EMIGRAZIONE IN ARGENTINA
A cura di Bellina Giulia, Marin Vanessa e Vadacca Edgard
· Introduzione: un sogno sudamericano
· La prospettiva italiana: le cause della partenza
Indice
· La prospettiva dell'Argentina
· Italiani dell'Argentina
· Lettere e memorie di partenze
Introduzione: un sogno sudamericano
Fra l'Ottocento e il Novecento circa 30 milioni di italiani fuggirono dalla loro normalità per cercare maggiore fortuna. Prima della nascita della "generazione Erasmus" alcuni preferivano non uscire dall'Europa. Per molti altri invece era di fondametale importanza esplorare terre molto più lontane e ricche di opportunità, come quelle americane. La principale meta era l' Argentina.
Si stima che nel periodo compreso tra il 1870 e il 1925, siano arrivati nella terra argentea quasi 2.5 milioni di italiani, concentrati principalmente nelle zone litoranee di Buenos Aires, Santa Fe, sud di Cordoba e nella provincia di Entre Ríos.
La prospettiva italiana: le cuase della partenza
I grandi flussi migratori iniziarono nel 1870, per prloungarsi fino al secondo dopoguerra. Quali sono state le casue? Le ragioni sono varie, vengono divise fra interne ed eserne. I n t e r n e: ricerca dell'equlibrio finanziario mancanza di condizioni fondamentali per l'esistenza minor sviluppo rispetto ad altri paesi E s t e r n e: maggiori opportunità che offre l'Argentina controlli all'immigrazione Gli italiani che migrarono divennero sempre di più, fino ad arrivare al primo dopoguerra, le cifre erano comunque elevate, ma molto più contenute.
La prospettiva argentina
Per l'Argentina il fatto di accogliere immigrati era un punto di estremo vantaggio: portò benenfici sia per una crescita agricola e della produzione, che per una ripopolazione (ricordiamo la conquista del Deserto). A disposizione degli italiani furono messi dei vasti appezzamneti di terre demaniali. Per gli argentini era importante controllare i flussi migratori, infatti nel 1876 venne emanata una legge che li rendeva controllati (cioè non più spontanei). Fondamentale fu anche il Dipartiemnto generale delle immigrazioni.
La Boca, quartiere italiano
Italiani dell'Argentina
Il processo di adattamento degli italiani in Argentina fu lungo e faticoso. Inizialmente l'unico lavoro svolto dagli emigrati italiani fu quello di lavorare la terra, solo in un secondo momento l'ambito lavorativo si allargò a tutti i gruppi socioprofessionali L'italianità in Argentina non è però riconsciuta solo nell'ampliamento delle possibilità lavorative ma anche nella nascita di piccoli ma permanenti quartieri italiani.
Lettere e memorie di partenze
“Se facessi conto di venir qui con noi ti aspettiamo con ansietà per vedervi felici, perché oltre a quello che dissi sopra qui e posizione più sana che nei nostri paesi. Acqua e aria eccellente. […] Non abbandonate il pensiero di venire qui con noi, fate conto che sia la voce di Dio che dice la vostra penitenza del Purgatorio di Cismon è finita, fuggite da questa Carcere ed andate in libertà a godere dove siete esortati e questo basta perché parla il cuore e non la lingua”.
"Qui siamo venuti per migliorare la nostra condizione di vita. Il nostro viaggio durò quaranta giorni. Molti facevano piani fantastici ma la realtà si rivelò completamente differente. […] Per mancanza di mezzi, io e la mia famiglia facemmo il tragitto a piedi. Altre famiglie fecero lo stesso. Le strade dovevano essere ancora aperte e l’unica soluzione era aprirle a colpi di falce […] Dopo vari giorni di lotta con la foresta arrivammo alla colonia dove ci aspettava lo zio Nei. L’incontro significò lacrime e allegria. Proseguimmo con lui […] ci era stato riservato un terreno montagnoso e difficile da lavorare. Cominciammo la nostra vita piantando miglio, allevando maiali e galline.”
Maddalozzo Michele
Pietro Ferronatto
“[…] Nel bastimento siamo spessi come in un buco d’ave. E’ morto un giovane di 5 anni ed era un bellissimo giovane ben nutrito ce ne sono altri otto ammalati gravemente. Uno strepito chi piange chi si lamenta […] e dicono se si parte si muore tutti prima di arrivare nell’America. Un bordello straordinario allora. […] Non posso mangiare il pane che è duro come un pezzo di ferro e non si bagna. […] Intanto due uomini sono prigionieri, e noi incerti della partenza. Ecco cara moglie e figli le mie dolorose notizie e i miei patimenti. Maledetta quella volta che mi decisi alla partenza che mi son messo nelle mani di questi mercatanti di carne umana."
“Sono rimasto così male quando sono sbarcato la prima volta a Ushuaia! Non c’era niente, ma niente, niente, niente! C’era una strada principale, fango, dei pali di legno in mezzo alla strada con i fili della luce, pozzanghere… niente di quello che ci avevano raccontato. […] Un lavoro, in mezzo a quella “brughiera”! C’erano dei cespugli di calafate, una pianta che da noi assomiglia a un mirtillo ma solo che lì era un cespuglio, e dicevano che chi avesse mangiato quel calafate sarebbe tornato lì di nuovo.
Allora io non l’ho mai mangiata, nel dubbio!”
Daniele Triches
Carlo Ferrari
GRAZIE PER L'ATTENZIONE!
