispensa)
  • La carriola (vd dispensa)

Ciaula scopre la luna

il treno ha fischiato

la patente

I romanzi

Suo Marito

Il turno

1911

1902

1901

1909

I vecchi e i giovani

L'esclusa

l'esclusa

Esortato da Capuana nel 1893 lo scrittore mette mano a un romanzo, Marta Ajala, riproposto nel 1901 sulla rivista "Tribuna" con il titolo "L'esclusa": è la storia di una donna che viene abbandonata dal marito perchè creduta adultera, mentre in realtà è innocente; ma proprio quando Marta, indotta da una serie di circostanze commette effettivamente l'adulterio, il marito la riaccoglie a casa. Il romanzo si rifà al naturalismo e al verismo sia nell'impianto narrativo (Narrazione in terza persona, discorso indiretto libero) che nella materia. Tuttavia non è sbagliato afferamare che da quella corrente letteraria inizia a prendere le distanze, infatti quella descritta non è una vicenda reale, ma il sospetto di una colpa. Inizia a farsi strada l'impostazione umorista e inizia ad emergere il tema del contrasto tra apparenza e realtà.

il turno

Il turno è un romanzo scritto nel 1895, ma pubblicato nel 1902. Rispetto al romanzo precedente (L'esclusa) ed al successivo (Il fu Mattia Pascal), si tratta senza dubbio di un'opera meno nota. Dopo il mito dell'onore irriso ne "L'esclusa", qui è preso di mira il mito della roba, di esplicita derivazione verista. La vicenda vuole dimostrare l'imprevedibità dei casi che governano la vita umana, davanti ai quali appare insensato progettare il futuro in modo razionale. Il romanzo prende le mosse dal progetto di don Marcantonio Ravì di dare in moglie la giovane figlia Stellina a Don Diego Alcozér, che è vecchio, ma assai ricco e veterano di ben quattro matrimoni e altrettante vedovanze. Se la figlia lo sposerà, alla morte del vecchio, che ormai non può tardare, ella sarà ricca e potrà sposare il suo spasimante Pepè Alletto, un giovane un po' sciocco e vanesio, di cui ella è innamorata, il quale perciò dovrà aspettare un po' il suo “turno”. Il progetto va in porto: don Diego Alcoréz sposa Stellina tra i commenti malevoli della città. Avviene però che don Diego, vicino alla giovane sposa, si sente sempre più arzillo e vegeto e non mostra nessuna intenzione di lasciare questo mondo, nemmeno quando è colpito da una brutta polmonite, dalla quale si rimette miracolosamente, tra il disappunto di Stellina che non si rassegna ad un matrimonio così assurdo. Per fortuna interviene suo cognato, l'avvocato Ciro Coppa, vedovo di una sorella di Pepè, uomo violento e irascibile, che per favorire Pepè riesce ad ottenere l'annullamento del matrimonio di Stellina per vizio di consenso. Ma anche questa volta Pepè si accorge che non è ancora arrivato il suo “turno”, perché Stellina sposa l'avvocato Ciro Coppa. Esso arriverà soltanto quando l'avvocato muore di colpo apoplettico durante una discussione in tribunale col procuratore del re.

i vecchi e i giovani

Si tratta di un romanzo storico che analizza la situazione politica e sociale esistente in Sicilia e in Italia negli anni 1892-1893: rivolta dei Fasci siciliani guidata dai socialisti, lo scandalo della Banca Romana. Protagonista dell'intera vicenda è una famiglia nobile di Agrigento, i Laurentano. Come si evince dal titolo, due generazioni sono messe a confronto: i vecchi, che sono riusciti a unificare l'Italia, ma che vedono tramontare gli ideali risorgimentali; i giovani che sembrano incapaci di dare una svolta alla loro vita.Personaggio che incarna "l'umorismo" pirandelliano è don Cosmo Laurentano che considera le passioni umane, gli ideali risorgimentali, il potere ecc...pure illusioni che l'uomo di crea per vivere. Anche quest'opera riprende il modello verista, ma in realtà propone un'impostazione narrativa molto diversa, poichè gli eventi non sono rappresentati in modo diretto e oggettivo, ma attraverso molteplici punti di vista.

