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La Donna

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Transcript

La Donna

Figura femminile nel mondo dell'arte

INDICE

Posizione della donna nel mondo

Donna nella musica

Condizione femminile Femminismo

La musica contro la violenza sulle donne

Donna nel cinema

Donna nell'arte

Dalle dive del passato ad oggiIl caso Harvey Weinstein Stereotipi

Protagoniste della storiaArtisti e donne

Strumentalizzazione della donna nella pubblicità

Arte come atto di denuncia

'50-'70 '80-2000oggi

La condizione femminile

La condizione femminile si riferisce al complesso di norme, costumi e visioni del mondo che riguardano il ruolo della donna nella società. Ancora oggi in molte realtà la donna continua a trovarsi in una posizione inferiore rispetto all'uomo, che spesso è stabilita dalla legge stessa.

L'emancipazione femminile ha rappresentato, negli ultimi secoli, la ricerca di un'uguaglianza formale e sostanziale tra la donna e l'uomo.

Femminismo

Emma Watson

Cos’è il femminismo?Il femminismo è un movimento che non implica la supremazia della donna sull’uomo. No, niente di simile. Il femminismo è l’uguaglianza tra donne e uomini. Il concetto viene da una sorta di vendetta per la disuguaglianza che regnava nel passato, un fatto che ha motivato la lotta delle donne per raggiungere l’equilibrio, ancora incompleto. In questo senso, non parliamo di femministe, ma di donne che hanno fatto di tutto per raggiungere questo equilibrio e rompere i tabù. C’è ancora molta strada da fare, e la recente Women’s March (con personaggi famosi come Madonna, Scarlett Johansson, Emma Watson, Alicia Keys e molte molte altre, uomini inclusi) tra le strade degli Stati Uniti ne è una buona prova.

La Hermione di Harry Potter, personaggio che l’ha introdotta nel mondo dello spettacolo, è Ambasciatrice di Buona Volontà –Goodwill Ambassador– della ONU per le Donne e voce del movimento HerforShe.

Cher

Cher non è solo la regina del pop con oltre 100 milioni di dischi venduti ma è anche attrice, icona hippy negli Anni 70, icona gay e una star che ha saputo reinventarsi nel tempo.

Nel corso delle varie epoche il ruolo della donna è sempre stato sminuito in qualsiasi ambito, come quello artistico. Non ha mai avuto la possibilità di esprimere se stessa, le sue qualità e le sue capacità.

  • Classifica delle donne più potenti al mondo secondo la rivista Forbes

Un’eccezione è, però, riscontrabile nel mondo dello spettacolo, in cui la donna stessa ha superato alcuni pregiudizi ed è riuscita ad ottenere un’importanza e un rispetto tali da potersi avvicinare gradualmente a ciò che noi concepiamo come parità di genere. Un altro settore in cui le donne stanno cercando di farsi piede è quello politico, da sempre formato maggiormente da uomini.

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Ursula von der Leyen

Melinda Gates

Christine Lagarde

Kamala Harris

ANGELA MERKEL

POLITICA

POLITICA, AVVOCATESSA

POLITICA

IMPRENDITRICE

POLITICA

Angela Merkel è dal 22 novembre 2005 Cancelliera federale della Germania.

Christine Lagarde è una politica e avvocatessa francese, presidente della Banca Centrale Europea.

Kamala Harris è una politica statunitense, 49ª vicepresidente degli Stati Uniti d'America dal 20 gennaio 2021.

Ursula von der Leyen è una politica tedesca, membro della CDU e Presidente della Commissione europea dall' 1\12\2019.

Melinda French Gates è un'imprenditrice e informatica statunitense, moglie di Bill Gates.

La Donna nell'Arte

La femminilità di ieri e di oggi, le principali artiste e il ruolo dei sentimenti e dell’immaginazione.

L’arte non è solo rappresentazione del bello, l’arte si è sempre esposta per contenuti molto importanti come il tema della violenza sulle donne nell’arte.

