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Sulla mia pelle - l'ultima settimana di Stefano Cucchi

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Created on January 30, 2021

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Transcript

sulla mia pelle l'ultima settimana di stefano cucchi

sulla mia pelle: il film

Il film biografico Sulla mia pelle del 2018 racconta l'ultima settimana di vita di Stefano Cucchi. I fatti rappresentati sono molto dettagliati e veritieri grazie alla testimonianza diretta della sorella Ilaria, dei genitori e dell’avvocato Fabio Anselmo. Anche i numerosi processi svolti nel corso degli anni e altri testimoni chiave della vicenda sono stati la base della sceneggiatura del film. La registrazione del vero processo tenuto il 16 ottobre del 2009 alla fine del film è veramente toccante: si nota come il film si sia attenuto alla vera vicenda, senza distorcere la verità.

stefano cucchi

Stefano Cucchi nasce a Roma il 1 ottobre del 1978; laureato come geometra, lavora con il padre Vincenzo e nel tempo libero fa pugilato. Ѐ stato tossicodipendente, ma sembra essere un capitolo chiuso: Rita, Vincenzo e Ilaria - genitori e sorella di Stefano Cucchi - sostengono che abbia iniziato una nuova vita dopo essere stato in comunità.

Stefano e la famiglia - i gentori Rita e Vincenzo e la sorella Ilaria

giovedì 15 ottobre

L'arresto

I carabinieri Aristodemo e Tedesco affermano di vedere Stefano Cucchi dare a Emanuele Mancini una bustina trasparente in cambio di soldi. I due vengono fermati, identificati e portati alla caserma Appia dai due carabinieri (Aristodemo e Tedesco), Bazzicalupo (carabiniere di servizio), D’Alessandro e Di Bernardo (non in servizio e in borghese).

La perquisizione

In caserma si procede con la perquisizione: Cucchi è in possesso di 20 grammi di hashish, 3 confezioni di cocaina e 2 pastiglie di Rivotril per curare l’epilessia. Mandolini, comandante interinale della caserma Appia, dà disposizione per compiere la perquisizione domiciliare, ma rimane in caserma per interrogare Mancini.

Foto scattate a Stefano Cucchi in caserma dopo il pestaggio

gli errori commessi giovedì 15 ottobre

1.

Nel verbale d’arresto i carabinieri scrissero di Cucchi che era nessuna delle tre informazioni era corretta; questa descrizione apparteneva infatti a un altro uomo fermato di prima di lui. Per la motivazione di mancata fissa dimora (nonostante i carabinieri avessero perquisito la casa dei genitori da Cucchi dichiarata come casa di residenza) Cucchi venne trattenuto in caserma la notte del pestaggio e gli vennero negati i domiciliari il giorno seguente.

«nato in Albania il 24.10.1975, in Italia senza fissa dimora»

venerdì 16 ottobre

Perquisizione domiciliare

La pattuglia dei carabinieri, composta dai cinque carabinieri dell'arresto e altri due di una stazione vicina, procedono con la perquisizione domiciliare della casa dei genitori di Stefano Cucchi (dove quest'ultimo aveva affermato di abitare), in presenza dell’arrestato e dei genitori.

Pestaggio

Terminata la perquisizione con esito negativo, Cucchi e i cinque carabinieri si recano alla caserma della stazione Casilina dove Stefano viene aggredito fisicamente. Viene poi trasferito alla caserma dei carabinieri di Tor di Sapienza, dove passa la notte. Alle 4.30 Stefano Cucchi dice a un carabiniere di avere mal di testa, freddo e di necessitare della sua pillola di Rivotril. Viene chiamato il 118, ma Stefano rifiuta di farsi visitare anche dopo le ripetute richieste del volontario del pronto soccorso.

Processo per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti

Alle 9.00 viene accompagnato nella cella di sicurezza del Tribunale ordinario di Roma dove viene convalidato l’arresto con rito direttissimo. Stefano richiede più volte il suo avvocato di fiducia ma nonostante ciò gli viene affidato Fabio Anselmo, un avvocato d'ufficio. Ha occhiaie nerastre, viso gonfio, cammina e parla a fatica, ma nessuno fa domande. In tribunale in merito ai suoi capi d'accusa dice:

«Mi dichiaro innocente per quanto riguarda lo spaccio, colpevole per la detenzione per uso personale»

Dopo l’udienza, Stefano viene visitato nell’ambulatorio del Palazzo di Giustizia: nel referto vengono riportate

«Lesioni in regione palpebrale, alla regione sacrale e agli arti inferiori»

Dopo un primo ingresso a Regina Coeli, viene portato all’ospedale Fatebenefratelli: il nuovo referto riporta

«Lesioni ed ecchimosi al viso e alle gambe, mascella fratturata, emorragia alla vescica, lesioni al torace e due fratture alla colonna vertebrale»

ma rifiuta il ricovero: viene riportato in carcere.

Stefano ammette due volte di essere stato picchiato dai carabinieri nella caserma di Casilina. Lainà, un detenuto, dichiara:

«Stefano sembrava una zampogna tanto era gonfio. Mi disse con un filo di voce: ‘sono stati i carabinieri, si sono divertiti con me.’ La mattina seguente gli chiesi ‘Chi ti ha ridotto così?’. Stefano mi disse che nella prima caserma dove fu portato dopo l’arresto per detenzione di droga, fu picchiato da due carabinieri in borghese. Si fermarono solo dopo l’arrivo di un ‘graduato’ in divisa».

gli errori commessi venerdì 16 ottobre

1.

