Condizioni della donna a Sparta ed Atene
Condizione dellan donna spartana
In Grecia, ad Atene, la donna libera, di buona famiglia, non aveva un ruolo sociale; fulcro della società ateniese era il nucleo familiare, per cui il destino di ogni donna era quello di sposarsi e di mettere al mondo dei figli, preferibilmente maschi, vista l?importanza che aveva la continuazione del gruppo. Il matrimonio era inteso come un contratto che si fondava sul concetto di dono, nel senso che la donna quando si sposava, veniva ?data in dono? con le sua dote dal padre, o dal tutore, al futuro sposo. In caso di divorzio (ad esempio, per l?adulterio della donna), la sposa tornava alla casa paterna con la propria dote, i propri effetti personali e i propri gioielli. Nel matrimonio i due sposi avevano ruoli e compiti distinti: l?uomo si occupava degli affari, del lavoro, della vita sociale, mentre la donna era destinata ad occuparsi del buon andamento della casa.
La donna trascorreva, quindi, la giornata nel gineceo (stanze a assegnate alle donne) dove sotto la sua tutela vivevano anche i figli, e le schiave, cui la padrona di casa assegnava i vari lavori domestici. Essa filava e tesseva, controllava il lavoro affidato alle schiave e organizzava le cerimonie familiari e i banchetti, ai quali, però, non prendeva parte. I bambini trascorrevano le giornate ascoltando storie e racconti di eroi (o le favole di Esopo), oppure giocando con trottole, piccoli animali di terracotta, bambole snodabili. I figli maschi restavano nel gineceo fino a sette anni, età in cui cominciavano a frequentare la scuola di un maestro, per imparare a leggere, scrivere e fare i conti, mentre le bambine restavano nel gineceo sotto la tutela materna.
La donna usciva in rare occasioni, come le feste di matrimonio o le feste religiose.
La donna ateniese
La donna ateniese era madre, moglie e figlia di cittadino ma era esclusa dalla cittadinanza. Di conseguenza era esclusa dal diritto/dovere di partecipare alla vita politica (leggi Democrazia ieri e oggi).
La donna ateniese non era ammessa a scuola; soltanto in qualche raro caso di famiglia benestante, le erano insegnati rudimenti di lettura e di musica. Per un approfondimento leggi Paideia, educazione nella Grecia antica clicca qui.
L’universo destinato alla donna ateniese di famiglia agiata o ricca era quello ristretto delle pareti domestiche, o meglio di quella parte della casa riservata alle donne, il gineceo. Lì la donna ateniese svolgeva le funzioni domestiche che la società le assegnava: filare, tessere, organizzare il lavoro delle schiave, allevare i figli.
Rare e poco apprezzate erano le uscite in pubblico, se non in caso di festività religiose (come le Panatenee) e sempre in compagnia di una ancella. Era vietata la partecipazione a banchetti e simposi (diverso era la posizione sociale della donna etrusca nella società).
Le donne povere, però, che non disponevano di schiavi, non di rado contribuivano, con un lavoro fuori le mura domestiche, al sostentamento della famiglia, venendo così a contatto con la gente e con la vita pulsante della polis.
La principale funzione assegnata alla donna ateniese era naturalmente la procreazione, perché era questa a garantire la continuità della famiglia e della comunità dei cittadini. Il matrimonio
Una volta raggiunta l’età da marito (fra i 13 e iLa concubina
Il rapporto con la concubina era sottoposto ad una regolamentazione giuridica che da un lato imponeva alla concubina l’obbligo della fedeltà, esattamente come se fosse una moglie; dall’altro riconosceva ai figli nati dalla concubina alcuni diritti successori, sia pur subordinati a quelli dei figli legittimi.
16 anni), la donna ateniese si sposava con un uomo che, sempre di regola, si avvicinava alla trentina.
In Grecia, così come a Roma non ci si sposava per amore, per attrazione o per libera scelta. Il matrimonio era in Grecia un fatto sociale e familiare, le cui motivazioni erano di natura economica o di prestigio, o semplicemente legate alla necessità di avere eredi legittimi.
A decidere i matrimoni erano i maschi di casa. Fatta la scelta e stabilita la dote fornita dal padre, il matrimonio era stipulato in modo privato, alla presenza di testimoni, come un qualsiasi contratto d’affari: un bene, in questo caso la sposa, passava dal vecchio al nuovo kýrios, dal padre al marito.
Il divorzio
Il divorzio era ammesso, quasi sempre per iniziativa dell’uomo. Dal punto di vista legale anche le donne potevano chiederlo, ma al prezzo di esporsi al giudizio di un’opinione pubblica sfavorevole. Se un marito voleva liberarsi della moglie non occorrevano particolari motivazioni: poteva rimandare la sposa alla casa paterna in qualsiasi momento. In questo caso però doveva restituire la dote, il che rappresentava un disincentivo.
