Want to create interactive content? It’s easy in Genially!
Educazione civica
alecosta2002
Created on February 6, 2021
luoghi, parole e ruoli nella democrazia ateniese
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Vaporwave presentation
View
Animated Sketch Presentation
View
Memories Presentation
View
Pechakucha Presentation
View
Decades Presentation
View
Color and Shapes Presentation
View
Historical Presentation
Transcript
LE PAROLE DELLA DEMOCRAZIA
Cosa vuol dire"democrazia"?
Il potere del popolo
δημοκρατία
-κρατία, dal verbo κρατέω "dominare" da cui deriva κράτος, collegata alla base krat da cui nasce il nostro crazia, indicava la forza, la potenza, e, nell’ambito della politica, il potere.
δῆμος ha il valore di popolo, in opposizione al re e alla nobiltà, ovvero - nelle antiche città-stato - i cittadini liberi che formavano l’assemblea del popolo.
democrazìa s.f. . 1) Forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici diversi; in partic., forma di governo che si basa sulla sovranità popolare esercitata per mezzo di rappresentanze elettive, e che garantisce a ogni cittadino la partecipazione, su base di uguaglianza, all’esercizio del potere pubblico
"La mano dominante del popolo" in Eschilo
DANAOFiglie, fatevi forza. Buoni, per noi, i decreti sovrani presi dal popolo qui, del paese.CORIFEAPadre, sii benedetto, che m'annunci la vita! Riferisci a noi: quanto abbraccia il decreto, dove la mano dominante del popolo ha la maggioranza?DANAOGli Argivi hanno deciso con un consenso unanime[…]: infatti col voto di tutto il popolo l’aria è diventata irta di mani destre [letteralmente quasi “rabbrividì di mani”], di persone che approvano questo discroso[...] [supplici, vv 600- 624 circa]
463 a.C
"ἐνίσπε ἡμῖν ... δήμου κρατοῦσα χεὶρ ὅπῃ πληθύνεται"
L’espressione, che allude alla χειροτονία, la «votazione per alzata di mano» peculiare dell’assemblea democratica, costituisce la prima attestazione, seppure nella forma perifrastica δήμου κρατοῦσα, del termine δημοκρατία
La prima (ufficiale) attestazione: Erodoto
"Πλῆθος δὲ ἄρχον πρῶτα μὲν οὔνομα πάντων κάλλιστον ἔχει, ἰσονομίην, δεύτερα δὲ τούτων τῶν ὁ μούναρχος ποιέει οὐδέν·"
tra il 440 a.C. e il 429 a.C.
“Il governo popolare invece anzitutto ha il nome più bello di tutti, l’uguaglianza dinanzi alla legge"
Storie, , libro III cap 80
"ὁ τὰς φυλὰς καὶ τὴν δημοκρατίην Ἀθηναίοισι καταστήσας"
"Clistene istituì la democrazia ad Atene"
Storie, libro VI cap 43
λογος τριπολιτικος
Che parole ricordare?
ἰσονομίην: affinità concettuale tra quella parola e il “governo delle leggi” , l’uguaglianza di fronte alla legge
Πλῆθος ἄρχον: primissimo termine con cui in tempi antichi si indicava il regime politico che assegnava il potere al popolo
Tucidide un maestro di politica
dopo il 421 o dopo il 404 a.C.
"‘χρώμεθα γὰρ πολιτείᾳ οὐ ζηλούσῃ τοὺς τῶν πέλας νόμους, παράδειγμα δὲ μᾶλλον αὐτοὶ ὄντες τισὶν ἢ μιμούμενοι ἑτέρους. καὶ ὄνομα μὲν διὰ τὸ μὴ ἐς ὀλίγους ἀλλ᾽ ἐς πλείονας οἰκεῖν δημοκρατία κέκληται: μέτεστι δὲ κατὰ μὲν τοὺς νόμους πρὸς τὰ ἴδια διάφορα πᾶσι τὸ ἴσον, κατὰ δὲ τὴν ἀξίωσιν[...]"
