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Tiziano Vecellio "Amor sacro e amor profano"

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Created on January 22, 2021

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Transcript

Tiziano Vecellio

"Amor sacro e amor profano "

INDICE

Biografia

"Amor sacro e amor profano"

Influenze

Simbologia e Allegoria

Interpretazioni

Riflessione e sitografia

BIOGRAFIA

Il pittore nacque a Pieve di Cadore tra gli anni 1483/85-1488/90; data compresa tra la fine del XV secolo e priva di una documentazione unisona, che tuttora resta assai discussa. Tiziano Vecellio appartenne ad un'antica e rigorosa famiglia di un piccolo centro alpino, che godeva di una forte presenza cristiana (di un vescovo) al suo interno. Alla giovane età di nove anni si trasferì a Venezia dove entrò a far parte della Bottega di Sebastiano Zuccato e in seguito supervisionato da Giovanni Bellini. Il giovane artista divenne presto allievo, e poi collaboratore di Giorgione da Castelfranco, che influì fortemente sulla sua formazione artistica. Le opere di Vecellio e Giorgione risalenti all'inizio del 1500 sono di dubbia attribuzione, data la fusione stilistica dei due maestri.

Tiziano Vecellio studiò a fondo l'arte di Raffaello, Andrea Mantegna e Albrecht Dürer, artisti italiani considerati i massimi esponenti di pittura e incisione (nel caso di Dürer). Una delle prime opere più illustri del maestro, risalente al 1515, è il dipinto "Amor sacro e amor profano", commisionato da Niccolò Aurelio, segretario del Consiglio dei Dieci. L'arte di Tiziano Veccellio pervenne nota in tutta Europa, garantedogli le attenzioni dell'imperatore Carlo V. Tra il 1523 e il 1532 si dedicò alla rappresentazione di soggetti mitologici, all'interno della Sala dei Baccanali; e a metà del XVI secolo sviluppò uno stile vigorosamente drammatico ed emotivo, accentuato dall'espressività dei soggetti ritratti. Le opere del pittore vennero apprezzate per la capacità di "dar vita alle figure", al di fuori dell'idoneità nell'uso cromatico. Vecellio continuò a dipingere anche in vecchiaia, dando vita a diversi quadri come quello di "Apollo e Marsia", che terminò prima di morire a Venezia nel 1576.

BIOGRAFIA

Giorgio Vasari

"Tiziano merita di essere amato e osservato dai artefici, ed in molte cose amato e imitato, come quelli che ha fatto e fa tuttavia opere degne d'infinita lode: e dureranno quanto può la memoria degli uomini illustri"

-Giorgio Vasari (pittore e storico d'arte contemporaneo)

"Tiziano cammina di pari passo con la natura onde ogni sua figura è viva, si muove, e le carni tremano"

Ludovico Dolce (storico veneto del cinquecento)

Giorgione da Castelfranco

(Tiziano) era pittore “fin dal ventre di sua madre"

Giorgione da Castelfranco (artista veneto, contemporaneo)

"Amor sacro e amor profano" (1515) olio su tela

"Apollo e Marsia" (1570-1576) olio su tela

Opere giovanili

"Sala dei Baccanali"

INFLUENZE

Giorgione da Castelfranco

Leonardo da Vinci

Raffaello Sanzo

il pittore veneto, nonchè maestro di Tiziano, innovò l'arte dal punto di vista del colore

il pittore determinò la minuziosa attenzione di Vecellio, conforme alla realtà dell’arte fiamminga

il pittore e inventore italiano influenzò Vecellio con la sua delicatezza espressiva dei soggetti figurati

SIMBOLOGIA

Il dipito "Amor sacro e amor profano" con le due fiorenti donne è un inno alla bellezza e all'amore, marcato dalla personificazione dell'amore celeste di Venere, e dell'amore coniugale rappresentato dalla donna in bianco. L'opera è intesa come un'allegoria universale dell'amore, che si distacca dal movente primario dell'artista: quello di dono noziale (sebbene costellato da simbologie di passione e legame). Il concetto di matrimonio come coronamento di un sogno d'amore, ma addirittura come mescolanza tra amore sacro e profano, avvolge l'intero quadro con un armoniosa composizione che sprigiona una sensazione di piacere.

"Amor sacro e amor profano"

La scena è ambientata in campagna, secondo alcune interpretazioni, all'interno del Veneto. Tiziano Vecellio difatti non colloca la scena in un luogo ben definito, seppur alcuni studiosi sostengono che si trovi fra le dolomiti, oppure sia un rimando alla città di Venezia. Le tre figure si trovano immerse in un paesaggio bucolico posto tra un laghetto e dei pascoli (sulla destra), e un bosco (sulla sinistra). Le due donne poggiate su una vasca ornata da rilievi classici, risaltano dallo sfondo grazie al contrasto cromatico della natura e delle vesti tinte di colori accesi.