In principio fu Artemisia Gentileschi, pittrice italiana di scuola caravaggesca vissuta durante la prima metà del XVII, che aprì la strada alla nuova ideologia che non solo gli uomini potevano ricoprire il ruolo di artisti e fu tra le prime a denunciare atti di violenza con la sua arte.

Link

Le protagoniste della storia

Probabilmente la componente femminile nel mondo dell’arte è stata sempre presente; esse forse sono sempre esistite da quando esiste l’arte, ma fino al XVI secolo il loro contributo, la loro effettiva presenza documentata nella storia rimane poco visibile, forse quasi nulla. C’è da sottolineare che nel Medioevo, gli artisti, sia uomini che donne, raramente erano menzionati personalmente. Essi erano considerati degli “artigiani” e raramente firmavano le loro opere. In altri settori le donne però venivano nominate: come membri delle corporazioni miniaturistiche, illustratrici di libri o ricamatrici. La maggior parte di esse però erano normalmente suore o aristocratiche.

Però dal Rinascimento all’Impressionismo le cose cominciano davvero a cambiare: le donne artiste veramente grandi, quelle che possono essere considerate a tutti gli effetti vere professioniste dell’arte, si sottraggono all’invisibilità: Artemisia Gentileschi Sofonisba Anguissola Lavinia Fontana Elisabetta Sirani Judith Leyster Rosalba Carriera Elizabeth Vigée Lebrun Angelika Kauffmann Mary Cassatt Berthe Morisot Frida Kahlo Marina Abramovic.

Pittrice dallo stile drammatico ed espressivo, fu una rarità nel panorama artistico del Seicento

Negli anni settanta del secolo scorso Artemisia, a partire dalla notorietà assunta dal processo per stupro da essa intentato, diventò un simbolo del femminismo internazionale, con numerose associazioni e circoli ad essa intitolate. Contribuirono all’affermazione di tale immagine la sua figura di donna impegnata a perseguire la propria indipendenza e la propria affermazione artistica contro le molteplici difficoltà e pregiudizi incontrati nella sua vita travagliata.

Artemisia

Gentileschi

mitica pittrice messicana

Probabilmente Frida, nata in Messico nel 1907, è l’artista tra le più amate e conosciute al mondo, un grande esempio di forza e di creatività. Il rapporto ossessivo con il suo corpo martoriato, a causa di un terribile incidente del 1925, caratterizza uno degli aspetti fondamentali della sua arte: crea visioni del corpo femminile non più distorto da uno sguardo maschile. Allo stesso tempo coglie l’occasione di difendere il suo popolo attraverso la sua arte facendovi confluire il folclore messicano.

Frida

Kahlo

Ritenuta tra le massime esponenti nell’arte contemporanea, Marina è nata a Belgrado nel 1946. Nel 1976 iniziano la relazione e la collaborazione con un altro artista, Ulay, nato peraltro nel suo stesso giorno. Dopo dodici anni di relazione, hanno deciso di interrompere il loro rapporto con una camminata lungo la Grande Muraglia Cinese.

Punta d’avanguardia della performance e della body art fin dai primi anni ’70, Marina Abramovic ha segnato in maniera profonda e innovativa l’arte degli ultimi trent’anni.

Marina

Le scelte tematiche vanno dalla rappresentazione della sessualità e della femminilità, dalla dimensione intima e quotidiana, all’interpretazione etica e sociale della realtà contemporanea. Fin dagli esordi ha scelto il proprio corpo come oggetto della sua arte, indagando i confini estremi della resistenza fisica e psicologica.

“Quando ci viene sottratto così tanto, dobbiamo guardare a quel che si trova di fronte a noi”

Abramovic

Rhythm 0 è una performance avvenuta nella galleria Studio Morra di Napoli nel 1974 e durata sei ore. Fa parte della serie di performances intitolata Rhythms, volta a indagare le tensioni tra abbandono e controllo, che comprende Rhythm 10, Rhythm 5, Rhythm 2, Rhythm 4, Rhythm 0.

