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La scuola romana

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Created on March 8, 2021

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POSSIDENTE IRENE - IBL

L’educazione a Roma poteva essere: - un’educazione domestica, impartita da un docente che si occupava solo dei figli di una sola familia dentro la domus - un'educazione nella schola publica, in cui l’insegnante si occupava dell’educazione di un gruppo di studenti, maschi e femmine fino all’età di 12 anni e poi solo maschi.

Tra l'VIII e il III secolo a. C. a Roma erano i genitori che si occupavano della formazione dei figli, soprattutto nelle famiglie benestanti. La madre aveva il compito di insegnare ai figli le basi della lettura, della scrittura e del calcolo mentre il padre accompagnava i figli, soprattutto i maschi, alle cerimonie civili e religiose (presso i tribunali, agli insediamenti dei pubblici funzionari, ai comitia, nelle feste religiose) per istruirli sui fondamenti e i valori della tradizione, il mos maiorum. Quando nel III secolo Roma conquistò la Grecia, culturalmente più evoluta, i governanti romani decisero di ampliare l'istruzione soprattutto per poter formare cittadini adatti a guidare le terre conquistate.

Successivamente le famiglie benestanti cominciarono a affidare la formazione dei figli a dei maestri: - il magister ludi, un maestro che insegnava nel ludus cioè nell'attuale scuola Primaria frequentata da giovani dai 6 fino ai10-11 anni - il paedagogus (dal greco “colui che forma i ragazzi”), un maestro che era di solito uno schiavo colto, spesso di origine greca, che educava i giovani dai 6 si 16 anni La scuola non era obbligatoria e solo i benestanti potevano assumere un paedagogus.

L’educazione pubblica si distingueva in tre gradi: - ludus (aperta a maschi e femmine)per età 6-11 anni - ludus gramaticae (studi letterari, di geografia, storia e astronomia) per età 12-16 anni - schola rhetorica (diritto, letteratura, ars oratoria) per età 16-18 anni

Il ludus era la scuola di base, in cui lavorava un ludi magister (o più di uno), il quale a volte poteva essere un ex paedagogus. Non esistevano luoghi particolari dedicati alla scuola: le lezioni si potevano tenere all’aperto, sotto una pergula (veranda), in una sala affittata per tenervi le lezioni o addirittura nella taberna, il retro di un negozio. L’anno scolastico cominciava con la bella stagione, Martius, primo mese del calendario romano e le lezioni si interrompevano nei mesi invernali. Si andava a scuola per 8 giorni, con un giorno di pausa in coincidenza con il nundinae , cioè il giorno del mercato. Non c'erano lezioni nei giorni festivi e durante i mesi più caldi dell’anno (da metà luglio a fine agosto).

Il ludus, paragonabile all'odierna scuola Primaria, si svolgeva in condizioni precarie, iniziava all'alba e finiva a mezzogiorno. La lezione si svolgeva in una semplice tenda sulla strada; dentro c'erano una cattedra per il maestro, banchi o sgabelli per gli alunni e una lavagna. I periodi di vacanza per sfuggire alla monotonia e alla noia erano le vacanze estive.

La schola rhetorica era dedicata solo ai maschi tra i 12 e i 16 anni Il docente si chiamava grammaticus (dal greco gramma, “lettera dell’alfabeto”), perchè basata sulla lingua e sulla letteratura latina e greca. Le altre discipline del curriculum studiorum erano: geografia, storia e astronomia. Venivano studiate soprattutto le opere di poeti, oratori e storici, che erano al centro della lectio, durante la quale il grammaticus leggeva e spiegava i testi. Per comprenderli meglio gli alunni spesso dovevano impararli a memoria in parte o totalmente (specie le poesie). Inoltre gli allievi dovevano commentare i testi, spiegandone il significato.

Le ragazze delle famiglie più nobili potevano continuare l'istruzione a casa fino ai 16 anni con precettori privati che le istruivano nella letteratura, ma anche nell'avere un giusto portamento, e talvolta al canto, alla musica e al ballo. Per questi compiti erano prediletti gli eunuchi. L'aspirazione della donna doveva essere comunque il matrimonio, quindi l’educazione era in secondo piano.

Il culmine dell’istruzione era la scuola tenuta dal rhetor (dal greco “parlatore” o “esperto della parola”, “maestro di retorica”). Era frequentata da coloro che intendevano fare carriera politica, per la quale la padronanza della parola, l'ars oratoria, era essenziale. Il rhetor insegnava ius (diritto), litterae (letteratura greca e latina) e soprattutto eloquentia (arte della parola), fondamentale per la politica e l’attività forense. Altre discipline erano filosofia (fondamentale per dare una base morale al futuro oratore), matematica e alcuni accenni di medicina.

Spesso i maestri erano schiavi e frequentemente gli allievi non obbedivano al loro magister, dicendo: "Sono io il tuo servo o tu mio?". Anche i bambini di condizione modesta spesso non rispettavano il loro maestro che veniva pagato pochissimo e per farsi obbedire doveva spesso ricorrere alla frusta. Lo status sociale dei maestri era spesso sottovalutato: molte volte erano considerati rifiuti della società che cercavano solo il modo di sopravvivere, anche a volte a discapito dei propri allievi.

Gli alunni per imparare a leggere dovevano prima imparare a memoria l'ordine e il nome delle lettere, poi riconoscerne la forma e infine mettere assieme sillabe e parole. Altrettanto faticosa era la scrittura: gli alunni dovevano copiare un modello guidati dal maestro che, impugnando la mano dell'allievo, gli faceva eseguire i movimenti giusti per riprodurre il modello. Per imparare a eseguire calcoli gli alunni dedicavano molto tempo a fare conti con le dita delle mani: per calcolare le decine, le centinaia e le migliaia imparavano a spostare i sassolini (calculi) degli abachi. Il corredo scolastico di discipuli e discipulae erano: - pugillares/tabulae ceratae - volumen - calamus - stilus - atramentarium - abaco+