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A Firenze con Dante – I luoghi cari a Dante

Zanichelli

Created on May 28, 2020

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Transcript

A Firenze con Dante

I luoghi cari a Dante

itinerario virtuale

Com’era Firenze

ai tempi di Dante

Com’era Firenze

ai tempi di Dante?

1321

1302

1265

step 1

Dante, accusato di baratteria, viene condannato a morte. L’esilio si rende inevitabile.

Dante nasce a Firenze da Bella degli Abati e Alighiero Alighieri

Duis autem vel eum iriure dolor in hendrerit in

Dante muore a Ravenna.

+info

Dante, nato nella tarda primavera del 1265, vive a Firenze fino al 1302.

Com’era Firenze

ai tempi di Dante?

Alla fine del Duecento Firenze, ancora lontana dalla città monumentale a cui siamo abituati, era una città in espansione, una sorta di cantiere a cielo aperto. Proprio in questi anni, infatti, cominciavano i lavori di costruzione di Santa Maria Novella, di Santa Croce, del Duomo, del Palazzo della Signoria, di una nuova cerchia di mura...

Com’è oggi

la Firenze di Dante?

Questo itinerario, pensato per ritrovare nella Firenze di oggi le tracce e la memoria della Firenze di Dante, ripercorre tappa per tappai luoghi cari a Dante, tra passato e presente.

vai alle pagine dedicate

I luoghi

I luoghi

Piazza del DuomoCattedrale di Santa Maria del FioreBattistero di San GiovanniArciconfraternita della MisericordiaPiazza delle Pallottole Via del Proconsolo Chiesa della Badia Quartiere DantescoCasa-museo di DanteChiesa di Santa Margherita dei CerchiChiesa di San Martino al Vescovo

piazza del

Duomo

la piazza prima delle demolizioni

Sul finire del Duecento, numerose costruzioni vennero abbattute per far spazio al cantiere della nuova cattedrale.

piazza del Duomo

esplora la panoramica

cattedrale di

Santa Maria del Fiore

la chiesa di Santa Reparata

Nel 1294 i fiorentini decisero di sostituire l’antica chiesa di Santa Reparata, di epoca paleocristiana, con una più idonea alla nuova grandezza della città.

Giaccai, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

dalla chiesa di Santa Reparata

alla cattedrale di Santa Maria del Fiore

La prima pietra della nuova cattedrale fu posta l’8 settembre 1296, festa della Natività della Beata Vergine Maria, e i lavori, affidati ad Arnolfo di Cambio, procedettero con alacrità fino alla sua morte, nel 1301, quando subirono una battuta di arresto. Arnolfo venne poi sostituito da Giotto, che lavorò soprattutto al campanile. In seguito i lavori vennero affidati a diversi artisti, tra cui Andrea Pisano e Francesco Talenti, che aumentò le dimensioni della pianta.

CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Dante poté vedere solo l’inizio della costruzione, ma era affascinato dal fervore con cui procedevano i lavori, che terminarono soltanto nel 1436. Nella cattedrale si tenevano, sin dalle origini, letture pubbliche della Commedia.

Entrando nel Duomo, nella navata sinistra, si trova un affresco di Domenico di Michelino:

La Divina Commedia illumina Firenze (1465)

Com’era Firenze

ai tempi di Dante?

Se della Cattedrale di Santa Maria del FioreDante non vide che il cantiere,proprio nella stessa piazza era invecegià visibile nel Duecento una costruzionecui il Poeta era particolarmente legato. Quale? Il bel San Giovanni.

battistero di

San Giovanni

battistero di

San Giovanni

Sorto su fondamenta romane, fino al Cinquecento si è creduto costruito su un tempio dedicato a Marte– scavi recenti hanno inveceportato alla luce i resti di una domus. Deve l’aspetto attuale, lo stesso che poteva ammirare Dante, ai rimaneggiamenti dei secoli XI e XII, ultimo dei quali il rivestimento dell’antica struttura in pietra scura con marmi bianchi e verdi, nella decorazione policroma tipica del romanico fiorentinoopera di Arnolfo di Cambio (1293).