L’ARTE COME ATTO DI DENUNCIA

L’ARTE COME ATTO DI DENUNCIA

Attraverso i loro capolavori gli artisti hanno celato dietro la bellezza artistica delle loro opere, atti di violenza sulle donne e la disparità di genere usando l'arte come atto di denuncia

Articolo

Articolo

La violenza sulle donne nell’arte

Il Ratto delle Sabine come violenza di massa

Il Ratto di Proserpina del Bernini come violenza domestica

Info

Le Viol, “lo Stupro” di Degas come violenza di genere

Un altro quadro che interpreta la violenza sulle donne nell’arte è stato macabramente preso in considerazione da Degas ne Le Viol, lo Stupro, titolo forte come forte è la rappresentazione della scena, con luci in penombra e l’uso di tonalità scure e tristi.

Le Viol di Renè Magritte come violazione della libertà femminile

Le Viol di Renè Magritte è una rappresentazione molto cruenta dove il volto della donna viene cancellato e al suo posto viene rappresentato il corpo femminile. La denuncia della violenza sulle donne nell’arte in questo caso viene vista come privazione dell’identità femminile, violazione della libertà, privazione di espressione e sentimento. Molto originale perchè guardando attentamente l’opera Magritte nei seni della donna ci vede gli occhi dell’uomo e lo sguardo che l’uomo pone nei confronti di una donna, non interessandosi prima alle qualità ma direttamente al corpo. La donna dalla maggior parte degli uomini viene vista come un corpo nudo.

Come gli artisti uomini vedono le donne

Dalle poesie amorose passionali dei lirici medievali o dei romantici inglesi, alle sfortunate e brucianti passioni del Don Chisciotte di Cervantes per la sua Dulcinea, di Leopardi per Silvia, all’ossessione di Catullo per la sua Lesbia; o il geniale e controverso Woody Allen senza le sue riflessioni sull’amore, le composizioni di grandi come Beethoeven e la sua “Per Elisa”, ai romantici notturni di Chopin, fino a una interminabile serie di canzoni d’amore che dagli anni ’50 ad oggi hanno scandito questo mezzo secolo di musica leggera, da John Lennon, a Battisti, da Elvis Presley a Bob Dylan. Gli artisti sembrano intrinsecamente legati al mondo femminile, per un bisogno di sentimento e per la fragilità che spesso caratterizza i creativi, per la semplicità testuale e concettuale che contraddistingue l’argomento “amore”.

Woody Allen e Mia Farrow

John Lennon e Yoko Ono

Gli artisti e le donne? Spesso si divisero in autentici playboy, da Dalì, a Franz Kafka che ne conobbero diverse nella loro vita o il filosofo Agostino Da Ippona che ironicamente chiese a Dio “dammi la castità, ma non subito”, al donnaiolo Voltaire fino alla sfortuna amorosa di single incalliti che sognarono donne irraggiungibili come Immanuel Kant, Nietzche o Leopardi. Arte e sentimento sono spesso e volentieri indissolubili nel loro legame ma altrettanti furono coloro che rifiutarono il tema amoroso, più cerebrali che emotivi, specialmente i filosofi, ma anche gli scienziati e diversi pittori e scultori che preferirono la tecnica all’anima.

Amanda Lear e Salvador Dalì

La donna nella Musica

La musica è donna: donne sono le Muse; donna Santa Cecilia, la protettrice dei musicisti; e donna l’arte dei suoni, come suggerisce la sinuosa immagine di Man Ray Le violon d’Ingres.

La base dati del Fondo Noseda per la sua peculiarità offre un panorama di nomi femminili a tutto tondo, almeno fino agli anni Sessanta dell’Ottocento. Si definisce, così, una serie di relazioni nome-ruolo, considerando il materiale: arrangiatore, autore del testo, nome citato, compositore, coreografo, curatore, dedicante, dedicatario, editore, interprete, nome onorato, possessore, ritratto. Ma anche nel Novecento si ritrova un'ampia diffusione delle presenze femminili, diversa a seconda del contesto storico-sociale.

