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La divina commedia
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Transcript
La Divina Commedia
Index
Canto V
L'Inferno
Il Trecento
Canto XXVI
Canto I
Letteratura e lingua
Canto III
La Divina Commedia
Mappa Riassuntiva
Il Trecento
Contesto storico e culturale
La crescita della popolazione, del commercio e delle città che aveva caratterizzato il Duecento si interrompe improvvisamente nel Trecento.Esso è un secolo di crisi per tutta l'Europa, per i seguenti motivi:
- il clima si raffredda;
- ritornano le carestie;
- si diffonde un'epidemia di peste nera, che uccide più di 20 milioni di persone;
- scoppiano nuove guerre tra gli Stati e diverse ribellioni popolari.
Tutto questo causa un calo della popolazione e una crisi economica.Il papa e l'imperatore, perdono a poco a poco la loro importanza perchè stanno nascendo nuovi poteri: gli Stati nazionali di Francia e Inghilterra, governati in modo deciso e ben organizzato dai loro re, che concentrano tutta l'autorità nelle loro mani.
L'Italia invece è debole perchè politicamente divisa in tanti territori.Molti Comuni del Centro-Nord vengono governati da una persona sola ( il signore) e prendono il nome di Signorie. A volte, esse estendono il loro potere sulla campagna e le città vicine: nascono gli Stati regionali. Lo Stato della Chiesa, nel Centro Italia, resta in mano al papa. Il Sud continua a essere governato da re stranieri e viene suddiviso in Regno di Napoli (francese) e Regno di Sicilia ( spagnolo).
Letteratura e lingua
Il latino continua a essere usato nella lingua scritta, però i volgari sono ormai diffusi in tutta Europa.Il Francia e in Inghilterra inizia un processo di unificazione linguistica, cioè si afferma un'unica lingua valida in tutta la nazione. L'Italia, invece, non possiede una lingua comune: in ogni regione si parla un volgare diverso ( un pò come accade oggi con i dialetti).
Tuttavia nelle opere letterarie italiane si sta affermando il volgare fiorentino, per diversi motivi:
- la sua maggiore vicinanza al latino;
- l'importanza acquista dalla città di Firenze nel Basso medioevo;
- la celebrità di opere letterarie scritte in fiorentino come quelle di Dante, Petrarca e Boccaccio, considerati i padri della letteratura italiana. In particolare Dante affermò con forza l'uso del volgare come lingua della letteratura italiana.
Le tre opere letterarie più importanti del Trecento appartengono proprio a questi autori e sono:
- la Divina Commedia, poema in versi scritto da Dante Alighieri, che narra in canti il suo straordinario viaggio nei tre regni dell'aldilà ( Inferno, Purgatorio e Paradiso);
Le tre opere letterarie più importanti del Trecento appartengono proprio a questi autori e sono:
- il Canzoniere, raccolta di poesie di Francesco Petrarca, dedicate all'amore non ricambiato per una donna, Laura;
Le tre opere letterarie più importanti del Trecento appartengono proprio a questi autori e sono:
- il Decameron di Giovanni Boccaccio, raccolta di cento novelle dai temi e dai personaggi molto vari, scritta in uno stile che ha fatto da modello per gli autori dei secoli successivi.
VEROO FALSO
INIZIA
1/5
La popolazione nel Trecento aumenta
falso
vero
1/5
La popolazione nel Trecento diminuisce a causa delle carestie, delle guerre e della peste nera
Prossimo
FALSO
2/5
I campi vengono sfruttati sempre di più e si ripopolano
FALSO
VERO
1/5
I campi vengono abbandonati perchè c'è una forte crisi economica
Prossimo
FALSO
3/5
Gli scambi commerciali diminuiscono
FALSO
VERO
2/5
I commerci diminuiscono a causa della crisi economica
Prossimo
VERO
4/5
La città di Firenze non è molto importante nel Basso Medioevo
FALSO
VERO
1/5
La città di Firenze è una delle più important nel Basso Medioevo per la presenza di molti autori importanti.
Prossimo
FALSO
4/5
L'Italia possiede una lingua unica e comune a tutte le regioni
FALSO
VERO
1/5
L'Italia non possiede una lingua unica ma in ogni regione si parla un volgare diverso
Prossimo
FALSO
4/5
La Divina Commedia è scritta in volgare fiorentino
FALSO
VERO
2/5
La Divina Commedia è scritta da Dante Alighieri in volgare fiorentino
Prossimo
VERO
4/5
Il Decameron è un insieme di racconti
FALSO
VERO
2/5
Il Decameron è un insieme di 100 racconti (novelle).