Lucarelli, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons

battistero di

San Giovanni

Prima che il Poeta andasse in esilio,proprio questo edificio era il fulcro della vita pubblica della città: Dante infatti identifica col Battistero l’intera città di Firenze, chiamandola ovil di San Giovannie facendovi riferimento come al bello ovile ov’io dormi’ agnello.

Affresco della Madonna della Misericordia (particolare), XIV sec. Firenze, Loggia del Bigallo

battistero di

San Giovanni

Nel Battistero venivano anche incoronati d’alloro i poeti, come Dante ricorda nella Commedia. Una lapide riporta alcuni versi del Paradiso (Par. XXV, 1-9), carichi della nostalgia di Dante,exul immeritus che spera di tornare a Firenze grazie al poema scritto e sogna di essere incoronato poetaproprio nel suo bel San Giovanni.

Ascolta la lettura di Ivano Marescotti

Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

battistero di

San Giovanni

Nella Commedia Dante fadiversi riferimenti espliciti a questo edificio, a cui, come tutti i fiorentini, è molto legato: vi è stato battezzato da bambino,come il suo avo Cacciaguida,a cui, nel Paradiso, farà ricordare così:

Ascolta la lettura di Ivano Marescotti

A così riposato, a così bello viver di cittadini, a così fidacittadinanza, a così dolce ostello, Maria mi dié, chiamata in alte grida; e ne l’antico vostro Batisteo insieme fui cristiano e Cacciaguida.

Par. XV, 130-135

battistero di

San Giovanni

Le porte vennero realizzate,in tempi diversi, da diversi artisti. Nel 1329 Andrea Pisano disegnò la porta sudsuddivisa in 28 formelle di bronzo doratoche rappresentano alcuni episodi della vita del Battista, le tre virtù teologali, le quattro virtù cardinali e l’Umiltà.

Di Kandi, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

battistero di

San Giovanni

La porta nord,anch’essa costituita di 28 formelle di bronzo,fu realizzata dal 1403 in poi da Lorenzo Ghiberti,vincitore del concorso banditodall’Arte dei Mercatanti. Vi sono rappresentate scene del Nuovo Testamento, seguite dagli evangelisti e dai dottori della Chiesa.

Di Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

battistero di

San Giovanni

Lorenzo Ghibertinel 1425 realizzò anche la porta sud,nota come porta del Paradiso.È suddivisa in 10 riquadricon scene dell’Antico Testamento.

Di Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

battistero di

San Giovanni

All’interno colpiscono i mosaicidella cupola, che rappresentanoil Giudizio Universale. Dante ebbe modo di vedere i mosaicia lavori già avanzati ed è assai probabileche le gerarchie celesti di angeli e santie le orride e beffarde scene dell’Infernolo abbiano influenzato nella stesuradella Commedia.

Di MatthiasKabel, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons

battistero di

Le gerarchie angeliche

San Giovanni

Beatrice e Dante davanti alle gerarchie angeliche in un’illustrazione di Angelo Monne

da Wikimedia Commons

battistero di

Satana

San Giovanni

da Wikimedia Commons

battistero di

S’el fu sì bel com’ elli è ora brutto,e contra ’l suo fattore alzò le ciglia,ben dee da lui procedere ogne lutto. Oh quanto parve a me gran maravigliaquand’ io vidi tre facce a la sua testa!L’una dinanzi, e quella era vermiglia; l’altr’ eran due, che s’aggiugnieno a questa sovresso ’l mezzo di ciascuna spalla,e sé giugnieno al loco de la cresta: e la destra parea tra bianca e gialla;la sinistra a vedere era tal, qualivegnon di là onde ’l Nilo s’avvalla. Sotto ciascuna uscivan due grand’ ali,quanto si convenia a tanto uccello:vele di mar non vid’ io mai cotali. Non avean penne, ma di vispistrelloera lor modo; e quelle svolazzava, sì che tre venti si movean da ello: quindi Cocito tutto s’aggelava. Con sei occhi piangëa, e per tre mentigocciava ’l pianto e sanguinosa bava. Da ogne bocca dirompea co’ dentiun peccatore, a guisa di maciulla, sì che tre ne facea così dolenti.

