Want to create interactive content? It’s easy in Genially!
La condizione delle donne in Afghanistan
User579
Created on March 6, 2021
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Animated Chalkboard Presentation
View
Genial Storytale Presentation
View
Blackboard Presentation
View
Psychedelic Presentation
View
Chalkboard Presentation
View
Witchcraft Presentation
View
Sketchbook Presentation
Transcript
LE DONNE IN AFGHANISTAN
M. C. 3G
COME SONO LE CONDIZIONI DI VITA DELLE DONNE AFGHANE?
PIETOSE...A TAL PUNTO CHE LORO STESSE SI DOMANANDONO: "Troveremo mai la luce alla fine del tunnell?"
QUANDO EBBE INIZIO?
Tutto iniziò nel 1996, quando i talebani conquistarono Kabbul, capitale dell'Afghanistan. Da quel momento vennero imposte come leggi di Stato le regole religiose del Corano, ciò colpì particolarmente le donne, alle quali fu proibito di
"ESISTERE"
SECONDO ALCUNI VERSETTI DEL CORANO:
le vostre donne sono come un seme da coltivare e quindi potete farne quello che volete
"IL PAESE PEGGIORE PER FAR NASCERE UNA DONNA..."
Gli uomini hanno potere assoluto sulle donne e queste sono private di ogni diritto: dietro ai loro burqa, i soffocanti veli integrali che le ricoprono da capo a piedi, non possono neanche vedere, respirare, parlare, ridere liberamente e se malauguratamente i loro passi giungono all'udito di un uomo, rischiano di essere fustigate pubblicamente per il ludibrio delle folle. Private di un volto, di una voce, di libertà di movimento, della stessa dignità di essere umano, non contenti i talebani le hanno private anche del pensiero e della volontà.
NON CONFONDIAMO IL BURQA CON GLI ALTRI VELI MUSULMANI...
Il burqa (البرقع)
I diversi tipi di veli
Curiosità
REFERENDUM IN SVIZZERA: NO AL BURQA NEI LUOGHI PUBBLICI
L'iniziativa presentata come "ì' al divieto di nascondere il volto" è stata approvata con 52% dei voti. Il suo scopo era di promuovere l'uguaglianza, la libertà e, in particolare, la sicurezza: secondo i sostenitori, la legge impedirà alle donne di essere costrette a nascondere i loro volti e allo stesso tempo ad altri di nasconderlo per uno scopo criminale o terroristico. Gli slogan della campagna del 'sì' sono stati "Stop all'Islam radicale" e "Stop all'estremismo", con figure di donne coperte col niqab nero affisse nei manifesti per le strade svizzere. Gli slogan rivali sono stati "No alla legge anti-burqa, assurda, inutile e islamofoba".
ALLE DONNE VIENE PROIBITO DI" VIVERE " !
Utilizzate per piacere personale...
...le donne si lasciano morire.
...ormai sottomesse...
Le donne che fino al 1994, esercitavano la professione di medico, ingegnere, infermiera o qualunque altro mestiere, sono state nascoste dietro il burqa e segregate in casa sotto lo stretto ed asfissiante controllo degli uomini, con i vetri oscurati per evitare che qualcuno, da fuori, possa scorgerle, picchiate brutalmente per ogni minima violazione della particolare legge coranica riconosciuta dai talebani.
Costrette a queste insostenibili condizioni di vita, molte donne si lasciano morire, altre si suicidano, anche dandosi fuoco, quando ad appiccarlo non è lo stesso marito, oppure muoiono per mancanza di cure mediche, visto che non possono essere visitate da medici uomini e le donne non possono più studiare e lavorare…altre sono afflitte da comprensibili problemi psichici.
Le donne sono usate solo per perpetuare la specie, soddisfare i bisogni sessuali degli uomini e occuparsi delle pulizie domestiche.
UNA BAMBINA SU CENTINAIA...
