Tanto gentile e tanto onesta pare
DANTE ALIGHIERI
versi endecasillabi
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11
Metro
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova:
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.
SONETTO
quartina
quartina
terzina
terzina
Schema
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova:
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.
_ _ _ _
A B B A
A B B A
_ _ _ _
C D E
_ _ _
E D C
_ _ _
Parafrasi
Tanto nobile d’animo e tanto piena di dignità si mostrala mia donna quando rivolge ad altri il saluto che ogni lingua diventa incapace di parlare e gli occhi non osano guardarla. Ella cammina, sentendosi lodare vestita di benevolenza e d’umiltà; e si manifesta come una creatura discesa dal cielo sulla terra per mostrare il miracolo. Si mostra così bella a chi la guarda, da infondere, attraverso gli occhi, una dolcezza al cuore che chi non la prova non può capire: e appare chiaramente che dal suo viso si muove uno spirito soave ricolmo d’amore, che va dicendo all’anima: Sospira.
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova:
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.
Figure retoriche
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova:
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.
Commento
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova:
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.
Il verbo pare, ripetuto tre volte, è il verbo della visione: la donna è come una cosa mandata sulla terra per volere divino. Nelle terzine si riprende il tema dello sguardo. La visione della donna-angelo, tramite gli occhi, infonde dolcezza nel cuore di chi la guarda con meraviglia.
tanto gentile e tanto onesta pare
Lattes Editori
Created on November 25, 2020
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
Explore all templates
Transcript
Tanto gentile e tanto onesta pare
DANTE ALIGHIERI
versi endecasillabi
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11
Metro
Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta, ch’ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l’ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta; e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare. Mostrasi sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core, che ’ntender no la può chi no la prova: e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d’amore, che va dicendo a l’anima: Sospira.
SONETTO
quartina
quartina
terzina
terzina
Schema
Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta, ch’ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l’ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta; e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare. Mostrasi sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core, che ’ntender no la può chi no la prova: e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d’amore, che va dicendo a l’anima: Sospira.
_ _ _ _
A B B A
A B B A
_ _ _ _
C D E
_ _ _
E D C
_ _ _
Parafrasi
Tanto nobile d’animo e tanto piena di dignità si mostrala mia donna quando rivolge ad altri il saluto che ogni lingua diventa incapace di parlare e gli occhi non osano guardarla. Ella cammina, sentendosi lodare vestita di benevolenza e d’umiltà; e si manifesta come una creatura discesa dal cielo sulla terra per mostrare il miracolo. Si mostra così bella a chi la guarda, da infondere, attraverso gli occhi, una dolcezza al cuore che chi non la prova non può capire: e appare chiaramente che dal suo viso si muove uno spirito soave ricolmo d’amore, che va dicendo all’anima: Sospira.
Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta, ch’ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l’ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta; e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare. Mostrasi sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core, che ’ntender no la può chi no la prova: e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d’amore, che va dicendo a l’anima: Sospira.
Figure retoriche
Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta, ch’ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l’ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta; e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare. Mostrasi sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core, che ’ntender no la può chi no la prova: e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d’amore, che va dicendo a l’anima: Sospira.
Commento
Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta, ch’ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l’ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta; e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare. Mostrasi sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core, che ’ntender no la può chi no la prova: e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d’amore, che va dicendo a l’anima: Sospira.
Il verbo pare, ripetuto tre volte, è il verbo della visione: la donna è come una cosa mandata sulla terra per volere divino. Nelle terzine si riprende il tema dello sguardo. La visione della donna-angelo, tramite gli occhi, infonde dolcezza nel cuore di chi la guarda con meraviglia.