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ALIMENTAZIONE DEI CIVILI DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Giacomo

Created on March 13, 2018

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L' ALIMENTAZIONE DEI CIVILI DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Gruppo di:-Margherita Renna -Sofia Quaglia -Giacomo Marchisio -Erik Ghironi

TESSERE E RAZIONAMENTO

· Colazione a base di pane, frutta e poco companatico, latte o formaggio ad esempio. Non era diffuso come oggi il consumo di cibi dolci. · Per pranzo una minestra di brodo vegetale con pasta, patate e/o legumi. · Per cena pane o polenta con companatico economico.

IL MERCATO NERO

La quantità misera di alimenti disponibili provocò una rapida impennata nei prezzi. Ciò fu dovuto soprattutto al fenomeno del Mercato Nero, la rivendita clandestina di molti beni di prima necessità. Il fenomeno si diffuse prima nelle campagne a partire dal 1941, raggiungendo l’apice nel 1946. Tuttavia, spesso si utilizzava il baratto, costringendo intere famiglie a dar via cimeli e oggetti costosi in cambio dei viveri. Le tessere non riuscivano a sfamare il popolo, che si trovò costretto a rivolgersi a questi rivenditori senza scrupoli. Il Governo cercò anche di limitare la situazione attraverso gravi sanzioni che ebbero poco effetto. Solo nel 1949, quando le tessere iniziarono a scomparire, la situazione tornò lentamente alla normalità.

I SURROGATI

Per il caffè non c’era la carta annonaria, bisognava per forza ricorrere al surrogato, un caffè d’orzo o di cicoria fatto in casa, con il poco zucchero che il governo “passava” (zucchero nero). I surrogati erano già stati introdotti durante il periodo dell’”autarchia” successivo all’embargo della Società delle Nazioni. Al posto della farina di grano si introdussero surrogati come la farina di lenticchie. Al posto del tè si introdusse il carcadè. Il grande sviluppo dei surrogati sotto la spinta dell'autarchia fece sì che essi prendessero il nome di prodotti autarchici, conservando spesso il loro significato di prodotti scadenti.

L'ALIMENTAZIONE IN ITALIA DURANTE IL FASCISMO

Appena salito al potere, Mussolini dovette registrare un allarmante calo della produzione di frumento e nonostante la cosiddetta “battaglia del grano” l’incremento della produttività agricola risultò insufficiente e limitato soprattutto al Nord: nel 1933 la farina prodotta ammontava a 380 grammi quotidiani a testa. Ovviamente durante la Seconda guerra mondiale l’alimentazione variava in base alle località, alle consuetudini regionali e alla vita in città o in campagna. La carne veniva consumata in pochi pasti nell’arco della settimana, mentre era consistente il consumo di legumi e patate e poi di ortaggi. In Italia quindi la gente in generale soffriva la fame. Il pane, razionato, se si riusciva a ricevere, non veniva preparato con il grano ma con altri resti di cibi seccati e resi in farina come per esempio le bucce di fave. L’olio non si trovava a meno di pagarlo oro colato, e chi stava meglio erano magari i contadini che potevano sfamarsi almeno dal pezzetto di terra che avevano.

PETRONILLA

Petronilla era il sopprannome di Amalia Moretti Foggia, una delle prime donne laureate in Italia, medico e pediatra che operò a Milano. Quando nel 1929 Eugenio Balzan, le affidò una rubrica sulla «Domenica del Corriere», nacque il dottor Amal, autore di una serie di articoli in cui Moretti Foggia dispensava piccoli consigli di dietetica e regole per una vita sana. Il successo fu tale che le venne affidata anche la rubrica «Tra i fornelli» nella quale si firmava col nome di Petronilla. Ancora una volta il successo fu tale che l’editrice Sonzogno di Milano raccolse le ricette e le pubblicò in numerose pubblicazioni con ottime tirature. Qui Petronilla si cimentava con la cucina del tempo di guerra i cui principali ingredienti erano quelli concessi dalla carta annonaria anche perché i generi non tesserati avevano costi proibitivi. In una simile situazione diventava imperativo cucinare senza intaccare i grassi e soprattutto usando pochissimo gas, spesso mancante. Il riuso era l’unica soluzione possibile e Petronilla aveva un consiglio per ogni opzione di riciclo.