Want to create interactive content? It’s easy in Genially!
la vita e la morte
Susanna D’Ambrosio
Created on November 9, 2020
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Audio tutorial
View
Pechakucha Presentation
View
Desktop Workspace
View
Decades Presentation
View
Psychology Presentation
View
Medical Dna Presentation
View
Geometric Project Presentation
Transcript
pRESENTAZIOnE
La vita e la morte
Dal saggio "Non sprecare" di Antonio Galdo
START
INDice
Introduzione
LA SHOAH
LO SPORT ALLUNGA LA VITA
la viTa
ORAZIO E SENECA
cos'è la vita
FOSCOLO E LEOPARDI
IL SENSO DELLA VITA
VUOTO ESISTENZIALE E NICHILISMO
L'ABORTO
la morte
movimento per la vita e unicef
INTRODUZIONE
"NON SPRECARE"
L'undicesimo comandamento di Antonio Galdo che, nel suo saggio, invita a non sprecare il cibo, il talento, il tempo e soprattutto la VITA.
la vita
LA VITA
"Chi non stima la vita non la merita"Leonardo Da Vinci
Cos'è la VITA
la vita
La vita è quell'arco di tempo che inizia con la nascita e finisce con la morte e rappresenta un dono importantissimo. In media una persona vive 80 anni, a seconda del tipo di vita che ha fatto (sedentaria o di movimento), dal tipo di alimentazione (cibi sani o insani) , da fattori genetici ed anche dallo stato d'animo con cui l'ha portata avanti (con allegria e serenità o con rabbia e dolore). Il sogno di molti è quello di vivere a lungo, chi invece non se la passa molto bene preferisce andarsene presto. Ma questo più che vivere è esistere: per "esistere" si intende vedere la vita passare stando fermi immobili, per vivere s'intende, invece, affrontarla, nel bene o nel male, ovunque ci porterà. Il senso della vita resta ancora un mistero; ognuno dovrebbe essere in grado di saperselo trovare da solo e, dato che ne abbiamo solo una a disposizione dovremmo cercare di assaporarne ogni attimo, coglierne tutte le sfumature e sfruttarla al massimo per diventare ciò che vogliamo essere.
la vita
"Vivi come se dovessi morire domani ma pensa come se non dovessi morire mai"
Mahatma Gandhi
IL SENSO DELLA VITA
la vita
"Perché vivo? Quale valore ha la mia vita? Quando muoio finirà tutto? Che cosa sono io? Non sono nessuno? Solo una goccia in un oceano, un granello di polvere nell’universo, chi vuoi che si interessi a me?"Queste sono le domande che tutti, almeno una volta nella vita, si sono posti. Una rispota valida universalmente non esiste, tuttavia ci sono dei modi di vedere le cose che ci aiutano ad affrontare la nostra esistenza. C'è chi si rifugia nella fede, chi nella scienza e chi invece non crede in nulla.
LA VITA INTESA COME DONOdal punto di vista religioso
LA VITA
La vita, secondo la religione cattolica è il primo e più prezioso bene di ogni essere umano, e rappresenta un dono di Dio che, di essa, è il padrone assoluto. La vita scaturisce dall'amore e dell'amore ha bisogno. Non dovrebbe mai essere disprezzata e tanto meno distrutta. Certo, i giorni della vita non sono sempre uguali: c’è il tempo della gioia e il tempo della sofferenza, il tempo della gratificazione e della delusione, il tempo della giovinezza e della vecchiaia, il tempo della salute e della malattia. A volte, dunque, si è indotti ad apprezzarla e a ringraziare Dio spontanemante, altre volte la fatica, la malattia, la solitudine ce la fanno sentire come un peso, tuttavia, anche in questo caso, la fede è per molti motivo di "salvezza". La vita, infatti, non può essere valutata solo in base alle condizioni o alle sensazioni che la caratterizzano nelle sue varie fasi; essa è sempre un dono prezioso nel bene e nel male. La vita va amata con coraggio, non solo rispettata, celebrata e curata. Essa va anche desiderata. Il suo vero bene va desiderato, perché la vita ci è stata affidata e non ne siamo i padroni assoluti, bensì i custodi. Chi ama la vita si interroga sul suo significato. Amandola, combatte il dolore, la sofferenza e il degrado.