Prossimo
VERO
LA DIVINA COMMEDIA
La struttura generale
La Commedia è divisa in 3 Cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso), ognuna delle quali divisa in canti: il numero è di 34 canti per l’Inferno (il primo è di introduzione generale al poema), 33 per Purgatorio e Paradiso, quindi 100 in totale. Ogni canto è composto di versi endecasillabi raggruppati in terzine a rima concatenata (con schema ABA, BCB, CDC…), di lunghezza variabile.
Nel poema Dante narra in prima persona un viaggio immaginario nei tre regni dell'oltretomba, Inferno, Purgatorio e Paradiso.Nel corso del viaggio Dante viene accompagnato da tre guide:
- Virgilio, il grande poeta latino, autore dell'Eneide, conduce il poeta attraverso Inferno e Purgatorio
- Beatrice, la donna amata, lo accoglie alle soglie del Paradiso e lo guida sino all'Empireo, il cielo in cui risiede Dio;
- San Bernardo, il monaco fondatore dell'ordine cistercense, lo accompagna, nel momento conclusivo del viaggio, a contemplare visione sfolgorante di Dio.
La legge del contrappasso
Nell'oltretomba nulla è lasciato al caso. Dante immagina un criterio preciso per stabilire la pena a cui sono destinate le anime. Questo criterio è la legge del contrappasso: la corrispondenza tra i peccati commessi in vita e il castigo da scontare all'inferno, per tutta l'eternità, nel Purgatorio, per il tempo necessario all'espiazione.
Per CONTRASTOil castigo è il contrario dlla colpa esempio: gli indovini in vita osarono prevedere il futuro e ora camminano con il capo ritorto all'indietro
Per ANALOGIA: il castigo richiama la colpa per affinità esempio: i traditori ebbero in vita u cuore freddo e duro come il ghiaccio, così all'inferno sono immersi nel lago ghiacciato di Cocito.
guarda
guarda
L'INFERNO
La struttura generale
L'inferno è una voragine che si apre poco distante dalla città di Gerusalemme. Tale voragine è stata creata dalla caduta di Lucifero sulla Terra, quando la sua ribellione a Dio fu sconfitta. Subito dopo la porta dell’Inferno si apre l’Antinferno in cui sono confinati gli ignavi e gli angeli. L’Inferno ha inizio al di là del fiume Acheronte ed è diviso in nove cerchi. Il primo cerchio è noto con il nome di Limbo.
Il secondo, il terzo, il quarto e il quinto cerchio ospitano i peccatori per incontinenza. Si entra poi nella città di Dite. Subito dopo le mura della città, il sesto cerchio contiene gli eretici e i miscredenti (epicurei). Nel settimo cerchio ci sono i violenti . L’ottavo è il cerchio della frode che è diviso in 10 fossi o bolge (Malebolge). I traditori sono puniti nelle quattro zone del nono cerchio.
Nell’abisso più profondo è conficcato Lucifero, nelle cui tre bocche sono maciullati i peggiori peccatori: Giuda, che tradì Cristo, e Bruto e Cassio che, uccidendo Cesare, tradirono l’Impero. Lucifero è conficcato al centro del nostro pianeta, ed emerge con il busto da un lago ghiacciato. Lungo le sue gambe si apre una galleria (la «natural burella») che conduce in superficie, sulla spiaggia che circonda la montagna del Purgatorio.