Sahar Gul,è una ragazzina afghana di 15 anni che ha quasi rischiato di essere uccisa dal marito perché non voleva prostituirsi. Arrivò in un ospedale di Kabul nelle condizioni che vedete nella foto. Quattro mesi prima dell'accaduto, la sposa-bambina era riuscita a fuggire ed aveva chiesto aiuto a dei vicini di casa: “Se siete dei musulmani dovete dire alle autorità quello che mi sta succedendo – aveva detto disperata -, vogliono farmi prostituire”. La polizia venne avvisata, ma non ha fatto altro che restituire la povera ragazza alla famiglia torturatrice dietro la promessa che gli abusi non sarebbero più continuati. Invece, come da copione, è accaduto l’esatto contrario. il volto gonfio di botte della piccola coraggiosa Sahar Gul ha fatto il giro del mondo destando condanna o orrore unanime. Le donne, in Afghanistan, sono trattate come bestiame. E chi si rivolge alla polizia spesso subisce ulteriori abusi, tra cui lo stupro e le molestie, prima di essere riconsegnata alla famiglia e dimenticata.
FONTE: Corriere della Sera
MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE
Questa pratica ormai diffusa per lo più nell' Africa sub-shariana, ha visto molteplici casi anche in Afghanistan.
DA CHI VIENE SVOLTO E COME?
CHE COS' è?
Quando si parla di pratica mutilatoria genitale ci si riferisce alla parziale o totale eliminazione dell’apparato genitale femminile, che causa una evidente modifica del profilo anatomico e di quello funzionale.
La pratica mutilatoria dura 15 o 20 minuti circa e viene effettuata da una donna anziana della comunità, detta mammana. Chiaramente, la mammana non ha alcuna conoscenza sanitaria o medica, tant’è che durante l’operazione vengono adoperati coltelli o lamette e lasciato solo un foro per consentire la fuoriuscita del sangue mestruale e dell’urina. Gli strumenti inoltre non sono nemmeno sterilizzati e durante l’operazione non si usano anestetici. Solo negli ultimi anni è stato richiesto l’intervento di personale sanitario come ostetriche, infermieri e medici.
PER QUALE MOTIVO AVVIENE?
- ragioni sessuali
- ragioni estetiche ed igieniche
- ragioni sanitarie
- per motivazioni sociologiche e culturalI
"CHIAMAMI COL MIO NOME"
Le donne afgane avranno il loro nome sulla carta d’identità. Fino a poco tempo fa sui loro documenti si scriveva “figlia di”, “moglie di”, o “madre di”, senza nessun riferimento alla loro identità. Solo quello di appartenenza a qualcun altro. Anche sui certificati di nascita dei figli è indicato soltanto il nome del padre e, in alcune zone del Paese, perfino sulle tombe non ci sono i loro nomi. La loro identità personale è definita in relazione ad un uomo.
75%
Il successo di questa battaglia è opera di un gruppo di attiviste afghane, che tre anni fa ha iniziato la rivendicazione per vedere riconosciuta l’identità delle donne sui documenti personali. Avevano lanciato tramite i social network l’hashtag #whereismyname, e ora hanno vinto: il governo afghano ha annunciato infatti che è stata approvata una legge che prevede la modifica dei registri anagrafici, per includere il nome delle donne sulle loro carte d’identità e sui documenti dei figli. Si tratta di una vittoria civile significativa, in un Paese in cui le donne hanno pochi diritti e la loro libertà è continuamente limitata e minacciata
RENDIAMO I SOCIAL QUALCOSA DI PIù..!
I social che noi tanto adoriamo, rendiamoli anche un modo per acculturare noi stessi e lottare per qualcuno uguale a noi. Pagine o post come questo fanno aprire gli occhi e avere una prospettiva di vita che prima non avremmo mai immaginato potesse esistere...
#WhereIsMyName?
FACCIAMO SI, CHE TUTTO QUESTO POSSA CAMBIARE!
"Mi ci è voluto molto tempo per trovare la mia voce, e ora che ce l'ho, non rimarrò in silenzio." Madeleine Albright
(prima donna a ricoprire la carica di Segretaria di Stato degli USA)