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Urbanistica rinascimentale
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Created on February 10, 2021
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Transcript
Urbnistica rinascimentale
Urbanistica rinascimentale
palazzi a corte
prof. Gennaro D'alessandro liceo scientifico statale Filippo Silvestri Portici(NA) Alessandro Russo 3L A.S. 2020/2021
In ambito accademico, filosofia e architettura hanno iniziato ad essere viste come discipline legate tra loro principalmente nell’ultimo ventennio, arrivando al riconoscimento della branca della filosofia dell’architettura e all’istituzione di un dottorato in filosofia dell’interno architettonico. La riflessione sugli spazi è presente già nei presocratici: oltre alle considerazioni di Zenone, per il quale «le città non debbono avere né templi, né tribunali né ginnasi»1 (Zenone, 1932, p.22), fondamentale è il contributo di Ippodamo di Mileto, V secolo a.C., il quale ha schematizzato un’organizzazione oggi riscontrabile in tutto il mondo. In urbanistica i modelli di città si dividono generalmente in radiale, lineare e a griglia. Lo schema radiale si riferisce a città in cui l’organizzazione avviene per cerchi, quasi concentricamente, partendo dal nucleo centrale e via via espandendosi in cerchi, è uno schema molto frequente nell’urbanistica rinascimentale italiana e nelle rappresentazioni delle città ideali; con schemi a griglia o a scacchiera, infine, ci si riferisce al tipo di urbanistica che trova radici nello schema ippodameo e che è comune a diverse città in tutto il mondo, anche oltreoceano. In Italia, lo schema ippodameo è immediatamente leggibile in città come Aosta, Torino, Como, Napoli e Messina.
Un tratto nuovo ed essenziale dell'architettura rinascimentale fu l'elaborazione teorica circa la forma da dare alla città. Tali riflessioni, espresse in scritti, schemi e trattati, sono genericamente riassunti sotto la definizione di "città ideale" e identificate nello schema radiale a simmetria centrale in rapporto con le ricerche sulla pianta centrale che, con le conseguenti simbologie, caratterizza le esperienze architettoniche più avanzate tra XV e XVI secolo. Detti principi di armonia e perfezione possono essere individuati osservando la tavola raffigurante la Città Ideale, risalente al 1480-1490, che rispecchia gli ideali rinascimentali di proporzioni, stile architettonico e applicazione della prospettiva. L'idea di dare alla città una forma ordinata e razionale, facendone un simbolo della concezione artistica e filosofica di tutto il Rinascimento, maturò lentamente nelle opere dei trattatisti del XV secolo, a partire da Leon Battista Alberti. Questi architetti pertanto non si limitarono soltanto alla progettazione degli edifici, ma dell'intero tessuto urbano secondo gli ideali rinascimentali. Tra i più importanti esempi vi erano le città di Pienza, Urbino e Ferrara.
L’organizzazione del territorio di matrice ippodamea invece, ha trovato ampia diffusione dall’antichità in poi, espandendosi dapprima nel territorio vicino e ponendosi come ispirazione per i piani di altri. Il caso della Spagna è tra quelli di maggiore importanza poiché, mediante la colonizzazione di alcune aree sudamericane tra il 1510 e il 1530, la sua corona è stata in grado di esportare in modo decisivo lo schema a griglia. Come anticipato, le reti stradali disegnate da Ippodamo si contraddistinguono già nella sua epoca per la stretta parentela con gli angoli retti, ciò ha portato a un sistema ortogonale a tutto tondo che include isolati altrettanto regolari, la regolarità dello schema non esclude però la gerarchia delle strade. Poiché in tale griglia veniva a mancare lo spazio per un centro, solitamente il fulcro delle attività si svolgeva in luoghi decentrati rispetto alla griglia, nella maggior parte dei casi in zone più alte. L’eredità di tale sistema è leggibile nella pianificazione territoriale dei romani, i quali organizzavano gli accampamenti militari lungo due assi principali – il cardo e il decumano, termini ancora oggi presenti nella toponomastica, come a Napoli.
