USI E ABUSI DELLa parola come strumento Di persuasione
Studente: Mariangela De Virgiliis Scuola: Liceo Classico Vittorio Emanuele II
Classe: VDAnno scolastico: 2020-2021
Indice
- ministero della propaganda: joseph goebbels
- gorgia: L'encomio di elena
- il rapporto tra verita' e potere
- LA liberta' di espressione Ed I SUOI LIMITI
- gabriele d'annunzio: discorsi
Introduzione
LA NASCITA DELLA RETORICA
Il concetto di parola come “strumento di persuasione”, nasce con i sofisti nell'Atene democratica del V secolo a.C. Il termine “sofista” ( dal greco σοϕιστή “sapiente”) era usato per indicare un “saggio”. Questa parola cominciò a designare una particolare figura di intellettuale, o filosofo che impartiva insegnamenti a pagamento; ne derivò una definizione spregiativa, secondo la quale i sofisti erano pseudo filosofi, ovvero finti sapienti che speculavano sull’altro ignoranza, vendendo un falso sapere. I sofisti si proposero di insegnare l'arte della parola attraverso la retorica (dal greco ῥητορική τέχνη, “arte del dire”) indica la tecnica di costruire discorsi efficaci, capaci di persuadere gli ascoltatori; creata dai sofisti, fu da loro praticata come arte “ammaliatrice”, finalizzata a convincere gli interlocutori indipendentemente dai contenuti espressi. Uno degli esponenti più importanti tra i sofisti fu Gorgia.
L'Encomio di Elena
GORGIA: L'ENCOMIO DI ELENA
Un aspetto interessante della vita culturale dell’Atene del V - VI secolo a.C. è la consapevolezza della complessità del rapporto tra linguaggio e realtà. Su questo problema si esprime Gorgia, che con la sua arte retorica trasforma la parola in uno strumento autonomo rispetto a qualunque criterio di verità e le conferisce un’inedita potenza, come emerge con particolare evidenza nell’Encomio di Elena, una delle sue opere più celebri. Tra le possibili cause del comportamento di Elena, Gorgia espone anche quella della forza persuasiva delle parole :
“εἰ δὲ λόγος ὁ πείσας καὶ τὴν ψυχὴν ἀπατήσας, οὐδὲ πρὸς τοῦτο χαλεπὸν ἀπολογήσασθαι καὶ τὴν αἰτίαν ἀπολύσασθαι ὧδε. λόγος δυνάστης μέγας ἐστίν, ὃς σμικροτάτῳ σώματι καὶ ἀφανεστάτῳ θειότατα ἔργα ἀποτελεῖ· δύναται γὰρ καὶ φόβον παῦσαι καὶ λύπην ἀφελεῖν καὶ χαρὰν ἐνεργάσασθαι καὶ ἔλεον ἐπαυξῆσαι.”
(Gorgia, Encomio di Elena vv. 15 - 18)
De Oratore
MARCO TULLIO CICERONE: DE ORATORE
Il De oratore è un trattato diviso in tre libri, scritto tra il 56 e il 55 a.C. Qui Cicerone immagina che nella villa dell'oratore Licinio Crasso, durante le ferie dei ludi Romani del 91, si svolga una conversazione tra due grandi oratori: Crasso e Antonio. Insieme a loro intervengono altri personaggi.
"Est enim et scientia comprehendenda rerum plurimarum, sine qua verborum volubilitas inanis atque inridenda est, et ipsa oratio conformanda non solum electione, sed etiam constructione verborum, et omnes animorum motus, quos hominum generi rerum natura tribuit, penitus pernoscendi, quod omnis vis ratioque dicendi in eorum, qui audiunt, mentibus aut sedandis aut excitandis expromenda est;"
(Cicerone, De oratore, I V, 17)
"Nam quid ego de actione ipsa plura dicam? Quae motu corporis, quae gestu, quae vultu, quae vocis conformatione ac varietate moderanda est;"
(Cicerone, De oratore, I V, 18)
D'Annunzio: discorsi
GABRIELE D'ANNUNZIO: DISCORSI
"[...] Beati quelli che, avendo nel petto un odio radicato, se lo strapperanno con le lor proprie mani; e poi offriranno la loro offerta. Beati quelli che, avendo ieri gridato contro l'evento, accetteranno in silenzio l'altra necessità e non più vorranno essere gli ultimi ma i primi. Beati i giovani che sono affamati e assetati di gloria, perchè saranno saziati. Beati i misericordiosi, perchè avranno da tergere un sangue splendente, da bendare un raggiante dolore. Beati i puri di cuore, beati i ritornanti con le vittorie, perchè vedranno il viso novello di Roma [...]."
