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Capitolo passione per la moda e l’abbigliamento: il brand Manila Grace. Nel 2012 Setti accorpa tutte le sue aziende sotto la holding Moulin Rouge Spa che controlla la Antress Industry Spa: il brand Manila Grace è il suo fiore all'occhiello. Insomma, il settore dell'abbigliamento è, da sempre, il suo forte; oggi ha in mano la filiera per esteso, dalla produzione ai negozi con 1500 clienti in tutto il mondo. Il segreto del successo? Mai fare un passo indietro. Non lo ha mai fatto, nemmeno quando a 20 anni faceva sacrifici disumani pur di trasformare il suo piccolo 'Pronto moda' in qualcosa di molto più grande.
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Com'è iniziata la vita imprenditoriale di Setti? Da dove è partito e quando ha capito che quella poteva essere la strada giusta. "Sono figlio di operai, nessuno mi ha mai regalato niente". Per entrare nella vita di Maurizio Setti, 56 anni, imprenditore e dirigente sportivo italiano di Carpi, serve una parola chiave: "Barra dritta". Più pragmaticamente: lavorare. A suo modo, però. "Non bisogna mai farsi condizionare, né in bene né in male: non esaltarsi quando voli alto ma nemmeno mollare quando stai per cadere. Vai avanti, insegui il tuo obiettivo finché non lo raggiungi e circondati di persone ambiziose che hanno fame e voglia di affermarsi attraverso le loro capacità". Se capisci fino in fondo il Setti imprenditore sarà facile analizzare il Setti presidente del Verona: le due sfaccettature della stessa testa vanno di pari passo e si completano. "Sia nel settore dell'abbigliamento che nel calcio vale per me lo stesso comandamento: l'azienda deve essere sana. Anzi, di più: super sana. È importante che cammini con le proprie gambe, che riesca ad autofinanziarsi e a produrre risultati concreti". Con una precisazione importante da fare: "Io posso anche accettare un fallimento sportivo, perché fa parte del gioco, ma non un fallimento economico".
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Tanto lavoro, ma anche passioni. L'amore non ricambiato per la fotografia e l'ossessione per le moto. "Adoravo fotografare. Molto. Un giorno ho chiesto a un fotografo di lavorare per lui ma l'esperienza è andata decisamente male, soprattutto a livello umano. Così ho cambiato totalmente pagina e mi sono buttato nel settore dell'abbigliamento. Ma oltre all'abbigliamento c'è altro, una vera e propria attività parallela che non è il calcio. "La passione per la moto me l'ha trasmessa mio papà: ho fatto un po' di pista e di prove. Mai campionati veri e propri. Frequentando questo mondo sono venuto a contatto con dei ragazzi con cui sono in società ormai da 15 anni: insieme sviluppiamo biciclette e motorini elettrici. Due anni fa ho comprato il marchio Garelli da Paolo Berlusconi". .
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La mentalità imprenditoriale di Setti in 4 parole. "Intuizione, timing, determinazione, sacrificio". Maurizio va a fondo e spiega: "In passato l'idea valeva tantissimo, aveva molto più spazio e molto più peso rispetto a oggi dove va tutto più veloce e non c'è pazienza. Ne bastava una buona, quella giusta, per cambiarti la vita. Ovviamente l'intuizione, per essere vincente, deve arrivare quando serve, soprattutto agli altri. Poi bisogna svilupparla con forza di volontà e sacrificio. Io di sacrifici ne ho fatti tanti, ma tanti. Mi sono tolto praticamente tutto pur di perseguire la mia idea: e forse, oggi, in pochi sarebbero disposti a farlo". Tra le tante rinunce spicca la famiglia. "Non ho mai voluto avere parenti in azienda per non addossargli responsabilità e preoccupazioni, a cui devo e voglio far fronte io. Ecco perché il regalo più grande che possono farmi è restarne fuori e accettare - spesso, purtroppo - di arrivare al secondo posto. Quando il lavoro chiama, io devo andare".
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Parentesi calcistica: l'esperienza di Setti da leader del centrocampo. Prima del Setti presidente del Verona esisteva un Setti calciatore che aveva il vizio del gol. "Da centrocampista sono arrivato in Promozione, a 19 anni. Poi ho deciso di dare priorità assoluta al lavoro ma ho comunque continuato a giocare con amici tra Prima Categoria e Amatori, dove potevo allenarmi a seconda dei miei orari. Quando stavo bene facevo il Toni della situazione. Peccato però che mi stirassi molto frequentemente: una, due, tre, quattro volte. Diventava un tunnel senza fine".
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Che presidente è Maurizio Setti? L'ascesa con l'Hellas, la gestione del club, le linee guida e il colpo più bello messo a segno col Verona. "Sono partito dalla D con il Carpi. Poi C2 e C1. Poi due anni al Bologna come vicepresidente e alla fine ho comprato il Verona, ormai 8 anni fa". Totale: 13 anni come dirigente sportivo. Col tempo l'approccio è notevolmente cambiato, ce lo rivela lui stesso: "Da questa stagione,ho capito che il calcio ha bisogno di presenza, non può essere vissuto come semplice passione. È un lavoro, poche storie: ecco perché faccio 60% moda e 40% Verona". Curioso il colpo di mercato a cui è più affezionato, da buon imprenditore 'internazionale' risponde: "Rafa Marquez". "Posso dire? Mi ha emozionato. Lo vidi in tv durante il Mondiale e dissi al mio ds 'ma questo è impossibile da prendere?'. Alla fine ce la facemmo, comprando un giocatore che in quel momento aveva un pedigree da top club". Ma anche con Luca Toni non andò male... "Io e lui abbiamo avuto un rapporto particolare: ogni anno diceva che ci avrebbe dovuto pensare, puntualmente a marzo non sapeva se continuare o meno ma alla fine non usciva mai dal campo e segnava come un matto.