Forza vitale: La carica
LA VITA
La sostanza fondamentale della persona è l’energia. Il movimento dell’energia è vita. Più è libero [...] e più intensa è la vita. John Pierrakos
Una luminosa energia divina pulsa in tutta la natura, animando ciascuna delle nostre cellule. Ogni forma di vita la contiene, dipende da essa ed è fatta delle sue vibrazioni. Come l’elettricità in una lampada, l’energia è universale, ma splende attraverso l’individualità di ciascun veicolo, con un’infinita varietà di espressioni. Gli scienziati l’hanno analizzata, misurandola e quantificandola, ma non sono ancora riusciti a svelare il mistero della sua essenza. Le religioni l’hanno adorata, con centinaia di testi sacri sul suo significato, ma spesso la sua presenza nella vita di tutti i giorni viene dimenticata. Gli innamorati prosperano grazie all’energia, muovendo le montagne quando la scoprono o soffrendo terribilmente quando la perdono.
La cerchiamo come l’acqua e l’aria. Definiamo i nostri umori e aspirazioni in base ad essa. La riconosciamo quando la troviamo ma, allo stesso tempo, ne temiamo la potenza. Senza, la vita diventa meccanica e insignificante e, essendo una forza vitale innata, è sostanzialmente libera.
la vita
Questa forza vitale ha preso molti nomi. Gli yogin la chiamano "prana" e la attivano con la respirazione e la postura. Gli agopuntori la chiamano "chi" e ne equilibrano il movimento attraverso una rete di vie dette meridiani. Freud la denominò libido. A prescindere dal nome scelto, queste parole descrivono tutte la stessa cosa: l’energia primaria che scorre in ogni forma di vita, la CARICA.Quando la carica scorre dentro di noi, lo capiamo: tremiamo o rabbrividiamo, ridiamo o piangiamo, siamo emozionati o spaventati, ma senza dubbio viviamo un’esperienza. Sentiamo, infatti, l’energia che fluisce nel nostro corpo. Cattura tutta la nostra attenzione e si colloca al centro dei pensieri. Forse gradiamo la vitalità e l’euforia oppure trasaliamo per lo spavento, ma sicuramente facciamo un’esperienza autentica. La carica non solo ci anima, ma aumenta anche la sensibilità, la consapevolezza e la vitalità del corpo, intensificando l’esperienza. Inoltre, governa gli impulsi e le ambizioni. Dunque la carica guida l’esperienza, l’espressione di tutte le nostre emozioni e in genrale la vita stessa.
La carica per JUNG
LA VITA
Jung, com’è noto, fu uno dei maggiori discepoli di Freud. Ma nel 1910 iniziò un lento e progressivo distacco. Da sostenitore accanito, egli passò pian piano a formulare delle riserve, sempre più esplicite, sulle teorie del maestro. In particolare, la "rottura" avvenne in seguito alla pubblicazione delle teorie di Freud circa la libido, riconducibile, per l'autore, ai caretteri sessuali.
La libido viene intesa da Jung invece come “energia psichica”. Guardando allo sviluppo filogenetico di molte specie di animali e di animali superiori, infatti, si nota che per numerose funzioni complesse non si può ritrovare nessun carattere di tipo sessuale, anche se originariamente esse erano derivazioni dell’istinto di procreazione. Con la filogenesi, si assiste ad uno “spostamento dei principi della procreazione” e la riproduzione si trasforma sempre più da semplice istinto verso un tipo di “fecondazione sicura e di un’efficace protezione della prole”. “Si è avuta così una trasformazione dell’energia destinata alla produzione di ovuli e semi, a favore della produzione di meccanismi di attrazione e di protezione della prole”. Nella natura vediamo, infatti, “una continua pulsione di vita, una volontà di esistenza che, attraverso la conservazione dell’individuo, tende ad assicurare la conservazione della specie”. La libido per Jung è dunque un’energia che si manifesta nel processo vitale e che viene percepita soggettivamente come aspirazione, desiderio, spirito vitale e energia psichica.
