Anonimo veneziano Doppio ritratto di Laura e Petrarca1500.
Canzoniere
SOLO ET PENSOSO
Arnold BöcklinPetrarca at the source of Vaucluse 1867, Basel, Kunstmuseum
START
Canzoniere, 35
Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co·llui.
Introduzione
È uno dei sonetti più celebri del "Canzoniere".Fu composto probabilmente prima del 1337. Nel testo Petrarca descrive se stesso intento a camminare in luoghi remoti e selvaggi, nel vano tentativo di evitare i suoi pensieri amorosi e, soprattutto, per non mostrare agli altri il suo aspetto afflitto rivelatore delle sue pene sentimentali.
Canzoniere, 35
Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co·llui.
Analisi metrica
sonetto in endecasillabi schema della rima ABBA, ABBA, CDE, CDE. Paronomastica la rima “stampi” : “scampi”
Canzoniere, 35
Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co·llui.
Sintesi
L'autore presenta se stesso come afflitto dalle pene amorose e vergognoso della propria condizione che non vuole svelare agli altri, ragione che lo spinge a sfuggire la compagnia degli altri uomini e a passeggiare in luoghi remoti e solitari: vi è la ripresa di un tema già presente nel sonetto proemiale, dove Petrarca diceva di essere stato per lungo tempo la "favola" del popolo e in cui qualificava il suo amore non corrisposto come un "vaneggiare", il cui frutto era stato appunto la "vergogna". PARAFRASI
Canzoniere, 35
Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co·llui.
Analisi linguistica
La lingua presenta i consueti latinismi ("et", vv. 1-2, ecc.; "human", v. 4; "con meco", v. 14).
Canzoniere, 35
Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co·llui.
Analisi retorica
Endiadi. v 1 (solo et pensoso), v.2 (tardi et lenti) Polisindeto. vv. 9-10 ("et... et... et") Chiasmo. vv. 9-10 (monti-selve / piagge-fiumi). Allitterazione. v. 12 (suoni "r" e "s")
Canzoniere, 35
Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co·llui.
Commento
Il testo mostra due dei temi più frequenti della lirica petrarchesca:la consapevolezza del carattere vano e peccaminoso del suo amore per Laura il desiderio di isolamento e solitudine, in quanto il poeta si sente solo e incompreso nella sua triste condizione di innamorato non corrisposto, che lo spinge a evitare gli sguardi altrui per non mostrare fino in fondo la sua afflizione di cui si vergogna.
Solo et pensoso
Laura Leotta
Created on November 19, 2019
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Anonimo veneziano Doppio ritratto di Laura e Petrarca1500.
Canzoniere
SOLO ET PENSOSO
Arnold BöcklinPetrarca at the source of Vaucluse 1867, Basel, Kunstmuseum
START
Canzoniere, 35
Solo et pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi et lenti, et gli occhi porto per fuggire intenti ove vestigio human l’arena stampi. Altro schermo non trovo che mi scampi dal manifesto accorger de le genti, perché negli atti d’alegrezza spenti di fuor si legge com’io dentro avampi: sì ch’io mi credo omai che monti et piagge et fiumi et selve sappian di che tempre sia la mia vita, ch’è celata altrui. Ma pur sì aspre vie né sì selvagge cercar non so ch’Amor non venga sempre ragionando con meco, et io co·llui.
Introduzione
È uno dei sonetti più celebri del "Canzoniere".Fu composto probabilmente prima del 1337. Nel testo Petrarca descrive se stesso intento a camminare in luoghi remoti e selvaggi, nel vano tentativo di evitare i suoi pensieri amorosi e, soprattutto, per non mostrare agli altri il suo aspetto afflitto rivelatore delle sue pene sentimentali.
Canzoniere, 35
Solo et pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi et lenti, et gli occhi porto per fuggire intenti ove vestigio human l’arena stampi. Altro schermo non trovo che mi scampi dal manifesto accorger de le genti, perché negli atti d’alegrezza spenti di fuor si legge com’io dentro avampi: sì ch’io mi credo omai che monti et piagge et fiumi et selve sappian di che tempre sia la mia vita, ch’è celata altrui. Ma pur sì aspre vie né sì selvagge cercar non so ch’Amor non venga sempre ragionando con meco, et io co·llui.