"[...]Essi hanno dato a Fiume il Natale funebre. Nella notte trasportiamo sulle barelle i nostri feriti e i nostri morti. [...] I vecchi le donne, i giovinetti si armano. Passiamo la notte santa nell’orrore del fratricidio. E l’Italia, disonorata per sempre davanti al mondo, assai più che dall’onda di Caporetto, non leverà un grido? Non alzerà una mano? Ecco che giunge l’intimazione brutale della resa con la minaccia del bombardamento!
Combatteremo tutta la notte.[...]" Vigilia di Natale, 1920.
Il Ministero della Propaganda
IL MINISTERO DELLA PROPAGANDA: JOSEPH GOEBBELS
"Il sistema che noi abbiamo abbattuto aveva la sua caratterizzazione più precisa nel liberalismo. Mentre il liberalismo parte dall’individuo e pone l’individuo al centro di ogni cosa, noi abbiamo sostituito l’individuo con il popolo (Volk) e l’ uomo singolo con la comunità (Gemeinschaft). Ovviamente la libertà dell’individuo doveva in tal caso venir limitata nella misura in cui si trovava in contrasto con la libertà della nazione. Ció non è una riduzione del concetto di libertà in sé. Se questo però diventa un paradosso individualistico, finisce col mettere in gioco o addirittura in serio pericolo la libertà del popolo. Il concetto di libertà individuale trova il suo limite nel concetto di libertà popolare. Nessun singolo individuo, si trovi in alto o in basso nella scala sociale, può avere il diritto di fare uso della sua libertà a spese del concetto di libertà nazionale."
(W. Hofer, Il Nazionalsocialismo Documenti 1933-1945, trad. di F. Bologna, Feltrinelli, Milano 1979. p. 75)
Newspeak
GEORGE ORWELL: NEWSPEAK
Newspeak was the official language of Oceania and had been devised to meet the ideological needs of Ingsoc (English Socialism). The purpose of Newspeak was not only to provide a medium of expression for the world-view, but to make all other modes of thought impossible. It was intended that when Newspeak had been adopted once and for all and Oldspeak forgotten, a heretical thought shoud be literally unthinkable. Newspeak words were divided into three distinct classes:
VOCABULARY
Consisted of the words needed for the business of everyday life.
VOCABULARY
Consisted of words which had been constructed for political purposes.
VOCABULARY
Consisted entirely of scientific and technical terms.
Newspeak is an example of the way language can be used as an instrument for power and coercion.
Il rapporto tra verità e potere
LA RIFLESSIONE DI HANNAH ARENDT
"È forse proprio dell’essenza stessa della verità essere impotente e dell’essenza stessa del potere essere ingannevole? […] la verità impotente non è forse disprezzabile quanto il potere che non presta ascolto alla verità?
(H. Arendt, Verità e politica, p. 30)
Hannah Arendt fa riferimento alla verità nel senso del dire la verità. Ella afferma che la verità c'è, ma che la decisione se occultarla, manipolarla o riscriverla costituisca parte integrante dell’esercizio del potere. Il problema cruciale del rapporto tra potere e verità, riguarda la veridicità: chi ha potere si trova di fronte al dilemma se dire o non dire la verità, o anche se attestare o meno i fatti, attraverso la propria azione.
DIRE LA VERITA'
Nell’epoca della post-verità e delle fake-news chi dice la verità? Quale posto occupa la verità in relazione a un potere che sempre più appare impegnato non tanto a occultare o manipolare la verità, ma più semplicemente a trascurarla?
Dalla riflessione aperta da Hannah Arendt, si può osservare come la relazione tra verità e potere sia da sempre una relazione controversa e conflittuale, quasi che la verità sia condannata all’impotenza e il potere alla menzogna.
Quello della verità in politica, rappresenta quindi un problema cruciale.
MA COSA SIGNIFICA "DIRE LA VERITA' ?"
