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epistulae morales ad Lucilium

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Created on January 16, 2021

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Transcript

Epistulae morales ad Lucilium

Lucio Anneo Seneca

" Non exiguum temporis habemus, sed multum perdidimus "

Lucio Anneo Seneca

Introduzione

  • Le "Epistulae morales ad Lucilium" sono l'opera filosofica più importante di Seneca.
  • Si tratta di una raccolta di 124 lettere distribuite in 20 libri.
  • Le epistulae sono tutte dedicate all'amico Lucilio, personaggio che in verità non si sa se sia un personaggio reale o un interlocutore immaginario.
  • Si tratta del primo epistolario letterario concepito per essere pubblicato (a differenza di quelli ciceroniani per esempio)

Le figure di Seneca e Lucilio

  • Le "Epistulae morales ad Lucilium" sono state scritte tra il 62-65, gli anni dell'otium.
  • Proprio durante questi anni il filosofo si dedica totalmente allo studio della filosofia e per tale motivo le epistole si configurano come una continua riflessione su problemi di filosofia morale.
  • Seneca si presenta come un uomo che, ritiratosi definitivamente dalle occupazioni, è finalmente padrone del proprio tempo che dedica allo studio del perfezionamento morale.
  • Il filosofo tuttavia non si considera un "sapiens" ma un "proficiens", cioè colui che fa progressi nella via della sapienza, ma che non l'ha ancora raggiunta: la sua attenzione infatti non è centrata tanto su chi ha raggiunto la saggezza , ma sul percorso necessario per raggiungerla. Egli stesso dice: "Non sono un saggio [...] e nemmeno lo sarò. [...] Mi basta questo: togliere ogni giorno qualcosa ai miei difetti."
  • Lucilio, il destinatario, rappresenta invece il discepolo da instradare nella via felice della virtù stoica.

Temi principali

  • Nelle epistole non vi è intenzione di svolgere determinati argomenti in maniera sistematica. I temi trattati sono molteplici e tutti collegati alla filosofia stoica. Tra i temi principali ritroviamo:
  • L'otium è considerato da Seneca il tempo vero, quello che l'uomo romano dedica alle proprie attività personali, al contrario del negotium, ovvero il tempo dedicato alla vita pubblica nel foro e in senato. Proprio la ricerca dell'otium diventa, in accordo con la filosofia stoica, il primo passo verso la saggezza.
  • Il tempo e l'animo sono gli unici due campi in cui l'uomo possa esercitare il proprio dominio senza che su di essi intervenga il capriccio della fortuna o la volontà altrui. Il tempo, secondo Seneca, se non viene speso in attività inutili o viziose permette sicuramente di raggiungere la saggezza. L'animo è l'altro bene di cui l'uomo dispone e in cui ciascuno può esercitare la prorpia libertà. Dall'animo va rimosso il desiderio dei falsi beni che creano solo ansie e angosce che costringono l'uomo a vivere aggrappato alle aspettative di un mondo incerto.
  • La morte secondo il filosofo va accettata serenamente in quanto parte di una legge universale contro la quale non ci si può opporre. La morte quindi non può essere considerata un male e non ci si può opporre ad essa perchè altrimenti non si vivrebbe "secondo natura".
  • l'uguaglianza e la schiavitù sono altri temi centrali in Seneca. Secondo la filosofia stoica, di cui Seneca si fa portavoce, la via verso la saggezza è realizzabile da chiunque , dal momento che per natura gli uomini sono tutti uguali. Tale teoria si traduce nella convinzione che la nobiltà di nascita e la schiavitù non abbiano nessun fondamento.

Seneca, Epistulae ad Lucilium 47 "Nessuna Schiavitù e più vergognosa di quella volontaria"

  • Un ottimo esempio del pensiero filosofico senecano riguando ai temi dell'uguaglianza e della schiavitù ci proviene dall'epistola 47.
  • L'epistola 47, interamente dedicata alla definizione del rapporto tra padrone e schiavo, riflette pienamente la teoria della filosofia stoica di cui Seneca si fa portavoce, secondo la quale gli uomini sono tutti uguali e perciò la nobiltà di nascita così come la schiavitù non hanno alcun fondamento.
  • Secondo la filosofia stoica infatti la patria è il mondo intero e pertanto non possono sussistere differenze tra liberi e schiavi: tutti gli uomini sono uguali e non si distinguono per condizione sociale: l'unico elemento di distinzione può essere la nobiltà del loro animo.
  • Questa convinzione tuttavia non porta Seneca a chiedere che venga abolita la schiavitù, in quanto tale condizione è determinata dal destino ineluttabile. Lo scopo di Seneca è quello di chiedere che gli schiavi siano trattati come esseri umani e non come bestie. Sulla base di ciò i padroni non si preoccuparono mai della schiavitù giuridica, che sopravvisse a tempo indeterminato.

Seneca, Epistulae ad Lucilium 47, 1-9 "Sono schiavi". Sì però sono uomini.