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urbanistica rinascimentale
Palazzi con corte a Napoli
La corte, già esistente nella struttura della villa romana (peristilio), in Oriente continuò a rivestire un'importanza centrale: nel Rinascimento le corti con porticato vennero riscoperte, nel quadro del recupero di tutti gli elementi della civiltà classica. Non si conosce quale sia il primo cortile porticato pienamente rinascimentale, che si ispirò, regolarizzandone l'impianto, alle corti dei palazzi pubblici medievali ed ai chiostri dei monasteri. A Firenze si fanno di solito gli esempi di Palazzo Busini-Bardi (anni 1430), attribuito a Brunelleschi, e di palazzo Medici-Riccardi di Michelozzo (incertamente datato al 1444-1452 o al 1460). A Roma si cita il cortile "del Palazzetto" a Palazzo Venezia (1467-1471), dove si ripresero motivi dell'architettura romana desunti dal Colosseo e dal Teatro di Marcello, mentre a Urbino spicca il Cortile di palazzo Ducale (1466-1472), emblematico della cultura prospettica urbinate.
Napoli è tra le città italiane che più fa onore all’impianto ippodameo. Ciò è dovuto al fatto che fa tributo a tale ordinamento tanto nella toponomastica sia nella rivendicazione di tale schema urbanistico nella simbologia di riti sacri e profani cui tale schematizzazione si riferisce. Inoltre, in città sono ancora oggi agevolmente leggibili tutte le stratificazioni delle diverse epoche che ne hanno segnato l’urbanistica, a partire proprio dai tracciati greci e romani.
Un esempio indicativo di palazzo con corte a Napoli è senza dubbio il Palazzo Orsini di Gravina.Nel 1513, Don Ferrante Orsini duca di Gravina acquistò dalle monache del monastero di Santa Chiara, per centoventitré ducati, un giardino che confinava con via Monteoliveto, a questo, nel 1547, si aggiunse un ulteriore appezzamento sempre ottenuto dalle stesse monache, in modo tale che la sua proprietà risultò confinante con quella del monastero. Su questi terreni quindi gli Orsini fecero edificare il proprio palazzo. Se sulla data della costruzione l'informazione è alquanto certa, non è noto invece chi ne fu l'artefice, si sa però che tra il 1548 ed il 1549, Giovan Francesco di Palma ebbe l'incarico di effettuare dei disegni per realizzare, oltre ad alcune targhe con le insegne di famiglia, anche delle imposte e delle finestre. Il palazzo, prima della morte di Ferdinando Orsini, era stato in buona parte realizzato come indicava una iscrizione sulla fascia al di sotto della cornice: FERDINANDUS URSINUS GENERE ROMANUS GRAVINENSIUM DUX AC NERULANORUM COMES CONSPICUAM HANC DOMUM SIBI SUISQUE ET AMICIS OMNIBUS A FUNDAMENTIS EREXIT. (Ferdinando Orsini, di famiglia romana, duca di Gravina e conte di Muro, eresse dalle fondamenta quest'imponente dimora per sé, per i suoi e per tutti gli amici.) Secondo i canoni della architettura quattrocentesca, la facciata dell'edificio era l'elemento di rilievo principale: essa era composta dall'alto bugnato, con quattro piccole finestre per lato, che raggiungeva, dopo la fascia citata, il piano nobile, questo era suddiviso da dieci pilastri con capitelli corinzi che scandivano le finestre in marmo bianco, le quali, racchiuse in cornici e sormontate da nove nicchie ghirlandate, recavano internamente altrettanti busti. Le facciate laterali non erano ultimate ed il lato posteriore era aperto sul giardino confinante con quello di Santa Chiara. Il cortile, poi, era circondato da portici con arcate sorrette da pilastri di ordine tuscanico, con tondi in marmo recanti le raffigurazioni dell'arme di casa Orsini, ovvero: la rosa, l'orso, lo scudo bardato ed il putto inginocchiato. Eguale schema venne realizzato nel piano superiore dove tra gli archi si inserirono quattro busti scolpiti da Vittorio Ghiberti, nipote del più noto Lorenzo, che rappresentavano altrettanti personaggi della famiglia. Posti in modo da guardarsi a due a due, si possono tuttora individuare da destra per chi guarda quelli di Pier Gian Paolo Orsini dei conti di Monapello; Pier Francesco Orsini capitano della Chiesa; Giovan Antonio Orsini principe di Taranto ed infine Raimondo Orsini principe di Salerno.