Giorgio Agamben scrive che nella nostra cultura esistono due modelli di esperienza della parola:
Modello assertivo
veridizione
Nell’idea di “veridizione”, intuizione di Foucaut, valgono altri criteri rispetto al modello assertivo: qui, il soggetto che pronuncia una data parola si mette in gioco. Il valore di verità è quindi inseparabile dal suo personale coinvolgimento. Nell'antichità tale individuo veniva designato con il termine “parresiasta”: colui che cioè si assume la responsabilità di dire la verità, sfidando il potere, prendendosi un rischio. Il parresiasta compiva un atto di coraggio, lo stesso coraggio a cui fa riferimento Kant con il motto "Sapere aude!".
Questo genere di proposizioni sono caratterizzate dal fatto che rimandano sempre a un valore di verità oggettivo. Sono inoltre sottoponibili a verifica grazie ad un’adeguazione tra parole e fatti, mentre il soggetto che le pronuncia è indifferente all’esito. Ad esempio, due più due fa quattro, oppure i corpi cadono secondo la legge di gravità.
DOVE SI COLLOCANO LA PAROLA E LA VERITA' AL TEMPO DELLA "BUBBLE DEMOCRACY"?
Nel ventunesimo secolo, assistiamo all'arrivo dell'individuo. Non c'è però un ritorno dell’individualismo liberale, ma, con l’avvento del digitale, si manifesta la presenza di una massa che è però diversa da quella novecentesca. Essa è, infatti, una collettività in cui ogni individuo vive nella sua “bolla” e che, a causa dell’inquinamento del discorso pubblico, finisce per radicalizzare le proprie idee e, di conseguenza, polarizzare il dibattito.
"Con l’avvento della Bubble Democracy le persone sembrano andare verso gli estremi, abbandonando il centro. E i partiti si ritrovano costretti ad inseguire queste evoluzioni cercando di intercettare gli umori dello sciame digitale e delle varie bolle".
Con l’avvento della pandemia da Coronavirus il pubblico è tornato sulla scena, sostituendo le bolle autoreferenziali. Sostiene Palano che le persone "hanno improvvisamente abbandonato whatsapp per informarsi e hanno ripreso ad affidarsi a fonti autorevoli come i quotidiani".
La libertà di espressioneed i suoi limiti
ARTICOLO 21
"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.[...]"
“Libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni, uno dei diritti più preziosi dell’Uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge”. Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789
Grazie!
La parola come strumento di persuasione
Mariangela De Virgiliis
Created on March 8, 2021
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USI E ABUSI DELLa parola come strumento Di persuasione
Studente: Mariangela De Virgiliis Scuola: Liceo Classico Vittorio Emanuele II
Classe: VDAnno scolastico: 2020-2021
Indice
Introduzione
LA NASCITA DELLA RETORICA
Il concetto di parola come “strumento di persuasione”, nasce con i sofisti nell'Atene democratica del V secolo a.C. Il termine “sofista” ( dal greco σοϕιστή “sapiente”) era usato per indicare un “saggio”. Questa parola cominciò a designare una particolare figura di intellettuale, o filosofo che impartiva insegnamenti a pagamento; ne derivò una definizione spregiativa, secondo la quale i sofisti erano pseudo filosofi, ovvero finti sapienti che speculavano sull’altro ignoranza, vendendo un falso sapere. I sofisti si proposero di insegnare l'arte della parola attraverso la retorica (dal greco ῥητορική τέχνη, “arte del dire”) indica la tecnica di costruire discorsi efficaci, capaci di persuadere gli ascoltatori; creata dai sofisti, fu da loro praticata come arte “ammaliatrice”, finalizzata a convincere gli interlocutori indipendentemente dai contenuti espressi. Uno degli esponenti più importanti tra i sofisti fu Gorgia.
L'Encomio di Elena
GORGIA: L'ENCOMIO DI ELENA
Un aspetto interessante della vita culturale dell’Atene del V - VI secolo a.C. è la consapevolezza della complessità del rapporto tra linguaggio e realtà. Su questo problema si esprime Gorgia, che con la sua arte retorica trasforma la parola in uno strumento autonomo rispetto a qualunque criterio di verità e le conferisce un’inedita potenza, come emerge con particolare evidenza nell’Encomio di Elena, una delle sue opere più celebri. Tra le possibili cause del comportamento di Elena, Gorgia espone anche quella della forza persuasiva delle parole :
“εἰ δὲ λόγος ὁ πείσας καὶ τὴν ψυχὴν ἀπατήσας, οὐδὲ πρὸς τοῦτο χαλεπὸν ἀπολογήσασθαι καὶ τὴν αἰτίαν ἀπολύσασθαι ὧδε. λόγος δυνάστης μέγας ἐστίν, ὃς σμικροτάτῳ σώματι καὶ ἀφανεστάτῳ θειότατα ἔργα ἀποτελεῖ· δύναται γὰρ καὶ φόβον παῦσαι καὶ λύπην ἀφελεῖν καὶ χαρὰν ἐνεργάσασθαι καὶ ἔλεον ἐπαυξῆσαι.”