LA VITA DAL PUNTO DI VISTA LAICO
LA VITA
“Dare un senso alla vita può condurre a follia, ma una vita senza senso è come una barca che anela al mare aperto e rimane attaccata alla riva”Edgar Lee Masters
Laico non vuol dire l'opposto di credente (o di cattolico) e non indica, di per sé, né un credente né un ateo né un agnostico. La laicità è bensì una forma mentis; è essenzialmente la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che è invece oggetto di fede, a prescindere dalla sua adesione o meno; di distinguere le sfere e gli ambiti delle diverse competenze, in primo luogo quelle della Chiesa e quelle dello Stato. La laicità non si identifica con alcun credo, con alcuna filosofia o ideologia, ma è l'attitudine ad articolare il proprio pensiero secondo principi logici che non possono essere condizionati da nessuna fede, da nessun pathos del cuore.Il senso della vita è per molti, dunque, un semplice investimento affettivo, la costituzione del desiderio e delle passioni che permettono di costruire obiettivi e mete ideali. Il senso è sempre una relazione fra l’io e il mondo delle persone e delle cose: è ciò che spinge fuori da se stessi alla ricerca dell’amicizia e dell’amore, è ciò che ci spinge a conoscere noi e gli altri, ad apprendere, a pensare e guardare oltre la superficie degli eventi.
VUOTO ESISTENZIALE E ...
LA VITA
Il vuoto esistenziale è una spirale senza fine. Una sensazione straziante in cui scompare il senso della vita e rimane solo la sofferenza, unita all'esperienza di disconnessione con il mondo esterno.In genere, chi cade in questa condizione, sono persone riflessive, che indagano su argomenti rilevanti, come la morte o la mancanza di libertà, e che non riescono a separarsi dal profondo vuoto esistenziale che le risucchia sempre di più. Vuoto a cui la società contribuisce con i suoi messaggi improntati ai valori dell’individualità e della soddisfazione immediata. Ci sono anche persone che navigano nei piaceri con il solo scopo di anestetizzare la sofferenza. Ma neanche questo è sufficiente a riempire il vuoto. Sia per l’una che per l’altra, non esistono ragioni di vita. Niente le riempie, niente le soddisfa e finiscono per rimanere intrappolate in uno stato psicologico di sofferenza. Nella maggior parte dei casi, questa situazione porta a una depressione profonda o a un comportamento autodistruttivo. Alcuni studiosi affermano che la perdita di significato è associata alla scomparsa dell’altro, all'affermarsi dei valori individualistici e all’ottenimento del piacere come meccanismo per essere felici. In questo modo, la persona si aggrappa ai propri desideri individuali, indebolendo il senso dei riferimenti sociali, come la convivenza, la solidarietà o il rispetto reciproco.
...IL NICHILISMO
la vita
Quando la realtà diventa confusa e i mezzi per raggiungere la felicità diventano fini a se stessi, c’è il rischio di cadere nel vuoto. Emozioni a breve termine, come divertimento o gioia, procurano piacere, ma non l’autorealizzazione, e come ogni piacere, portano con sé il pericolo di creare schiavitù o dipendenza.L'uomo, infatti, ha bisogno di autorealizzazione e ciò è strettamente legato al destino di cui si avrebbe bisogno, poiché attraverso questo desiderio, egli cerca di portare libertà alla sua evoluzione, giacché quando vive pienamente e la libertà supera i limiti dell’immanenza, comprende che il significato della sua vita non è ridotto solo a qualcosa di materiale e finito, ma va oltre. Il problema incorre quando ciò non avviene come previsto, quando le circostanze non soddisfano le aspettative del suo progetto di vita e il nonsenso porta all’abisso del vuoto esistenziale. E' qui che compare il nichilismo, la credenza per cui la vita non possiede alcun valore o senso intrinseco. Chi soffre questa condizione è come bloccato in una sorta di bolla che esclude il senso della vita e di tutto ciò che la caratterizza. L'atteggiamento è genericamente rinunciatario e negativo nei confronti del mondo con le sue istituzioni e i suoi valori e ciò indica anche un sentimento di generale disperazione derivata dalla convinzione che l'esistenza non abbia alcun scopo, per cui non vi è necessità di regole e leggi.
Il nichilismo di NIETZSCHE
LA VITA
Il filosofo Nietzsche, nel corso della sua vita, compì una lunga riflessione sul nichilismo arrivando a definire se stesso come «il primo perfetto nichilista d’Europa, che però ha già vissuto in sé fino in fondo il nichilismo stesso – che lo ha dietro di sé, sotto di sé, fuori di sé». Quando egli stesso si pose la domanda: «che cos’è il nichilismo?», si rispose: «manca il fine; manca la risposta al perché?....i valori supremi si svalorizzano».