Suo Marito

Si tratta di un romanzo che ha come protagonista Giustino Boggiolo, marito della scrittrice Silvia Roncella (forse si cela un riferimento alla vita di Grazia Deledda). Giunto a Roma, si improvvisa agente pubblicitario della moglie ed è perciò deriso nei salotti della capitale, dove gli viene affibiato il cognome della scrittrice per evidenziare il ruolo subalterno che egli assume nei suoi confronti. Il romanzo mette in scena il contrasto tra vita autentica e vita inautentica, inoltre anticipa il tema dei ruoli di coppia che successivamente verrà più volte trattato in letteratura.

Il fu mattia pascal

Clicca sull'immagine

Il primo fra i capolavori di Pirandello nell’ambito del romanzo è Il fu Mattia Pascal, composto nel 1903 e pubblicato in volume nel 1904. Con quest'opera, Pirandello abbandona definitivamente poetica e stile veristi.La tesi filosofica centrale dell’opera ruota attorno al relativismo conoscitivo: nessuno può conoscere la verità oggettiva delle cose, per cui ognuno crede in una propria limitata parziale e precaria verità che non è altro che errore o illusione. Il caso, secondo l’autore, domina l’esistenza umana e quella dell’universo, inoltre la realtà oggettiva è inconsistente e frantumata mille verità parziali. Pirandello pone l’uomo di fronte al dramma della crisi dell’identità. Si può rinunciare alla propria identità, ma subito una seconda si sostituirà alla prima, ci si può strappare dal volto una maschera, ma un'altra la sostituirà. La forma, insomma, non è tanto una scelta, quanto una necessità o, se si preferisce, una condanna. Le tematiche affrontate sono le seguenti:

  • La famiglia come luogo di serenità e come gabbia che imprigiona e genera sofferenze e infelicità (visione che si rifà all'esperienza personale dell'autore).
  • Mattia Pascal è antieroe, un "inetto", uno dei tanti protagonisti della letteratura del primo Novecento, incapace di aderire al mondo reale e pertanto destinato al fallimento.
  • Il tema dellla fortuna al gioco, che per Pirandello è dovuta al caso e alla sorte che simboleggiano la visione relativistica che Pirandello ha della vita umana.
Stile e linguaggio: Nell'opera al narratore esterno verista si sostituisce un io narrante che spesso dialoga con se stesso. Le vicende non si susseguono secondo un rapporto di causa-effetto, ma dipendono dall'intrecciarsi degli avvenimenti determinati dal caso. Dal punto di vista linguistico vengono riproposti i modelli della lingua parlata. Prevalgono le costruzioni ellittiche, i neologismi, coordinazioni per asindeto, espressioni tipiche del dialetto siciliano. Frequente è l'uso del soliloquio (colloquio tra sé e sé) .

Quaderni di Serafino Gubbio operAtore

Pubblicato a puntate nel 1915 sulla Nuova Antologia con il titolo Si gira..., viene nuovamente pubblicato nel 1925 e gli viene dato un nuovo titolo: Quaderni di Serafino Gubbio operatore. Il romanzo, suddiviso in sette quaderni, è narrato in prima persona, in forma di Diario. Il protagonista, un operatore cinematografico, attratto dalla fredda impassibilità della macchina da presa, si identifica con essa, assumendo una totale indifferenza nei confronti di ciò che filma. Serafino Gubbio finisce con il diventare un'appendice del proprio strumento. Un giorno riprende la scena tragica dell'attore Aldo Nuti che uccide per gelosia l'attrice Russa Varia Nestoroff (donna fatale) e poi muore sbranato a sua volta dalla tigre che avrebbe dovuto abbattere. Il trauma rende muto il protagonista, che si compiace del proprio isolamento. Serafino è un reietto emarginato e la sua professione gli dà l'occasione di analizzare, con sguardo estraniato e impassibile, la realtà che lo circonda. L'atteggiamento che Pirandello assume nei confronti della macchina è opposto a quello dei Futuristi: per Pirandello, il lavoro subordinato a uno strumento meccanico rende disumano l'uomo.