"Ci serviamo di una costituzione che non copia le leggi dei vicini, essendo noi stessi un modello per alcuni piuttosto che imitare gli altri. E poiché essa è retta in modo che i diritti civili spettino non a poche persone , ma alla maggioranza , essa è chiamata democrazia: di fronte alle leggi, in ordine alle divergenze private, a tutti spetta l’uguaglianza"
Storie, libro II capitolo 37
Un'inaspettata Sparta: Isocrate
355 a.C. circa
"Οἶδα γὰρ τούς τε προγόνους τοὺς ἡμετέρους ἐν ταύτῃ τῇ καταστάσει πολὺ τῶν ἄλλων διενεγκόντας, καὶ Λακεδαιμονίους διὰ τοῦτο κάλλιστα πολιτευομένους, ὅτι μάλιστα δημοκρατούμενοι τυγχάνουσιν"
"So che i nostri antenati con questa costituzione si sono molto distinti dagli altri e che i Lacedemoni hanno un bellissimo governo proprio perché è il popolo che ha il pieno potere."
Areopagitico, capitolo 61
Aristotele e la sua "politica"
Ὑπόθεσις μὲν οὖν τῆς δημοκρατικῆς πολιτείας ἐλευθερία (τοῦτο γὰρ λέγειν εἰώθασιν, ὡς ἐν μόνῃ τῇ πολιτείᾳ ταύτῃ μετέχοντας ἐλευθερίας· τούτου γὰρ στοχάζεσθαί φασι πᾶσαν δημοκρατίαν)· ἐλευθερίας δὲ ἓν μὲν τὸ ἐν μέρει ἄρχεσθαι καὶ ἄρχειν. καὶ γὰρ τὸ δίκαιον τὸ δημοτικὸν τὸ ἴσον ἔχειν ἐστὶ κατὰ ἀριθμὸν ἀλλὰ μὴ κατ' ἀξίαν, τούτου δ' ὄντος τοῦ δικαίου τὸ πλῆθος ἀναγκαῖον εἶναι κύριον, [...] ἓν μὲν οὖν τῆς ἐλευθερίας σημεῖον τοῦτο, ὃν τίθενται πάντες οἱ δημοτικοὶ τῆς πολιτείας ὅρον· ἓν δὲ τὸ ζῆν ὡς βούλεταί τις. .
Il presupposto della costruzione democratica è la libertà, tanto che si dice che solo con questa costruzione è possibile godere della la libertà , che si afferma essere il fine di ogni democrazia. Ed una delle caratteristiche della libertà è che le stesse persone in parte siano comandate e in parte comandino. Infatti la giustizia, nella concezione democratica, consiste nell’uguaglianza secondo il numero, e non secondo il merito, con la conseguenza che la folla sarà sovrana e che fine della città e giusto sarà quello che sarà parso ai più. [...]un altro consisterebbe nel vivere come ciascuno vuole
Dal Politica, libro IV, capitolo 1317b
I principi della democrazia
ισονομία
ισηγορια
παρρησία
Da cosa definiamo una democrazia?
I mezzi fondamentali per la realizzazione di un governo democratico sono la libertà e l’eguaglianza. Dal momento che vi è eguale diritto di voto nella democrazia, la maggioranza (πληθος) è sovrana, a cui si contrappongono i pochi (ολιγοι). Perciò parlando di “Potere del popolo” non possiamo tralasciare i concetti cardine, fondamentali della Democrazia ellenica e del concetto stesso di Democrazia: isonomia, isegoria, e parresia.
Ισονομία (ισος + νόμος)
COSTITUZIONE ITALIANA
Isonomia, letteralmente "eguaglianza di legge", è uno dei capisaldi imprescindibili e indispensabili al regime democratico. Nasce come temine di origine aristocratica che, nelle Silloge di Teognide, indica l’«equa spartizione» di beni e di privilegi fra gli esponenti del ceto nobiliare. Spesso inserito in contrapposizione alla trannide e alla monarchia, anche attraverso delle metafore, come nel caso del medico Alcmeone. Come abbiamo già visto, come tecnicismo politico, compare invece per la prima volta nella Storie di Erodoto.
