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L' acqua in letteratura
chiara.miniussi
Created on January 1, 1
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Transcript
L'acqua in letteratura
L'acqua, per le sue caratteristiche e proprietà tipiche, è sempre stata oggetto di ispirazione per i poeti di ogni nazionalità. Questi letterati, prima di scrivere le loro opere, sono stati colpiti forse dal fatto che l'acqua è una di quelle poche "cose" ancora in grado di ispirare purezza e avente la funzione di rievocare alla mente lontani ricordi, lieti o tristi; essa inoltre è uno degli strumenti più potenti della natura in grado di uccidere e distruggere, ma senza la quale la vita non sarebbe possibile. Le funzioni assegnate all'acqua dai poeti si dividono principalmente in due categorie: quelle positive, tra cui la purificazione e la rievocazione di circostanze liete; e quelle negative come l'essere causa di morte e distruzione. Tra i poeti che esaltano le qualità positive dell'acqua i più importanti sono sicuramente Petrarca e Ungaretti tra gli Italiani, Goethe tra i Tedeschi e E. Thomas tra quelli Inglesi.
Testo preso da: www.emscuola.org
Il Petrarca, uno dei più antichi e grandi poeti della letteratura italiana, nella poesia "Chiare fresche e dolci acque" descrive come la vista di questa sostanza rievochi in lui l'immagine della ragazza amata e susciti emozioni ormai passate.
Chiare fresche e dolci acque-Petrarca
Chiare, fresche et dolci acque, ove le belle membra pose colei che sola a me par donna; gentil ramo ove piacque (con sospir mi rimembra) a lei di fare al bel fianco colonna; erba e fior che la gonna leggiadra ricoverse co l'angelico seno; aere sacro, sereno, ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse: date udienza insieme a le dolenti mie parole estreme.S'egli è pur mio destino, e 'l cielo in ciò s'adopra, ch'Amor quest'occhi lagrimando chiuda, qualche grazia il meschino corpo fra voi ricopra, e torni l'alma al proprio albergo ignuda. La morte fia men cruda
se questa spene porto a quel dubbioso passo; ché lo spirito lasso non poria mai in più riposato porto né in più tranquilla fossa fuggir la carne travagliata e l'ossa.Tempo verrà ancor forse ch'a l'usato soggiorno torni la fera bella e mansueta, et là ' ov' ella mi scorse nel benedetto giorno volga la vista disiosa et lieta, cercandomi: et, o pieta!, già terra infra le pietre vedendo, Amor l'inspiri in guisa che sospiri sì dolcemente che mercé m'impetre, et faccia forza al cielo, asciugandosi gli occhi col bel velo.Da' be' rami scendea (dolce ne la memoria) una pioggia di fior sovra 'l suo grembo; et ella si sedea umile in tanta gloria, coverta già de l'amoroso nembo.
Qual fior cadea sul lembo, qual su le trecce bionde, ch'oro forbito et perle eran quel dì, a vederle; qual si posava in terra, e qual su l'onde; qual, con un vago errore girando, parea dir: Qui regna AmoreQuante volte diss'io allor pien di spavento: Costei per fermo nacque in paradiso. Così carco d'oblioil divin portamento e 'l volto e le parole e 'l dolce riso m'aveano, et sì diviso da l'imagine vera, ch'i' dicea sospirando: Qui come venn'io, o quando?; credendo esser in ciel, non là dov'era. Da indi in qua mi piace questa erba sì, ch'altrove non ho pace.Se tu avessi ornamenti quant' hai voglia, poresti arditamente uscir del bosco e gir in fra la gente.
Lo stesso tema viene ripreso 600 anni dopo da Ungaretti che, nella poesia "I Fiumi", racconta come un bagno ristoratore compiuto nell'Isonzo durante la Grande Guerra abbia la capacità di fargli ritornare alla mente i ricordi dell'infanzia anch'essi legati a tre importanti fiumi. Il poeta narra infatti di essersi "disteso in un'urna d'acqua" e di aver riposato "come una reliquia" mentre si lasciava "levigare" dalla corrente dell'Isonzo. Successivamente questa sua azione gli fa tornare alla mente i fiumi che a lui sono più cari: il Serchio a cui i suoi genitori hanno attinto l'acqua, il Nilo che l'ha visto nascere e crescere e la Senna sulle cui rive è maturato.