Dedicatarie e dedicanti Gran parte della musica scritta nel corso dei secoli è dedicata alle donne. I nomi delle dedicatarie evidenziano le relazioni tra l’autore e la committenza e chiariscono particolari biografici o i legami tra musica e storia; conoscendo a chi il pezzo è dedicato, si motivano scelte di tecnica, linguaggio, diteggiature, essendo spesso le dedicatarie anche le interpreti.

La ricerca sistematica degli studiosi che si sono concentrati sulle donne ha dato risultati che non finiscono di stupire:

La Fondazione Adkins Chiti: Donne in Musica (nata nel 1978) che lavora affinché la storia delle donne sia inclusa nei programmi scolastici e universitari e per diffondere l’arte delle compositrici di oggi e di ieri, ha costruito una banca dati che supera ampiamente i quattrocento nomi, solo per le artiste europee contemporanee (www.donneinmusica.org).

Il binomio donne-interpreti che percorre tutta la storia musicale è indissolubile. Basti considerare l’iconografia di tutte le epoche, dai vasi greci alle ballerine di Degas, alle pianiste di Matisse, a Renoir … Parlare di presenze femminili nella storia dell’interpretazione significa alzare il sipario su uno spettacolo infinito: le donne ballano, cantano e suonano, in privato e in pubblico, da sempre.

+info

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Un'aspetto interessante che ritroviamo indagando la storia della musica è la molteplicità dei ruoli ricoperti dalle donne.

1500

1600

1800

BAROCCO

RINASCIMENTO

ROMANTICISMO

1900

1700

MUSICA MODERNA E CONTEMPORANEA

CLASSICISMO

Artiste jazz come Ella Fitzgerald e la sua voce poderosa, le star anni ’60 come Aretha Franklin e le sue hit come Think e Respect, cantautrici dell’era hippy come Grace Slick dei Jefferson Airplaine e soprattutto Janis Joplin con le sue sofferenti e splendide interpretazioni o autrici estremamente interessanti e originali fra rock e poesia come Patti Smith.

Ella Fitzgerald

Aretha Franklin

Patti Smith

Grace Slick e i Jefferson Airplaine

Grace Slick e Janis Joplin

"Ognuno chiede e vuole rispetto, uomo o donna, nero o bianco. È il nostro diritto umano fondamentale"

Aretha Franklin

Questi solo alcuni esempi fino alla disco music con Gloria Gaynor e Donna Summer per arrivare a icone come Madonna distintasi per la maliziosa leggerezza del suo stile pop e a cantautrici di spessore come la viscerale e straordinaria Alanis Morrissette o la malinconica e energica Dolores O’Riordan dei Cranberries suicida improvvisamente come Amy Winehouse, simboli di talento e masochismo.

Gloria Gaynor

Donna Summer

Madonna

Alanis Morrissette

Dolores O'Riordan

Amy Winehouse

"Il femminismo una parola che viene fraintesa. Per molti indica la necessità di difendere le donne, quando il suo significato è invece parità fra i sessi. E se qualcuno non è a favore di questo credo sia un idiota"

Victoria De Angelis

La musica contro la violenza sulle donne

La musica si è battuta attraverso numerosi artisti, sia stranieri che italiani, contro coloro che considerano le donne come mero oggetto e arrogandosi quindi il diritto di abusarle o anche solo di umiliarle con pesanti avances non richieste.

Numerosi sono i brani di denuncia esplicitamente dedicati a questo argomento mentre altri, in maniera forse ancora più profonda e toccante, hanno voluto quasi far rivivere (dal punto di vista della vittima) una traumatica esperienza al riguardo.

Evento musicale contro la violenza di genere, che vedrà salire sul palco della Rcf Arena di Reggio Emilia, Fiorella Mannoia, Emma, Alessandra Amoroso, Giorgia, Elisa, Gianna Nannini e Laura Pausini per raccogliere fondi destinati ai centri anti violenza. Data 11 giugno 2022

LA DONNA NEL CINEMA

"Tu sei tutto, Sylvia! Ma lo sai che sei tutto, eh? You are everything, everything! Tu sei la prima donna del primo giorno della creazione. Sei la madre, la sorella, l'amante, l'amica, l'angelo, il diavolo, la terra, la casa... ah, ecco cosa sei, la casa!"