(Gorgia, Encomio di Elena vv. 15 - 18)
De Oratore
MARCO TULLIO CICERONE: DE ORATORE
Il De oratore è un trattato diviso in tre libri, scritto tra il 56 e il 55 a.C. Qui Cicerone immagina che nella villa dell'oratore Licinio Crasso, durante le ferie dei ludi Romani del 91, si svolga una conversazione tra due grandi oratori: Crasso e Antonio. Insieme a loro intervengono altri personaggi.
"Est enim et scientia comprehendenda rerum plurimarum, sine qua verborum volubilitas inanis atque inridenda est, et ipsa oratio conformanda non solum electione, sed etiam constructione verborum, et omnes animorum motus, quos hominum generi rerum natura tribuit, penitus pernoscendi, quod omnis vis ratioque dicendi in eorum, qui audiunt, mentibus aut sedandis aut excitandis expromenda est;"
(Cicerone, De oratore, I V, 17)
"Nam quid ego de actione ipsa plura dicam? Quae motu corporis, quae gestu, quae vultu, quae vocis conformatione ac varietate moderanda est;"
(Cicerone, De oratore, I V, 18)
D'Annunzio: discorsi
GABRIELE D'ANNUNZIO: DISCORSI
"[...] Beati quelli che, avendo nel petto un odio radicato, se lo strapperanno con le lor proprie mani; e poi offriranno la loro offerta. Beati quelli che, avendo ieri gridato contro l'evento, accetteranno in silenzio l'altra necessità e non più vorranno essere gli ultimi ma i primi. Beati i giovani che sono affamati e assetati di gloria, perchè saranno saziati. Beati i misericordiosi, perchè avranno da tergere un sangue splendente, da bendare un raggiante dolore. Beati i puri di cuore, beati i ritornanti con le vittorie, perchè vedranno il viso novello di Roma [...]."
"[...]Essi hanno dato a Fiume il Natale funebre. Nella notte trasportiamo sulle barelle i nostri feriti e i nostri morti. [...] I vecchi le donne, i giovinetti si armano. Passiamo la notte santa nell’orrore del fratricidio. E l’Italia, disonorata per sempre davanti al mondo, assai più che dall’onda di Caporetto, non leverà un grido? Non alzerà una mano? Ecco che giunge l’intimazione brutale della resa con la minaccia del bombardamento! Combatteremo tutta la notte.[...]" Vigilia di Natale, 1920.
Il Ministero della Propaganda
IL MINISTERO DELLA PROPAGANDA: JOSEPH GOEBBELS
"Il sistema che noi abbiamo abbattuto aveva la sua caratterizzazione più precisa nel liberalismo. Mentre il liberalismo parte dall’individuo e pone l’individuo al centro di ogni cosa, noi abbiamo sostituito l’individuo con il popolo (Volk) e l’ uomo singolo con la comunità (Gemeinschaft). Ovviamente la libertà dell’individuo doveva in tal caso venir limitata nella misura in cui si trovava in contrasto con la libertà della nazione. Ció non è una riduzione del concetto di libertà in sé. Se questo però diventa un paradosso individualistico, finisce col mettere in gioco o addirittura in serio pericolo la libertà del popolo. Il concetto di libertà individuale trova il suo limite nel concetto di libertà popolare. Nessun singolo individuo, si trovi in alto o in basso nella scala sociale, può avere il diritto di fare uso della sua libertà a spese del concetto di libertà nazionale."
(W. Hofer, Il Nazionalsocialismo Documenti 1933-1945, trad. di F. Bologna, Feltrinelli, Milano 1979. p. 75)
Newspeak
GEORGE ORWELL: NEWSPEAK
Newspeak was the official language of Oceania and had been devised to meet the ideological needs of Ingsoc (English Socialism). The purpose of Newspeak was not only to provide a medium of expression for the world-view, but to make all other modes of thought impossible. It was intended that when Newspeak had been adopted once and for all and Oldspeak forgotten, a heretical thought shoud be literally unthinkable. Newspeak words were divided into three distinct classes:
VOCABULARY
Consisted of the words needed for the business of everyday life.