Perché secondo il filosofo ad un certo punto della storia, e nello specifico nell’età moderna, l’uomo ha avvertito un senso di spaesamento, disperazione, di perdita di certezze e di solide verità a cui aggrapparsi?
la vita
Per rispondere a questa domanda Nietzsche richiama alla memoria tutte le illusioni che hanno caratterizzato la storia dell’uomo. Difatti, sin dai tempi antichi, gli individui si sono immaginati degli esseri trascendenti, hanno creato dei fini assoluti, hanno piegato la realtà a dei valori stabiliti dalla propria razionalità e dalle proprie aspettative. Hanno creato Dio, l’aldilà, un mondo dominato dall’ordine e si sono convinti che possa esistere una verità assoluta e dei supremi valori a cui affidarsi. Ma, sostiene Nietzsche, che tanto più l’uomo si è illuso, tanto più ora prova un senso di vuoto, di nulla nel rendersi conto che tutto ciò in cui credeva non esiste e che il mondo non si piega affatto ai suoi desideri. Subentra, dunque, la disperazione nichilista.Ma secondo Nietzsche il nichilismo è solamente una fase intermedia, un ostacolo da superare in quanto l’uomo deve solo rendersi conto che non è il mondo a non avere senso, ma unicamente tutti quei significati che ritenevamo ad esso connaturati. «La domanda del nichilismo ‘a che scopo?’ procede dalla vecchia abitudine di vedere il fine come posto, dato, richiesto dall’esterno – cioè da qualche autorità sovrumana».
Come si supera il Nichilismo?
la vita
Secondo Nietzsche l’uomo deve riconoscere con coraggio il suo valore e la sua missione, che è quella di essere egli stesso il creatore di fini e significati. Davanti alla perdita delle antiche certezze l’uomo non ha più, quindi, il compito di trovare un senso già dato, ma quello di inventarlo. Per Nietzsche esistono infatti due forme di nichilismo: 1)un nichilismo incompleto: è caratterizzato dalla sostituzione delle vecchie certezze con nuovi ideali e verità simili ai precedenti. È il caso delle “fedi” politiche come il nazionalismo, il socialismo, l’anarchismo, o quelle scientifiche come il positivismo ; 2)un nichilismo completo: che, dopo la disillusione, può condurre alla disperazione e al nulla oppure ad una reazione di rifiuto e distruzione totale di qualsiasi verità assoluta e credenza. Solo in questa seconda accezione, dunque, il nichilismo ha già in sé il germe del suo superamento.
la vita
ll comma 1 dell’articolo 2 della Costituzione tutela il diritto alla vita, affermando che nessuno può esserne intenzionalmente privato. Recita: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità"
LA VITA
L' articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo recita: "Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona."
LA VITA
Il diritto alla vita, dunque, rappresenta uno dei diritti inalienabili che ogni essere umano possiede e per questo va tutelato.
LA SHOAH
LA VITA
Dei luoghi dove il diritto alla vita è stato negato sono i campi di concentramento.La Shoah, che rappresenta uno degli episodi più disumani della storia, prevedeva l’agghiacciante decisione di creare campi di sterminio per eliminare gli ebrei che vivevano in Germania e in Europa.Questo tragico evento ci ha insegnato che senza il rispetto e l’applicazione dei diritti umani fondamentali, le cose più terribili possono diventare realtà. La perdita di dignità umana avvenuta durante la Shoah non può di certo essere colmata, tuttavia quello che ci insegna è l'importanza della non violazione dei diritti umani e della vita.
MOVIMENTO PER LA VITA
la vita
Il Movimento per la Vita Italiano ha l’obiettivo di difendere e promuovere il valore della vita umana “dal concepimento alla morte naturale” e lotta per il riconoscimento di ogni essere umano come soggetto titolare dell’inalienabile diritto alla vita. La Federazione, che opera per un generale rinnovamento della società, considera a tal fine il diritto alla vita come prima espressione della dignità umana, fondamento di ogni altro diritto dell’uomo, garanzia di una corretta definizione e promozione della libertà, del diritto, della democrazia e della pace. La Federazione promuove l’affermazione di una cultura autenticamente aperta al riconoscimento, all’accoglienza e alla protezione di ogni essere umano, in qualsiasi fase del suo sviluppo ed in qualsiasi condizione esso si trovi. Sono compiti specifici della Federazione la tutela e la promozione della vita umana, con particolare riferimento a quelle fasi in cui maggiormente il diritto all’esistenza o l’uguale dignità degli esseri umani siano negati o posti in forse dal costume o dalle leggi.