Marcello Rubini

La dolce vita, Federico Fellini

Anita Ekberg

Dalle dive del passato ad oggi

Il ruolo della donna nel cinema ha visto un susseguirsi di stereotipi. Tra sessismo e caparbietà, la donna ha avuto le sue battaglie da combattere durante gli anni. Ora l’argomento è diventato più sensibile. In seguito alla polemica sulla diversità di salario tra attori e attrici, è importante ricordare com’è cambiata l’industria e il ruolo delle donne nel cinema, nel corso dei decenni.

Le varie femminilità del grande schermo si ricordano per la loro bellezza ma in particolare per il grande talento che le caratterizza. Dalla candida ed espressiva Marylin Monroe, da sempre sottovalutata nel suo grande talento, alla carismatica Meryl Streep versatile e trasformista nel suo passare dalla tragedia alla commedia, al cinema europeo con le francesi Annie Girardot e Isabelle Huppert e italiane come la bravissima Mariangela Melato, Monica Vitti e Gina Lollobrigida.

Il caso Harvey Weinstein

Il caso Harvey Weinstein è la rivelazione pubblica di molestie e aggressioni sessuali commesse dal famoso produttore cinematografico statunitense. A ottobre 2017, il New York Times e il New Yorker riportano l'accusa di molestie sessuali, aggressioni sessuali o di violenza sessuale di una dozzina di donne a Harvey Weinstein. In seguito a queste accuse, molte altre personalità femminili dell'industria cinematografica accusano Weinstein di fatti simili. Weinstein smentisce di avere avuto delle relazioni sessuali non consenzienti. Poco dopo la mediatizzazione delle prime accuse, Weinstein viene licenziato dalla sua compagnia ed espulso dall'Academy of Motion Picture Arts and Sciences e da altre associazioni. Delle indagini giudiziarie e delle denunce sono state avviate da sei donne a Los Angeles, New York e Londra.

  • Le prime accuse
  • Le accuse del 2015
  • Le accuse del 2017
  • Inchiesta giudiziaria

Reazioni

  • Associazioni professionali
  • Politica
  • Altre reazioni

Conseguenze

Questo caso incoraggia numerose vittime a parlare in Europa ma anche in Asia.

  • Francia
  • USA
  • Italia

GLI STEREOTIPI DELLA DONNA NEL CINEMA

Per molto tempo, sul grande schermo, il ruolo della donna veniva connotato alla sessualità. Ipersessuale in veste di bomba sexy (pensiamo a Marylin Monroe o alla protagonista del film Lolita) o asessuale in ruoli da sorella, figlia diligente e morigerata o amica del protagonista. Per molti anni, a Hollywood, il ruolo della donna fu visto come di supporto all’uomo, marginale e non certo principale. La donna spesso veniva rappresentata solo perché dipendente dall’uomo, in veste di brava moglie e casalinga.

Poi, per fortuna, qualcosa è cambiato. Si è iniziato a capire che i film rivolti a un pubblico femminile facevano guadagnare ottimi incassi. Le donne però, giustamente, vogliono essere rappresentate da personaggi in cui possono identificarsi e non solo di contorno. La donna ha la fortuna di avere molte sfaccettature e questo dave essere messo in risalto da una trama avvincente e non superficiale. Per rendere un film piacevole da guardare anche per gli uomini, il ruolo della donna nella pellicola deve essere interessante e d’impatto. Pensiamo a Lara Croft, Wonder Woman o anche alla saga di Twilight che ha coinvolto equamente un pubblico sia maschile che femminile.

