La Cappella Sistina, Michelangelo e gli affreschi
Separazione della luce dalle tenebre
Nel dipingere i riquadri del soffitto, l’artista procedette dalle campate vicino alla porta d’ingresso, progredendo verso l’altare. La porta veniva aperta in occasione dei solenni ingressi in cappella, ai quali partecipava il pontefice e tutto il suo seguito. Nelle giornate della settimana santa era prevista una processione, che dall’entrata in cappella si spingeva fino alle campate sopra l’altare. L’affresco appartiene alla serie dei tre episodi legati alla Creazione del mondo, insieme alla Creazione degli astri e delle piante e alla Separazione delle acque dalla terra. In ognuna di queste narrazioni domina la figura dell’Eterno, sempre rappresentato in volo, con vesti rosate. Spicca in questa rappresentazione il maestoso atteggiamento del Creatore, che riempie da solo l’intera scena, fluttuando armoniosamente in uno sfondo chiarissimo. L’Eterno, ripreso dal basso e roteato, appare impegnato nel proprio atto generativo mentre dà forma ad ogni cosa, originando luce e tenebre.
Creazione degli astri e delle piante
La maggior parte della critica moderna si orienta sulla tesi del Condivi, secondo la quale la doppia presenza del Creatore (frontale e in scorcio di spalle) è in relazione al contemperarsi della terza e quarta giornata della Creazione. Dio che troneggia, crea il sole e la luna con la sola indicazione delle dita: il primo con la destra, la seconda con la sinistra. Qualche studioso di storia dell’arte vi ha letto anche qualcosa come il Caos in fuga, o la Notte, o altre svariate cose ancora. In entrambe le scene Dio tende il braccio destro: a sinistra da vita alle piante, mentre a destra la dà agli astri. Osservando la presente composizione, colpisce il forte vento che soffia impetuosamente scompigliando la capigliatura e la barba, gonfiando anche i panneggi in ambedue le scene. Spicca in tutto il contesto la luminosità dell’intenso disco dorato, che rappresenta il sole, mentre la luna rimane passiva con il suo colore perlaceo.
Separazione della terra dalle acque
Nella presente composizione l’Eterno, in un cielo limpido e luminoso, si muove maestosamente sopra l’immensa e azzurrina distesa delle acque, con a suo seguito la tipica corte di angeli, attorniata dall’interno del mantello aperto a guisa di nimbo. Una caratteristica, quest’ultima, che richiama le “mandorle” dell’arte medievale e del Primo Rinascimento.
Il Dio Padre, che viene raffigurato slanciato verso il fruitore dell’opera in un efficacissima prospettiva di scorcio, pare provenga dal lato sinistro, con atteggiamento imperioso ed eloquente. Distende e spalanca le braccia concentrando lo sguardo sulla propria Creazione. L’effetto scenico lo descrisse Giorgio Vasari nelle Vite del 1568: «si vede in quella volta una figura che scorta, e dove tu camini per la cappella, continuo gira, e si voltan per ogni verso».
Creazione di Adamo
Dio è sospeso a destra all’interno di un nimbo sorretto da angeli e cherubini. A sinistra, invece Adamo è disteso su un prato che si affaccia su un pendio erboso. Il progenitore è semidisteso completamente nudo con il braccio poggiato sul ginocchio destro. Il braccio destro poggia a terra e tiene il busto sollevato. I suoi lineamenti sono quelli di un giovane uomo. Il corpo è forte e muscoloso. La sua gamba destra è distesa lungo il declivio mentre la sinistra è flessa. Adamo è rappresentato di profilo e prendendo vita osserva in direzione di Dio mentre solleva il braccio sinistro verso verso di Lui.
Dio indossa un abito di color rosa ed è rappresentato disteso verso sinistra e sostenuto dagli angeli. La lunga barba e i capelli grigi sono mossi dal vento. Un ampio velo color porpora reniforme circonda gli angeli e Dio. Un sottile tessuto di colore verde trasparente è sospeso in basso e svolazza sotto all’angelo che sostiene l’Eterno. L’incontro tra Dio e Adamo avviene contro uno sfondo privo di dettagli.
Creazione di Eva
Il riquadro della Creazione di Eva è posizionato, più o meno, nella parte Centrale della Cappella Sistina, dove l’artista incominciò a rappresentare per la prima volta anche la figura dell’Eterno. Il Creatore è poi protagonista di altri episodi procedendo verso l’altare. Adamo appare nudo e semidisteso nell’angolo in basso sulla sinistra, con il busto, quasi all’altezza della spalla destra, appoggiato all’albero.