Articolo 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione , di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
ισηγορια ( da αγορευω)
La libertà di (non)parlare
αγορευω: «arringare», «persuadere» ma allo stesso tempo «dichiarare», l’«informare», il «parlare a molti perché tutti sappiano». Indica il diritto-potere per il quale ogni cittadino è autorizzato al pari di ogni altro a parlare davanti all’assemblea. I grandi autori che affrontarono la tematica sono tantissimi, tra i quali spiccano Omero, Socrate, Erodoto, Euripide e Aristofane.
In un particolare passo delle Supplici, oltre a evidenziare la relazione che lega l'isegorìa alla libertà e all'uguaglianza, sottolinea un aspetto di questo diritto spesso dimenticato: la libertà di tacere. Il silenzio può essere imposto dalla censura o autoimposto dai condizionamenti culturali ma allo stesso tempo, tanto importante quanto la forze delle parole, solo attraveso di esso, senza il disturbo del chiacchiericcio della mente, si può prendere le distanze da giudizi e convinzioni e osservare la verità del mio essere. Solo attraverso il silenzio molte volte si può giungere alla libertà.
παρρησία(παν + ρημα)
COSTITUZIONE ITALIANA
La παρρησία indica quella facoltà propria di tutti i cittadini che consiste nella libertà di prendere la parola nelle assemblee pubbliche della democrazia greca antica e quindi nell’esprimere la propria opinione in maniera schietta, franca e senza remore.
Articolo 21Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Le origini della parola
Aristotele
Polibio
[dall'Etica nicomachea, libro IV]
[dal libro II delle Storie]
...il regime degli Achei è caratterizzato da tre cose: la δημοκρατία, l’ισηγορια e la παρρησία ...In Polibio la παρρησία è vista come possibilità di accedere alla parola come atto di affermazione di se stessi e quindi della propria opinione.
Per Aristotele la παρρησία è una qualità etico-morale perchè è quel tratto caratteristico dell'uomo magnanimo (μεγαλοψυχος).
Isocrate
Democrito
[Sulla Pace, 355 a.C.]
“οικηιον ελευθεριης παρρησιη, κινδυνος δε η του καιρου διαγνωσις.” [68 B 226 D-k] La παρρησία è cosa che è propria della libertà, ma la difficoltà e il pericolo sta nella valutazione del momento.
[...] vedo che voi non prestate la vostra attenzione a tutti gli oratori nello stesso modo, ma ad alcuni porgete orecchio, di altri non tollerate neanche il tono di voce. E non vi è nulla di strano nel vostro comportamento: prima addirittura cacciavate via chiunque non vi dicesse ciò che volevate sentirvi dire.
La παρρησία alla maniera euripidea
La παρρησία viene intesa in senso politico quando essa si concretizza nell'esercitare il proprio diritto di parola. Questa visione del termine mette in evidenza dei chiari limiti, come emerge dal famoso passo dello Ione [versi 669-675].
La παρρησία morale, legata alla colpa che grava sulla coscienza.Questo aspetto emerge in un famoso passaggio dell'Ippolito [versi 421 e seguenti].
La παρρησία è vista anche sotto il punto di vista giudiziario quando cioè si concretizza nel pretendere che si dica il vero per fini di giustizia. A questo proposito è bene citare un ulteriore passo di un dramma euripideo, le Fenicie nel dialogo tra Giocasta e Polinice [versi 387 e seguenti].