Sophia Loren e il suo oscar

Il cambiamento ha cominciato a mettere le radici dagli anni ’40. Dive del calibro di Sophia Loren, Grace Kelly e Audrey Hepburn, non si sono fatte mettere i piedi in testa e non sono scese a compromessi. Hanno avuto successo solo grazie al loro talento e non a bassi sotterfugi. Dagli anni ’60 in poi il ruolo della donna venne considerato equamente rispettoso a quello dell’uomo, sorpassando gli stereotipi di oggetto erotico. Grazie all’avvento del femminismo, la donna si libera dalle catene sessuali e anche sul grande schermo, comincia ad interpretare ruoli più indipendenti, riflettendo la realtà dell’epoca.

Wonder woman

"La donna la si può corteggiare in mille modi e forse più. Ma ce n’è uno che va oltre il bacio e oltre lo sguardo… il rispetto!"

Audrey Hepburn

LA STRUMENTALIZZAZIONE DELLA DONNA NELLA PUBBLICITà

MERCIFICAZIONE DELLA DONNA A SCOPO PUBBLICITARIO

La pubblicità ha l’obiettivo di influenzare i comportamenti e le scelte dei destinatari del messaggio veicolato. All’interno di tale cornice si colloca il corpo femminile, che è utilizzato in maniera spropositata o inadeguata. Ripercorrendo la storia della pubblicità, dagli anni ’20 del secolo scorso fino ad oggi, la prima cosa che percepiamo è il cambiamento della figura femminile. Una mutazione che riguarda innanzitutto il ruolo sociale della donna. Si passa infatti dalla classica madre di famiglia alla giovane dai tratti americani. I canoni di bellezza dettati dalle mode si riflettono nell’immagine femminile che vediamo prima nei manifesti, poi nelle pubblicità televisive fino ad arrivare ai banner dei siti internet.

Il gentil sesso, nel corso di circa un secolo viene, prima, presentato come un ornamento rispetto all’oggetto pubblicizzato e successivamente come coprotagonista dell’annuncio. Lo sguardo ammiccante della donna, a favore della macchina fotografica, ben presto viene messo da parte a favore dell’utilizzo del corpo femminile in tutta la sua bellezza. L’emancipazione femminile mette in discussione la concezione della donna come madre e moglie, fino ad accantonarla. Nelle campagne pubblicitarie, la figura femminile viene presentata sempre più come un soggetto seducente, che deve conquistare il pubblico ed indurlo ad acquistare l’oggetto promosso nell’annuncio.

La donna negli anni ’50-70: da casalinga a icona sexy

Il secondo dopoguerra è anche l’epoca del boom economico con il conseguente exploit dei beni di largo consumo. Il principale “aggregatore” delle apparecchiature provenienti da oltreoceano è Carosello, un programma televisivo che i bambini nati nella metà del Novecento ricordano ancora oggi con nostalgia. Un contenitore di spot televisivi diffusi dai principali marchi commerciali, dove la donna è una casalinga dall’aria borghese, che promuove il nuovissimo detersivo Dash oppure il dado Star. Gli annunci dell’epoca, pur non essendo molto elaborati, cercavano di far presa sulla psicologia femminile, facendo leva sul bisogno di gratificazione oppure sui processi di identificazione. Nel frattempo cambiano anche i prodotti promossi, che si rivolgono sempre più alla donna promettendole di liberarla dagli impegni domestici. L’immaginario pubblicitario, quindi, rappresenta il cambiamento che avviene in quell’epoca utilizzando dei simulacri che forniscono uno specchio distorto della realtà. Un altro archetipo molto utilizzato nelle campagne pubblicitarie degli anni ’50, che resiste ancora oggi, è la mamma. Essa, nel corso dei decenni ha cambiato look e guardaroba ma ha conservato il suo ruolo di dispensatrice di cura ed affettività.

la protagonista delle campagne pubblicitarie è la femminilità sensuale e tentatrice, che fa leva sulla bellezza fisica

Negli anni '70

della testimonial per promuovere alcune caratteristiche del prodotto pubblicizzato. Un esempio è la bionda della pubblicità Peroni dove il visual, in cui compare un’aitante modella dal fascino nordico, è accompagnato da un copy altrettanto audace: “Chiamami Peroni- Sarò la tua birra”. Il meccanismo che sta alla base di questo genere di annunci associa il corpo, nudo e femminile, al prodotto in maniera più o meno pretestuosa. La donna nella pubblicità italiana viene spesso presentata a pezzi e quasi sempre manca il volto oppure la testa della testimonial. Quindi, vengono mostrati: gambe, mani, labbra e glutei senza rivelare la figura per intero.

