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Arnold Böcklin "L'isola dei morti"

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Created on January 11, 2021

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Transcript

Arnold Böcklin

"L'isola dei morti"

INDICE

Introduzione

Biografia

Stile

Simbolismo

"L'isola dei morti"

Arnold Böcklin

Fu uno dei pittori tedeschi ed europei più ammirati e celebrati del XIX secolo. Esponente di spicco del Simbolismo, recuperò l’eredità del Romanticismo tedesco, sviluppando uno stile colto e carico di riferimenti letterari. Il celebre Autoritratto con la Morte che suona il violino, del 1872, trasmette il fermento interiore della sua personalità tormentata.

Arnold Böcklin nacque a Basilea, nel 1827. Era figlio di Christian Friedrich Böcklin, noto mercante di seta, e di Ursula Lipp, discendente di Hans Holbein il Giovane (pittore e incisore tedesco della corte di Enrico VIII). Dal 1845 frequentò l'Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, dove ebbe per maestro il pittore Johann Wilhelm Schirmer, uno dei maggiori interpreti del periodo della cosiddetta pittura eroico-panoramica. Nel 1847 Bocklin si recò a Bruxelles ed Anversa, dove i dipinti dei grandi maestri fiamminghi e degli olandesi lo impressionarono in modo travolgente. Successivamente viaggiò in Svizzera e in Francia, a Parigi, città all'epoca satura di fermenti artistici. Furono in particolar modo la vastità e la solitudine del tessuto urbano parigino e, soprattutto, la tumultuosità della rivoluzione francese del 1848 a lasciare un'impronta indelebile nel suo animo.

BIOGRAFIA

A causa della situazione politica, dovette fare ritorno, amareggiato, a Basilea, dove l'amicizia con lo storico Jacob Burckhardt lo diresse verso un nuovo momento della sua carriera artistica: la permanenza in Italia. Nel febbraio 1850 infatti, Böcklin si stabilì a Roma. Fu proprio durante il soggiorno romano che l'artista iniziò a formare i primi, fondamentali orientamenti di gusto, che caratterizzarono la sua sensibilità successiva. Dopo una serie di problemi economici, venne chiamato a insegnare all'Accademia di Belle Arti di Weimar. Nel ventennio successivo al suo ritorno in Italia (1862), dipinse i quadri che consolidarono definitivamente la sua carriera artistica, tra cui "Flora", "Lotta di centauri", "La peste", e soprattutto le famigerate "Isola dei vivi" (1880) e "Isola dei morti" (1880-1890). Nel 1897 gli vennero dedicate ben tre mostre celebrative, a Basilea, Berlino e Amburgo. Arnold Böcklin morì solo quattro anni dopo, nel 1901, a S. Domenico di Fiesole.

BIOGRAFIA

STILE

Naturalismo

Figure mitologiche

Colorismo

soprattutto nelle opere del periodo romano

caratteristica principale alla quale subordina il disegno e la composizione

che l'artista sceglie come simboli per indagare l'interiorità

SIMBOLISMO

Il simbolismo è un movimento artistico e culturale che nacque in Francia nella seconda metà dell’Ottocento e coinvolse arti figurative, poesia e musica. Il Simbolismo nacque in contrapposizione al realismo, con l’obiettivo di penetrare al di là delle apparenze del reale e aprire in questo modo una "via", accesso verso una realtà diversa, immateriale.

"L'isola dei vivi"

Dopo il successo della prima opera, "L'isola dei morti", l'artista decise di dipingere "L'isola dei vivi" (1888), definita da molti indegna del suo talento di simbolista.

"L'isola dei morti"

"L’isola dei morti", in origine denominata "L'isola dei sepolcri", è indubbiamente considerata il capolavoro di Böcklin. Si tratta di un dipinto che l’artista realizzò in diverse versioni, tra il 1880 e il 1886, in almeno cinque copie consecutive; la quarta versione purtroppo, è andata perduta durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. L’opera ebbe, soprattutto nel XX secolo, una fortuna smisurata. Ispirò decine di pittori, tra cui de Chirico e Dalí, ed esercitò sul pubblico una sorta di vera e propria fascinazione ipnotica.

"L'isola dei morti" (1880) prima versione, olio su tela.

"L'isola dei morti" (1880) seconda versione, olio su tela.

"L'isola dei morti" (1883) terza versione, olio su tela.

"L'isola dei morti" (1886) quinta versione, olio su tela.

La scena del dipinto, ambientata poco prima del tramonto, rappresenta un mare color petrolio, denso e calmo, che si infrange sugli scogli di un'isola misteriosa e inquietante, nella cui parte centrale si innalzano colossali cipressi. Il cielo, scuro e minaccioso, è velato da nubi compatte e impenetrabili. Un’esile imbarcazione è spinta a remi da un traghettatore ritratto di spalle che richiama il personaggio classico e dantesco di Caronte, accompagnato da una figura eretta, celata da un sudario candido.

Il mare plumbeo è metafora del dolore per la separazione. I cipressi monumentali che si innalzano appuntiti verso il cielo scuro rimandano senza dubbio ai cimiteri, facendo pensare che l'isola sia in realtà l'aldilà. La piccola barca, trasporta sulla prua, una bara bianca, ornata da una ghirlanda di fiori rossi. La figura ammantata simboleggia a seconda delle interpretazioni, l'anima del morto oppure la morte stessa. L'atmosfera è colma di mistero, appare quasi come la proiezione di un sogno.

L'isola appare disabitata; le uniche tracce del passaggio umano sono le diverse architetture: i pilastri, sormontati da statue leonine, le porte e gli archi aperti nella roccia, simili a sepolcri. I colori sono parte fondamentale di tutte le opere di Böcklin. Le tonalità dell'azzurro, seppur si tratti di un cielo in procito di tramontare, sono brillanti e vive, e donano al dipinto uno spiccato realismo.

Durante la sua vita Böcklin si scontra numerose volte contro la natura spietata della morte, in quanto otto dei suoi quattordici figli morirono precocemente e lui stesso si ammalò gravemente più di una volta. L’opera ha dunque una valenza autobiografica. Senza dubbio il dipinto, perfetto esempio di Simbolismo, riesce a catturare l'atmosfera dolorosamente enigmatica (ripresa dal Romanticismo tedesco) del passaggio dell'anima verso l'altro mondo.

Bocklin descrisse la sua opera come: «Un’immagine onirica: essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe far paura». Il sogno è, per così dire, la sostanza materica del dipinto, che vuole rivelare una possibilità di accesso verso un'altra realtà, divisa da quella tangibile della vita. Il sogno non rappresenta soltanto il soggetto della tela, ma anche l'effetto della fruizione dello stesso, secondo quanto aveva commissionato Marie Berna, ovvero: «un quadro per sognare».