Stefano Cucchi, dopo essere stato portato dai carabinieri nella caserma di Casilina, viene pesantemente pestato dai carabinieri D'Alessandro, e Di Borghese; i quali vengono fermati solo dall'intervento di Tedesco. La violenza dei due carabinieri avvienne non in risposta del comportamento aggresivo dell'arrestato, ma è deliberata e intenzionale.

Lo Stato dovrebbe tutelare l'individuo e la sua dignità, eppure assistiamo alla distruzione di questi ultimi: innocente o colpevole prima di tutto è un cittadino. É interesse di tutta la comunità curarsi del trattamento dei detenuti in carcere, e combattere la violenza che sofforno, soprattutto perchè il trattamento di Stefano Cucchi non è un caso isolato. Si comprende quindi l'importanza di portare a fondo la battaglia legale intentata dalla sorella: Stefano rappresenta tutti i noi.

2.

Durante il processo nonostante il volto gonfio, i lividi, la fatica nel parlare e nel camminare siano evidenti a tutti, nessuno è stupito e nessuno denuncia l'anomalia: l’abuso di potere è una realtà presente, conosciuta, ma accettata. Questo forse porterà Stefano Cucchi a non rivelare le vere cause delle sue condizioni fisiche: la parola di un cittadino - come detto dal padre del ragazzo nel film - perde valore di fronte a quella di un pubblico ufficiale.

Disturbo da stress post traumatico

Il pm Giovanni Musarò al processo ai carabinieri che ebbero in cura Stefano afferma: “Al momento dell’arresto Stefano era magro, era sottopeso, pesava circa 43 kg. Ma perché poi perse 6 kg in 6 giorni, tanto da pesare all’autopsia solo 37 kg? Perché durante la degenza al Pertini non si alimentava a causa del trauma subito. Si è speculato sulla sua magrezza”. “Nel comportamento di Cucchi all’ospedale – ha sottolineato Musarò – vi era un atteggiamento di chiusura, chiarissimo sintomo di ‘disturbo post traumatico da stress’ a causa del pestaggio subito. Cucchi rifiutava le cure e prendeva le medicine solo quando venivano aperte davanti”. “La sequenza causale degli eventi che in sei giorni hanno portato alla demolizione di un essere umano è dunque completa. L’aggressione violenta, la tortura; il trauma che colpisce il corpo e la mente; (...) Stefano Cucchi non sarebbe morto se non fosse stato arrestato quella notte del 15 ottobre del 2009. (...) le violenze inferte a Stefano sono state la causa prima della sua morte.”

sabato 17 ottobre

Stefano viene portato nuovamente all’ospedale Fatebenefratelli, ma non può esservi ricoverato per mancanza di posti. Viene quindi trasferito nel reparto di Medicina Protetta dell’ospedale Sandro Pertini, struttura carceraria con regole molto rigide (non vi è ora d’aria, le celle sono singole e visite dai parenti contingentate e di difficile attuazione). I genitori proveranno a entrare più volte nella struttura, ma gli sarà concessa la visita solo alla morte di Stefano.

giovedì 22 ottobre

Nell'ospedale Pertini di Roma avviene il decesso di Stefano Cucchi alle 3 del mattino. Ritrovato esanime solo ore più tardi dello stesso giorno (nonostante si conoscessero le condizioni di salute critiche che andavano monitorate con costanza), viene sottoposto a una vana manovra rianimatoria: se ne attesta il decesso. I genitori e la sorella di Stefano Cucchi sono tenuti all’oscuro delle sue condizioni fisiche fino al giorno della morte. L’unica notizia che hanno di Stefano dopo giorni è data da un ufficiale giudiziario che chiede loro il permesso di compiere l’autopsia.

l' autopsia

“Causa di morte: Malattia iniziale: frattura lombare L3; trauma facciale, grave dimagrimento. Successioni morbose o complicate: iperazotemia; causa terminale: sospetta embolia polmonare (…) La salma è messa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Il riscontro diagnostico: è richiesto”

DISCLAIMER

Le seguenti foto sono molto forti, ma ritenevamo necessario inserirle perché capaci di raccontare la verità più di mille processi. Se non si desidera visionarle saltare la diapositiva.

Foto del cadavere di Stefano Cucchi

14 NOVEMBRE 2019

Il fatto assume grande rilevanza mediatica: Ilaria e i genitori di Stefano Cucchi iniziano una lunghissima battaglia legale che si conclude dopo 10 anni, nel 14 novembre del 2019, con la condanna dei carabinieri Di Bernardo e D'Alessandro a 12 anni per omicidio preterintenzionale e con l’assoluzione dei medici dell'ospedale Pertini coinvolti

la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi con in mano foto di denuncia alle violenze subite dal fratello

La morte di Stefano Cucchi è la 104esima del carcere Sandro Pertini su un totale di 172 morti registrate nel 2009.

Chiara Liviani Dafne Naddeo Megi Plaushku