Eva, anch’essa nuda ed in atteggiamento di forte dinamismo, pare uscire dal costolato di Adamo, sollecitata dal perentorio gesto del Creatore in piedi difronte a lei. Il braccio alzato dell’Eterno pare aver indicato ad Eva una ben definita direzione, cioè quella verso l’alto. La nuova creatura, già uscita da Adamo dormiente, sta gradualmente emergendo con le mani giunte ed uno sguardo di gratitudine e riconoscenza, quasi a voler benedire quel gesto divino. Michelangelo rende la scena di grande efficacia con giochi di linee parallele e perpendicolari. Il torso di Adamo, ad esempio, è parallelo alle cosce di Eva ed al braccio alzato del Creatore; gli avambracci dei due progenitori sono paralleli ma perpendicolari a quello di Dio. Inoltre in un asse comune obliquo troviamo le teste dei tre protagonisti ed il torso di Eva. Lo sfondo paesaggistico appare chiaro, spoglio ed assai sintetizzato: deboli sono i contrasti fra il cielo e la collina. Ancor più deboli sono quelli fra quest’ultima ed un lembo di mare, come pure con il prato.
Peccato originale e cacciata dal Paradiso terrestre
L’intera raffigurazione la possiamo suddividere in due parti, facendo asse in corrispondenza dell’albero della conoscenza del Bene e del Male. Sulla metà di sinistra, entro la zona delimitata dal fogliame dell’albero e dalla lieve discesa del profilo roccioso, in contrasto con un cielo chiarissimo, appare la scena del Peccato originale. Qui l’artista raffigura il serpente tentatore nelle sembianze di una figura femminile. Il rettile porge ad Eva un frutto proibito, mentre Adamo è in atteggiamento di prenderne altri. Adamo ed Eva, completamente privi di indumenti, appaiono con fisici massicci. Nella zona di destra il paesaggio non è lo stesso e si presenta desolato e spoglio. Dal cielo appare l’angelo con in mano una spada mentre scaccia Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre. Gli atteggiamenti dei progenitori evidenziano sofferenza e umiliazione, mentre i loro corpi appaiono contratti e improvvisamente invecchiati. Prendendo in considerazione l’effetto globale della composizione, ci accorgiamo che dal punto di vista strutturale spiccano i gesti simmetrici e complementari del diavolo tentatore (a sinistra) e dell’angelo (a destra).
Sacrificio di Noè
Il riquadro del Sacrificio di Noè appartiene alla serie delle Storie della Genesi, nove in tutto, in particolare alla settima a cui seguono quelle del Diluvio universale e dell’Ebbrezza di Noè. L’episodio in esame raffigura Noè dopo aver messo in salvo dal diluvio l’arca con tutto il suo prezioso carico. Il suo “Sacrificio” fa sì che egli si riappacifichi con l’Eterno: è questo uno dei momenti fondamentali delle storie della Salvezza. Infatti saranno poi i suoi discendenti a liberare il popolo d’Israele dalla schiavitù e prepararlo alla venuta di Cristo. Il riquadro del Sacrificio di Noè ha un impianto compositivo abbastanza elaborato ma netto e fluido. Esso richiama il “Sacrificio dei suovetaurilia” (o suovitaurilia, si veda la foto riportata), un rito che praticavano gli antichi romani. Noè, come nel riquadro dell’Ebbrezza, indossa una tunica rossa. A destra appare il profilo dell’anziana moglie del patriarca, che secondo gli studiosi non è opera di Michelangelo ma di aiuti. Stessa cosa si pensa per la giovane figura a sinistra, che si da fare con una torcia per aiutare ad accendere il fuoco sull’ara.
In primo piano appaiono un ragazzo nudo seduto su un ariete, appena sacrificato, che passa ad un altro le interiora dell’animale, mentre un giovane porta della legna da ardere. Un’altra figura giovanile, anch’essa completamente nuda, è ripresa di spalle e pare stia controllando il fuoco all’interno l’altare per alimentarlo con il proprio soffio.
Diluvio universale
La presente composizione appartiene alle nove Storie della Genesi (l’ottava) e, in particolare, alle tre Storie di Noè (quella di mezzo) degli ultimi riquadri.
