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A2 unità 3-4 ana
Michelle
Created on February 26, 2021
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Transcript
A2
Contenuti
1. Grammatica 1: Imperfetto Indicativo
1.a Esercizi 1: Imperfetto Indicativo
2. Grammatica 2: I pronomi con gli infinti
3. Grammatica 3: Accordo del participio passato
4. Grammatica 4: Pure e anche
5. Grammatica 5: il condizionale presente
Imperfetto Indicativo
L’imperfetto è un tempo verbale del modo indicativo. E’ una delle due forme di passato più usata nella lingua italiana, insieme al passato prossimo.
Che cos’è l’imperfetto, e a cosa serve?
L’imperfetto è un tempo verbale del modo indicativo che serve ad esprimere un’azione continuata e prolungata del passato.
Come si forma l’imperfetto?
Una buona notizia! Moltissimi verbi hanno un imperfetto regolare! Vi presentiamo nella tabella che segue le tre coniugazioni all’imperfetto! Cercheremo di spiegarvi brevemente e con chiarezza come si formano e quando si usano! Iniziamo…
* Al posto dei pronomi Lui/Lei potete trovare Egli/Ella e al posto di Loro potete incontrare Essi. Come forse avrete già notato osservando la tabella, le tre coniugazioni sono molto simili. Si differenziano solamente per la lettera che caratterizza la coniugazione: I verbi in –ARE hanno una A nella parte del verbo che cambia Es: io parl + A + vo I verbi in –ERE hanno una E nella parte del verbo che cambia Es: io prend +E + vo I verbi in –IRE hanno una I nella parte del verbo che cambia Es: io part+ I + vo
vi proponiamo quattro verbi che hanno l’imperfetto irregolare!
- Descrivere fisicamente una situazione, un avvenimento, un luogo, una persona Il tempo era caldo e umido - Fare una descrizione psicologica, parlare di sentimenti ed emozioni Non è venuta alla festa perché era triste - Parlare di un’abitudine, di qualcosa che avveniva con regolarità L’estate, da bambino, andavo sempre al mare - Dopo la parola “mentre” Mentre camminavo per strada ho incontrato Nicola - Parlare di azioni continuate, non limitate nel tempo o non concluse Il mio cane era nella sua cuccia e dormiva tranquillamente - Raccontare un sogno Ero in mezzo alla strada, incontravo persone che conoscevo ma che non ricordavo…
Quando si usa l’imperfetto
Molto spesso in italiano utilizziamo l’imperfetto al posto di altri verbi considerati esatti dall’italiano più formale. Vediamo qualche esempio: Usiamo l’imperfetto al posto del presente indicativo o del condizionale per rendere meno forte una richiesta: Volevo prenotare una camera per due notti Ti cercavo per chiederti un favore Scegliamo l’imperfetto dell’indicativo al posto del congiuntivo trapassato e del condizionale passato per esprimere un’ipotesi irrealizzabile Se mi chiamavi, ti aspettavo per mangiare (frase corretta: se mi avessi chiamato, ti avrei aspettato per mangiare)
L’imperfetto pdf
1 esercizi
Ora non abito più là tutto è cambiato, non abito più là ho una casa bellissima bellissima come vuoi tu. Ma io ripenso a una gatta che _________ una macchia nera sul muso (avere/lei) a una vecchia soffitta vicino al mare con una stellina che ora non vedo più… Ma io ripenso a una gatta che _________ una macchia nera sul muso (avere/lei) a una vecchia soffitta vicino al mare con una stellina che ora non vedo più…
C’era una volta una gatta che ____________ una macchia nera sul muso (avere) e una vecchia soffitta vicino al mare con una finestra a un passo dal cielo blu Se la chitarra ______________ (io/suonare) la gatta______________le fusa (fare) ed una stellina ____________ vicina vicina (scendere) poi mi sorrideva e se ne tornava su. Ora non abito più là tutto è cambiato, non abito più là ho una casa bellissima bellissima come vuoi tu.
