Caspar David Friedrich Il viandante sul mare di nebbia1818.
Foscolo
Dei Sepolcri
François-Xavier FabreRitratto di Ugo Foscolo 1813
START
PROF.SSA LEOTTA
Dei Sepolcri, 1 - 15
All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro? Ove più il Sole per me alla terra non fecondi questa bella d’erbe famiglia e d’animali, e quando vaghe di lusinghe innanzi a me non danzeran l’ore future, nè da te, dolce amico, udrò più il verso e la mesta armonia che lo governa, nè più nel cor mi parlerà lo spirto delle vergini Muse e dell’Amore, unico spirto a mia vita raminga, qual fia ristoro a’ dì perduti un sasso che distingua le mie dalle infinite ossa che in terra e in mar semina morte?
Introduzione
È un carme composto nel 1806 e pubblicato nel 1807, in cui domina una lucida riflessione sul rapporto tra vivi e morti, tra presente e passato. Il componimento procede attraverso una trattazione degli argomenti con una successione di immagini, che ricordano i cosidetti "voli pindarici". La prima parte del CARME (vv. 1-90) affronta da una prospettiva materialistica il tema dell’utilità della tomba e dei riti funebri. Essa ha un forte valore affettivo per le persone care che ricordano il defunto
Dei Sepolcri, 1 - 15
All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro? Ove più il Sole per me alla terra non fecondi questa bella d’erbe famiglia e d’animali, e quando vaghe di lusinghe innanzi a me non danzeran l’ore future, nè da te, dolce amico, udrò più il verso e la mesta armonia che lo governa, nè più nel cor mi parlerà lo spirto delle vergini Muse e dell’Amore, unico spirto a mia vita raminga, qual fia ristoro a’ dì perduti un sasso che distingua le mie dalle infinite ossa che in terra e in mar semina morte?
Analisi metrica
Il testo, in 295 endecasillabi sciolti, si presenta con uno stile elevato e tono solenne.
Poesie, Alla sera
All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro? Ove più il Sole per me alla terra non fecondi questa bella d’erbe famiglia e d’animali, e quando vaghe di lusinghe innanzi a me non danzeran l’ore future, nè da te, dolce amico, udrò più il verso e la mesta armonia che lo governa, nè più nel cor mi parlerà lo spirto delle vergini Muse e dell’Amore, unico spirto a mia vita raminga, qual fia ristoro a’ dì perduti un sasso che distingua le mie dalle infinite ossa che in terra e in mar semina morte?
Parafrasi
Dei Sepolcri, 1 - 15
All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro? Ove più il Sole per me alla terra non fecondi questa bella d’erbe famiglia e d’animali, e quando vaghe di lusinghe innanzi a me non danzeran l’ore future, nè da te, dolce amico, udrò più il verso e la mesta armonia che lo governa, nè più nel cor mi parlerà lo spirto delle vergini Muse e dell’Amore, unico spirto a mia vita raminga, qual fia ristoro a’ dì perduti un sasso che distingua le mie dalle infinite ossa che in terra e in mar semina morte?
Analisi retorica
Foscolo apre il componimento con due forti domande retoriche, che sembrano già concludere il discorso per la necessaria conclusione negativa. Sono inoltre presenti: Perifrasi All’ombra de’ cipressi (v.1) = al cimitero; Ove più il Sole… e dell’Amore (vv.3/12) lunga perifrasi per dire: quando sarò morto; Metonimie: v. 1 - urne = tomba - indica contenuto per contenitore; v. 13 - sasso = lapide - indica la parte per il tutto
Poesie, Alla sera
All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro? Ove più il Sole per me alla terra non fecondi questa bella d’erbe famiglia e d’animali, e quando vaghe di lusinghe innanzi a me non danzeran l’ore future, nè da te, dolce amico, udrò più il verso e la mesta armonia che lo governa, nè più nel cor mi parlerà lo spirto delle vergini Muse e dell’Amore, unico spirto a mia vita raminga, qual fia ristoro a’ dì perduti un sasso che distingua le mie dalle infinite ossa che in terra e in mar semina morte?
Commento
Il testo mostra uno dei temi più frequenti della lirica foscoliana: la morte e la sepoltura. Si tratti di un tema già presente nell’Ortis e nei sonetti (si pensi al tema del sepolcro nelle poesie A Zacinto e In morte del fratello Giovanni). In questa occasione, però, l'autore ne approfondisce la trattazione, soffermandosi sul valore consoltorio della tomba per i familiari e il valore civico per la popolazione tutta.