Le scene raffigurate dovevano formare il mosaico relativo alle storie dell’umanità “ante legem”.
Le Storie della Genesi venivano prima di quelle di Mosè. Ritornando alle scene in esame, ciascuna di esse aveva altresì una lettura a ritroso in relazione alla prefigurazione della Settimana Santa, che si celebrava solennemente dentro la Cappella Sistina. In tale occasione era anche prevista una processione cerimoniale, che partendo dall’ingresso arrivava fino all’altare.
In queste concordanze nel Diluvio Universale veniva rappresentato il Battesimo di Cristo con la seguente logica: dato che l’acqua del battesimo purifica gli uomini dal peccato, così allo stesso modo il diluvio purificò il mondo da tutti i peccatori.
L’Arca di Noè, infatti, era il simbolo stesso della Chiesa: di legno, come il legno della Croce, e di salvezza come la redenzione in seguito alla crocifissione di Gesù.
Nella composizione, a differenza delle scene che seguono, appaiono una sessantina di figure, relativamente di piccole dimensioni. I personaggi, quasi tutti privi di indumenti, Michelangelo li ha distribuiti seguendo direttrici diagonali, enfatizzandone così la profondità prospettica.
L’ebbrezza di Noè
L’Ebbrezza di Noè veniva interpretata, già dai tempi di sant’Agostino, come quella del “Cristo deriso”. La vigna sulla sinistra, che lo stesso Noè sta lavorando, era considerata un simbolo dell’Incarnazione. Michelangelo raffigura la scena dell’Ebbrezza di Noè in un ambiente interno ma illuminato a giorno dall’ampia apertura sulla sinistra. Il patriarca, nudo, ebbro ed assopito, è disteso su un basso e fragile e giaciglio, appena scostato da terra da assi nel margine inferiore. Accanto a sé ha una brocca ed una ciotola.
Sulla destra appaiono i suoi figli, anch’essi completamente nudi che, essendosi appena accorti dell’ebbrezza del padre, pare vogliano coprirlo con un manto. Cam, la figura di mezzo, indicando il padre ebbro fa un gesto di derisione, per cui al suo risveglio Noè ne maledirà la stirpe.
La Cappella Sistina, Michelangelo e gli affreschi
ALESSANDRO LIACI
Created on January 28, 2021
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La Cappella Sistina, Michelangelo e gli affreschi
Separazione della luce dalle tenebre
Nel dipingere i riquadri del soffitto, l’artista procedette dalle campate vicino alla porta d’ingresso, progredendo verso l’altare. La porta veniva aperta in occasione dei solenni ingressi in cappella, ai quali partecipava il pontefice e tutto il suo seguito. Nelle giornate della settimana santa era prevista una processione, che dall’entrata in cappella si spingeva fino alle campate sopra l’altare. L’affresco appartiene alla serie dei tre episodi legati alla Creazione del mondo, insieme alla Creazione degli astri e delle piante e alla Separazione delle acque dalla terra. In ognuna di queste narrazioni domina la figura dell’Eterno, sempre rappresentato in volo, con vesti rosate. Spicca in questa rappresentazione il maestoso atteggiamento del Creatore, che riempie da solo l’intera scena, fluttuando armoniosamente in uno sfondo chiarissimo. L’Eterno, ripreso dal basso e roteato, appare impegnato nel proprio atto generativo mentre dà forma ad ogni cosa, originando luce e tenebre.
Creazione degli astri e delle piante
La maggior parte della critica moderna si orienta sulla tesi del Condivi, secondo la quale la doppia presenza del Creatore (frontale e in scorcio di spalle) è in relazione al contemperarsi della terza e quarta giornata della Creazione. Dio che troneggia, crea il sole e la luna con la sola indicazione delle dita: il primo con la destra, la seconda con la sinistra. Qualche studioso di storia dell’arte vi ha letto anche qualcosa come il Caos in fuga, o la Notte, o altre svariate cose ancora. In entrambe le scene Dio tende il braccio destro: a sinistra da vita alle piante, mentre a destra la dà agli astri. Osservando la presente composizione, colpisce il forte vento che soffia impetuosamente scompigliando la capigliatura e la barba, gonfiando anche i panneggi in ambedue le scene. Spicca in tutto il contesto la luminosità dell’intenso disco dorato, che rappresenta il sole, mentre la luna rimane passiva con il suo colore perlaceo.