La condizione della donna spartana e ateniese
liviodarienzo99
Created on February 20, 2021
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Condizioni della donna a Sparta ed Atene
Condizione dellan donna spartana
In Grecia, ad Atene, la donna libera, di buona famiglia, non aveva un ruolo sociale; fulcro della società ateniese era il nucleo familiare, per cui il destino di ogni donna era quello di sposarsi e di mettere al mondo dei figli, preferibilmente maschi, vista l?importanza che aveva la continuazione del gruppo. Il matrimonio era inteso come un contratto che si fondava sul concetto di dono, nel senso che la donna quando si sposava, veniva ?data in dono? con le sua dote dal padre, o dal tutore, al futuro sposo. In caso di divorzio (ad esempio, per l?adulterio della donna), la sposa tornava alla casa paterna con la propria dote, i propri effetti personali e i propri gioielli. Nel matrimonio i due sposi avevano ruoli e compiti distinti: l?uomo si occupava degli affari, del lavoro, della vita sociale, mentre la donna era destinata ad occuparsi del buon andamento della casa. La donna trascorreva, quindi, la giornata nel gineceo (stanze a assegnate alle donne) dove sotto la sua tutela vivevano anche i figli, e le schiave, cui la padrona di casa assegnava i vari lavori domestici. Essa filava e tesseva, controllava il lavoro affidato alle schiave e organizzava le cerimonie familiari e i banchetti, ai quali, però, non prendeva parte. I bambini trascorrevano le giornate ascoltando storie e racconti di eroi (o le favole di Esopo), oppure giocando con trottole, piccoli animali di terracotta, bambole snodabili. I figli maschi restavano nel gineceo fino a sette anni, età in cui cominciavano a frequentare la scuola di un maestro, per imparare a leggere, scrivere e fare i conti, mentre le bambine restavano nel gineceo sotto la tutela materna. La donna usciva in rare occasioni, come le feste di matrimonio o le feste religiose.
La donna ateniese
La donna ateniese era madre, moglie e figlia di cittadino ma era esclusa dalla cittadinanza. Di conseguenza era esclusa dal diritto/dovere di partecipare alla vita politica (leggi Democrazia ieri e oggi). La donna ateniese non era ammessa a scuola; soltanto in qualche raro caso di famiglia benestante, le erano insegnati rudimenti di lettura e di musica. Per un approfondimento leggi Paideia, educazione nella Grecia antica clicca qui. L’universo destinato alla donna ateniese di famiglia agiata o ricca era quello ristretto delle pareti domestiche, o meglio di quella parte della casa riservata alle donne, il gineceo. Lì la donna ateniese svolgeva le funzioni domestiche che la società le assegnava: filare, tessere, organizzare il lavoro delle schiave, allevare i figli. Rare e poco apprezzate erano le uscite in pubblico, se non in caso di festività religiose (come le Panatenee) e sempre in compagnia di una ancella. Era vietata la partecipazione a banchetti e simposi (diverso era la posizione sociale della donna etrusca nella società). Le donne povere, però, che non disponevano di schiavi, non di rado contribuivano, con un lavoro fuori le mura domestiche, al sostentamento della famiglia, venendo così a contatto con la gente e con la vita pulsante della polis. La principale funzione assegnata alla donna ateniese era naturalmente la procreazione, perché era questa a garantire la continuità della famiglia e della comunità dei cittadini. Il matrimonio Una volta raggiunta l’età da marito (fra i 13 e iLa concubina Il rapporto con la concubina era sottoposto ad una regolamentazione giuridica che da un lato imponeva alla concubina l’obbligo della fedeltà, esattamente come se fosse una moglie; dall’altro riconosceva ai figli nati dalla concubina alcuni diritti successori, sia pur subordinati a quelli dei figli legittimi. 16 anni), la donna ateniese si sposava con un uomo che, sempre di regola, si avvicinava alla trentina. In Grecia, così come a Roma non ci si sposava per amore, per attrazione o per libera scelta. Il matrimonio era in Grecia un fatto sociale e familiare, le cui motivazioni erano di natura economica o di prestigio, o semplicemente legate alla necessità di avere eredi legittimi. A decidere i matrimoni erano i maschi di casa. Fatta la scelta e stabilita la dote fornita dal padre, il matrimonio era stipulato in modo privato, alla presenza di testimoni, come un qualsiasi contratto d’affari: un bene, in questo caso la sposa, passava dal vecchio al nuovo kýrios, dal padre al marito. Il divorzio Il divorzio era ammesso, quasi sempre per iniziativa dell’uomo. Dal punto di vista legale anche le donne potevano chiederlo, ma al prezzo di esporsi al giudizio di un’opinione pubblica sfavorevole. Se un marito voleva liberarsi della moglie non occorrevano particolari motivazioni: poteva rimandare la sposa alla casa paterna in qualsiasi momento. In questo caso però doveva restituire la dote, il che rappresentava un disincentivo.