Analisi metrica
sonetto in endecasillabi schema della rima ABBA, ABBA, CDE, CDE. Paronomastica la rima “stampi” : “scampi”
Canzoniere, 35
Solo et pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi et lenti, et gli occhi porto per fuggire intenti ove vestigio human l’arena stampi. Altro schermo non trovo che mi scampi dal manifesto accorger de le genti, perché negli atti d’alegrezza spenti di fuor si legge com’io dentro avampi: sì ch’io mi credo omai che monti et piagge et fiumi et selve sappian di che tempre sia la mia vita, ch’è celata altrui. Ma pur sì aspre vie né sì selvagge cercar non so ch’Amor non venga sempre ragionando con meco, et io co·llui.
Sintesi
L'autore presenta se stesso come afflitto dalle pene amorose e vergognoso della propria condizione che non vuole svelare agli altri, ragione che lo spinge a sfuggire la compagnia degli altri uomini e a passeggiare in luoghi remoti e solitari: vi è la ripresa di un tema già presente nel sonetto proemiale, dove Petrarca diceva di essere stato per lungo tempo la "favola" del popolo e in cui qualificava il suo amore non corrisposto come un "vaneggiare", il cui frutto era stato appunto la "vergogna". PARAFRASI
Canzoniere, 35
Solo et pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi et lenti, et gli occhi porto per fuggire intenti ove vestigio human l’arena stampi. Altro schermo non trovo che mi scampi dal manifesto accorger de le genti, perché negli atti d’alegrezza spenti di fuor si legge com’io dentro avampi: sì ch’io mi credo omai che monti et piagge et fiumi et selve sappian di che tempre sia la mia vita, ch’è celata altrui. Ma pur sì aspre vie né sì selvagge cercar non so ch’Amor non venga sempre ragionando con meco, et io co·llui.
Analisi linguistica
La lingua presenta i consueti latinismi ("et", vv. 1-2, ecc.; "human", v. 4; "con meco", v. 14).
Canzoniere, 35
Solo et pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi et lenti, et gli occhi porto per fuggire intenti ove vestigio human l’arena stampi. Altro schermo non trovo che mi scampi dal manifesto accorger de le genti, perché negli atti d’alegrezza spenti di fuor si legge com’io dentro avampi: sì ch’io mi credo omai che monti et piagge et fiumi et selve sappian di che tempre sia la mia vita, ch’è celata altrui. Ma pur sì aspre vie né sì selvagge cercar non so ch’Amor non venga sempre ragionando con meco, et io co·llui.
Analisi retorica
Endiadi. v 1 (solo et pensoso), v.2 (tardi et lenti) Polisindeto. vv. 9-10 ("et... et... et") Chiasmo. vv. 9-10 (monti-selve / piagge-fiumi). Allitterazione. v. 12 (suoni "r" e "s")
Canzoniere, 35
Solo et pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi et lenti, et gli occhi porto per fuggire intenti ove vestigio human l’arena stampi. Altro schermo non trovo che mi scampi dal manifesto accorger de le genti, perché negli atti d’alegrezza spenti di fuor si legge com’io dentro avampi: sì ch’io mi credo omai che monti et piagge et fiumi et selve sappian di che tempre sia la mia vita, ch’è celata altrui. Ma pur sì aspre vie né sì selvagge cercar non so ch’Amor non venga sempre ragionando con meco, et io co·llui.
Commento
Il testo mostra due dei temi più frequenti della lirica petrarchesca:la consapevolezza del carattere vano e peccaminoso del suo amore per Laura il desiderio di isolamento e solitudine, in quanto il poeta si sente solo e incompreso nella sua triste condizione di innamorato non corrisposto, che lo spinge a evitare gli sguardi altrui per non mostrare fino in fondo la sua afflizione di cui si vergogna.