Anni ‘80-2000: come cambia il rapporto uomo-donna nella pubblicità

Negli anni Ottanta il corpo femminile è ancora protagonista degli annunci pubblicitari, che troviamo sotto forma di manifesti ed spot televisivi. La donna inizia ad acquisire un’immagine più sicura dando inizio ad un processo inedito nel rapporto con l’altro sesso, che culminerà nei primi anni del nuovo millennio. Sono gli anni in cui la figura femminile inizia ad essere rappresentata come manager e capofamiglia. Questo processo di emancipazione si rafforza negli anni ’90, quando la presenza femminile viene influenzata da una serie di tendenze sociali che il sociologo Giampolo Fabris ha definito “femminilizzazione della società”,un fenomeno che determina l’emancipazione della donna e un cambiamento del suo ruolo all’interno dei messaggi pubblicitari.Allo stesso tempo, cambia il rapporto uomo-donna. L'uomo comincia ad apparire anche negli spot di quei prodotti un tempo destinati soltanto alle ragazze oppure alle mamme, come ad esempio nelle soluzioni depilatorie e le barrette dimagranti. La contaminazione dei generi determina il successo, fino a quel momento inedito, dei prodotti unisex. L’ambiguità dei generi è mostrata con la raffigurazione delle donne in abiti ed atteggiamenti maschili. Non è un caso che la casa automobilistica Lancia mostri una donna in smoking e mocassini nel visual della sua campagna stampa dei primi anni del 2000 e la moda lancia la donna in carriera.

copertina pubblicità Lancia

La donna nella pubblicità di oggi

In passato, lo scopo delle campagne pubblicitarie era la valorizzazione del prodotto da vendere. Oggi, invece, il marchio oppure il bene proposto, ha un ruolo secondario, appena strumentale, rispetto all’effetto del messaggio comunicato attraverso un visual seducente ed un copy equivocabile. Sono tante le campagne pubblicitarie in cui la malizia la fa da padrona e le accuse di sessismo passano in secondo piano. Le leggi del marketing, oggi più che mai, padroneggiano nel campo. Il corpo femminile viene mostrato seminudo oppure coperto da indumenti in grado di mettere in evidenza le forme. Queste ultime variano in funzione dei canoni di bellezza del momento. L’immagine femminile è influenzata dalla moda, che a sua volta cambia anche il volto della testimonial di un marchio. La donna è sempre più protagonista della comunicazione commerciale dove, nel bene e nel male, gioca un duplice ruolo nei confronti dei destinatari: di ammaliatrice, nei confronti degli uomini, e di rappresentazione di un’ideale di bellezza, per le donne.

Il modello di donna-oggetto continua ad essere utilizzato, soprattutto nelle campagne pubblicitarie outdoor, come possiamo ricordare nel caso di una nota azienda di trasporti marittimi. In quel caso il riferimento ai vulcani delle due città meridionali rappresentati in pubblicità passa attraverso le forme prorompenti di una modella di cui non conosciamo il volto. Assistiamo ad una frammentazione del corpo femminile senza precedenti. Il fine è colpire il pubblico, anche a costo di essere spudoratamente invadenti. L’aumento della concorrenza genera scelte di marketing aggressive, a cui seguono delle campagne pubblicitarie senza esclusioni di colpi tra i vari competitor.