San Giovanni

Ascolta la lettura di Ivano Marescotti

Dante e Virgilio davanti a Lucifero in un’illustrazione di Angelo Monne

Inf. XXXIV, 34-57

battistero di

San Giovanni

Durante il Medioevo, nel Battistero i neofiti venivano battezzati per immersione in grandi fonti battesimali cilindrici; nella Commedia Dante ricorda un episodio autobiografico:un giorno, vedendo che un fanciullo stava per affogare,ruppe uno di questi fonti, salvando il bambino. Tali fonti vennero demoliti nel 1576 per il battesimo del figlio di Francesco I de’ Medici e Giovanna d’Austriae sostituiti dal fonte ancora oggi visibile,opera di Bernardo Buontalenti.

Il fonte di Bernardo Buontalenti

battistero di

San Giovanni

Guardando dall’alto le paretie il fondo della III bolgia, in cui sono puniti i simoniaci,Dante vede che sono costellatidi buche circolari che gli ricordanoi fonti battesimali del suo Battisteroe l’episodio citato.

Io vidi per le coste e per lo fondo piena la pietra livida di fóri,d’un largo tutti e ciascun era tondo. Non mi parean men ampi né maggiori che que’ che son nel mio bel San Giovanni,fatti per loco d’i battezzatori; l’un de li quali, ancor non è molt’ anni, rupp’ io per un che dentro v’annegava: e questo sia suggel ch’ogn’ omo sganni.

Inf. XIX, 13-21

Ascolta la lettura di Ivano Marescotti

Dante e Virgilio davanti a uno dei fóri dei simoniaci in un’illustrazione di Angelo Monne

Com’è oggi

la Firenze di Dante?

Anche se Dante non vide il Duomo terminato, nella piazza passava e sostava: troviamo un suo ricordo davanti all’Arciconfraternita della Misericordia.

venerabile

Arciconfraternita della Misericordia

venerabile

Arciconfraternita della Misericordia

L’Arciconfraternita della Misericordia, compagnia che si occupava della pubblica assistenza ai malati e moribondi e della sepoltura dei defunti, sorse nel 1244, durante le lotte tra guelfi e ghibellini. “Misericordia” è nomen omen:la prima grande opera caritatevole ebbe luogo durante la peste del 1348, quella ricordata da Giovanni Boccaccio nel Decameron, quando si occupò di seppellire i numerosi cadaveri dei morti di peste.

Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

venerabile

Arciconfraternita della Misericordia

I confratelli della Misericordia portavano in segno di penitenza una tunica neradal cappuccio a punta detto “buffa”. Inizialmente i malati venivano trasportati in gerle a spalla; più tardi, in lettighe simili alle attuali barelle; poi, in mezzi trainati da cavalli.

Simbolo della Misericordia è – la Compagnia è attiva ancora oggi –una croce tra due lettere: F (Fraternitas) e M (Misericordiae).

Il costume della Misericordia in un’illustrazione di Giorgio Sommer. Sullo sfondo, il Battistero

venerabile

Arciconfraternita della Misericordia

Davanti all’edificio una lapide riporta alcuni tra i versi più alti della Commedia: la preghiera alla Vergine di san Bernardo.

Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

Ascolta la lettura di Ivano Marescotti

Com’è oggi

la Firenze di Dante?