UNICEF
LA VITA
Organizzazione a tutela della vita dei bambini
Un' organizzazione che si occupa della difesa della vita sin dai primi anni dell'esistenza di un individuo è l'UNICEF.La missione principale di questa associazione è porre i diritti dei bambini, soprattutto dei più svantaggiati e degli esclusi, al centro del cuore dell’agenda politica e sociale di ogni governo. I valori centrali che muovono l'azione dell'UNICEF sono i diritti dell’infanzia e più in generale i diritti di tutti gli esseri umani, con l'obiettivo di difendere la vita, la pace e l'equità .
Lo sport allunga la vita
LA vita
È noto che l’attività fisica è importante per vivere meglio e mantenersi in buona salute. Ma influisce sulla nostra vita fino al punto di allungarla? Secondo le ultime ricerche scientifiche sembrerebbe proprio di sì. Non solo. Lo sport, praticato nella giusta dose, aiuterebbe a sopportare meglio il dolore e a combattere le emozioni spiacevoli, ci renderebbe più forti e più in grado di “rialzarci” dopo esperienze negative.
LA VITA
Basterebbe una corsa di almeno 2 ore alla settimana, una leggera attività fisica, senza stancarsi troppo per allungare la vita mediamente di 6,2 anni negli uomini e di 5,6 anni nelle donne.
+5,6 anni
+6,2 anni
La relazione tra attività fisica regolare e allungamento della vita è stata studiata dall’Università del Bispebjerg Hospital di Copenaghen, che ha condotto una ricerca su oltre duemila persone, uomini e donne, di età compresa tra i 20 e i 75 anni: I soggetti a campione sono stati seguiti per un periodo di 35 anni, attraverso domande sulle abitudini sportive e stili di vita. Le persone più longeve avrebbero praticato un moderato esercizio fisico durante l’intero arco della loro vita, a partire da quando erano giovani. Mentre uno studio presentato al Meeting dell’Association for Cardiovascular Prevention di Dublino, mostra come una moderata attività fisica riduca notevolmente i rischi di mortalità per problemi legati alle malattie del cuore. Lo studio pone particolare attenzione sul tipo di intensità dell’attività sportiva. Il ritmo di corsa ideale sarebbe quello che fa restare “leggermente senza fiato”, ma senza esagerare.
L'IMPORTANZA DI GODERE IL PRESENTE
LA VITA
I temi della vita e della morte sono sempre stati presenti nella riflessione esistenziale dell’uomo. Due dei più grandi poeti latini ad occuparsene sono stati Orazio e Seneca.
ORAZIOLa fugacità del tempo, la brevità della vita, il cogliere l’attimo: un tema classico alquanto attuale. Dove trovare la felicità se non nell’attimo che fugge? La vita umana si svolge in un arco di tempo assai limitato e perciò nel presente, nell’attimo che fugge, occorre cercare la felicità, piuttosto che attenderla in un futuro di cui non si ha certezza. E’ da queste massime di saggezza che nasce in una delle Odi oraziane la breve quanro efficace espressione Carpe Diem: il futuro non deve essere motivo di vane speranze e paure, ma occorre vivere con intensità e assaporare la vita attimo dopo attimo. Egli invita il lettore a non confidare nel domani, a non cercare di capire ciò che va al di là delle sue possibilità, vivendo invece a pieno il presente. Il poeta infatti insiste sull’oscurità e l’incertezza del domani, sulla precarietà dell’esistenza. Ed è forse questo tutto quello che si può fare, si può vivere il tempo dando ad ogni attimo un significato, in modo tale da renderlo imperituro. Ciò è però possibile solo se si accettano quelle che sono le tappe fondamentali a cui ogni uomo deve necessariamente andare incontro, come il momento della morte, annullando così l’ansia che queste causano.
LA FUGACITA' DEL TEMPO OGGI
LA VITA
Spesso soffocati sempre dagli stessi impegni, alla ricerca di una routine stabile dove tutto si incastri alla perfezione, si perde il valore delle cose che ognuno ha attorno. Il quotidiano, che inevitabilmente diventa abitudine, finisce per appiattire tutto ciò che c’è di bello in un indistinto caos che caratterizza la vita. Una confusione dalla quale si cerca di fuggire, che si tenta di risolvere in un percorso il più possibile lineare. Non si considera però che questo caos, quasi irritante, è fatto di oggetti, azioni e soprattutto persone che troppo spesso, sbagliando, diamo per scontati. La bellezza di amare chi si ha accanto, di fare con passione ogni piccolo gesto, dunque, si perde facilmente. La ricerca di una serena stabilità è causa dell’alienarsi dell’individuo. E' perciò fondamentale essere consapevoli della fugacità del tempo e distinguere ciò che è davvero importante da ciò che è futile.