Separazione della terra dalle acque
Nella presente composizione l’Eterno, in un cielo limpido e luminoso, si muove maestosamente sopra l’immensa e azzurrina distesa delle acque, con a suo seguito la tipica corte di angeli, attorniata dall’interno del mantello aperto a guisa di nimbo. Una caratteristica, quest’ultima, che richiama le “mandorle” dell’arte medievale e del Primo Rinascimento. Il Dio Padre, che viene raffigurato slanciato verso il fruitore dell’opera in un efficacissima prospettiva di scorcio, pare provenga dal lato sinistro, con atteggiamento imperioso ed eloquente. Distende e spalanca le braccia concentrando lo sguardo sulla propria Creazione. L’effetto scenico lo descrisse Giorgio Vasari nelle Vite del 1568: «si vede in quella volta una figura che scorta, e dove tu camini per la cappella, continuo gira, e si voltan per ogni verso».
Creazione di Adamo
Dio è sospeso a destra all’interno di un nimbo sorretto da angeli e cherubini. A sinistra, invece Adamo è disteso su un prato che si affaccia su un pendio erboso. Il progenitore è semidisteso completamente nudo con il braccio poggiato sul ginocchio destro. Il braccio destro poggia a terra e tiene il busto sollevato. I suoi lineamenti sono quelli di un giovane uomo. Il corpo è forte e muscoloso. La sua gamba destra è distesa lungo il declivio mentre la sinistra è flessa. Adamo è rappresentato di profilo e prendendo vita osserva in direzione di Dio mentre solleva il braccio sinistro verso verso di Lui. Dio indossa un abito di color rosa ed è rappresentato disteso verso sinistra e sostenuto dagli angeli. La lunga barba e i capelli grigi sono mossi dal vento. Un ampio velo color porpora reniforme circonda gli angeli e Dio. Un sottile tessuto di colore verde trasparente è sospeso in basso e svolazza sotto all’angelo che sostiene l’Eterno. L’incontro tra Dio e Adamo avviene contro uno sfondo privo di dettagli.
Creazione di Eva
Il riquadro della Creazione di Eva è posizionato, più o meno, nella parte Centrale della Cappella Sistina, dove l’artista incominciò a rappresentare per la prima volta anche la figura dell’Eterno. Il Creatore è poi protagonista di altri episodi procedendo verso l’altare. Adamo appare nudo e semidisteso nell’angolo in basso sulla sinistra, con il busto, quasi all’altezza della spalla destra, appoggiato all’albero. Eva, anch’essa nuda ed in atteggiamento di forte dinamismo, pare uscire dal costolato di Adamo, sollecitata dal perentorio gesto del Creatore in piedi difronte a lei. Il braccio alzato dell’Eterno pare aver indicato ad Eva una ben definita direzione, cioè quella verso l’alto. La nuova creatura, già uscita da Adamo dormiente, sta gradualmente emergendo con le mani giunte ed uno sguardo di gratitudine e riconoscenza, quasi a voler benedire quel gesto divino. Michelangelo rende la scena di grande efficacia con giochi di linee parallele e perpendicolari. Il torso di Adamo, ad esempio, è parallelo alle cosce di Eva ed al braccio alzato del Creatore; gli avambracci dei due progenitori sono paralleli ma perpendicolari a quello di Dio. Inoltre in un asse comune obliquo troviamo le teste dei tre protagonisti ed il torso di Eva. Lo sfondo paesaggistico appare chiaro, spoglio ed assai sintetizzato: deboli sono i contrasti fra il cielo e la collina. Ancor più deboli sono quelli fra quest’ultima ed un lembo di mare, come pure con il prato.
Peccato originale e cacciata dal Paradiso terrestre
L’intera raffigurazione la possiamo suddividere in due parti, facendo asse in corrispondenza dell’albero della conoscenza del Bene e del Male. Sulla metà di sinistra, entro la zona delimitata dal fogliame dell’albero e dalla lieve discesa del profilo roccioso, in contrasto con un cielo chiarissimo, appare la scena del Peccato originale. Qui l’artista raffigura il serpente tentatore nelle sembianze di una figura femminile. Il rettile porge ad Eva un frutto proibito, mentre Adamo è in atteggiamento di prenderne altri. Adamo ed Eva, completamente privi di indumenti, appaiono con fisici massicci. Nella zona di destra il paesaggio non è lo stesso e si presenta desolato e spoglio. Dal cielo appare l’angelo con in mano una spada mentre scaccia Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre. Gli atteggiamenti dei progenitori evidenziano sofferenza e umiliazione, mentre i loro corpi appaiono contratti e improvvisamente invecchiati. Prendendo in considerazione l’effetto globale della composizione, ci accorgiamo che dal punto di vista strutturale spiccano i gesti simmetrici e complementari del diavolo tentatore (a sinistra) e dell’angelo (a destra).