« Vivano felici nella splendida Atene, con il parlar franco dell’uomo libero; la fama della madre li rischiari. Ché quando la coscienza d’una colpa del padre o della madre interviene, dell’uomo anche più ardito fa uno schiavo »
« Se non troverò la donna che mi ha dato alla luce, la mia non sarà vita. Posso esprimerti un voto? La vorrei di Atene, per ricevere da lei il diritto di parlare da uomo libero [affinché la parrhesia mi venga da mia madre]. In una città di purissima schiatta, lo straniero ha un bel diventare cittadino, la sua lingua resta quella di uno schiavo, senza libertà di parola [non ha la parrhesia] »
Giocasta: Che cosa vuol dire essere privi della patria? Un male così grande? Polinice: Grandissimo, più a provarlo che a dirlo. Giocasta: In che cosa consiste, cosa pesa all’esule? Polinice: Ουκ εχει παρρεσιαν [Non ha la parrhesia]. È una grandissima menomazione. Giocasta: È tipico degli schiavi [δουλος]: tacere quel che si pensa. Polinice: Bisogna sopportare le prevaricazioni di chi ha il potere. Giocasta: Eh sì, è doloroso anche far lo stupido con gli stupidi.
Significativo è anche l'augurio che Fedra esprime per i propri figli, dove dice:
« ...ma liberi e fiorenti della loro parrhesia vivano nella città illustre di Atene »
Due diversi significati...
POSITIVO
NEGATIVO
La παρρησία nei testi degli antichi greci ha una connotazione positiva, perchè coincideva con la verità, con la perfetta coincidenza tra opinione e verità. Nell’antica Grecia il parresiastes possedeva determinate qualità morali, prime fra tutte il coraggio di dire la verità in modo diretto.
In Platone la παρρησία è vista sotto una luce negativa. Secondo Platone è "chiacchiera", dire tutto ciò che si ha in mente e quindi in questo senso permette di dire anche cose pericolose e cose sbagliate. Il filosofo associa la παρρησία alla democrazia, dove ognuno può dire qualsiasi cosa ai cittadini, generando caos e conversazioni pericolose.
VS
Il parresiastes è colui che «rischia la vita per dire la verità invece di riposare sulla sicurezza di una vita in cui la verità resta inespressa[…] egli preferisce essere uno che dice la verità piuttosto che un essere umano falso con se stesso» (Foucault, Discorso e verità).
La παρρησία come grosso rischio
In epoca odierna la παρρησία rimane ancora un rischio. Esprimere un’opinione controcorrente implica coraggio, soprattutto in una società dove è importante "seguire la massa". Un politico che esprime un’opinione diversa dalla massa, rischia la sua popolarità.
In tutto il mondo sono presenti diversi luoghi divenuti iconici per la politica del proprio paese come il Quirinale in Italia, la Casa Bianca negli Stati Uniti, il Palazzo di Westminster in Gran Bretagna e il Reichstag in Germania.
I LUOGHI DEL POTERE
I luoghi della democrazia ateniese
L'Ecclesia
L'eliea
Il teatro
L'Eliea
L’ἡλιαία era il maggior collegio giudicante, istituito da Solone.
Questo tribunale si occupava della gran parte dei processi celebrati ad Atene, con l'eccezione dei delitti di sangue, giudicati dal tribunale dell'Areopago
L'Eliea subì un'importante riforma nel 462/461 a.C. per iniziativa di Pericle e dell'altro leader radicale, Efialte
Venne affidato al tribunale popolare il controllo delle leggi, dell'operato dei magistrati e la giurisdizione sui reati contro lo stato
L'Areopago
Il nome deriva da quello di una rupe presso l’Acropoli di Atene, dove sarebbe stato giudicato Ares per l’uccisione di Alirrozio, mitico figlio di Posidone e della ninfa Eurite.Il più antico tribunale di Atene vennero ridotte al solo giudizio intorno ai delitti di sangue A partire dal 487 a.C. si assistette al declino dell'Areopago
Il θέατρον
Il teatro indica letteralmente 'luogo di pubblico spettacolo e deriva dal verbo θεάομαι, 'osservo', 'guardo', la stessa radice di theoreo, da cui 'teoria'. Si sviluppa nell’Atene democratica del V secolo a.C. e costituisce uno dei momenti più alti della cultura europea dal momento che molto spesso rappresenta l’eco delle assemblee e delle discussioni cittadine, che ogni giono animavano la città. Sul palcoscenico, la tragedia e la commedia diventano il riflesso della realtà contemporanea. Uno dei momenti piùimportanti è l'αγων che rappresenta l'espressione del l'ordinamento politico. perchè attraverso di esso i personaggi esercitano la libertà di parola e il rispetto dell'opinione altrui.