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Com'è iniziata la vita imprenditoriale di Setti? Da dove è partito e quando ha capito che quella poteva essere la strada giusta. "Sono figlio di operai, nessuno mi ha mai regalato niente". Per entrare nella vita di Maurizio Setti, 56 anni, imprenditore e dirigente sportivo italiano di Carpi, serve una parola chiave: "Barra dritta". Più pragmaticamente: lavorare. A suo modo, però. "Non bisogna mai farsi condizionare, né in bene né in male: non esaltarsi quando voli alto ma nemmeno mollare quando stai per cadere. Vai avanti, insegui il tuo obiettivo finché non lo raggiungi e circondati di persone ambiziose che hanno fame e voglia di affermarsi attraverso le loro capacità". Se capisci fino in fondo il Setti imprenditore sarà facile analizzare il Setti presidente del Verona: le due sfaccettature della stessa testa vanno di pari passo e si completano. "Sia nel settore dell'abbigliamento che nel calcio vale per me lo stesso comandamento: l'azienda deve essere sana. Anzi, di più: super sana. È importante che cammini con le proprie gambe, che riesca ad autofinanziarsi e a produrre risultati concreti". Con una precisazione importante da fare: "Io posso anche accettare un fallimento sportivo, perché fa parte del gioco, ma non un fallimento economico".
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Tanto lavoro, ma anche passioni. L'amore non ricambiato per la fotografia e l'ossessione per le moto. "Adoravo fotografare. Molto. Un giorno ho chiesto a un fotografo di lavorare per lui ma l'esperienza è andata decisamente male, soprattutto a livello umano. Così ho cambiato totalmente pagina e mi sono buttato nel settore dell'abbigliamento. Ma oltre all'abbigliamento c'è altro, una vera e propria attività parallela che non è il calcio. "La passione per la moto me l'ha trasmessa mio papà: ho fatto un po' di pista e di prove. Mai campionati veri e propri. Frequentando questo mondo sono venuto a contatto con dei ragazzi con cui sono in società ormai da 15 anni: insieme sviluppiamo biciclette e motorini elettrici. Due anni fa ho comprato il marchio Garelli da Paolo Berlusconi". .
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La mentalità imprenditoriale di Setti in 4 parole. "Intuizione, timing, determinazione, sacrificio". Maurizio va a fondo e spiega: "In passato l'idea valeva tantissimo, aveva molto più spazio e molto più peso rispetto a oggi dove va tutto più veloce e non c'è pazienza. Ne bastava una buona, quella giusta, per cambiarti la vita. Ovviamente l'intuizione, per essere vincente, deve arrivare quando serve, soprattutto agli altri. Poi bisogna svilupparla con forza di volontà e sacrificio. Io di sacrifici ne ho fatti tanti, ma tanti. Mi sono tolto praticamente tutto pur di perseguire la mia idea: e forse, oggi, in pochi sarebbero disposti a farlo". Tra le tante rinunce spicca la famiglia. "Non ho mai voluto avere parenti in azienda per non addossargli responsabilità e preoccupazioni, a cui devo e voglio far fronte io. Ecco perché il regalo più grande che possono farmi è restarne fuori e accettare - spesso, purtroppo - di arrivare al secondo posto. Quando il lavoro chiama, io devo andare".
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Che presidente è Maurizio Setti? L'ascesa con l'Hellas, la gestione del club, le linee guida e il colpo più bello messo a segno col Verona. "Sono partito dalla D con il Carpi. Poi C2 e C1. Poi due anni al Bologna come vicepresidente e alla fine ho comprato il Verona, ormai 8 anni fa". Totale: 13 anni come dirigente sportivo. Col tempo l'approccio è notevolmente cambiato, ce lo rivela lui stesso: "Da questa stagione,ho capito che il calcio ha bisogno di presenza, non può essere vissuto come semplice passione. È un lavoro, poche storie: ecco perché faccio 60% moda e 40% Verona". Curioso il colpo di mercato a cui è più affezionato, da buon imprenditore 'internazionale' risponde: "Rafa Marquez". "Posso dire? Mi ha emozionato. Lo vidi in tv durante il Mondiale e dissi al mio ds 'ma questo è impossibile da prendere?'. Alla fine ce la facemmo, comprando un giocatore che in quel momento aveva un pedigree da top club". Ma anche con Luca Toni non andò male... "Io e lui abbiamo avuto un rapporto particolare: ogni anno diceva che ci avrebbe dovuto pensare, puntualmente a marzo non sapeva se continuare o meno ma alla fine non usciva mai dal campo e segnava come un matto.
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