uno, nessuno e centomila

Uno, Nessuno e centomila: Trama

In questo romanzo, il protagonista ripropone il problema dell'identità, poichè improvvisamente scopre che si è creato di sé un'immagine che non corrisponde a quella che gli altri hanno di lui: si ritrova imprigionato dalla forma. questa consapevolezza provoca in lui un senso angoscioso di assoluta solitudine.Moscarda, nel tentativo di sfuggire alle "forme", inizia ad assumere comportamenti "strani" che, per chi lo circonda, rasentano la pazzia. In realtà, Moscarda, con le sue follie, ha semplicemtente cercato di ribellarsi al rigido sistema delle convenzioni sociali, ma rimane sconfitto. A differenza di Mattia Pascal, Moscarda trasforma la mancanza di identità in una condizione positiva. Dal punto di vista stilistico, anche questo romanzo presenta una narrazione in prima persona, ma non assume più la forma del memoriale scritto o del diario, ma ha l'andamento di un monologo ininterrotto. Il lettore viene chiamato continuamente in causa dal narratore con appelli diretti (Signori..., Voi direte...). Ad un certo punto viene introdotto nella vicenda un personaggio in carne ed ossa.

Il teatro

l'ultima produzione teatrale

i primi testi

Il metateatro

La rivoluzione

teatrale di pirandello

I primi testi

Pirandello compose 44 commedie, che sono state raccolte, a partire dal 1918, nell'opera Maschere nude.Le prime opere teatrali di Pirandello furono:

  • Il nibbio (1896)
  • La morsa (1910)
  • Lumìe di Sicilia (1910)
Il Nibbio nel 1915 fu rintitolato Se non così e venne rappresentato per la prima volta a Milano: da questo momento in poi Pirandello si dedicò prevalentemente al teatro. Fra il 1915 e il 1916, Pirandello scrisse molte opere teatrali in dialetto: Lumìe di Sicilia, Pensaci, Giacuminu!, Liolà, A giara, A birrita cu 'i ciancianeddi.

Molti di questi testi furono poi tradotti in italiano (Pensaci, Giacomino!, Il berretto a sonaglio), ciò gli permise di rappresentarle in tutti i teatri italiani. Pirandello apparantemente riprende le tematiche del teatro di fine Ottocento, infatti anche nelle sue rappresentazioni ritroveremo la figura del padre, del marito, ma questi ruolo, a causa delle convenzioni borghesi, vengono smascherati nella loro inconsistenza. Studia le trame delle seguenti opere presenti a pag. 534-535 :

  • Pensaci, Giacomino!
  • Così è (se vipare)
  • Il piacere dell'onestà
  • Il Giuoco delle parti

la rivoluzione teatrale

Il Teatro di Pirandello viene considerato rivoluzionario, perché mette in scena storie tratte vita "normale", ma che vendono deformate assumendo una fisionomia artificiosa, meccanica che lascia gli spettatori spaesati. I personaggi scissi, sdoppiati vengono trasformati in marionette

Il linguaggio teatrale di Pirandello è concitato, convulso, si ripetono continuamente le interrogazioni, le esclamazioni. Non mancano le frasi interrotte. In un primo tempo la rivoluzione teatrale di Pirandello non venne apprezzata dal pubblico e dalla critica. Quando si fa riferimento alle opere teatrali di Pirandello si utilizza l'espressione teatro grottesco. Esso si caratterizza per la presenza del personaggio "ragionatore", che denuncia apertamente le finzioni imposte dalle convenzioni sociali, soprattutto nell'ambito della famiglia. Questo carattere "grottesco" lo ritroviamo nell'opera Il piacere dell'onestà e in Il giuoco delle parti.

Il metateatro

Nel 1921 Pirandello mette in scena "Sei personaggi in cerca d'autore", opera metateatrale, poichè si tratta di un'opera teatrale che parla di teatro: teatro nel teatro. Le questioni affrontate sono due:

  • Incapacità del teatro di rendere sulla scena ciò che lo scrittore ha concepito.
  • il conflitto tra personaggi e attori.
L'opera non ripropone la suddivisione in atti e scene. Il teatro diventa il luogo in cui si svolge il dramma vero e non una finzione rappresentata.