il teatro come specchio della società
L'etimologia di ἐκκλησία
Il sostantivo ἐκκλησία è formato dalla preposizione ἐκ- + la radice bisillabica apofonica del verbo καλέω (καλ/κλη) + il suffisso –ία che caratterizza la formazione di molti sostantivi femminili. L'ἐκκλησία, nelle libere città dell’antica Grecia, indicava l’assemblea popolare in cui si discuteva e si deliberava sulle questioni di interesse generale e alla quale partecipavano con diritto di parola e di voto tutti i cittadini nel pieno possesso dei loro diritti.
ἐκκλησία, ἀγορά o σύλλογος?
σύλλογος
ἐκκλησία
ἀγορά
Il termine σύλλογος/συλλογή (da σύν + λέγω) esprime il significato di “riunione”, “raccolta” nell'accezione estemporea, evidenziando il senso originale del verbo λέγω che è quello di “unire”, “raccogliere”.
Ἀγορά (da ἀγείρω) esprime la matrice aggregativa dell’assemblea e indica l’adunanza del popolo o di un gruppo. Prevede quindi il significato di “mercato”, di “luogo in cui si svolge l’adunanza”, e dunque “piazza”.
Il significato di ἐκκλησία è quello di “assemblea”, “adunanza”, “riunione” convocata ufficialmente.
Le prime attestazioni
Erodoto
« ...ἐκκλησίην συναγείρας πάντων τῶν ἀστῶν...»« ...avendo riunito l’assemblea di tutte le città (di Samo)...»
Tucidide
« ...ἐκκλησίαν τούτου ἕνεκα ξυνήγαγον (II, 60)...» « ...per questo ho convocato l’assemblea...»« ...ἡ ἐκκλησία αὕτη ἀνεβλήθη (V, 45.4) ...» « ...questa assemblea fu rimandata...» « ...ἡ ἐκκλησία...διελύθη (VIII, 69)...» « ...l’assemblea fu sciolta...»
L'Ecclesia come luogo fisico
Che cos'è?
L’ἐκκλησία era uno degli organi fondamentali della democrazia ateniese. Principalmente esistevano due tipi di assemblee: la κυρια ἐκκλησία (ecclesia principale) e l’ἐκκλησία semplice.
Di cosa si occupava?
Nella κυρια ἐκκλησία si discutevano questioni di ordine amministrativo-finanziario e della gestione interna delle magistrature. Invece nella ἐκκλησία semplice si discutevano tematiche di natura religiosa o interstatale
Quando si tenevano le assemblee?
Nelle assemblee principali erano previsti inizialmente dieci incontri obbligatori all'anno, successivamente il numero fu fissato a quaranta. Invece nelle assemblee semplici non era previsto un calendario ferreo.
Dove si svolgevano le riunioni?
Le riunioni dell’assemblea popolare si svolgevano sempre presso la Pnice (tranne che per i casi di ostracismo) , un’area pianeggiante allestita presso un terrazzamento sul fianco dell’acropoli.
Le modalità del procedimento democratico
Presentazione del προβουλευμα
Aperto dibattito
εύβουλία/συμβολια
σύνεσις (comprensione) γνώμες (giudizio) φρονησις (prudenza)
Votazione
οργη (la rabbia) ταχος (la fretta)
Esito negativo Proposta ritirata
Esito positivo Proposta approvata
Chi poteva votare?
Come si votava?
REQUISITI OBBLIGATORI:
La votazione si esprimeva: 1. per alzata di mano, in greco χειροτονία (composto di χειρος, mano e τονια che contiene la radice del verbo τεινω, alzare); 2. tramite la deposizione in un contenitore di un ‘sassolino’ (ψῆφος di qui il verbo ψηφίζω che viene a indicare, col tempo, non solo l’operazione del voto, ma anche quella del decidere tramite votazione).