Sacrificio di Noè
Il riquadro del Sacrificio di Noè appartiene alla serie delle Storie della Genesi, nove in tutto, in particolare alla settima a cui seguono quelle del Diluvio universale e dell’Ebbrezza di Noè. L’episodio in esame raffigura Noè dopo aver messo in salvo dal diluvio l’arca con tutto il suo prezioso carico. Il suo “Sacrificio” fa sì che egli si riappacifichi con l’Eterno: è questo uno dei momenti fondamentali delle storie della Salvezza. Infatti saranno poi i suoi discendenti a liberare il popolo d’Israele dalla schiavitù e prepararlo alla venuta di Cristo. Il riquadro del Sacrificio di Noè ha un impianto compositivo abbastanza elaborato ma netto e fluido. Esso richiama il “Sacrificio dei suovetaurilia” (o suovitaurilia, si veda la foto riportata), un rito che praticavano gli antichi romani. Noè, come nel riquadro dell’Ebbrezza, indossa una tunica rossa. A destra appare il profilo dell’anziana moglie del patriarca, che secondo gli studiosi non è opera di Michelangelo ma di aiuti. Stessa cosa si pensa per la giovane figura a sinistra, che si da fare con una torcia per aiutare ad accendere il fuoco sull’ara. In primo piano appaiono un ragazzo nudo seduto su un ariete, appena sacrificato, che passa ad un altro le interiora dell’animale, mentre un giovane porta della legna da ardere. Un’altra figura giovanile, anch’essa completamente nuda, è ripresa di spalle e pare stia controllando il fuoco all’interno l’altare per alimentarlo con il proprio soffio.
Diluvio universale
La presente composizione appartiene alle nove Storie della Genesi (l’ottava) e, in particolare, alle tre Storie di Noè (quella di mezzo) degli ultimi riquadri. Le scene raffigurate dovevano formare il mosaico relativo alle storie dell’umanità “ante legem”. Le Storie della Genesi venivano prima di quelle di Mosè. Ritornando alle scene in esame, ciascuna di esse aveva altresì una lettura a ritroso in relazione alla prefigurazione della Settimana Santa, che si celebrava solennemente dentro la Cappella Sistina. In tale occasione era anche prevista una processione cerimoniale, che partendo dall’ingresso arrivava fino all’altare. In queste concordanze nel Diluvio Universale veniva rappresentato il Battesimo di Cristo con la seguente logica: dato che l’acqua del battesimo purifica gli uomini dal peccato, così allo stesso modo il diluvio purificò il mondo da tutti i peccatori. L’Arca di Noè, infatti, era il simbolo stesso della Chiesa: di legno, come il legno della Croce, e di salvezza come la redenzione in seguito alla crocifissione di Gesù. Nella composizione, a differenza delle scene che seguono, appaiono una sessantina di figure, relativamente di piccole dimensioni. I personaggi, quasi tutti privi di indumenti, Michelangelo li ha distribuiti seguendo direttrici diagonali, enfatizzandone così la profondità prospettica.
L’ebbrezza di Noè
L’Ebbrezza di Noè veniva interpretata, già dai tempi di sant’Agostino, come quella del “Cristo deriso”. La vigna sulla sinistra, che lo stesso Noè sta lavorando, era considerata un simbolo dell’Incarnazione. Michelangelo raffigura la scena dell’Ebbrezza di Noè in un ambiente interno ma illuminato a giorno dall’ampia apertura sulla sinistra. Il patriarca, nudo, ebbro ed assopito, è disteso su un basso e fragile e giaciglio, appena scostato da terra da assi nel margine inferiore. Accanto a sé ha una brocca ed una ciotola. Sulla destra appaiono i suoi figli, anch’essi completamente nudi che, essendosi appena accorti dell’ebbrezza del padre, pare vogliano coprirlo con un manto. Cam, la figura di mezzo, indicando il padre ebbro fa un gesto di derisione, per cui al suo risveglio Noè ne maledirà la stirpe.