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Gli strumenti del poeta

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Created on January 9, 2021

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Transcript

Ciro P. Servillo

Gli strumenti del poeta

1. Versi

Elementi del verso:

  1. Il numero di sillabe (metro)
  2. La ripetizione degli ictus (accenti ritmici) che creano il ritmo

Le sillabe nei testi poetici

A seconda di quante sillabe ci sono in un verso, il verso cambia nome:

  • Bisillabo (2 sillabe)
  • Trisillabo (3 sillabe)
  • Quadrisillabo (4 sillabe)
  • Quinario (5 sillabe)
  • Senario (6 sillabe)
  • Settenario (7 sillabe)
  • Ottonario (8 sillabe)
  • Novenario (9 sillabe)
  • Decasillabo (10 sillabe)
  • Endecasillabo (11 sillabe)
Se un verso ha più di 11 sillabe, viene chiamato "verso doppio". Quindi un dodecasillabo, un verso con 12 sillabe, è formato da due senari.

L'accento tonico, che si trova in ogni parola L'accento ritmico, anche detto ictus, si trova in posizioni specifiche dei versi. Se coincide con un accento tonico, gli rafforza il suono. Queste sillabe "rafforzate" si chiamano forti, mentre quelle non rafforzate deboli. L'accento tonico, che si trova in ogni parola L'accento ritmico, anche detto ictus, si trova in posizioni specifiche dei versi. Se coincide con un accento tonico, gli rafforza il suono. Queste sillabe "rafforzate" si chiamano forti, mentre quelle non rafforzate deboli.

Il ritmo nei versi

Una parte fondamentale dei testi poetici è il ritmo, la ripetizione di accenti in intervalli regolari. Esistono 2 tipi di accento:

  1. L'accento tonico, che si trova in ogni parola
  1. L'accento ritmico, anche detto ictus, si trova in posizioni specifiche dei versi. Se coincide con un accento tonico, gli rafforza il suono. Queste sillabe "rafforzate" si chiamano forti, mentre quelle non rafforzate deboli.
  • Se l'accento tonico cade sull'ultima sillaba, la parola viene detta"tronca" (virtù)
  • Se l'accento cade sulla penultima sillaba, viene detta "piana" (cane)
  • Se l'accento cade sulla terzultima sillaba, viene detta "sdrucciola" (zucchero)

Esiste, però, un verso che non segue ne' le strutture delle sillabe, ne' le strutture del accento ritmico. Questo viene chiamato "verso libero", e iniziò ad essere usato soprattutto all'inizio del 20esimo secolo.

Le figure metriche

In un verso non si mettono solo parole vicine una all'altra finché arrivi ad un certo numero di sillabe, ma si usano pure le figure metriche, che come vedremo, possono modificare il numero di sillabe nel verso.

I tipi principali di figure metriche

Esistono 4 tipi di figure metriche:

1. La sinalèfe - L'unione dell'ultima vocale di una parola con la prima vocale della parola subito dopo. Le due sillabe generalmente non sono accentate, e pur essendo tecnicamente una sillaba, mantengono il loro suono.

2. La diafèle - Il contrario della sinalèfe, invece di unire l'ultima vocale di una parola con la prima di quella dopo, divide una sillaba trasformandola in due sillabe diverse. La diafèle occorre quando una delle due vocali è accentata, di solito la prima.

3. La sinèresi - L'unione di diverse vocali vicine in una sillaba. Una sinèresi può accadere soltanto al interno di una parola.

4. La dièresi - Il contrario della sinèresi, invece di unire 2 or 3 vocali in una sillaba, le divide in sillabe separate. Come la sinèresi, la dièresi occorre soltanto all'interno delle parole.

L'ultima parola del verso

La quantità di sillabe in un verso può variare anche per la sua ultima parola:

  • Se l'ultima parola è tronca, il verso perde una sillaba. Quindi un endecasillabo invece di avere 11 sillabe ne avrebbe 10.
  • Se l'ultima parola è sdrucciola, il verso riceve una sillaba. Quindi un endecasillabo diventa di 12 sillabe.
  • Se l'ultima sillaba è piana, invece, il verso non otterrà ne' perderà sillabe. Quindi un endecasillabo rimane uguale

I tipi di verso

I diversi tipi di verso, non sono diversi solo per la quantità di sillabe che hanno, ma anche per altre cose:

1. Il bisillabo ha l'accento sulla prima sillaba 2. Il trisillabo ha un ictus sulla seconda sillaba 3. Il quadrisillabo ha un accento sulla prima e la terza sillaba 4. Il quinario ha un ictus fisso sulla quarta sillaba, e un ictus "mobile" che si trova sulla prima oppure la seconda sillaba 5. Il senario ha ictus sulla seconda e la quinta sillaba 6. Il settenario ha un ictus sulla sesta sillaba e vari ictus mobili che possono apparire sulla prima, seconda, terza o quarta sillaba. 7. L'ottonario ha ictus sulla terza e settima sillaba, però in certi casi l'ictus della terza sillaba può essere mobile 8. Il novenario può avere ictus sulla seconda, quinta, e ottava sillaba, ma ha molte forme diverse. 9. Il decasillabo ha l'ictus sulla terza, sesta e nona sillaba. 10. L'endecasillabo, uno dei versi più usati nella letteratura Italiana, può avere ictus sulla sesta e decima sillaba, quarta, settima e decima sillaba, oppure quarta, ottava e decima sillaba

L'enjambement

L'enjambement è quando una frase continua nel verso seguente. In altre parole, l'enjambement è la discordanza tra il piano metrico (il verso), e il piano sintattico (la frase), separando, ad esempio, un sostantivo dal suo aggettivo.