La gatta - Underscore Trio (cover Gino Paoli)
I pronomi con gli infinti
i verbi potere e sapere
Nella lingua italiana per esprimere il concetto di capacità (o non capacità) a fare qualcosa usiamo tre verbi: potere, sapere, riuscire. Questi verbi hanno sfumature e usi diversi. Vediamo adesso come e quando usarli: Potere – usiamo questo verbo, quando la capacità di fare o non fare qualcosa dipende dalla nostra volontà, da quella di altre persone oppure da circostanze esterne. Sapere – usiamo questo verbo quando descriviamo la capacità acquisita, ovvero quando diciamo che la persona ha imparato a fare qualcosa. Riuscire (a) – questo verbo descrive la capacità fisica o mentale di una persona di fare qualcosa.
Potere, sapere o riuscire a?
NB! Il verbo “riuscire” è sempre seguito dalla preposizione “a” e il verbo all’infinito I verbi “potere” e “sapere” sono seguiti dai verbi all’infinito senza nessuna preposizione
Qualcuno mi può aiutare a lavare i piatti? (Dipende dalla volontà delle persone alle quali si rivolge.) Non posso uscire stasera perché devo preparami per l’esame. (Circostanze esterne che mi impediscono di uscire.) Non posso finire questi calcoli perché mi mancano alcuni dati. (Circostanze esterne – l’assenza dei dati – non mi permettono di finire i calcoli.) Francesca, sai cucinare? (Lei ha imparato a cucinare o no?) Il bambino sa già camminare. (Ha imparato a camminare.) Ho paura dell’acqua e quindi non so nuotare. (Non ho imparato.) Non riesco a capirlo, parla troppo velocemente. (Questione fisica – non lo capisco perché parla troppo velocemente.) Sto così male che non riesco ad alzarmi dal letto. (Questione fisica, debolezza fisica). Nonostante la mia paura sono riuscita a passare l’esame di guida. (Questione mentale, capacità di controllare la propria paura.)
Potere, sapere o riuscire a?
Nell’infinito la posizione dei pronomi atoni (mi, ti, gli, lo...) e dei pronomi riflessivi è enclitica, cioè questi pronomi vengono uniti all’infinito, che perde la “e” finale. Credo di capirti. Che libro interessante! Comincerò a leggerlo. Penso di incontrarmi con Amelia. Con i verbi modali “potere dovere volere sapere solere” si possono collocare i pronomi atoni e i pronomi riflessivi davanti o dopo il gruppo verbale: Mi vuole dire = Vuole dirmi Si voleva lavare = Voleva lavarsi Lo stesso succede con i verbi “andare a venire a mandare a cominciare a”: Mi viene a trovare = Viene a trovarmi Le comincia a piacere = Comincia a piacerle Lo mando a chiamare = Mando a chiamarlo
I PRONOMI con L'Infinito
Se l’infinito dipende da un verbo di percezione (vedere, guardare, osservare, sentire, ascoltare), il pronome atono si trova davanti al verbo di percezione e non unito all’infinito: Li ho visti correre. La sentivo chiacchierare tranquillamente. Però si unisce il pronome all’infinito quando il pronome dipende esclusivamente dal verbo all’infinito (g) e non dal verbo di percezione (h): Ho sentito (h) Mario suonare (g) la chitarra. Ho sentito Mario suonarla (“la chitarra” dipende da “suonare” e non da “sentire”!). L’ho sentito suonarla (“Mario” dipende da “sentire” e non da “suonare”!) Ho visto (h) Francesco e Marta mangiare (g) una pizza. Ho visto Francesco e Marta mangiarla (“la pizza” dipende da “ “mangiare” e non da “vedere”!) Li ho visti mangiarla (“Francesco e Marta” dipendono da “vedere” e non da “mangiare”!)
I PRONOMI con L'Infinito
Anche nelle costruzioni con “fare + infinito” o “lasciare + infinito” il pronome precede rispettivamente “fare” e “lasciare” (tranne ovviamente nei casi in cui debba trovarsi per regola grammaticale in posizione enclitica; es.: imperativo 2° persona). In questo tipo di costruzioni non si può unire il pronome all’infinito: Dov’è il pacco? Lo faccio spedire subito. Lasciagli provare la bicicletta! I capelli, me li faccio tagliare a spazzola.