VOCABULARY
Consisted of words which had been constructed for political purposes.
VOCABULARY
Consisted entirely of scientific and technical terms.
Newspeak is an example of the way language can be used as an instrument for power and coercion.
Il rapporto tra verità e potere
LA RIFLESSIONE DI HANNAH ARENDT
"È forse proprio dell’essenza stessa della verità essere impotente e dell’essenza stessa del potere essere ingannevole? […] la verità impotente non è forse disprezzabile quanto il potere che non presta ascolto alla verità?
(H. Arendt, Verità e politica, p. 30)
Hannah Arendt fa riferimento alla verità nel senso del dire la verità. Ella afferma che la verità c'è, ma che la decisione se occultarla, manipolarla o riscriverla costituisca parte integrante dell’esercizio del potere. Il problema cruciale del rapporto tra potere e verità, riguarda la veridicità: chi ha potere si trova di fronte al dilemma se dire o non dire la verità, o anche se attestare o meno i fatti, attraverso la propria azione.
DIRE LA VERITA'
Nell’epoca della post-verità e delle fake-news chi dice la verità? Quale posto occupa la verità in relazione a un potere che sempre più appare impegnato non tanto a occultare o manipolare la verità, ma più semplicemente a trascurarla?
Dalla riflessione aperta da Hannah Arendt, si può osservare come la relazione tra verità e potere sia da sempre una relazione controversa e conflittuale, quasi che la verità sia condannata all’impotenza e il potere alla menzogna.
Quello della verità in politica, rappresenta quindi un problema cruciale.
MA COSA SIGNIFICA "DIRE LA VERITA' ?"
Giorgio Agamben scrive che nella nostra cultura esistono due modelli di esperienza della parola:
Modello assertivo
veridizione
Nell’idea di “veridizione”, intuizione di Foucaut, valgono altri criteri rispetto al modello assertivo: qui, il soggetto che pronuncia una data parola si mette in gioco. Il valore di verità è quindi inseparabile dal suo personale coinvolgimento. Nell'antichità tale individuo veniva designato con il termine “parresiasta”: colui che cioè si assume la responsabilità di dire la verità, sfidando il potere, prendendosi un rischio. Il parresiasta compiva un atto di coraggio, lo stesso coraggio a cui fa riferimento Kant con il motto "Sapere aude!".
Questo genere di proposizioni sono caratterizzate dal fatto che rimandano sempre a un valore di verità oggettivo. Sono inoltre sottoponibili a verifica grazie ad un’adeguazione tra parole e fatti, mentre il soggetto che le pronuncia è indifferente all’esito. Ad esempio, due più due fa quattro, oppure i corpi cadono secondo la legge di gravità.
DOVE SI COLLOCANO LA PAROLA E LA VERITA' AL TEMPO DELLA "BUBBLE DEMOCRACY"?
Nel ventunesimo secolo, assistiamo all'arrivo dell'individuo. Non c'è però un ritorno dell’individualismo liberale, ma, con l’avvento del digitale, si manifesta la presenza di una massa che è però diversa da quella novecentesca. Essa è, infatti, una collettività in cui ogni individuo vive nella sua “bolla” e che, a causa dell’inquinamento del discorso pubblico, finisce per radicalizzare le proprie idee e, di conseguenza, polarizzare il dibattito.
"Con l’avvento della Bubble Democracy le persone sembrano andare verso gli estremi, abbandonando il centro. E i partiti si ritrovano costretti ad inseguire queste evoluzioni cercando di intercettare gli umori dello sciame digitale e delle varie bolle".
Con l’avvento della pandemia da Coronavirus il pubblico è tornato sulla scena, sostituendo le bolle autoreferenziali. Sostiene Palano che le persone "hanno improvvisamente abbandonato whatsapp per informarsi e hanno ripreso ad affidarsi a fonti autorevoli come i quotidiani".
La libertà di espressioneed i suoi limiti
ARTICOLO 21
"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.[...]"
“Libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni, uno dei diritti più preziosi dell’Uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge”. Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789
Grazie!