L'opera, di dimensioni 118x278 cm e risalente al 1515, è colma di simbologia e ritrova diverse conformità di influenze artistiche italiane dell'epoca. Seppure si tratti di un'opera di Tiziano si possono trovare studi stilistici di altri pittori: Leonardo da Vinci e Giorgione. I corpi sono contornati da un ambiente pacato e ordinario carico di colori caldi. Il cielo slavato spicca dalle spalle delle fanciulle, richiamando le temperature calde della primavera. Il dipinto celebra le nozze tra Niccolò Aurelio e Laura Bagarotto, svoltesi nel maggio del 1514.

Sulla sinistra, sopra le colline morbide, sorge un grande castello dall'aria militare un chiaro riferimento alle vicende drammatiche della famiglia della sposa: la guerra della lega Cambrai e l'occupazione imperiale di Padova, che vide partecipe Bertuccio Bagarotto (padre di Laura). Sottostanti all'edificio fortificato, si trovano due conigli, di esplicito contrasto allegorico. I due animali sono simbolo di tenerezza e fertilità. Sulla destra, tra i pascoli, si riconoscono due figure umane a cavallo e un cane che insegue un coniglio.

L'antico sarcofago, in seguito trasformato in vasca diventa un altare e quindi un elogio alla vita. Se in principio alludeva alla morte e alla spoltura ora è oggetto di rinascita e trasformazione. Su di esso vi sono scolpiti: alla sinistra, un cavallo circondato da figure danzanti; mentre a destra, al di sotto dello stemma Aurelio, c'è una scena inquietante di sottomissione sessuale che vede come protagonisti un uomo che percuote un altro uomo disteso davanti a lui. Alla violenza assiste anche una donna che osserva da lontano.

La pianta di mirto collocata ai piedi della vasca simboleggia la fecondità femminile, ma riporta anche all'usanza nuziale dei banchetti di mirto: come augurio di vita considerevole e serena. La pianta si rifà alle nozze dato il suo periodo di fioritura: maggio. Sul bordo della fontana e in mano alla donna si trovano delle rose rosa strappate da una pianta li vicina. La rosa, paragonabilmente al mirto, è simbolo di amore trionfante. Questa pianta inoltre vorrebbe citare un passo della hypnerotomachia poliphili, un poema allegorico del 1499.

Nei pressi della Vergine, raffigurata sulla destra dell'opera, si trova un coppa larga, apparentemente di argento dorato. L'oggetto occupa una posizione di grande rilievo, poichè posto al centro del dipinto stesso, attribuendogli un grande senso simbolico. Deve trattarsi di una patera, un recipiente dell'antichità classica in cui venivano riposte le offerte agli dei. Secondo un noto storico d'arte (Harold Edwin Wethey) all'interno del recipiente si trova uno scudo di argento con tre fasce merlate: lo stemma della Famiglia Bagarotto.

La donna vestita di bianco sembra poggiare, col braccio sinistro, su un cofanetto rotondo chiuso da un copechio finemente decorato, probabilmente un regalo di nozze. La teoria più accreditata afferma che l'oggetto in questione farebbe riferimente al mito greco del "vaso di Pandora". Il vaso ben custodito dalla donna contiene tutte le sofferenze e i mali del mondo, lasciando ai nuovi coniugi soltanto amore e serenità.

Una caratteristica peculiare di quest'opera è la presenza dei guanti, portati dalla donna a sinistra (che secondo alcune interpretazioni sarebbe la sposa stessa). Nel XVI secolo era tipico per le donne mostrare i guanti in pubblico, ma almeno una delle due mani doveva rimanere scoperta per lasciar trasparire la bellezza dei palmi. La sposa non porta nessun gioiello, quasi a rimarcare che la bellezza che esprime non dipenda da nessun oggetto prezioso, eccetto per una cinta posta alla vita. La fascia e i guanti sono simboli coniugali del tempo.

DEA VENERE

La figura femminile sulla destra raffigura l'incarnazione dell'amore celeste fortemente contrapposto all'amore profano, ritratto dalla donna in bianco. La donna avvolta dal drappo rosso probabilmente rappresenta la dea Venere, che regge nella mano sinistra una lampada ardente simbolo cristiano delle dieci vergini (che attendono il ritorno del marito con un lume acceso). La figura nuda di Venere è caratterizzata da curve morbide e delicate coperte solo parzialmente dalle stoffe rosse e bianche: colori nuziali. La donna si rivolge con lo sguardo verso la sposa legando le due figure tra di loro e rendendole a tratti simili.