I PRONOMI con L'Infinito
Accordo del participio passato
3° persona Quando un verbo transitivo coniugato in un tempo composto è preceduto da un pronome oggetto diretto di forma debole (3° persona singolare e plurale), è necessario accordare il participio passato con il pronome.
3° persona Il participio passato si accorda anche alle particelle LO e LA, presenti nei verbi pronominali.
1° e 2° persona Con i pronomi oggetto diretto di 1° e 2° persona singolare e plurale, l’accordo è facoltativo.
Dare del lei Se si dà del lei, il participio passato si accorda con il pronome oggetto diretto femminile (la).
Ne partitivo Quando un verbo coniugato in un tempo composto è preceduto dal ne partitivo, il participio passato si accorda con il nome che il NE sostituisce.
Pure e Anche
i vocaboli anche e pure con funzione avverbiale.
Prima di cominciare: l'avverbio è una parola invariabile che modifica il significato di un verbo, o anche di un nome, un pronome, un aggettivo o un altro avverbio in rapporto a tempo, luogo, quantità, modo.
Pure e anche possono significare (essere adoperati): A) Allo stesso modo (aggiunge qualcosa a ciò che è stato detto prima e che può anche essere sottinteso): Es.: Piove pure/anche oggi; c’eravamo pure/anche noi; B) Oltre tutto, per di più: Es.: Ci sono rimasto male per la tua reazione e sono pure/anche offeso dalle tue insinuazioni.
C) Rafforza un’affermazione o un’idea di possibilità: Es.: Sono pure/anche stufa di questa situazione; potrebbe pure/anche andare bene. D) In particolare, per rafforzare le congiunzioni e, ma, o, precedendole o seguendo l’elemento da loro collegato: es.: Anna credeva e pure/anche noi (e noi pure/anche); Gianni è bravo ma pure/anche fortunato; è bravo, ma è fortunato pure/anche. E) Come risposta affermativa attenuata, al posto di sì: Es.: – Invece che andare al cinema, potremmo fare una passeggiata. – Pure/anche. Oggi abbiamo visto soltanto alcuni casi in cui possiamo usare i vocaboli pure e anche, ce ne sono tanti altri, ed anche con altre funzioni che studieremo più avanti.
Il condizionale presente
Come e quando si usa il condizionale in italiano?
Il condizionale è il modo della possibilità condizionata. Il condizionale è il modo verbale che esprime intenzionalità, eventualità, possibilità condizionata. A differenza del modo indicativo che descrive la realtà, il condizionale ci parla di un evento che si può realizzare a una data condizione. Usiamo il condizionale per parlare di desideri, di idee, di progetti, per fare ipotesi, per dare consigli, per chiedere con cortesia. Vorrei un caffè Esprime un desiderio e al tempo stesso, una richiesta cortese. Ovviamente posso riceverlo solo nella condizione in cui il caffè ci sia. Osserva la tabella:
Ricordiamoci che: i verbi che terminano in –ciare e -giare perdono la “i” (per esempio: cominciare –> comincerei, mangiare –> mangerei); quei verbi che terminano in –care e –gare prendono una “h” (per esempio: giocare –> giocherei, pagare –> pagherei).
Tornando a parlare dell’uso, bisogna dire che oltre ai desideri, come abbiamo detto, il condizionale può esprimere anche un dubbio, un’ipotesi, un consiglio. Forse sarebbe meglio cambiare periodo. Credi che lui accetterebbe? Al posto tuo partirei per un lungo viaggio. Nelle frasi composte da più frasi, esprime un evento che può verificarsi solo a condizione che se ne verifichi un altro – Periodo ipotetico. Se vincessi la lotteria farei il giro del mondo! Se lo avessi saputo prima ti avrei portato un regalo. un regalo, il condizionale