Sei personaggi in cerca d'autore ripropone i tre motivi centrali della visione del mondo di Pirandello:

  • l'impossibilità di comunicare.
  • il rapporto tra verità-finzione e l'inconsistenza della persona individuale: le persone reali sono fittizie, pertanto non sono più vere dei personaggi della finzione letteraria.
  • il conflitto tra vita e forma.
Il dramma alla sua prima rappresentazione suscitò la reazione furibonda del pubblico., ma successivamente le innovazioni teatrali di Pirandello furono apprezzate in tutto il mondo. Tra le opere metateatrali ricordiamo inoltre: Ciascuno a modo suo, che mette in scena il contrasto tra pubblico e attori. Questa sera si recita a soggetto, che ripropone il conflitto tra attori e regista.

Sei personaggi in cerca d'autore

Sei personaggi in cerca d'autore: Trama

Enrico IV:Trama

La vicenda narra di un giovane nobile che prende parte ad una cavalcata in costume nella quale impersona l’imperatore di Germania, Enrico IV. Alla messa in scena prendono parte anche Matilde di Spina, la donna di cui è innamorato, ed il suo rivale in amore, il barone Belcredi. Quest'ultimo disarciona Enrico IV che nella caduta batte la testa e si convince di essere realmente il personaggio storico che stava impersonando. La follia dell'uomo viene assecondata dai servitori che il nipote di Nolli mette al suo servizio per alleviare le sue sofferenze; dopo 12 anni Enrico d’un tratto guarisce e torna alla ragione. Comprende che Belcredi lo ha fatto cadere intenzionalmente per rubargli l'amore di Matilde, che poi si è sposata con Belcredi ed è fuggita con lui. Decide così di fingere di essere ancora pazzo, di immedesimarsi nella sua maschera per non voler vedere la realtà dolorosa e poter osservare, dal di fuori, la vita che gli è ormai negata. Dopo 20 anni dalla caduta, Matilde, in compagnia di Belcredi, della loro figlia e di uno psichiatra vanno a trovare Enrico IV. Lo psichiatra è molto interessato al caso della pazzia di Enrico IV, che continua a fingersi pazzo, e dice che per farlo guarire si potrebbe provare a ricostruire la stessa scena di 20 anni prima e di ripetere la caduta da cavallo. La scena viene così allestita, ma al posto di Matilde recita la figlia. Enrico IV si ritrova così di fronte la ragazza, che è esattamente uguale alla madre Matilde da giovane, la donna che Enrico aveva amato e che ama ancora. Ha così uno slancio che lo porta ad abbracciare la ragazza, ma Belcredi, il suo rivale, non vuole che sua figlia sia abbracciata da Enrico IV e si oppone. Enrico IV sguaina così la spada e trafigge Belcredi ferendolo a morte: per sfuggire definitivamente alla realtà "normale" (in cui tra l'altro sarebbe stato imprigionato e processato), decide di fingersi pazzo per sempre.

Enrico IV

Enrico IV incarna la tipica figura pirandelliana dell'eroe estraniato.Nel dramma viene riproposto il tema della follia. Il protagonista si finge folle e vivendo sotto questa maschera di diverte prendendosi di gioco di coloro che obbligava a smascherarsi. Nei confronti della sua maschera ha un atteggiamento ambivalente:

  • ne prova fastidio
  • la sente come una sorta di rifugio, di protezione.

l'ultimo pirandello

Tra gli anni Venti e Trenta la produzione drammatica di Pirandelloprosegue in direzioni differenti e parallele. Oltre ai testi metateatrali, lo scrittore compone infatti numerose opere che tendono a riprodurre gli schemi dei testi teatrali del periodo grottesco. Inoltre sperimenta nuove soluzioni con tre testi: La nuova colonia Lazzaro I giganti della montagna In questi testi si avverte un abbandono dell'"umorismo" e del "grottesco" e alla riflessione critica sulla società borghese si sostituisce la ricerca di una verità arcana e universale. Le ultime novelle, composte negli anni Trenta, mostrano la tendenza ada analizzarre gli impulsi più profondi dell'inconscio, inoltre alcune novellesono ambientate in un clima surreale e fantastico. Appartengono a questa fase le seguenti novelle:

  • C'è qualcuno che ride
  • Soffio