Seneca e la brevità della vita
LA VITA
L’uomo, assettato di vita, in generale ritiene che siano pochi i decenni che trascorre sulla terra e che pertanto non bastino per portare a termine nulla, o quasi. La maggior parte degli individui desidera molto più tempo, o quantomeno sogna che il tempo trascorra molto più lentamente. Secondo Seneca nel "De brevitate vitae" la vita non è affatto breve, perché “in realtà non è che di tempo ne abbiamo poco, ne sprechiamo tanto e la vita che ci è data è lunga a sufficienza per compiere grandi imprese”. Occorre dunque viverla bene, spendendola senza disperderla in faccende inutili e non gratificanti. Coltivare la virtù è essenziale, quanto fuggire da vizi di qualsiasi tipo. Dobbiamo ricercare la vera felicità, che consiste nel distaccarsi dagli affanni della vita quotidiana, per concentrare la mente su ciò che è davvero importante. Filosofo ed acuto osservatore, Seneca non solo ci invita a distaccarci dagli affanni della vita miserevole di ogni giorno, ma ci suggerisce anche di dedicare il tempo solo a noi stessi (il messaggio cristiano non è ancora arrivato), rinunciando anche a studi sterili e inutili che non servono a niente. Anche se oggi un’idea contemplativa della vita, distaccata da passioni e conflitti, ci sembra sublime utopia, resta il suggerimento di usare bene il tempo che la natura ci assegna, ricordandoci di essere mortali e di non rinviare i saggi propositi ad un ipotetico futuro.
FOSCOLO E LEOPARDI
VITA e la morte
Giacomo Leopardi, preso dalle stesse passioni che avevano trascinato il Foscolo - ma più volenteroso nell’ indagare con il pensiero i problemi della vita e della morte - aveva un indistinto senso di dolore e uno strano desiderio di morte. Per l'autore la vita e la morte sono in stretta relazione, come dimostrano due versi del "Canto notturno di un pastore errante dell'Asia": "Nasce l'uomo a fatica, ed è rischio di morte il nascimento."
La concezione della morte come liberazione è presente in Ugo Foscolo. Il suo romanzo epistolare le "Ultime lettere di Jacopo Ortis" è la storia di un giovane che spinto dalla disperazione amorosa e politica, vede nella morte, intesa in termini materialistici e nichilistici, la distruzione totale e il "nulla eterno", ossia l’unica via d’uscita, l’unica possibilità di riscatto da una vita insostenibile e deludente . Anche nel sonetto "Alla sera" è centrale il concetto del "nulla eterno" : la sera metafora della morte , è cara al poeta : la morte ha un'efficacia liberatoria , perché rappresenta l'annullamento totale , che cancella conflitti e sofferenze
VITA E MORTE
La stretta connessione tra la vita e la morte è ciò che rende organiche una società e una cultura. Una società che non creda ad alcuna forma di legame tra vivi e morti, è dominata da una cultura nichilista
L'ABORTO
VITA E MORTE
L'aborto in Italia è regolato dalla Legge 194 approvata, a tutela delle donne, nel 1978. Prima di allora, l'interruzione volontaria di gravidanza era considerata un reato penale. L’aborto deve essere una libera scelta, una scelta che è spesso sofferta ma a volte necessaria. Il personale medico e paramedico (inclusi quindi anestesisti, infermieri, ostetrici) ha diritto all’obiezione di coscienza: ciò significa che, per convinzioni personali, etiche o religiose, può rifiutarsi di praticare aborti. Questo diritto viene a cadere soltanto in situazioni di grave emergenza in cui l’aborto risulta indispensabile per salvare la vita della paziente. Ma questo non significa privare la donna della sua scelta, infatti va sempre garantito personale disposto ad effettuare questa "pratica". Spesso, però, ancora oggi, l’aborto è un diritto solo sulla carta.