I Sepolcri, 1-15
Laura Leotta
Created on February 2, 2021
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Transcript
Caspar David Friedrich Il viandante sul mare di nebbia1818.
Foscolo
Dei Sepolcri
François-Xavier FabreRitratto di Ugo Foscolo 1813
START
PROF.SSA LEOTTA
Dei Sepolcri, 1 - 15
All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro? Ove più il Sole per me alla terra non fecondi questa bella d’erbe famiglia e d’animali, e quando vaghe di lusinghe innanzi a me non danzeran l’ore future, nè da te, dolce amico, udrò più il verso e la mesta armonia che lo governa, nè più nel cor mi parlerà lo spirto delle vergini Muse e dell’Amore, unico spirto a mia vita raminga, qual fia ristoro a’ dì perduti un sasso che distingua le mie dalle infinite ossa che in terra e in mar semina morte?
Introduzione
È un carme composto nel 1806 e pubblicato nel 1807, in cui domina una lucida riflessione sul rapporto tra vivi e morti, tra presente e passato. Il componimento procede attraverso una trattazione degli argomenti con una successione di immagini, che ricordano i cosidetti "voli pindarici". La prima parte del CARME (vv. 1-90) affronta da una prospettiva materialistica il tema dell’utilità della tomba e dei riti funebri. Essa ha un forte valore affettivo per le persone care che ricordano il defunto
Dei Sepolcri, 1 - 15
All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro? Ove più il Sole per me alla terra non fecondi questa bella d’erbe famiglia e d’animali, e quando vaghe di lusinghe innanzi a me non danzeran l’ore future, nè da te, dolce amico, udrò più il verso e la mesta armonia che lo governa, nè più nel cor mi parlerà lo spirto delle vergini Muse e dell’Amore, unico spirto a mia vita raminga, qual fia ristoro a’ dì perduti un sasso che distingua le mie dalle infinite ossa che in terra e in mar semina morte?
Analisi metrica
Il testo, in 295 endecasillabi sciolti, si presenta con uno stile elevato e tono solenne.
Poesie, Alla sera
All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro? Ove più il Sole per me alla terra non fecondi questa bella d’erbe famiglia e d’animali, e quando vaghe di lusinghe innanzi a me non danzeran l’ore future, nè da te, dolce amico, udrò più il verso e la mesta armonia che lo governa, nè più nel cor mi parlerà lo spirto delle vergini Muse e dell’Amore, unico spirto a mia vita raminga, qual fia ristoro a’ dì perduti un sasso che distingua le mie dalle infinite ossa che in terra e in mar semina morte?
Parafrasi
Dei Sepolcri, 1 - 15
All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro? Ove più il Sole per me alla terra non fecondi questa bella d’erbe famiglia e d’animali, e quando vaghe di lusinghe innanzi a me non danzeran l’ore future, nè da te, dolce amico, udrò più il verso e la mesta armonia che lo governa, nè più nel cor mi parlerà lo spirto delle vergini Muse e dell’Amore, unico spirto a mia vita raminga, qual fia ristoro a’ dì perduti un sasso che distingua le mie dalle infinite ossa che in terra e in mar semina morte?
Analisi retorica
Foscolo apre il componimento con due forti domande retoriche, che sembrano già concludere il discorso per la necessaria conclusione negativa. Sono inoltre presenti: Perifrasi All’ombra de’ cipressi (v.1) = al cimitero; Ove più il Sole… e dell’Amore (vv.3/12) lunga perifrasi per dire: quando sarò morto; Metonimie: v. 1 - urne = tomba - indica contenuto per contenitore; v. 13 - sasso = lapide - indica la parte per il tutto
Poesie, Alla sera
All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro? Ove più il Sole per me alla terra non fecondi questa bella d’erbe famiglia e d’animali, e quando vaghe di lusinghe innanzi a me non danzeran l’ore future, nè da te, dolce amico, udrò più il verso e la mesta armonia che lo governa, nè più nel cor mi parlerà lo spirto delle vergini Muse e dell’Amore, unico spirto a mia vita raminga, qual fia ristoro a’ dì perduti un sasso che distingua le mie dalle infinite ossa che in terra e in mar semina morte?
Commento
Il testo mostra uno dei temi più frequenti della lirica foscoliana: la morte e la sepoltura. Si tratti di un tema già presente nell’Ortis e nei sonetti (si pensi al tema del sepolcro nelle poesie A Zacinto e In morte del fratello Giovanni). In questa occasione, però, l'autore ne approfondisce la trattazione, soffermandosi sul valore consoltorio della tomba per i familiari e il valore civico per la popolazione tutta.