LA VENERE

Il personaggio della dea Venere (della mitologia greca e romana) è da sempre stato soggetto di grande interesse. Dalle prime rappresentazioni scultoree delle "Veneri di Willendorf" ai dipinti Rinascimentali, la figura femminile resta simbolo di amore fisico e sensuale, o nei casi più antichi, un semplice omaggio al corpo e alla fertilità femminile. Sandro Botticelli nella prima metà del '400 dipinse il quadro "La nascita di Venere" che ben presto divenne simbolo universale di amore celeste. La dea ritratta con una corporatura classica ma dipinta ricalcando modelli dell'arte etrusca, si trova su una conchiglia immersa nel mare. L'opera è ambientata in una realtà alternativa, benchè equivalente all'isola di Cipro, le figure non proiettano le loro ombre.

La Venere di Botticelli

La Venere di Tiziano

-La Venere si trova instabile su una conchiglia (nel mare)

-La Venere si trova appoggiata sulla vasca

-si tratta di Simonetta Vespucci, modella di altre sue opere

-Si potrebbe trattare di una modella utilizzata in molte altre opere

-Composizione geometrica con la dea al centro

-Composizione naturalistica che vede la donna dislocata sulla destra

VS

-Posizione curva e dinamica della donna

-Posizione curva e naturale della donna

-La Venere si trova sulle sponde dell'isola di Cipro

-Si pensa che la scena sia posta in una campagna Veneta

-La donna cerca di coprirsi con i capelli lunghi dorati

-La donna è in parte coperta da un tessuto

CUPIDO/ PUTTO

Una figura apparentemente insignificativa è il putto posto tra le due silhouette femminili che sembra intento a mescolare le acque della vasca. Questo personaggio, tipico di molte rappresentazioni d'epoca, ha le sembianze di un bambino che come tale sembra distratto dagli avvenimenti che lo circondano. Il putto (in pieno stile leonardesco), riferito anche come cupido per la presenza di due alette, risalta dallo sfondo frondoso molto denso. Questa piccola figura di amorino che esprime tenerezza, è impegnatissima a rimestare l'acqua che simbolicamente rappresenta la mescolanza delle due forme di amore: quello sacro e quello profano.

DONNA IN BIANCO

La sposa incarna alla lettera l'ideale di massima bellezza, molto apprezzata da Tiziano Vecellio. Viene raffigurata come una donna dalle forme generose, con dei lunghi capelli biondi-rossi e degli occhi chiari che esprimono una certa ingenuità. Gli studiosi ritengono, seppur possibile, che la donna non raffiuguri Laura Bagarotto, ma sia più un'allegoria della sposa ideale. La figura risalta dallo sfondo grazie alle vesti bianche nuziali tipiche del 1500. Il suo sguardo severo puntato dritto verso l'osservatore cerca di renderlo partecipe alla scena, quasi interpellandolo e spezzando così lo scambio di sguardi innescato dalla Venere.

LA DONNA IN BIANCO

La donna posizionata sulla sinistra dell'opera, quasi certamente era una modella di Tiziano Vecellio e non la sposa di Nicolò Aurelio. La si può ritrovare all'interno di altre sue opere come: "Sacra conversazione Balbi", "Flora", "Donna allo specchio", "La violante" e molte altre. La donna è contrassegnata da un corpo morbido e generoso che però viene contrapposto allo sguardo penetrante, rinvenuto in molti lavori.

Ho scelto quest'opera, "Amor sacro e amor profano", perchè delinea un canto solenne e luminoso tratto da un universo pienamente solare e armonioso. I protagonisti vivono e si muovono autonomamente, sostenuti dalla composizione e dal temperamento delle terre circostanti. Ammerivole è la grazia dei corpi e dei panneggi, che spiccanno dallo sfondo deciso, arricchiti da simbologie ed espressività cromatiche. Le due donne, seppur allegorie di amori antistanti, si completano e sbocciano in questo quadro. Tiziano Vecellio volle illustrare la dolcezza e la meraviglia della vita coniugale.

SITOGRAFIA

Video:

  • https://youtu.be/yLqptZR48XY
  • https://youtu.be/-R_hROB8mtc

Siti:

  • https://www.raicultura.it/arte/foto/2019/05/Tiziano-Vercellio--b2a517b1-88e4-44ae-ab2a-0ba15b0f9a75.html
  • https://www.analisidellopera.it/assunta-di-tiziano-vecellio/
  • https://www.valcomelicodolomiti.it/arte-a-cultura/tiziano-vecellio.html
  • https://www.culturamente.it/arte/tiziano-eta-uomo-1512/
  • https://biografieonline.it/biografia-giorgione
  • https://www.raicultura.it/webdoc/raffaello/index.html#eredita-di-Urbino
  • https://www.arteworld.it/la-nascita-di-venere-sandro-botticelli/