vita e morte
emergono diverse posizioni etico-morali riguardo al problema dell’aborto: fino agli anni ’70 la legge italiana proibiva l’aborto e prevedeva, per le donne che lo praticavano, pene da 1 ai 4 anni di detenzione. Nel ’78 venne approvata la legge che dettava le norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, dopo accurate analisi, entro i primi 3 mesi di gestazione. E’ una legge attualmente molto discussa, che divide sia il personale ospedaliero e sia l’opinione pubblica in favorevoli e contrari;
+ info
vita e morte
25%
75%
LA MORTE
la morte
Anche la morte fa parte del ciclo della vita di una persona. Per questo è importante accettare ed avere un atteggiamento positivo nei confronti della morte
NON C'E' FINE SENZA INIZIO In ogni cosa che finisce c’è l’inizio di qualcos’altro. La morte non è in opposizione alla vita, non c’è dualità in questo, come invece noi pensiamo. La morte è complementare alla nascita. Dove c’è la nascita c’è anche la morte, e la vita include tutto questo. Sapere affrontare la morte con serenità aiuta moltissimo ad affrontare la vita con serenità, ogni attimo diventa quello buono per non lasciare niente in sospeso, di inconcluso, per terminare ogni giorno con una profonda pace. Dobbiamo morire e accettare la morte, "imparare a morire", a lasciare andare le cose, sapere che possono avere una fine, ci aiuta anche nella vita pratica quotidiana. Ogni piccola sconfitta può essere vista come una piccola morte, come la conclusione di un ciclo. Potremo pensare che sia penoso, perché sentiamo la perdita, il disorientamento dentro di noi, avere dei dubbi “chi siamo veramente”, senza quella determinata cosa ma tutto ciò fa perte della vita stessa.
Archetipo di morte-rinascita
la morte
・L’archetipo di morte-rinascita di Jung celebra il distacco, la fatica e la paura che precedono la novità, l’evoluzione e il cambiamento e si manifesta in tutte le fasi di passaggio della vita o nei momenti di capovolgimento e rottura con le persone, l’ambiente, le abitudini, le tradizioni. ・E’ l’archetipo più potente la cui forza trascinante emerge nella realtà e nei sogni. ・L’archetipo di morte-rinascita è uno schema simbolico legato alla fine e all’inizio, ai momenti di crisi e di passaggio in cui, ad ogni morte simbolica succede una ri-nascita, in un movimento costante che è parte della vita biologica e psichica dell’uomo. ・L’archetipo di morte-rinascita è un movimento infinito che garantisce il perpetuarsi della vita, una energia dinamica che in natura equivale al concetto di evoluzione e nell’uomo al processo di individuazione.
Perchè la morte ci spaventa?
la morte
E' veramente insita nel mondo occidentale la paura della morte, anche solo nominarla può dare fastidio. Vediamo la morte come momento disperato, perché ci identifichiamo con il corpo, con gli oggetti e gli affetti che sono esterni a noi. Pensiamo che con la morte perdiamo tutto questo, ed effettivamente è vero, ma la casa, l’auto, i parenti, il lavoro non siamo noi. Nella vita diamo molto peso alle cose materiali, ci identifichiamo con queste, e trascuriamo il valore della vita interiore. Per questo motivo la morte ci spaventa, pensiamo che sia una perdita totale di noi. Ed in parte è così, con la morte se ne va l’ego, ma noi non siamo solo il nostro ego, siamo molto di più, siamo quello che è stato con noi fin dal momento della nascita e che ci accompagnerà anche nella morte. Non è necessario avere “fede” per comprendere queste cose, non è necessario seguire una religione, basta fare un viaggio dentro di noi, per scoprire e sperimentare il nostro collegamento con l’anima, quella parte di noi che può sopravvivere in ogni circostanza, quella dimensione trascendentale che è insita in noi stessi.
la morte
DEPRESSIONE E SUICIDIO
la MORTE
Secondo l’OMS- Organizzazione Mondiale della Sanità- ogni anno si tolgono la vita circa un milione di persone con patologia depressiva; numeri che crescono esponenzialmente (di circa venti volte) se si considerano i tentativi di suicidio falliti. Il suicidio rientra nell’elenco delle prime dieci cause di morte collocandosi, se si prende in considerazione la fascia di età compresa tra i 15 e i 35 anni, tra le prime tre cause di morte nei giovani. A livello mondiale, infatti, si colloca fra le tre principali cause di morte per le persone di età compresa tra i 15-44 anni. L'incidenza dei suicidio in una data società dipende da una serie di fattori tra cui l'età, il sesso, l'etnia, l'orientamento sessuale ecc... La depressione clinica, tuttavia, è una delle cause più comuni se non la principale del suicidio. Il suicidio è meglio comprensibile non come desiderio di morte infatti, ma come cessazione del flusso di idee, ovvero la completa cessazione del proprio stato di coscienza e dunque la risoluzione del dolore psicologico insopportabile.