A pochi metri dal palazzo dell’Arciconfraternita della Misericordia si trova un originale tributo alla memoria di Dante: il cosiddetto “sasso di Dante”,in piazza delle Pallottole,alle spalle del Duomo.

piazza delle

Pallottole

piazza delle

Pallottole

Piazza delle Pallottole, ai tempi di Dante assai più grande che oggi,è uno slargo che prende il nome da un gioco medievale simile a quello delle bocce. Al civico 54 r., all’incrocio con via dello Studio,si trova un masso commemorativoconosciuto come il “sasso di Dante”,sul quale si racconta il Poeta sedesseper osservare l’avanzamento dei lavoridi ricostruzione del Duomo.

Levysoft, CC BY 4.0, da Wikimedia Commons

piazza delle

Pallottole

A questo sasso è legato uno dei più noti aneddoti sulla prodigiosa memoria del Poeta. Si racconta che proprio su questo sasso Dante sedessea guardare i lavori per la costruzione del Duomo. Un giorno un conoscente, passando, gli chiese cosa amasse mangiare e Dante rispose: «le uova». Forse un anno più tardi, la stessa persona, ripassando dallo stesso posto e vedendo Dante seduto sullo stesso sasso, chiese ancora: «con che cosa?» e Dante rispose, senza esitare, «col sale».

Dante in un disegno di Giovanni Piancastelli conservato nel Museo Civico di Castel Bolognese (RA)

Com’è oggi

la Firenze di Dante?

Nell’Ottocento piazza delle Pallottolevenne rimpicciolita durante i lavoridi allargamento di piazza del Duomo e piazza san Giovanni. Se dall’odierna piazza delle Pallottolesi imbocca via dei Maccheroni,si arriva in via del Proconsolo.

via del

Proconsolo

via del

Proconsolo

Il nome della strada deriva dal titolo del capo dell’Arte dei Giudici e dei Notai –“proconsolo”, appunto – che aveva la sua sede al civico 16 r. della via, come ricorda un’epigrafe ottocentesca. Il Palazzo dell’Arte dei Giudici e dei Notai, davvero molto antico, sorge su resti romani; si trova accanto a una torre dell’XI secoloche è stata inglobata nella costruzione.

Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

palazzo del

Proconsolo

Gli interni del Palazzo dell’Arte dei Giudici e dei Notai sono impreziositi da un importante ciclo di affreschi trecenteschi molto deteriorati ma ripristinati di recente da un abile restauro conservativo, che ha riportato alla luce quello che è forse il più antico ritratto di Dante. Questo ritratto mostra quello che doveva essere il vero profilo di Dante: naso pronunciato ma diritto e fronte distesa.

Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

palazzo del

Proconsolo

Gli affreschi della volta riportano simboli araldici della Firenze medievale, racchiusi da una cinta muraria turrita.

Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

Com’è oggi

la Firenze di Dante?

Proseguendo lungo via del Proconsolo si nota l’abside originaria diuna delle chiese più antiche di Firenze,centro della vita pubblica della cittàquando non era ancora stato costruitoPalazzo Vecchio (chiamato inizialmente “Palazzo dei Priori”): la Chiesa della Badia.

chiesa della

Badia

chiesa della

Badia

Il nome “badia” è una contrazione popolare di “abbazia”. L’abbazia fu fondata nel 978 per volere della contessa Willa di Toscana (madre del marchese Ugo), che, nel 945 circa, aveva sposato il marchese di Toscana: la contessa voleva fare un monastero maschile dedicato alla Madonna e difatti la chiesa è dedicata alla Vergine; si tratta di un’abbazia benedettina che Ugo, divenuto marchese di Toscana, abbellì e curò enormemente. Nel 1285, quando Dante, ventenne, viveva ancora a Firenze,Arnolfo di Cambio avviò un rinnovamento in chiave gotica, cui seguirono ulteriori rimaneggiamenti nel Rinascimento e durante l’età barocca.

