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Il ritorno del lupo

Lattes Editori

Created on November 2, 2020

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lupo

IL RITORNO DEL

Il lupo in Italia

Negli ultimi anni in Italia si sono moltiplicate le notizie riguardanti avvistamenti e presenze di animali predatori come il lupo in zone in cui sembrava fossero ormai scomparsi. Branchi di lupi sono stati avvistati sulle Alpi e sugli Appennini e in alcuni casi anche in zone di pianura. Come è possibile che dopo la loro estinzione siano tornati? E in che modo è possibile attuare una convivenza con le altre specie, compresi gli esseri umani?

Un ambiente ricco di specie animali

Innanzitutto occorre tenere presente che il territorio naturale italiano ed europeo è un ambiente ideale per la presenza di mammiferi sia predatori che erbivori. La fascia climatica temperata infatti permette lo sviluppo di una vegetazione abbondante e quindi offre risorse alimentari notevoli per il mondo animale. La presenza di lupi, orsi, linci e altri animali è infatti attestata fin da epoche lontane.

Il lupo inoltre è presente in numerose leggende della tradizione popolare e mitologica. Ne sono esempi il mito di fondazione di Roma che vede Romolo e Remo adottati da una lupa, o la favola di Cappuccetto Rosso, di origine medievale. In Europa, a partire dal Medioevo, il lupo è stato considerato un nemico e un rivale degli esseri umani, poiché le prede degli umani e quelle del lupo sono le medesime: i mammiferi erbivori sia selvatici che di allevamento. Da quando gli esseri umani hanno iniziato a trasformare il paesaggio naturale per renderlo coltivabile, sono entrati in competizione con il lupo che, progressivamente, ha visto ridursi il proprio habitat.

Un animale perseguitato da centinaia di anni

Molti Stati europei negli ultimi 500 anni hanno cercato di allontanare ed eliminare i lupi dal territorio, organizzando delle imponenti battute di caccia e promulgando leggi per incentivarne l'abbattimento.

In Italia ad esempio, fino al 1950, era in vigore una taglia, cioè un premio, per chi uccideva un lupo. In molti Paesi europei gli ultimi lupi sono stati eliminati già nel XVIII secolo e altrove sono stati ridotti a poche centinaia di esemplari.

Come ha fatto il lupo a sopravvivere fino ai giorni nostri?

La grande adattabilità del lupo e la sua capacità di spostamento sono stati gli strumenti di difesa che gli hanno permesso di sopravvivere all'aggressione dell'uomo.In Europa, nonostante il progressivo inurbamento, ci sono molte zone naturali collegate tra loro, al di là dei confini degli Stati. Queste zone rappresentano dei “corridoi biologici” che permettono alla fauna selvatica di spostarsi. Proprio questi corridoi sono state le "vie di fuga" che il lupo ha sfruttato per mettersi in salvo. In Italia il ritorno del lupo è dovuto al progressivo abbandono delle attività rurali da parte dell'uomo a partire dal secondo dopoguerra e alla legislazione finalmente a favore del lupo che ne ha riconosciuto lo stato di specie protetta a partire dal 1976. Oggi in Italia si stima una popolazione di 1.500-1.800 esemplari, concentrati soprattutto nell'Appennino settentrionale, un aumento considerevole se si pensa che negli anni Settanta se ne contavano appena 100.

L'uccisione di lupi e in particolare di maschi capobranco, che conoscono le tecniche di caccia, fa perdere al branco la capacità di cacciare le prede selvatiche e fa orientare il branco verso prede più facili come pecore o capre di allevamento. Uccidere i lupi è quindi controproducente anche per gli esseri umani.

Spesso i lupi vengono uccisi perché identificati come minacce per le mandrie, ma in realtà essi contribuiscono all'equilibrio dell'ecosistema. I lupi, infatti, cibandosi di fauna selvatica come caprioli o cinghiali ne limitano il sovrappopolamento.

Nonostante questo andamento positivo, il lupo però non è da considerarsi "fuori pericolo".Si registrano infatti sempre più casi di uccisioni di esemplari ad opera di cacciatori bracconieri fuorilegge. I lupi inoltre sono spesso vittime di incidenti stradali. Ogni anno almeno un centinaio di esemplari muoiono per cause non naturali.

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