I Fiumi-Ungaretti
Mi tengo a quest’albero mutilato Abbandonato in questa dolina Che ha il languore Di un circo Prima o dopo lo spettacolo E guardo Il passaggio quieto Delle nuvole sulla luna Stamani mi sono disteso In un’urna d’acqua E come una reliquia Ho riposato L’Isonzo scorrendo Mi levigava
Come un suo sasso Ho tirato su Le mie quattro ossa E me ne sono andato Come un acrobata Sull’acqua Mi sono accoccolato Vicino ai miei panni Sudici di guerra E come un beduino Mi sono chinato a ricevere Il sole Questo è l’Isonzo E qui meglio Mi sono riconosciuto Una docile fibra Dell’universo Il mio supplizio È quando Non mi credo In armonia Ma quelle occulte Mani Che m’intridono Mi regalano La rara Felicità
Ho ripassato Le epoche Della mia vita Questi sono I miei fiumi Questo è il Serchio l quale hanno attinto Duemil’anni forse Di gente mia campagnola E mio padre e mia madre. Questo è il Nilo Che mi ha visto Nascere e crescere E ardere d’inconsapevolezza Nelle distese pianure Questa è la Senna E in quel suo torbido Mi sono rimescolato E mi sono conosciuto Questi sono i miei fiumi Contati nell’Isonzo Questa è la mia nostalgia Che in ognuno Mi traspare Ora ch’è notte Che la mia vita mi pare Una corolla Di tenebre
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Il terzo grande scrittore che ha tratto ispirazione dall'acqua è stato Goethe, il più importante poeta della letteratura tedesca, il quale, nella poesia "Gesang der Geister über den Wassern", mette a confronto i moti tumultuosi dell'acqua con quelli dell'anima, mostrando come quest'ultima provenga dal cielo ("vom Himmel kommt es") e si comporti nelle prime fasi della vita come un torrente e una cascata diventando con il passare del tempo sempre più quieta venendo paragonata ad un tranquillo lago montano ("glatten See") e raggiunga lentamente la fine del proprio viaggio ritornando in cielo.
Gesang der geister über den wassern-Goethe
Des Menschen Seele Gleicht dem Wasser: Vom Himmel kommt es, Zum Himmel steigt es, Und wieder nieder Zur Erde muß es, Ewig wechselnd. Strömt von der hohen, Steilen Felswand Der reine Strahl, Dann stäubt er lieblich In Wolkenwellen Zum glatten Fels, Und leicht empfangen
Wallt er verschleiernd, Leisrauschend Zur Tiefe nieder. Ragen Klippen Dem Sturz entgegen, Schäumt er unmutig Stufenweise Zum Abgrund. Im flachen Bette Schleicht er das Wiesental hin, Und in dem glatten See Weiden ihr Antlitz Alle Gestirne. Wind ist der Welle Lieblicher Buhler; Wind mischt vom Grund aus Schäumende Wogen. Seele des Menschen, Wie gleichst du dem Wasser! Schicksal des Menschen, Wie gleichst du dem Wind!
Un altro poeta che ha tratto ispirazione dall'acqua sotto forma di pioggia è, per quanto riguarda la letteratura inglese, Edward Thomas. Nella poesia "Rain", anch'essa ambientata come "I Fiumi" al centro di un campo di battaglia in un momento di tregua, l'autore osserva come la pioggia, cadendo sul terreno e sui cadaveri, ripulisca l'ambiente e lo purifichi da tutto il male disseminato su di esso. La pioggia inoltre agisce sull'anima del poeta lavandola e liberandola dal male ("wasching me cleaner").
