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Dante in educazione civica

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Created on January 13, 2021

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Transcript

Dante come docente di educazione civica «ante litteram».

Analizziamo insieme le opere di Dante Alighieri per rispondere alla seguente domanda: Dante può essere considerato professore di educazione civica «ante litteram»?

RIME

VITA NUOVA

CONVIVIO

Vita Nuova

DE VULGARI ELOQUENTIA

EPISTOLE

MONARCHIA

COMMEDIA

La Vita nuova

Anche nelle opere meno incentrate sull’aspetto morale e civile, come la Vita Nova - composta da liriche - possiamo notare l'impegno civile dantesco. Prendendo in considerazione il contesto storico in cui Dante è cresciuto, possiamo renderci conto che il suo è un messaggio educativo, volto al rispetto delle donne. Sappiamo, infatti, che nel Medioevo le donne non godevano di una grande considerazione; Dante, invece, rende Beatrice simbolo di religione, parlandone inzialmente come miracolo divino e successivamente contemplandola nell'Empireo, come una santa. Egli rappresenta la donna come la figura che eleva l'uomo alla contemplazione di Dio; attribuendo alla figura femminile un ruolo così importante nel percorso religioso dell'uomo, Dante trasmette un insegnamento di rispetto nei confronti del genere femminile.

Le rime

Nelle ultime rime, scritte durante l’esilio, Dante inizia a celebrare la giustizia anche all'interno delle sue opere, vedendola come uno dei valori fondamentali della vita civile e ponendo così le basi per il suo grande poema.

Il Convivio

Come scritto da Dante stesso all’interno del primo trattato del Convivio, l’intento dello scrittore era quello di fornire un banchetto di sapienza accessibile a tutti, per mettere a disposizione la cultura anche a coloro che, per motivi economici o culturali, non hanno avuto la possibilità di studiare. In qualche modo, Dante aveva già anticipato quello che sarebbe stato, secoli dopo, uno dei principi della Costituzione Italiana, a tutela del diritto di tutti di studiare. Quello che diffonde Dante attraverso il Convivio è un profondo amore per la sapienza, intesa come forma di espressione della vera nobiltà, la nobiltà d'animo. Nel IV trattato dell'opera, infatti, egli si dimostra apertamente opposto alla classe dirigente mercantile, secondo lui priva di valori, avida e corrotta, ed elogia invece la nobiltà d'animo, che non si basa sui legami di sangue ma sulla virtù e ricerca la cultura in maniera disinteressata.

La scuola è aperta a tutti. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

Art. 34

Il De vulgari eloquentia

L’intento manifestato in quest’opera da Dante è quello di trovare un volgare che sia utilizzabile come unica lingua letteraria italiana, in modo da uniformare llinguisticamente la penisola. È come se egli avesse sentito la necessità di unificare, in qualche modo, un territorio ancora frammentario, anticipando, anche in questo caso, quello che sarebbe avvenuto nei secoli a seguire con l'Unità d'Italia.

Il De Monarchia

L’intera opera racconta la visione politica di Dante, a partire dalla sua fiducia nella figura dell’imperatore - che egli credeva necessaria per evitare la confusione, stabilendo un potere centrale forte - fino ad arrivare a parlare del rapporto tra il potere della Chiesa e dell'Impero. In quegli anni una corrente politica sosteneva che l'imperatore avesse il potere "originale", dal quale discendeva quello del papa, mentre un'altra corrente sosteneva il contrario; uno dei due poteri era necessariamente visto come subordinato all'altro: uno doveva essere il Sole, che splende di luce propria, e l'altro la luna, che splende di luce riflessa. In questo contesto, Dante mise in discussione le opinioni comuni e introdusse la tesi dei due Soli, sostenendo che entrambi i poteri discendessero da Dio e avessero pari importanza, nonostante operassero in ambiti diversi. Il suo intento, quindi, era fissare dei principi innovativi per evitare discordie politiche; in questo senso possiamo vederlo quasi nelle vesti di padre costituente.

Le Epistole

Nell’epistola all’amico fiorentino, scritta dopo essere stato esiliato dalla sua città per aver parteggiato per la fazione politica vinta, Dante rifiuta la possibilità di tornare a Firenze, preferendo mantenere <<la propria dignità>>, secondo lui umiliata con l’esilio. In effetti, la Costituzione ci dice che:

  • Art. 22: Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza [...]
  • Art. 16: Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale [...]

La Commedia

È probabilmente l'opera in cui l'intento morale e civile è più evidente. Scritta Dante vuole portare il popolo sulla "retta via”, indicando, quindi, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato; questo principio - la differenza tra ciò che è corretto e ciò che non è consentito - è alla base della convivenza civile tra gli uomini. L’intenzione è quella di rappresentare il male e il bene e le loro conseguenze, perché Dante ritiene che la conoscenza diretta del peccato sia necessaria per liberarsi dalla sua seduzione. L’ordine con cui sono disposte le anime si contrappone al disordine del mondo esterno. L’intero sistema allegorico della Commedia ha un significato morale: la lupa (allegoria dell’avidità) si è annidata nel cuore degli uomini e sta mandando in rovina la società, dividendo il popolo in fazioni che lottano per la conquista della ricchezza e del potere, dilaniando così i Comuni. Potrà eliminare il male soltanto il Veltro, allegoria di un restauratore religioso o dell'imperatore Enrico VII di Lussemburgo, nel quale Dante riponeva la propria fiducia.

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