CANTO I - LA SELVA OSCURA
CANTO I - La selva oscura
Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. 3 Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura! 6 Tant’è amara che poco è più morte; ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai, dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte. 9 Io non so ben ridir com’i’ v’intrai, tant’era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai. 12 Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto, là dove terminava quella valle che m’avea di paura il cor compunto, 15 guardai in alto e vidi le sue spalle vestite già de’ raggi del pianeta che mena dritto altrui per ogne calle. 18
A metà del percorso della vita umanami trovai in una foresta buia perchè avevo smarrito la strada giusta. 3 Ahimè, quanto è difficile descrivere questa selva tanto incolta, intricata e ardua da attraversare che solo a ricordarla rinasce in me la paura! 6 Essa era tanto orribile che la morte lo è poco di più; ma per raccontare del bene che vi ho trovato, descriverò le altre cose che vi ho visto. 9 Io non so spiegare bene come vi entrai, tanto ero in uno stato di confusione quando lasciai la giusta strada 12 Ma quando arrivai ai piedi di un colle, là dove terminava la valle in cui era la selva che mi aveva trafitto il cuore di paura, 15 guardai in alto, e vidi i suoi pendii già illuminati dai raggi del pianeta (il Sole)che accompagna le persone (altrui) senza errore e dappertutto 18
CANTO III - LA PORTA DELL'INFERNO
CANTO III - La porta dell'inferno
“Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore: fecemi la divina podestate, la somma sapienza e ’l primo amore. Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterno duro. Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”. Queste parole di colore oscuro vid’io scritte al sommo d’una porta; per ch’io: «Maestro, il senso lor m’è duro».
Attraverso me si entra nella città dove si soffre (l’inferno) attraverso me si entra nel dolore eterno, attraverso me si va tra le anime dannate. La Giustizia ha ispirato Dio il mio sommo creatore: mi hanno costruito Dio lo Spirito Santo e Gesù Cristo. Prima di me furono creati solo agli angeli e i cieli; entità eterne, e io durerò per tutta l'eternità. Lasciate ogni salvezza, voi che entrate. io vidi queste parole difficili da capire e minacciose sulla sommità di una porta, per cui dissi:”Maestro, il loro significato è per me terribile".
CANTO V - PAOLO E FRANCESCA
Dopo aver visto video segui le sequenze qui riportate per creare un testo riassuntivo del V Canto
Amore, che rapisce facilmente un cuore gentile, fece innamorare costui (Paolo) del bel corpo che mi venne tolto in un modo che ancora mi offende. Amore, che a nessuno risparmia di amare quando è amato, mi prese a sua volta della bellezza di costui in un modo tanto forte che ancora non mi abbandona. Amore ci condusse insieme ad una stessa morte e Caina attende chi ci tolse la vita”. ........ Noi un giorno stavamo leggendo, per divertimento, la storia di Lancillotto e di come si innamorò; eravamo soli e senza nessun sospetto del nostro amore. Quella lettura più volte ci spinse a guardarci l’un l’altra e piano piano diventavamo pallidi in viso, ma solo un punto in particolare fu quello che non ci fece più resistere. quando leggemmo della bocca sorridente (di Ginevra) essere baciata da colui che l’amava(Lancillotto), questo (Paolo), che mai deve essere separato da me, mi baciò tremando. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno non potemmo continuare a leggere oltre.”
Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende. 102 Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona. 105 Amor condusse noi ad una morte: Caina attende chi a vita ci spense». ........ Noi leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto come amor lo strinse; soli eravamo e sanza alcun sospetto. 129 Per più fiate li occhi ci sospinse quella lettura, e scolorocci il viso; ma solo un punto fu quel che ci vinse. 132 Quando leggemmo il disiato riso esser basciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso, 135 la bocca mi basciò tutto tremante. Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante». 138
CANTO XXVI- ULISSE
La Bolgia dei consiglieri fraudolenti
“O fratelli”, dissi, “che attraverso innumerevoli pericoli siete giunti a [i confini dell’] occidente,a questa così breve veglia della nostra vita sensibile che ancora ci rimane, non vogliate negare la conoscenza, seguendo il sole, del mondo inesplorato. Prendete coscienza della vostra origine: non foste creati per vivere come animali, ma per perseguire la virtù e la conoscenza”. Con questo breve discorso resi i miei compagni così desiderosi di [continuare] il cammino, che a stento poi li avrei potuti trattenere; e, volta la nostra poppa a oriente, i remi trasformammo nelle ali per il folle volo, avanzando sempre verso sinistra.
"O frati", dissi "che per cento milia perigli siete giunti a l’occidente, a questa tanto picciola vigilia d’i nostri sensi ch’è del rimanente, non vogliate negar l’esperienza, di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". Li miei compagni fec’io sì aguti, con questa orazion picciola, al cammino, che a pena poscia li avrei ritenuti; e volta nostra poppa nel mattino, de’ remi facemmo ali al folle volo, sempre acquistando dal lato mancino.
Mappa riassuntiva Divina Commedia
Grazie!