Le fontane della Reggia di Caserta
ricerca creata da Adelina
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FONTANA DI VENERE E ADONE
Scolpita in marmo bianco di Carrara da Gaetano Salomone tra il 1784-1789, racconta di Adone, amato da Venere e sbranato durante la caccia da Marte sotto le spoglie di cinghiale. Adone, figlio di Cinira re di Cipro, fece invaghire la dea dell'amore per la sua straordinaria bellezza.
La Fontana di Cerere
La Fontana di Cerere, realizzata da Gaetano Salomone tra il 1783-1784, raffigura la dea della fertilità mentre, circondata da ninfe, amorini, gruppi di tritoni e dalle personificazioni dei fiumi siciliani Anapo e Arethusa, tiene alto un medaglione con il simbolo della Trinacria (la Sicilia). Il mito racconta che Cerere insegnò agli uomini l'agricoltura e la legislazione; fu inoltre madre di Proserpina, rapita da Plutone e condotta nell'Ade.
La fontana di eolo
Realizzata in marmo di Montegrande proveniente dalla località Caiazzo, è costituita da un'esedra in cui si aprono numerose cavità, dimora dei venti. Ispirata all'episodio dell'Eneide in cui Giunone chiede l'intervento di Eolo per allontanare Enea dall'Italia, non fu mai terminata.
La fontana dei delfini
La vasca circolare poggia su un basamento di tre gradini e si trova al centro della Piazza, circondata dalla strada di sampietrini decorati. Su una base a quadrifoglio sono posti i quattro delfini, in realtà dall’aspetto più simile a quello di un tritone mitologico che a quello dei delfini a cui siamo abituati, ma molto in voga nel Settecento. Le code sono sollevate e appoggiate su di un globo retto da un basamento a torre. L’acqua fuoriesce sia dalle bocche semiaperte dei quattro delfini, sia dalla cima della sfera posta sopra di loro e zampilla armoniosa dentro la vasca di raccoglimento, sul cui bordo sono posti dei faretti per l’illuminazione notturna.
Fontana di Diana e Atteone
Si ispira al culto di Diana, dea della caccia e della luna, molto diffuso nel territorio casertano ricco di boschi e di selvaggina. La scena è divisa in due gruppi, tra i quali scroscia la cascata, elemento di vita e purificazione. Si racconta di Atteone, il cacciatore tramutato in cervo e sbranato dai suoi stessi cani per aver spiato la nudità di Diana, sorpresa al bagno con il suo seguito di ninfe.
Le fontane della Reggia di Caserta
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Created on January 10, 2021
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FONTANA DI VENERE E ADONE
Scolpita in marmo bianco di Carrara da Gaetano Salomone tra il 1784-1789, racconta di Adone, amato da Venere e sbranato durante la caccia da Marte sotto le spoglie di cinghiale. Adone, figlio di Cinira re di Cipro, fece invaghire la dea dell'amore per la sua straordinaria bellezza.
La Fontana di Cerere
La Fontana di Cerere, realizzata da Gaetano Salomone tra il 1783-1784, raffigura la dea della fertilità mentre, circondata da ninfe, amorini, gruppi di tritoni e dalle personificazioni dei fiumi siciliani Anapo e Arethusa, tiene alto un medaglione con il simbolo della Trinacria (la Sicilia). Il mito racconta che Cerere insegnò agli uomini l'agricoltura e la legislazione; fu inoltre madre di Proserpina, rapita da Plutone e condotta nell'Ade.
La fontana di eolo
Realizzata in marmo di Montegrande proveniente dalla località Caiazzo, è costituita da un'esedra in cui si aprono numerose cavità, dimora dei venti. Ispirata all'episodio dell'Eneide in cui Giunone chiede l'intervento di Eolo per allontanare Enea dall'Italia, non fu mai terminata.
La fontana dei delfini
La vasca circolare poggia su un basamento di tre gradini e si trova al centro della Piazza, circondata dalla strada di sampietrini decorati. Su una base a quadrifoglio sono posti i quattro delfini, in realtà dall’aspetto più simile a quello di un tritone mitologico che a quello dei delfini a cui siamo abituati, ma molto in voga nel Settecento. Le code sono sollevate e appoggiate su di un globo retto da un basamento a torre. L’acqua fuoriesce sia dalle bocche semiaperte dei quattro delfini, sia dalla cima della sfera posta sopra di loro e zampilla armoniosa dentro la vasca di raccoglimento, sul cui bordo sono posti dei faretti per l’illuminazione notturna.
Fontana di Diana e Atteone
Si ispira al culto di Diana, dea della caccia e della luna, molto diffuso nel territorio casertano ricco di boschi e di selvaggina. La scena è divisa in due gruppi, tra i quali scroscia la cascata, elemento di vita e purificazione. Si racconta di Atteone, il cacciatore tramutato in cervo e sbranato dai suoi stessi cani per aver spiato la nudità di Diana, sorpresa al bagno con il suo seguito di ninfe.