L’abside originale, affacciata su via del ProconsoloSailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

chiesa della

Badia

Prima che venisse costruito il Palazzo della Signoria, proprio nella chiesa della Badia si riunivano i Priori e i Magistrati della Repubblica. Una tradizione vuole che proprio qui sia avvenuto il primo incontro tra Dante e Beatrice (quando Beatrice aveva nove anni). Tuttavia nella Vita nuova non è indicato il luogo dell’incontro. Un altro evento, poi, collega questa chiesa a Dante: Giovanni Boccaccio vi tenne una serie di letture della Commedia.

La Badia in una miniatura del Codex Rustici

chiesa della

Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

Badia

Questa incisione incisione si trova sul muro esterno della Badia che dà su via Dante Alighieri. Sono parole pronunciate in Paradiso dal trisavolo di Dante, Cacciaguida, che rimpiange i tempi passati in cui Firenze viveva in pace, con sobrietà e decoro, quando le campane della Chiesa chiamavano alla preghiera all’ora terza (le nove) e all’ora nona (le quindici). Si fa riferimento anche a una cerchia antica: non la prima cerchia muraria ma un ampliamento delle mura carolinge.

chiesa della

Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

Badia

Un’altra incisione si trova sul muro esterno della Badia che dà su via del Proconsolo. Fa riferimento, come esplicita il bassorilievo che la sovrasta, a Ugo di Toscana, vicario dell’imperatore Ottone III, morto il 21 dicembre 1001, molto amato e ammirato – tanto che ancora oggi ogni 21 dicembre celebrano un ufficio funebre in suffragio della sua anima.

chiesa della

Badia

La tomba di Ugo di Toscana si trova in un’edicolanel braccio sinistro del transetto; è un sarcofago di marmo e porfido fatto da Mino da Fiesole tra il 1446 e il 1481.

Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

Com’è oggi

la Firenze di Dante?

Poco lontano da via del Proconsolo si trova oggi quello che può esser chiamatoquartiere dantesco. Benché non restino tracce della vera casa del Poeta, infatti, alcune epigrafi ricordanoluoghi importanti della biografia dantesca e un museo, allestito agli inizi del Novecento, ricostruisce l’abitazione di Dante.

quartiere

dantesco

quartiere

Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

dantesco

Ascolta la lettura di Ivano Marescotti

In via degli Speziali – Dante faceva infatti parte dell’Arte dei Medici e degli Speziali – un’incisione fa riferimento al luogo natale del Poeta e dei suoi antichi, i suoi avi. Questi versi del Paradiso alludono al palio di San Giovanni: i cavalli partivano dal Ponte alle Mosse e incontravano qui l’ultimo sesto, che si concludeva al Canto alle Rondini (Porta San Pier Maggiore). È evidente l’orgoglio di Dante per aver sempre abitato con la sua famiglia nel centro cittadino, zona nobile.

quartiere

dantesco

Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

Un’altra incisione con dei versi dall’Inferno si trova in via Dante Alighieri e accanto vi si può vedere un bassorilievo con lo stemma degli Alighieri.

Com’è oggi

la Firenze di Dante?

Della vera casa di Dante non resta traccia. Si pensa – senza tuttavia averne certezza – che fosse in piazza San Martino, accanto alla Torre della Castagna,dove Dante si riuniva con gli altri priori. In una zona limitrofa è stata costruitauna casa-museo.

casa-museo

di Dante

casa-museo

di Dante

In via Santa Margherita, al civico 1, nei primi del Novecentovenne costruita,seguendo canoni medievali,la casa-museo di Dante.

Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

casa-museo di Dante

esplora la panoramica

casa-museo

di Dante

L’edificio incorpora alcune costruzioni medievali tra cui la Torre dei Giuochi, nome che faceva riferimento alla nobile famiglia dei Giuochi e non al fatto che in quella zona i bambini potessero divertirsi giocando; anzi, a pochi passi un marmo avvertiva di una proibizione degli Otto (di Guardia e di Balia). Dunque il piccolo Dante non dovette certo divertirsi molto. E la zona in cui risiedeva era un dedalo di viuzze e vicoli, torri, campanili e piazzette con poca luce, silenziosi, solenni… noiosi!

