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La sera del dí di festa (Leopardi)
PERDONI CAMILLA
Created on January 14, 2021
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Transcript
AZEDINE,PERDONI,RINALDI,SAEZ
La sera del dì di festa
Dolce e chiara è la notte e senza vento,e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti posa la luna, e di lontan rivela serena ogni montagna. O donna mia, giá tace ogni sentiero, e pei balconi rara traluce la notturna lampa: tu dormi, ché t’accolse agevol sonno nelle tue chete stanze; e non ti morde cura nessuna; e giá non sai né pensi quanta piaga m’apristi in mezzo al petto. Tu dormi: io questo ciel, che sí benigno appare in vista, a salutar m’affaccio, e l’antica natura onnipossente, che mi fece all’affanno. A te la speme nego, mi disse, anche la speme; e d’altro non brillin gli occhi tuoi se non di pianto. Questo dí fu solenne: or da’ trastulli prendi riposo; e forse ti rimembra in sogno a quanti oggi piacesti, e quanti piacquero a te: non io, non giá ch’io speri, al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo quanto a viver mi resti, e qui per terra mi getto, e grido, e fremo. O giorni orrendi in cosí verde etate! Ahi! per la via odo non lunge il solitario canto dell’artigian, che riede a tarda notte, dopo i sollazzi, al suo povero ostello; e fieramente mi si stringe il core, a pensar come tutto al mondo passa, e quasi orma non lascia. Ecco è fuggito il dí festivo, ed al festivo il giorno volgar succede, e se ne porta il tempo ogni umano accidente. Or dov’è il suono di que’ popoli antichi? or dov’è il grido de’ nostri avi famosi, e il grande impero di quella Roma, e l’armi, e il fragorío che n’andò per la terra e l’oceáno? Tutto è pace e silenzio, e tutto posa il mondo, e piú di lor non si ragiona. Nella mia prima etá, quando s’aspetta bramosamente il dí festivo, or poscia ch’egli era spento, io doloroso, in veglia, premea le piume; ed alla tarda notte un canto, che s’udía per li sentieri lontanando morire a poco a poco, giá similmente mi stringeva il core.