Rain-Edward Thomas
Rain, midnight rain, nothing but the wild rain On this bleak hut, and solitude, and me Remembering again that I shall die And neither hear the rain nor give it thanks For washing me cleaner than I have been Since I was born into this solitude. Blessed are the dead that the rain rains upon: But here I pray that none whom once I loved Is dying to-night or lying still awake Solitary, listening to the rain, Either in pain or thus in sympathy Helpless among the living and the dead, Like a cold water among broken reeds, Myriads of broken reeds all still and stiff, Like me who have no love which this wild rain Has not dissolved except the love of death,
If love it be towards what is perfect and Cannot, the tempest tells me, disappoint.
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Altri poeti, a differenza di quelli citati, hanno deciso di esaltare le doti dell'acqua nei suoi aspetti negativi mostrando come essa sia portatrice di distruzione di morte o di gravi punizioni.
Uno tra i più illustri poeti appartenente a questo gruppo è Dante, il quale, nella "Divina Commedia" (canto VI), infligge ai golosi la punizione di rimanere in eterno sotto una pioggia "eterna, maledetta, fredda e greve" mescolata a grandine e neve che provoca in loro enorme dolore ("Urlar li fa la pioggia come cani…"). In quest'opera però, date le dimensioni, i significati dati all'acqua sono molteplici; essa ad esempio ha la funzione di separare il regno dei vivi da quello dei morti (il fiume Acheronte attraverso il quale naviga Caronte) e da fungere da via che le anime devono percorrere per raggiungere l'Aldilà.
Divina commedia canto VI-Dante
Dante si risveglia dopo lo svenimento al termine del colloquio con Paolo e Francesca e si accorge di essere arrivato nel III Cerchio, dov'è tormentata una nuova schiera di dannati. Una pioggia eterna, fredda, fastidiosa cade incessante nel Cerchio, mista ad acqua sporca e neve; forma al suolo una disgustosa fanghiglia, da cui si leva un puzzo insopportabile. I golosi sono sdraiati nel fango e Cerbero latra orribilmente sopra di essi con le sue tre fauci. Ha gli occhi rossi, il muso sporco, il ventre gonfio e le zampe artigliate; graffia le anime
facendole a brandelli e rintronandole coi suoi latrati. I dannati urlano come cani per la pioggia, voltandosi spesso sui fianchi nel vano tentativo di ripararsi l'un l'altro. Quando Cerbero vede i due poeti gli si avventa contro, mostrando i denti, ma Virgilio raccoglie una manciata di terra e gliela getta nelle tre gole. Il mostro sembra placarsi, proprio come un cane affamato quando qualcuno gli getta un boccone.
it.wikipedia.org
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Per quanto riguarda invece la letteratura inglese, il poeta che meglio mette in evidenza la forza della natura che si manifesta nell'acqua è Samuel Coleridge. Nell'opera "The Rime of the Ancient Mariner", l'autore descrive la reazione della natura nei confronti dell'uccisione di un albatros da parte dell'equipaggio di una nave dispersa nell'oceano
The rime of the ancient mariner-Samuel Coleridge
(…) In seguito ad una violenta tempesta la nave viene per questo affondata e tutti i marinai uccisi; solamente uno ne sopravvive perché deve raccontare la propria esperienza e ricordare ai naviganti futuri di rispettare il mare affinché questo faccia lo stesso con loro (...).
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Un altro autore che sottolineala forza distruttrice dell'acqua è T. S. Eliot, il quale, nell'ode "The Waste Land", narra la morte per annegamento di Phelbas descrivendo come il suo cadavere venga trasportato dalla corrente verso il basso fino a raggiungere il fondo del mare ("A current under sea picked his bones in whispers…").
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Osservando i periodi storici in cui tutti questi scrittori sono vissuti si può facilmente notare che da sempre l'acqua è stata una fonte di ispirazione per i poeti che hanno ammirato le sue qualità e la sua purezza; se queste doti in futuro verranno a mancare a causa dell'inquinamento potrà essere l'acqua ancora fonte di ispirazione per qualcuno?
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