La Torre della famiglia Giuochi

Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

Com’è oggi

la Firenze di Dante?

In questo dedalo di viuzze, poco oltre,si trova una chiesetta così legataalla biografia dantescada essere oggetto di una disputa: Santa Margherita dei Cerchi è la chiesa di Dante,la chiesa di Beatriceo la chiesa di Dante e Beatrice?

chiesa di

Santa Margherita dei Cerchi

chiesa di

Santa Margherita dei Cerchi

Sailko presunto, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons

La chiesetta, che risale all’anno 1000,è detta “dei Cerchi” perché dal 1353 tale famiglia ne detenne il patronato.Per alcuni è la chiesa di Dante poiché Dantevi avrebbe sposato, ventenne, Gemma Donati. La notizia non è certa, secondo altre fonti Dante si sarebbe sposato nella vicina chiesa di San Martino al Vescovo, parrocchia degli Alighieri.

chiesa di

Santa Margherita dei Cerchi

Per altri è la chiesa di Dante e Beatrice, perché sarebbe il luogo del primo incontro del giovanissimo Poeta con l’amata.Tuttavia la Vita nuova, che narra l’incontro, non specifica il luogo in cui avvenne, per cui altre tradizioni lo ambientano nella chiesa della Badia.

Dante incontra Beatrice a Santa Margherita dei Cerchi,in un dipinto di Raffaello Sorbi

chiesa di

Santa Margherita dei Cerchi

La famiglia Portinari aveva qui le sue sepolture.Vi si possono vedere infatti le tombe di Folco Portinari, padre di Beatrice, e della nutrice Monna Tessa. Alcuni sostengono che Beatrice sia davvero sepolta in questo sepolcro, ma è molto più probabile che sia nel sepolcro della famiglia del marito Simone de’ Bardi.

V1adis1av, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Com’è oggi

la Firenze di Dante?

Oltre a quella di Santa Maria dei Cerchi può dunque esser chiamata chiesa di Dante anche la vicina chiesa di San Martino al Vescovo, la parrocchia frequentata dagli Alighieri.

chiesa di

San Martino al Vescovo

chiesa di

San Martino al Vescovo

Questa chiesetta con oratorio, risalente al X secolo, era la parrocchia degli Alighieri e dei Donati. Per alcuni Dante vi avrebbe sposato la sua promessa, Gemma Donati, ma, come già illustrato, non abbiamo notizie sicure, e altre tradizioni indicano altri luoghi. L’aspetto originario è molto cambiato nel tempo, ma ancoraoggi è attivo l’oratorio di San Martino.

La chiesa di San Martino al Vescovo nella pianta di Stefano Buonsignori

piazza San Martino

esplora la panoramica

chiesa di

San Martino al Vescovo

L’oratorio di San Martino è detto anche “dei poveri vergognosi”, assistiti dai Buonomini, compagnia nata nel 1400 per aiutare quanti erano caduti in miseria da precedenti condizioni di agiatezza. La Compagnia li assisteva con discrezione e quando non aveva più denaro accendeva una candela sulla finestra: i fiorentini erano pregati di fare donazioni. Da questa usanza nasce il detto fiorentino “essere al lumicino”.

Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

Ecco

la Firenze di Dante

Si conclude qui il nostro itinerario tra i luoghi di Firenze cari a Dante.

Questo itinerario è stato ideato da Gloria Giudizia corredo della seconda edizione della Commedia di Dante Alighieria cura di Riccardo Bruscagli e Gloria Giudizionline.scuola.zanichelli.it/commedia2ed/

Il testo della Commedia è quello della Società Dantesca Italiana (SDI). Le registrazioni audio sono state realizzate da Ivano Marescotti (voce) e Massimo Piani (sound design). Le illustrazioni sono di Angelo Monne. L’editore ha cercato di reperire tutte le fonti, ma alcune restano sconosciute. L’editore porrà rimedio, in caso di segnalazione, alle involontarie omissioni o errori nei riferimenti.