  • Nella prima parte dell'epistola, caratterizzata da toni piuttosto accesi, il filosofo presenta il trattamento che il dominus riserva al proprio servus.
  • il filosofo, rivolgendosi all'amico Lucilio dice di aver appreso che i servi vengono tratti da lui come persone di famiglia ("Libenter ex iis qui a te veniunt cognovi familiariter te cum servis tuis vivere"), al contrario invece di molte altre persone che li trattano come se fossero bestie.
  • A sottolineare questo contrasto vi è la ripetizione di una frase citata da un interlocutore fittizio: "servi sunt", che viene smentita da una serie di argomentazioni del filosofo, come prova del fatto che gli schiavi non sono da considerarsi inferiori ai padroni.
  • I servi infatti svolgono le mansioni più disgustose e finiscono per essere esacerbati dai divieti. A questi non è permesso muovere le labbra e ogni mormorio viene represso col bastone, neppure un colpo di tosse, starnuti o singhiozzi sono esenti dalle frustate. Seneca ci dice infatti: "At infelicibus servis movere labra ne in hoc quidem ut loquantur, licet; virgā murmur omne compescitur, et ne fortuita quidem verberibus excepta sunt, tussis, sternumenta, singultus; magno malo ullā voce interpellatum silentium luitur; nocte totā ieiuni mutique perstant".
  • Si notano inoltre le diverse e più disparate mansioni che venivano affidate ai servi, che ci vengono elencate da Seneca (vi era quello addetto a tagliare il pollame, il coppiere agghindato in foggia femminile, un altro a cui era affidata la censura dei commensali e poi quelli incaricati delle provviste).
  • Seneca inserisce poi un altro tema fondamentale: quello della sorte. La mutevolezza della sorte infatti non garantisce che il padrone, che tanto disprezza il servo, non possa a sua volta diventare schiavo. Per dimostrare ciò Seneca ricorre a un exemplum: quello di Callisto, schiavo di Caligola poi affrancato dall'imperatore Claudio e diventato un importante liberto presso la sua corte che sarebbe stato la mente della congiura che portò all'eliminazione del suo vecchio padrone.

Seneca, Epistulae ad Lucilium 47, 10-15 "Tratta come vorresti essere trattato"

  • In questa seconda parte dell'epistola Seneca afferma che anche gli schiavi sono partecipi del logos che anima l'universo. Questi, esattamente come gli uomini liberi, vivono, respirano e muoiono.
  • Seneca dice infatti: "vis tu cogitare istum quem servum tuum vocas ex isdem seminibus ortum eodem frui caelo, aeque spirare, aeque vivere, aeque mori! tam tu illum videre ingenuum potes quam ille te servum", sostenendo così l'uguaglianza di tutti gli uomini sul piano biologico.
  • Seneca poi invita a ricordare, attraverso l'utilizzo di alcuni exempla storici, che alcuni personaggi, quali Ecuba, Creso, Platone e Diogene, finirono in schiavitù in età avanzata, dopo aver sostenuto una vita prestigiosa, mettendo perciò in luce il tema della mutevolezza della sorte che può trasformare padroni in schiavi e viceversa.
  • Il filosofo inoltre afferma che non respingerà mai certe persone soltanto perchè addette a mansioni più umili, in quanto gli uomini non si giudicano in base al loro mestiere, ma alla loro condotta ("Non ministeriis illos aestimabo sed moribus"). Infatti ciascuno è resposabile della propria condotta mentre i mestieri li assegna la sorte.
  • Infine, il vero messaggio lo ritroviamo nella massima: "sic cum inferiore vivas quemadmodum tecum superiorem velis vivere.", che riflette il principio tipicamente stoico dell'uguaglianza propugnato da Seneca.

Seneca, Epistulae ad Lucilium 47, 16-21 "Nessuna schiavitù è più vergognosa di quella volontaria"

  • In quest'ultima parte della lettera Seneca affronta il tema della distinzione tra schiavitù del corpo e schiavitù dell'anima.
  • Seneca afferma: "Servus est. Sed fortasse liber animo", sostenendo che lo schiavo, nonostante non sia libero dal punto di vista giuridico, può esserlo nello spirito.
  • D'altra parte afferma: "Ostende quis non sit: alius libidini servit, alius avaritiae, alius ambitioni, omnes spei, omnes timori" considerando che anche l'uomo socialmente libero può essere schiavo delle proprie passioni.
  • Seneca fornisce anche alcuni exempla come: un ex console divenuto schiavo di una vecchietta per carpirne l'eredità, un ricco diventato schiavo di una servetta e i giovani appartenenti all'alta nobiltà schiavi di pantomimi.
  • Non esiste perciò una schiavitù più turpe di quella volontaria ("nulla servitus turpior est quam voluntaria") che ci costruiamo con le nostre stesse mani e dalla quale non si può fuggire.
  • Successivamente il filosofo afferma che i padroni non devono essere temuti ma amati e venerati, solo così potranno essere rispettati.
  • Infine, Seneca si complimenta con l'amico Lucilio per il modo in cui tratta i propri schiavi, i quali non vengono puniti con castighi ma con parole, proprio come si addice agli esseri umani. Lucilio perciò, sulla via del raggiungimento della virtù stoica, non ha bisogno di alcuna esortazione.

Perchè possiamo considerare Seneca un filosofo attuale?

Seneca può certamente considerarsi un filosofo modorno a causa della molteplicità di temi trattati, quali il tempo e la morte, ancora oggi estremamente attuali. Seneca oggi riesce ancora a darci una grande lezione di vita specialmente attraverso la celebre massima "Non abbiamo poco tempo ma ne perdiamo molto", con la quale il filosofo si oppone a chi afferma che il tempo a nostra disposizione è troppo poco e che la vita dell'uomo è precaria ed effimera. Seneca ci spinge invece a riflettere e ci esorta a sfruttare il nostro tempo nel migliore dei modi, senza cadere schiavo dei vizi e delle passioni, che non fanno altro che farci perdere tempo e impedirci il raggiungimento della saggezza. Ricollegandoci sempre poi al tema della schiavitù,possiamo notare come anche questo sia estremamente attuale e ricco di riflessioni. Sebbene le posizioni di Seneca riguardo la schiavitù non incisero a livello legislativo, sicuramente alimentarono una mentalità che sarebbe potuta crescere nel tempo, basata sull'uguaglianza, che è oggi uno dei pilastri e punti cardine della nostra società.