L'enjambement, facendo continuare una frase tra vari versi, può dar moltissimi effetti. Ad esempio, nell'Infinito, Leopardi dilata lo spazio facendolo sembrare... Infinito. L'enjambement diventa sempre più forte quanto più forte è il legame logico e sintattico delle parole separate tra i due versi, e diventa addirittura più forte il sentimento di frattura aggiungendo la punteggiatura alla fine del verso. Se il legame logico e sintattico delle parole è debole, però, l'enjambement diventa "fluido", e c'é un senso di continuità.

Figure retoriche1. Figure dell'ordine

Le figure dell'ordine sono basati sulla ripetizione di una cosa, il parallelismo, o la gradazione, e rinforzano un messaggio mettendo in risalto delle parole specifiche.

L'anadiplòsi è la ripetizione di parole nel verso precedente all'inizio del verso seguente. Un tipo di anadiplosi è l'anadiplosi continuata, che è quando la fine di un verso diventa l'inizio del verso dopo.

L'anafora è la ripetizione di una o più parole all'inizio di due o più versi di fila, che è come se ti martellasse queste parole ripetutamente.

L'epifora è la ripetizione di una parola alla fine di un verso. È una figura retorica che è generalmente meno usata delle altre.

L'antitesi è quando si mettono due o più parole in un verso con significati completamente diversi, per rafforzare il concetto che esprime il poeta.

Il chiasmo è un "incrocio" di parole. Cioè, cambi l'ordine del "secondo gruppo" di parole. Quindi mentre una frase normale ha l'ordine "AB AB", il chiasmo modifica la struttura, trasformandola in "AB BA".

L'enumerazione è quando si elencano molti elementi, uno accanto all'altro, dando un senzo di accumolo. Questi elementi possono essere asindeto, cioè senza congiunzione, oppure polisindeto, con la congiunzione.

Il climax è un incremento di intensità di espressioni. Cioè, quando le espressioni diventano sempre più intense e specifiche, oppure l'opposto nel caso dell'anti-climax.

L'inversione

L'inversione è quando si cambia l'ordine dei termini in una frase. Ad esempio, il c. ogg potrebbe apparire prima del predicato. Esistono due tipi di inversione:

1. L'ànastrofe, il cambiamento dell'ordine normale delle parole, che mette in risalto proprio gli elementi spostati, e anche sottolineando il legame tra gli elementi. 2. L'ipèrbato è quando si modifica l'ordine delle parole spostando un termine in mezzo a degli elementi che dovrebbero stare uniti, come un nome e un aggettivo.

2. Figure del significato

La similitudine è un confronto tra due elementi diversi, introdotto di solito da "come, così" "come, tal"

La metafora è il confronto tra due elementi che hanno tra loro una somiglianza, un elemento in comune. In altre parole, è il TRASFERIMENTO DI SIGNIFICATO da un elemento all'altro.

L'analogia è molto simile alla metafora ed alla similitudine, nel senso che mette in confronto due elementi diversi che hanno qualcosa in comune. Però, l'analogia fa connessioni tra i due elementi che sono abbastanza difficili da identificare.

La metonimia è la sostituzione di un termine con un altro, che sono legati da rapporti logici

La sineddoche è quando si usa una parola con un significato più ampio (o meno ampio) di quella che si userebbe normalmente in quel contesto (e.g. "Stivali di coccodrillo", "Stivali di pelle di coccodrillo")

L'ossimoro è l'accostamento di due parole con significati opposti. (e.g. "urlo muto")

La sinestesia è l'accostazione di due termini che alludono a sensazioni diverse (e.g."urlo nero")

L'iperbole è quando, descrivendo un concetto, si esagerano i termini per eccesso/difetto. L'iperbole è molto comune nel linguaggio parlato (e.g. "muoio dalle risate"). Si usa nei testi poetici quando si vuole rafforzare un idea o un sentimento.

La litote è usata quando si vuole indebolire un'immagine troppo cruda/forte.

L'eufemismo, è quando si vuole indebolire un'immagine per farla apparire più gradevole. Ad esempio, invece di dire che "il panino era brutto", si può dire che "lasciava a desiderare"

La preterizione è quando si esprime un concetto, facendo finta di non voler dire quello che viene detto. Si usa quando si vuole mettere in risalto un argomento, oppure quando si vuole dire qualcosa senza che sembri offensivo.

L'ellissi è quando si rimuovono delle parole in una frase perché possono essere sottointese.

3. Le figure del significante

L'allitterazione è la ripetizione di suoni all'inizio e dentro più parole.

L'assonanza è un tipo di rima che si ha quando, in due o più versi, le parole finali hanno le stesse vocali iniziando da quella accentata

La consonanza è un tipo di rima che si ha quando in due o più versi, le parole finali hanno le stesse consonanti, ma vocali diverse.

L'onomatopea è quando si usano parole che imitano dei suoni. (e.g. "Un bubbolio")

la paronomasia è quando si accostano due parole che hanno suoni simili (e.g. "Carta canta")

La figura etimologica è quando si accostano due parole che suonano simili, e originano dalla stessa parola.

"Nella Macchia schema"

Il brano descrive il viaggio (in prima persona) di Pascoli nella zona più scura di una foresta. Vede piante, alberi morti, e nota che tra le foglie marce sta crescendo una "viola". Si guarda intorno e nota il silenzio inquietante della foresta, che è interrotto quando sente il canto di un uccello su un albero, che quasi sembra che gli dica "io ti vedo!"