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Dante, Inferno, canto VIII

Anna D'Addezio

Created on January 12, 2021

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Transcript

Inferno, canto VIII

Lo Stige, gli iracondi e la Città di Dite

Gli argomenti

1. Lo Stige

2. Flegiàs

4. Gli iracondi

4. Filippo Argenti e la "tenzone con Dante"

5. La Città di Dite

6. Il confronto tra Virgilio e i diavoli

Lo Stige

Il fiume infernale forma una brumosa palude nella quale sono puniti due tipi di peccatori: gli iracondi, dal comportamento violento e bestiale, che emergono con rabbia dalle acque fangose, e gli accidiosi, malinconici, negligenti e inetti, che ne sono sommersi.

Il contrappasso, per analogia, riproduce, in forma degradata, i comportamenti e le attitudini che hanno caratterizzato, in vita, questi dannati.

Flegias

Traghettatore della palude, secondo una diffusa etimologia reca nel nome la radice della parola greca che indica la fiamma, in questo caso la fiamma dell'ira, pronta ad accendersi al minimo impulso. Nella mitologia greca, e nel racconto di Virgilio e di Stazio, è figura empia e sacrilega, per aver dato fuoco al tempio di Apollo a Delfi. Nel racconto di Dante è seccato dalla presenza di un uomo vivo. Si esprime a grida e accetta a malincuore le parole di Virgilio, che rinviano, come spesso accade negli incontri con i custodi infernali, alla superiore volontà divina.

Gli iracondi

L'ira è tra le passioni più discusse nella tradizione antica (anche Seneca dedicò un trattato all'argomento), che la giustificava, in alcuni casi. Quella che viene punita nel quinto cerchio è un peccato capitale, un istinto bestiale (i dannati mordono i compagni e se stessi, in un parossismo di violenza) che acceca e annulla la ragione.

La violenza di questi dannati sembra contagiare anche le parole di Dante e i gesti di Virgilio, ma la loro reazione è quella dei giusti guidati dalla ragione, in chiara contrapposizione con coloro che si fanno accecare da una rabbia distruttiva, rovinosa per individui, famiglie, intere città.

Dante e Filippo Argenti: una tenzone?

Lo scambio di battute fra i due personaggi presenta molte delle caratteristiche della "tenzone": - il risentimento personale; - l'attacco "ad personam"; - la tecnica della ripresa. Quest'ultima è evidente nella dinamica stessa del violento battibecco.

Argenti: Chi se' tu che vieni anzi ora? Dante: S'i' vegno, non rimango. Ma tu chi se', che sì se' fatto brutto? Argenti: Io son un che piango Dante: Con piangere e con lutto, spirito maladetto, ti rimani...

Probabilmente, dunque, fra Dante e Filippo Argenti, della famiglia degli Adimari, non correva buon sangue, anche a causa del fatto che il fratello del dannato avrebbe approfittato dell'esilio di Dante per mettere le mani sui suoi beni... Il personaggio è ricordato da varie fonti come orgoglioso e sfrontato, tanto che alcuni commentatori si sono chiesti se egli in realtà non sia nella palude stigia proprio per la sua superbia e arroganza.

Di certo la sua figura ispirò, oltre all'autore della Commedia, anche Giovanni Boccaccio, che gli dedicò una novella, l'ottava della nona giornata del "Decameron".

La Città di Dite

Un luogo altamente simbolico, nella topografia dell'inferno: segna il passaggio dai cerchi nei quali sono puniti i peccati di incontinenza, alle sezioni più profonde dell'imbuto ultraterreno, quelle riservate ai violenti e ai fraudolenti. Dall'istinto sfrenato all'uso perverso della ragione, dunque. E proprio davanti alle mura della Città di Dite la luce della ragione sperimenterà tutta la propria debolezza, di fronte al male.

Dante costruisce con la fantasia visiva che lo caratterizza una città di fuoco e metallo, le cui torri somigliano a minareti. E la popola delle creature che incarnano , per eccellenza, la malvagità, nell'immaginario medievale, i diavoli, non incontrati, finora.

Virgilio e i diavoli

Come si è anticipato, l'episodio, altamente teatrale, mette in evidenza le difficoltà che la ragione incontra, quando fronteggia il male.

L'episodio è importante anche per la definizione dei "caratteri" dei personaggi di Virgilio e Dante, del loro rapporto.

Come tutto in questo dinamico canto, anche i sentimenti dei due protagonisti cambiano rapidamente, oscillando fra sicurezza e delusione, timore e speranza. Sembra addirittura che lo stesso avanzare dei due viandanti sia messo in discussione, tanto arduo è l'ostacolo da superare... Ma lo slancio narrativo non si interrompe nemmeno con l'ultimo verso, nel quale si preannuncia un soccorso inatteso...

Ridiamoci sopra... si può!