Emigrazione italiana in Argentina
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Created on February 12, 2021
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EMIGRAZIONE IN ARGENTINA
A cura di Bellina Giulia, Marin Vanessa e Vadacca Edgard
· Introduzione: un sogno sudamericano
· La prospettiva italiana: le cause della partenza
Indice
· La prospettiva dell'Argentina
· Italiani dell'Argentina
· Lettere e memorie di partenze
Introduzione: un sogno sudamericano
Fra l'Ottocento e il Novecento circa 30 milioni di italiani fuggirono dalla loro normalità per cercare maggiore fortuna. Prima della nascita della "generazione Erasmus" alcuni preferivano non uscire dall'Europa. Per molti altri invece era di fondametale importanza esplorare terre molto più lontane e ricche di opportunità, come quelle americane. La principale meta era l' Argentina.
Si stima che nel periodo compreso tra il 1870 e il 1925, siano arrivati nella terra argentea quasi 2.5 milioni di italiani, concentrati principalmente nelle zone litoranee di Buenos Aires, Santa Fe, sud di Cordoba e nella provincia di Entre Ríos.
La prospettiva italiana: le cuase della partenza
I grandi flussi migratori iniziarono nel 1870, per prloungarsi fino al secondo dopoguerra. Quali sono state le casue? Le ragioni sono varie, vengono divise fra interne ed eserne. I n t e r n e: ricerca dell'equlibrio finanziario mancanza di condizioni fondamentali per l'esistenza minor sviluppo rispetto ad altri paesi E s t e r n e: maggiori opportunità che offre l'Argentina controlli all'immigrazione Gli italiani che migrarono divennero sempre di più, fino ad arrivare al primo dopoguerra, le cifre erano comunque elevate, ma molto più contenute.
La prospettiva argentina
Per l'Argentina il fatto di accogliere immigrati era un punto di estremo vantaggio: portò benenfici sia per una crescita agricola e della produzione, che per una ripopolazione (ricordiamo la conquista del Deserto). A disposizione degli italiani furono messi dei vasti appezzamneti di terre demaniali. Per gli argentini era importante controllare i flussi migratori, infatti nel 1876 venne emanata una legge che li rendeva controllati (cioè non più spontanei). Fondamentale fu anche il Dipartiemnto generale delle immigrazioni.
La Boca, quartiere italiano
Italiani dell'Argentina
Il processo di adattamento degli italiani in Argentina fu lungo e faticoso. Inizialmente l'unico lavoro svolto dagli emigrati italiani fu quello di lavorare la terra, solo in un secondo momento l'ambito lavorativo si allargò a tutti i gruppi socioprofessionali L'italianità in Argentina non è però riconsciuta solo nell'ampliamento delle possibilità lavorative ma anche nella nascita di piccoli ma permanenti quartieri italiani.
Lettere e memorie di partenze
“Se facessi conto di venir qui con noi ti aspettiamo con ansietà per vedervi felici, perché oltre a quello che dissi sopra qui e posizione più sana che nei nostri paesi. Acqua e aria eccellente. […] Non abbandonate il pensiero di venire qui con noi, fate conto che sia la voce di Dio che dice la vostra penitenza del Purgatorio di Cismon è finita, fuggite da questa Carcere ed andate in libertà a godere dove siete esortati e questo basta perché parla il cuore e non la lingua”.
"Qui siamo venuti per migliorare la nostra condizione di vita. Il nostro viaggio durò quaranta giorni. Molti facevano piani fantastici ma la realtà si rivelò completamente differente. […] Per mancanza di mezzi, io e la mia famiglia facemmo il tragitto a piedi. Altre famiglie fecero lo stesso. Le strade dovevano essere ancora aperte e l’unica soluzione era aprirle a colpi di falce […] Dopo vari giorni di lotta con la foresta arrivammo alla colonia dove ci aspettava lo zio Nei. L’incontro significò lacrime e allegria. Proseguimmo con lui […] ci era stato riservato un terreno montagnoso e difficile da lavorare. Cominciammo la nostra vita piantando miglio, allevando maiali e galline.”
Maddalozzo Michele
Pietro Ferronatto
“[…] Nel bastimento siamo spessi come in un buco d’ave. E’ morto un giovane di 5 anni ed era un bellissimo giovane ben nutrito ce ne sono altri otto ammalati gravemente. Uno strepito chi piange chi si lamenta […] e dicono se si parte si muore tutti prima di arrivare nell’America. Un bordello straordinario allora. […] Non posso mangiare il pane che è duro come un pezzo di ferro e non si bagna. […] Intanto due uomini sono prigionieri, e noi incerti della partenza. Ecco cara moglie e figli le mie dolorose notizie e i miei patimenti. Maledetta quella volta che mi decisi alla partenza che mi son messo nelle mani di questi mercatanti di carne umana."
“Sono rimasto così male quando sono sbarcato la prima volta a Ushuaia! Non c’era niente, ma niente, niente, niente! C’era una strada principale, fango, dei pali di legno in mezzo alla strada con i fili della luce, pozzanghere… niente di quello che ci avevano raccontato. […] Un lavoro, in mezzo a quella “brughiera”! C’erano dei cespugli di calafate, una pianta che da noi assomiglia a un mirtillo ma solo che lì era un cespuglio, e dicevano che chi avesse mangiato quel calafate sarebbe tornato lì di nuovo. Allora io non l’ho mai mangiata, nel dubbio!”
Daniele Triches
Carlo Ferrari
GRAZIE PER L'ATTENZIONE!