Il suicidio secondo DURKHEIM
la morte
La ricerca fondamentale di Durkheim riguarda le cause sociali dei suicidi, basandosi su studi preesistenti, dati d'archivio e altri documenti. Durkhiem parte dalle acquisizioni della statistica e dall'idea che il suicidio, pur essendo un atto individuale, dipende da fattori sociali ed è perciò un fatto sociale: un insieme di fatti individuali che assumono rilevanza sociale. Il suicidio non si può imputare, come abitualmente si fa, alle malattie mentali. Le statistiche dimostrano che non c'è correlazione tra tassi di suicidio e di follia. Con ragionamenti statistici analoghi Durkhiem esclude che siano cause rilevanti la razza, il clima, l'andamento stagionale della temperatura e l'imitazione. Durkheim arriva alla conclusione che i suicidi sono più probabili quando i legami sociali si allentano, l'individuo non è più integrato in una rete relazionale ed è lasciato in balìa di se stesso, senza la guida morale della società.
I TRE TIPI DI SUICIDIO
la morte
Attraverso lo studio dei tassi di suicidio in vari paesi e nelle varie epoche, Durkheim scopre che ci sono tre tipologie di suicidio: altruistico, egoistico e anodico.Nel suicidio altruistico, l’individuo si sacrifica per affermare o preservare i valori etici del gruppo o della società cui appartiene; esso è finalizzato a esprimere devozione nei confronti dei valori collettivi nei quali la persona si riconosce. In pratica, l’individuo si sacrifica per il bene della comunità. Nel suicidio egoistico, l’individuo ha sensazioni di esclusione e mancanza di integrazione in un gruppo, che lo inducono a uccidersi. Si manifesta infatti nell’individuo come scontro interiore tra desiderio di affermazione e reali possibilità di affermazione sociale. Il sacrificio è indotto dalla competizione sociale. Nel suicidio anomico (contro le regole), invece, le condizioni di sofferenza dell’individuo sono poste in relazione alla società. Il suicidio anomico si manifesta come assenza di regole nel comportamento dei singoli individui e viene commesso generalmente da persone le cui passioni e i cui desideri sono violentemente repressi da una disciplina o da regole oppressive. Per Durkheim si tratta di un atto estremo, la cui frequenza aumenta sia nei momenti di crisi economica, sia nei momenti di benessere economico, mentre diminuisce nei periodi di depressione dovuti alla presenza di conflitti, guerre o disordini politici.
Come è possibile, per Durkheim, arginare il suicidio?
la morte
Se il suicidio è un fenomeno individuale dovuto a cause sociali, l’unica risposta possibile per arginarlo è costituita da azioni di reinserimento del soggetto all’interno del gruppo sociale di riferimento. Secondo Durkheim, la reintegrazione delle persone in un gruppo è possibile attraverso il lavoro, che permette all’individuo di ricostruire il sentimento di appartenenza a un gruppo sociale e di riappropriarsi delle regole sociali. L’educazione costituisce per Durkheim un ulteriore antitodo e un mezzo con cui è possibile prevenire o curare il senso di frustrazione che può portare l’individuo al suicidio. Il lavoro di Durkheim sul suicidio è di grande interesse per la storia della sociologia, tuttavia presenta seri limiti: i dati adoperati non sono sempre attendibili, perchè l'uso di determinate fonti implicava distorsioni, non considerate da Durkheim; i ragionamenti statistici lasciano spesso a desiderare e possono apparire grossolani al ricercatore di oggi; inoltre, l'ostinazione nel trascurare gli aspetti psicologici si traduce nella impossibilità di capire effettivamente il fenomeno.
83%
la morte
28%
6%
I paesi dell'Europa orientale, dell'Asia orientale e soprattutto la Groenlandia posseggono il più alto tasso di suicidi al mondo, mentre la regione con l'incidenza più bassa è l'America Latina.
4%
Grazie per l'attenzione!
Presentazione di Aurora Beninati, Susanna D'Ambrosio, Angelica Manganaro e Cecilia Polella A.s. 2020/2021 VB