GLI STEREOTIPI DI OGGI

Ai giorni nostri, il ventaglio degli stereotipi femminili proposti dalla comunicazione pubblicitaria è ampio. La mamma-moglie è ancora presente ma non è più casalinga ma una donna in carriera che deve cercare di conciliare lavoro ed impegni familiari. Dall’altro lato, la figura femminile seducente è sempre più rappresentata dalla bad girl, capace di infiammare l’immaginario erotico del destinatario maschile. Inoltre, non manca lo stereotipo dell’amica così come quello della nonna, che è intramontabile.Un altro stereotipo, molto gettonato negli ultimi dieci anni, è quello della donna come professionista competente. In questo caso la donna viene rappresentata come consumatrice oppure come testimonial di bellezza come avviene per i prodotti alimentari oppure cosmetici. In entrambe le situazioni, il suo ruolo è quello di garantire la qualità del bene pubblicizzato.

Questo ventaglio è dettato dai molteplici ruoli della donna nella società contemporanea. In questo modo, il pubblico femminile può immedesimarsi con diversi stereotipi, ai quali corrispondono diversi tipi di femminilità. Tutto ciò favorisce il legame, seppur immaginario, fra testimonial e destinatario dell’annuncio. Tuttavia, questi stereotipi sono ormai visti e rivisti. La mancanza di nuovi immaginari rappresenta il limite principale della pubblicità contemporanea. Fra le cause principali vi possono essere la pigrizia da parte dei creativi oppure il timore di incontrare dei problemi di decodifica da parte dei destinatari del messaggio. Tutto ciò sembra paradossale in un’epoca dove l’innovazione delle modalità di comunicazione è all’ordine del giorno.

L’unica certezza, per il futuro, è che la donna non scomparirà mai dall’advertising.

Un obiettivo futuro potrebbe essere la rappresentazione della multidimensionalità che caratterizza la vita reale: donne che lavorano, che innovano, donne di etnie diverse, con fisici ed età diverse, corpi reali e belli al tempo stesso. Un esempio di tutto ciò è costituito dalla Campagna Dove del 2012, dove la compagnia scelse di puntare sulla bellezza di alcune donne comuni piuttosto che affidarsi a delle modelle, come avveniva in precedenza.

Il ruolo della donna nella pubblicità italiana è ancora distante dall’essere considerato egualitario. Ma dimostrazioni come queste possono far aprire gli occhi sulla realtà ed essere il primo passo per una maggiore uguaglianza di genere, anche nella pubblicità.

"Ho avuto un padre femminista: un uomo che non aveva studiato, ma che ha sempre creduto che l'arma più importante fosse l'istruzione. Nell'ultimo anno prima di morire aveva risparmiato sulle medicine per aiutare me e mia sorella a studiare: ha sacrificato la sua salute in nome della nostra istruzione. Mi sento di parlare a tutti gli uomini perbene: esistono e abbiamo bisogno che si uniscano a noi"

Rula Jebreal

Le nostre conclusioni

Questo elaborato spero che sia stato utile per far aprire gli occhi su una società dove ancora esiste, purtroppo, il sessismo e le discriminazioni di genere.

Il femminismo è un movimento culturale e sociale che ha bisogno di essere considerato ancora di più, ha bisogno di più pubblicità, perchè per far sì che ci sia una un mondo più giusto in cui la libertà è al primo posto tra gli ideali, questo movimento ne è un motore fondamentale.

Lavorare su questo progetto mi ha aiutata ad imparare cose date, spesso, per scontate, come per esempio le lotte che grandi donne molto note hanno combattuto, per dare a noi i diritti che abbiamo. Penso che la donna sia un essere spettacolare, con tantissimi pregi e qualità, alla pari dell'uomo: per me questo è il femminismo. Inoltre ho trovato molto istruttivo confrontarmi con i miei compagni per sapere i vari punti di vista, sia femminili che maschili, e modi di ragionare.

Mariavittoria

Riccardo

Emma

Le donne da sempre hanno seguito il mondo dell’arte, ne sono state carburante negli artisti come fonte di passione, ispirazione e anche tormento o come mogli e compagne fedeli, che come artiste, intellettuali, creative e interpreti di un messaggio di profondità, delicatezza, fantasia e fascino decisamente importante e interessante.

Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla se non la loro intelligenza

Rita Levi Montalcini

A cura di Casucci Emma, Menci Riccardo e Vinerbi Mariavittoria