Per far parte dell’Ecclesia, e quindi per poter votare, erano necessari due requisiti: 1. essere cittadino ateniese 2. essere maggiorenne di sesso maschile
Ostracismo
L’ostracismo, in greco ὀστρακισμός, è così chiamato per il modo della votazione utilizzata, consistente nello scrivere in maniera anonima su un ostrakon, cioè un pezzo di “coccio”, colui che si voleva mandare in esilio. L’ostracismo fu un vero e proprio sistema di lotta politica, tipicamente ateniese, descritto da Plutarco all'interno di una delle sue Vite (Vita di Aristide, 7).
Pratica anti-democratica
Democrazia diretta o discriminante?
Nelle pòleis dell’antica Grecia si realizzò la prima (e sostanzialmente anche l’unica) forma di democrazia diretta della storia. Si definisce "diretta" perchè il potere legislativo era senza mediazioni in mano ai cittadini riuniti in assemblea. Ma questa forma di democrazia greca è stata definita dagli storici schiavista o elitaria, poiché fondava la sua prosperità ed efficacia sull’utilizzo di un'incontrollata schiavitù, oltre che naturalmente sulla totale discriminazione del sesso femminile: alle donne e agli schiavi (spesso stranieri) era negata, sia la partecipazione politica attiva sia quella passiva.
La battaglia nel mondo per il diritto di voto
LEGENDA:
il diritto di voto per le donne
il diritto di voto per gli stranieri
I ruoli della democrazia ateniese
Riforma di Clistene
Clistene abolì le 4 classi sociali introdotte da Solone: tutti i cittadini furono considerati uguali. Clistene ripartì l'Attica in tre distretti:
- quello delle città, dove prevaleva l'agricoltura;
- quello della costa, dove prevalevano le attività commerciali;
- quello dell'interno montuoso e più povero.
Arconte
Basileus
I ruoli della democrazia
L’ἄρχων, al plurale ἄρχοντες era la carica di magistrato supremo in varie poleis dell'antica Grecia
Gli venivano assegnate le competenze in materia religiosa
Polemarco
Eponimo
Tesmoteti
ἐπώνυμος, composto di ἐπί, «sopra», e ὄνομα, «nome>>
ϑεσμοϑέτης, propr. «legislatore», comp. di ϑεσμός «legge» e tema affine a τίϑημι «porre»
πολέμαρχος, composto da polemos, "guerra" e archon, "governante"
Gli anni venivano identificati con il nome del magistrato in carica.Per questo prende il nome di eponimo.
Erano affidate le procedure organizzative preliminari nei teatri
Era il capo militare, che perde progressivamente il suo potere in favore dell'esercizio di garante e gestore degli stranieri imputati
Erano sei; custodi delle leggi e giudici delle controversie
Stratega
Dal greco στρατηγός: parola composta da στρατός, "esercito" e ἄγω,"condurre"
I cittadini ateniesi eleggevano dieci generali, uno per ognuna delle dieci tribù create con l'instaurazione del regime democratico. Originariamente i dieci generali collaboravano col polemarco, e presiedevano i processi in ambito militare all’interno dell’eliea.Molti strateghi influenzarono le scelte politiche della città. L'esempio piu lampante è Pericle
La βουλή
Altri compiti
Epistatedal greco ἐπιστάτης "chi sta sopra"
Pritano dal greco Πρύτανις
Alla Boulé spettava l'iniziativa legislativa. Spettava alla Boulé il controllo preventivo, la vigilanza e il rendiconto sull'operato dei magistrati. La Boulé gestiva inoltre le finanze pubbliche e curava il bilancio.
Risiedevano in permanenza nell'edificio detto Tholos, nel settore sud-occidentale dell'agorà, e avevano il compito di redigere l'ordine del giorno, di dirigere i lavori della Boulé
Tra i pritani veniva giornalmente sorteggiato il presidente, l'epistate, che custodiva i sigilli di Stato e le chiavi del tesoro.